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Una storia di Paisley

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21st Century Schizoid Man

Analisi del miglior esordio nella storia della musica

Pubblicato il 24 dicembre 2015

Cat’s foot, iron claw

Neuro-surgeons scream for more

At paranoia’s poison door.

Twenty first century schizoid man.

Blood, rack, barbed wire

Politicians’ funeral pyre

Innocents raped with napalm fire

Twenty first century schizoid man.

Death seed, blind man’s greed

Poet’s starving, children bleed

Nothing he’s got he really needs

Twenty first century schizoid man.

Zampa di gatto, artiglio di ferro

Neuro chirurghi urlano “ancora!”

Alla porta velenosa della paranoia

Uomo schizoide del ventunesimo secolo.

Sangue, tortura, filo spinato

Pira funebre di politici

Innocenti stuprati dal fuoco del napalm

Uomo schizoide del ventunesimo secolo.

Seme di morte, cupidigia del cieco

Il poeta muore di fame, i bambini sanguinano

Nulla di ciò che ha gli serve realmente

Uomo schizoide del ventunesimo secolo.

Scritta da:

Peter Sinfield

Eseguita da:

Greg Lake – Basso, voce

Robert Fripp – Chitarra

Ian McDdonald – Sassofono

Michael Giles – Batteria

Buonasera, rockers!

Oggi analizzeremo una canzone scritta nel 1969 da Peter Sinfield, durante la guerra del Vietnam; è un’amarissima previsione della nostra epoca.

In realtà il mio progetto iniziale era un altro, ma dopo gli avvenimenti di Parigi non sono riuscita a non trovare adatto alla situazione questo pezzo. L’orrore non deve paralizzarci, ma spronarci a costruire la pace che ci spetta di diritto. E dalla musica possiamo imparare molto, perchè la storia si ripete.

Ma ora torniamo al brano: appartiene al primo album dei King CrimsonIn the Court of the Crimson King – An Observation by King Crimson” (Considerato da alcuni il miglior esordio della storia della musica). Il Re Cremisi in questione è Federico II di Svevia, il primo uomo moderno.

La mitica copertina del disco, realizzata da Barry Godber, ritrae un uomo terrorizzato nell’atto di urlare. Ricorda “L’urlo di Munch”. E’ proprio lui, l’uomo schizoide del ventunesimo secolo.

Trenta secondi di trepidante silenzio e BOOM: ecco il riff allarmante che tutti conosciamo, che viene interrotto prepotentemente dalla voce distorta e innaturale di Greg Lake, la quale non ha più nulla di umano, proprio come l’uomo contemporaneo.

Cat’s foot, Iron claw. Non vi sembra l’inizio di una formula magica?

Le strofe sono incalzanti, di grande tensione; qualcosa incombe su di noi o ci sta inseguendo lentamente.

Sangue, tortura, filo spinato: ecco gli altri ingredienti di quella che potrebbe essere la ricetta di un momento storico malato in cui, secondo Sinfield, la violenza regna, e a malincuore non posso che essere d’accordo con lui. Siamo costantemente bombardati dalle immagini violente che troviamo in internet, in TV, nei film, nei libri e persino nelle canzoni.

Qualcuno ha bisogno di una visitina a nervi, cervello o spina dorsale? Spero di no, ma in ogni caso state lontani dai neurochirurghi di questa canzone. Nient’altro che figure stravolte. Urlano, assetati di sangue, alla ricerca di pazienti da operare. Dio santo, no… non vorrei mai finire sotto i loro raccapriccianti strumenti metallici. Hanno perso la loro identità, che di solito ispira fiducia e sicurezza, nel rovescio dei ruoli che caratterizza tutta la canzone.

33 e 45 giri, non avete notato qualcosa?

Il titolo del pezzo si ripete alla fine di ogni strofa, proprio come avviene in Anyone for Tennis! La differenza è che adesso non vi è alcuna traccia di provocazione e ironia, ma solo una condanna seria e sprezzante verso il nostro secolo, dove l’uomo è finito, avvelenato dalla paranoia.

E non è l’unica analogia con la canzone dei Cream! Infatti, i due brani descrivono situazioni terribilmente confuse e simili. Tuttavia una differenza ci balza all’occhio (o all’orecchio).

Nel pezzo dei King Crimson l’aggressività delle parole è amplificata da una musica altrettanto aggressiva, per quanto irresistibile, priva di qualsiasi sfumatura di serenità. Cito wikipedia: “Gli strappi e le distorsioni ritraggono in modo compiutamente apocalittico gli orrori della guerra, proiettandola in un futuro senza speranza”.

Ma ora caliamoci nel sanguinoso cuore del pezzo.

I politici hanno perso credibilità, vengono spazzati via e gettati al rogo. Anarchia.

Purtroppo, come ho detto prima, la storia si ripete, basti pensare al presidente J. Kennedy o alla Prima Guerra Mondiale.

Come in molte delle canzoni degli anni ’60, anche in questa troviamo un riferimento al Vietnam.

L’invenzione del Napalm è una delle atrocità escogitate dalla mente umana per commettere omicidi di massa, e qui viene aspramente contestata con un’immagine drammaticamente dinamica: persone che, avvolte dalle fiamme, scappano invano dalla morte. La potenza delle parole di Sinfield sta nel senso di compassione e di rabbia che ci trasmettono. Assistiamo, impotenti, al massacro.

Complesso e contorto, l’assolo segue tuttavia degli schemi precisi attinti dalla musica classica e dal jazz.

Il sassofono e la chitarra attaccano all’unisono, ma poi il primo si sfrena in contorsionismi e la seconda mantiene una certa, momentanea, linearità. Ad un tratto i suoni si mischiano tra loro, sospinti dalla bellicosa traccia di batteria, e poi tornano all’unisono per interrompersi, tornare all’unisono e interrompersi di nuovo in quello che sembra un gioco folle, il riso di scherno di un pazzo. Non c’è logica nel male. La controllata confusione degli strumenti e il senso di disorientamento provocato dalle melodie esprimono questo concetto.

Disarmante sentenza d’attualità: poet’s starving. Gli artisti fanno la fame in un mondo in cui tutto ciò che conta è il progresso scientifico, in cui non c’è più spazio per l’arte poiché l’individualità viene soppressa, l’originalità ignorata e la creatività punita.

Non c’è più spazio per le emozioni.

Cos’è che rende noi esseri umani vivi? Di cosa siamo fatti? Cosa ci porta ad agire in un modo invece che in un altro?

Emozioni.

Ed io sono convinta che qualsiasi cosa sia in grado di scatenare un’emozione dentro di noi sia un’arte. Le principali: Poesia, Pittura, Scultura, Danza, Architettura, Cinema, e infine Musica. Inevitabilmente, più di tutte le altre cose al mondo, ci suscitano dei sentimenti. Ed è grazie a loro che possiamo definirci realmente “vivi”. Ma non c’è più spazio per le emozioni, e quindi per l’arte.

Children bleed. Non ho niente da aggiungere. Pensate ai milioni di bambini imbottiti di droghe che vengono obbligati a combattere, a uccidere, a morire. O a quelli che vengono sfruttati nelle industrie per altri bambini, altri ragazzi, altri adulti sommersi da beni materiali che scambiano per indispensabili, ma che poi, a conti fatti, non lo sono.

Nothing he’s got he really needs, 21st century schizoid man.

℘aisley

https://lamiavitaeungiradischi.wordpress.com/2015/12/24/21st-century-schizoid-man/

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