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Una storia di Amelia.imparato.581

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Si può inseguire l'amore e armare la sua mano?

Graffiti

Pubblicato il 27 novembre 2016

azzurro cemento

Si può inseguire l’amore ed armare la sua mano?

Corro, sotto la pioggia, lontano dal traguardo. Le cuffie coprono i suoni della città ancora appannata nelle prime luci dell’alba che si accendono pigre, ancora indolenzite dal buio della notte.

Corro sotto il ritmo del sangue che pompa nei circuiti di muscoli su un cuore sfiatato, che segue ostinato immagini svuotate di senso, sgranate di noi.

Il tuo sorriso mi rincorre sperduto, e i sensi in questo nuovo riverbero fanno più male,quando non resti in penombra e bussi di nuovo forte.

Ti siedi sfacciata sulla nostra panchina tra gli alberi sbilenchi e la terra rimasta a lungo riarsa. Ma non mi fermo e continuo la corsa. Arrivo al nostro rifugio. Nel parco davanti al muro della scuola, sono ora comparsi nuovi graffiti, che cancellano i colori del nostro passaggio.

Sono state ricoperte le scritte e manca anche l’ arcobaleno che avevi sprizzolato di blu, quando eravamo io e te a disegnare i nostri sogni. Allora mi fermo e vedo solo occhi di animali feriti, smarriti in un mare di blu, che mi osservano oggi, tra unghie affilate quando strappano via qualcosa e scivolano più in giù, verso un cielo viola e cemento.

Riprendo piano il mio percorso, ma l’affanno mi spezza il fiato. Era da un pezzo che non mi sentivo così, uno straccio strizzato, lavato via da me. Di fronte il primo serpente di auto, mi viene in contro lungo il vallone, e scorre via lento, ancora appassito sotto la prima pioggia che colpisce le carcasse di lamiera rugginose e ammutolite, mentre procedono senza riparo.

Perché nessuno va spedito nel fragore della notte che picchia acquosa.

Ormai fradicio decido di tagliare dall’interno e procedo contro mano, oltre il muro della scuola che è un pugno allo stomaco col suo viale alberato sbilenco, i graffiti sbiaditi e la rabbia che monta.

Mentre tu svapori via piano tra l’ umidità a lungo incamerata dalla terra e già appartieni ad un altro tempo.

Decido che non metterò più piede in questa nebbia, e per un pezzo non verrò al parco, col suo puzzo di fogne che si allagano alle prima piogge, e poi non è vero che tanta acqua lava via ogni cosa, che invece ristagna lì livida e fetida.

Perché ora lo so bene anche io, amore mio, se dovessi prima o poi trovarti davanti, lungo il nostro percorso non risponderei più di me. Stai allerta, anche tu e con il fiato sospeso, come pure io.

Poi non ricordo altro. Le cuffie sono a terra, respiro a fatica e dove sono rannicchiato una mano mi scrolla.

-Signore mi sente? Riesce a parlare?-

-Ho chiamato un’ambulanza tra poco saranno qui i soccorsi…-

26-11-2016 Amelia Imparato

Graffiti viola e cemento.

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