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Una storia di Curviet

Un eroe di mezza etá

Breve storia di eroismo bizzolato

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Pubblicato il 16 ottobre 2017 in Humor

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La giornata é di quelle che preferisco meno.

Sole, caldo, mare, folla…tutti ingredienti convergenti verso una giornata di vacanza improvvisata e poco rilassante, ma in fondo ci sono anche abbastanza abituato. Odio l’improvvisazione, premessa necessaria.

L’idea del doversi conformare all’uomo meridionale standard, cacciatore di primizie quali una giornata in spiaggia nel mese di Maggio, é un male necessario per vincere la solitudine emotiva che altrimenti mi avrebbe attanagliato: si puó vivere di sola Serie A durante la domenica, ma non con un’esigente famiglia al seguito. Non fingeró di non trovare un certo comfort nella mediocritá Italica da cui, sinceramente, non sono mai rifuggito piú del dovuto.

Almeno il traffico sono riuscito ad evitarmelo: consorte e bambine hanno leggermente annaspato nella fase pre-colazione, ma il poter arrivare a destinazione in meno di un’oretta costituisce un trionfo di valore assolto, degno di una celebrazione sotto forma di cornetto e caffè al bar. Mediocritá dicevamo.

Scruto l`orizzonte. Contrariamente a quanto potrei millantare, non mi stavo affatto interrogando sui misteri della vita o sul perché della stessa. Piuttosto miravo il mio reality show personale, capace di intrattenermi in qualsiasi momento della mia giornata senza abbonamento mensile e caricabatteria portatile: la gente.

Se ci pensi, è veramente qualcosa dalle illimitate potenzialitá e dai numerosi bivi. Quella ragazza li da sola ad esempio, potrebbe aver avuto una delusione d’amore: bella ma leggermente sovrappeso, ha le occhiaie e lo sguardo perso nel vuoto di chi ha molto o molto poco a cui pensare, oltre ad un audace costume rosso sgargiante, che stride con il suo stato d‘animo: il ritratto moderno del “mal di vira” Pirandelliano. Guarda quella coppia di anziani invece: si stringono per mano come due fidanzatini. Potrebbero essersi conosciuti relativamente poco tempo fa (10 anni?15?25?) in un circolo ricreativo, entrambi vedovi e con ancora voglia di vivere ed innamorarsi…oppure potrebbero essere sposati da 50 anni, ed a distanza di tempo ancora sono capaci di simili tenerezze: ció farebbe di loro veramente una raritá. Chi lo sa se al signore piace la folla, la Serie A o il traffico. Infine guarda quel gruppo di ragazzi che giocano con quel pallone mezzo sgonfio: la molla degli slip che spicca in modo prepotente da sotto gli sgargianti costumi a pantaloncino è una personale sfida all’oramai moribondo pudore, la loro abbronzatura poco omogenea tradisce una forse eccessiva tendenza al bighellonaggio meridiano e la mancanza cronica di una qualsivoglia forma di vita femminile nel loro ristretto circolo indica una certa tendenza antisociale, tipica di quella terribile etá. Terribile sia da vivere che da osservare, invero, dunque perché indugio? Meglio volgere lo sguardo verso scenette piu´gradevoli ed amene.Parlando di amenitá.

La mia splendida ma terribile consorte dimostra il suo talento multitasking, degno di un androide giapponese di nuova generazione. Con un occhio vigila le bimbe, che erigono castelli di sabbia risembranti budini informi: nel loro futuro non intravedo particolari successi in ambito architettonico. Con l’altro occhio, presumibilmente donatole dal dio Odino, cerca di scrutare nella mia anima per capire se mi sto annoiando, se sto osservando giovani donzelle stimolando vecchi appetiti o se sto semplicemente cercando il coraggio per entrare nella gelida acqua di Maggio. Sbagli mia cara, non ho affatto scrutato quella coppia di ragazze in bikini dai capelli raccolti e dal fisico asciutto, non oserei mai tradire la tua fiducia nemmeno con sguardi indiscreti.

Intanto i ragazzi hanno finito di giocare, e cercano invano di attirare l’attenzione delle due sopracitate e mai viste donzelle…sono troppo grandi per voi, risparmiatevi l’umiliazione. O forse no, non risparmiatevela e fatene tesoro: un bagno di umiltá puó fare del bene anche in spiaggia. I due vecchietti risalgono pian pianino: hanno le ginocchia bagnate, mentre io mi sono fermato agli stinchi: 2 a 0 per loro. Non vedo peró la ragazza dal costume rosso. Mi sale un brivido lungo la schiena.

Scruto l’orizzonte, vedo solo riflessi del sole sulle onde poco increspate. Volgo il mio sguardo verso il bagnasciuga: sulla spiaggia non ci sono tantissime persone visto l’orario, ed il mio occhio non scruta nulla di rosso che non sia la schiena di un Austriaco recidivo. Non so per quale motivo, ma comincio ad allarmarmi…qualcosa non andava nel suo sguardo, me lo sentivo: chiamatelo sesto senso se volete. Riguardo l’orizzonte, stavolta con maggiore attenzione: la mia sgradevole sensazione di tragedia imminente purtroppo trova fondamento. Tra i riverberi mattutini intravedo il colore rosso sgargiante che stavo cercando, decisamente lontano dalla riva.

In una vita precedente, scevra da capelli bianchi e pancetta, sono stato un nuotatore agonista, anche di un certo livello: intervenire non era assolutamente un’opzione, ma un vero e proprio obbligo morale. Mi getto a capofitto, immaginando la difficoltá della ragazza e la faccia basita di mia moglie: l’acqua è fredda, e quasi mi toglie il respiro. Il cuore pompa all’impazzata sia per lo sforzo che per il senso di urgenza, le gambe si muovono in modo coordinato rispetto alle braccia: ci ho messo qualche secondo, ma il ritmo l’ho trovato. Alzo lo sguardo dopo qualche metro, l’acqua salata mi annebbia la vista ma la ragazza è li, a pochi metri: sará stato un incidente? Il suo mal di vita l’ha portata a compiere l’estremo gesto? Quel bastardo che l’ha fatta soffrire cosí poteva mai immaginare le conseguenze folli della sua affrettata decisione?

Il cuore pompa. Lo sguardo si annebbia. L’urgenza sale. L’aria manca. Ossigeno. Acqua. Sale.

Rosso…

Sale…

Fatica…

Ipos...

sia.

Finalmente ci sono, devo soltanto compiere l´ultimo ciclopico sforzo: aggirare in apnea la ragazza per prenderla alle spalle per poi portarla a riva sana e salva. Prendo una boccata d’aria prima dell’immersione: quel dannato Cohiba della sera prima ritorna con tutta la potenza della sua claustrofobica foglia chiara. I miei occhi scorgono con chiarezza la sagoma della ragazza e mi appresto a cingerla con il mio braccio destro, pronto ad afferrarla saldamente: me ne sará grata a vita, verrá a casa a ringraziarmi in presenza di consorte e prole, probabilmente il mio nome comparirá sul giornale regionale o, perché no, sul sito dell’ansa almeno per una mezza giornata. Mia moglie e le mie bambine saranno fiere di me, e racconteranno di quella volta in cui sono stato eroico.

Il mio braccio finalmente abbraccia la ragazza, il cui corpo è inaspettatamente duro e compatto. Quasi plastico oserei dire. Troppo plastico. Riemergo confuso…e mi ritrovo abbracciato ad una vischiosa boa, nel bel mezzo del freddo mare di inizio Maggio. Mi guardo attorno abbastanza stranito e non vedo nulla se non una scia interminabile di boe rosso sgargiante, che si perdono tra i riverberi del sole mattutino. Sono a quasi 400 metri dalla riva. Torno indietro mestamente e soprattutto lentamente: lo sforzo improvviso e prolungato, unito al calo di adrenalina, ha causato svariati crampi alla gamba e non riesco a nuotare con la mia consueta (illo tempore) agilitá. Salgo dal bagnasciuga e mia moglie mi osserva come io potrei osservare una scimmia urlatrice allo Zoo: tremo, zoppico, ho gli occhi arrossati e non mi sento psicologicamente pronto a sostenere sguardi accusatori o ancor peggio interlocutori.

Mentre mi asciugo, tremante e zoppo, scorgo una tenda verde fluo: dalla stessa esce la ragazza dal costume rosso sgargiante, assieme ad un giovanotto dal fisico atletico, che prima di unirsi a lei per una passeggiata getta le copiose bottiglie di birra consumate la sera precedente. Il quadro è chiaro e dipinge un unico, patetico protagonista di mezza etá probabilmente ancora alla ricerca di avventure ed evasioni romanzesche. Uno sponsor perfetto per la giornata mondiale della mediocritá, non ci sono dubbi.

Sento mia moglie che si avvicina alla borsa, mi guarda con uno sguardo danzante tra la compassione e la rassegnazione e prende il suo smartphone, allontanandosi e mantenendo il suo onnisciente occhio fisso sulla mia persona. Parla e mi fissa, mi fissa e parla…stará chiamando la madre per lamentarsi, ne sono certo. Dopo due minuti si avvicina, posa il telefono e prende una banconota da 10 euro con aria sprezzante.

“Vado a prendermi un gelato con le bambine, mentre ti asciughi. Martedí hai la visita con Martina, la mia amica oculista, vedi di non fare tardi. Stavolta ci vai e muto.”

Perché non sono restato a casa a vedere la Serie A?

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