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Una storia di Lojol

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Una storia di Paura

racconto contaminato di un’adolescenza incontaminata

Pubblicato il 13 settembre 2017

Immobile e stanco, casco bianco in mano e scooter verde (acquadimare) sotto il culo.

Nebbia trascendentale da ponente a levante che confonde causticamente pensieri e quant’altro, tutto ribolle da dentro il mio collo e si protrae nelle naturali estensioni percettive.

Sono attento ma stanco, eccitato ma prudente. Di tutto ciò che dovrei temere non temo, nelle altre cose immense mi ci butto senza esistenza.

Adolescenza.

A quest’età sembra di assistere ad un inesorabile lenta perdita delle regole e dei meccanismi che fino a poco tempo prima sembravano funzionare ed incastrarsi in ogni dunque alla perfezione.

“Ciao Dario, allora sicuro?”

“Ma si chemmenefrega…”

“E tuo fratello”

“Zitto e non rompa”

Accendo lo scooter anche lui ribolle da dentro; Il casco, si c’è, attaccato all’avambraccio ma solo per precauzione dovessero fermarci. Non ricordo nemmeno se possiamo andare in due, e neanche me ne importa tanto non ci fermeranno e se ci fermano ci inventiamo le solite palle.

Le strade di Milano sono grigie, il cielo è grigio, io e Dario siamo grigi, mentre procediamo siamo piuttosto silenziosi come in un lento risveglio.

Ci stiamo dirigendo in un brutto quartiere.

Ho una sensazione nuova in corpo, un’immortalità precaria. Qualche tempo fa Dario mi ha voluto far conoscere delle ragazze lì nel quartiere cinese dove va lui a scuola. Io ho qualche anno in più di loro, l’immortalità ha fatto il resto. Lei si chiama nonmeloricordo, stà dietro il sellino esattamente come Dario, solo che ha un seno molto gonfio e ogni volta che freno me lo spinge addosso, mi da quasi fastidio, strano!, è che non sono grande ma voglio fare il grande.

Questa cosa del seno che ti palpeggia la schiena quando si frena in scooter ce la raccontiamo spesso con gli amici, e ridiamo come degli imbecilli, la sera al crepuscolo. Nei nostri perimetri sembra sempre di stare al crepuscolo.

E’ strana questa ragazza, si lo sono un po' tutte, ma lei particolarmente. Si incazza con tutte le auto che incrociamo, e da dietro si contorce come una trapezista in equilibrio instabile per mandare a quel paese gli automobilisti. Suo padre farà lo stesso. Suo padre forse non esiste neanche e questo è il suo modo per coprire le sue fragilità.

E’ una dura con le tette grosse! Scopro poco tempo dopo che ha un altro e lui dev’essere un duro(molto più fragile di lei).

Me l’ha detto Davide che viene a scuola con me ma abita lì nel quartiere cinese, conosce Dario ma non vanno molto d’accordo.

“Guarda che quello è uno pericoloso se ti trova va via, va via veloce!”

Non sono particolarmente coraggioso ma non mi spavento. Che mi trovasse (se esiste), lei la mollo pochi giorni dopo, o forse e lei che molla me mentre il brutto ceffo del suo fidanzato mi starà ancora cercando!.

“Dario guarda che l’ho mollata era una tipa strana e forse aveva un altro”

“Hai fatto bene quella era una stronza”

Vorrei dire che me l’ha presentata lui ma Dario è così, un labirinto d’istinto puro.

Sorpassiamo il cavalcavia che ci espelle così dal nostro quartiere. Ci accoglie una nebbia ancora più densa, lascio un po' il gas e lo scooter fa un fischio simile a quello di un jet,

---“fweeeeioooo”--

mi piace un casino!.

Dario invece stà insieme a una ragazza piccolina dagli occhioni verdi-profondo, stanno bene insieme perché lui è piccolino, la sua motoretta è piccolina e quindi anche lei, per forza di cose è piccolina. Si incastra tutto a meraviglia.

Si muove veloce a scatti e ha dei bei occhi chiari ed è sempre perfettamente spettinata. Essendo piccola è facile da portare in giro, ma questo non lo penso, mi sa che non lo voglio ammettere ma quella ragazzina piace anche a me, sono un po' geloso di Dario, ma non lo ammetterò mai. E poi le fidanzate degli amici non si toccano anche se sono piccole spettinate e belle.

Dario con lei ha fatto sesso per la prima volta, non gli ho più rivisto quell’espressione (sopracciglia tirate sorriso da ebete) per lui era programmato così, per me il lato femminile dell’universo è qualcosa di ancora prevalentemente misterioso.

Il SESSO.

E’ qualcosa che mi spaventa enormemente se ci penso bene, se ci penso a fondo. E’ intimo è troppo intimo anche per me che voglio fare il grande. Non dev’esser neanche così semplice come si vede su alcuni giornaletti che sfoderano una finzione talmente cruda da sembrar più vera della realtà.

Insomma un casino e ora non ci voglio pensare, stiamo entrando nel quartiere brutto.

“Io non so la via”

“EEhhhh!!??”

“La via Dario l’hai presa io non so la via!”

“o cazzo!, o cazzo”

Ci fermiamo, cavalletto –“tack!”—ci guardiamo.

“No!” rovista nella tasche dei jeans energy, simili a quelli che ho io ma che metto poco per non rovinarli e per accrescergli di importanza.

Si accende subito una sigaretta, ha iniziato a fumare presto troppo presto, ma lui è così nelle cose ci si butta tutto, completo.

“Aspetta forse me la ricordo era tipo via…”

Dice un nome a caso, qualcosa di rimasto impigliato lì da chissà quale altra esperienza.

“Ok finisci di fumare che poi chiediamo a qualcuno”

Il fumo dalla sua bocca si mischia alla nebbia fitta, i lampioni dietro la coltre grigia appaiono come occhioni gialli sopra di noi, sembra di stare in discoteca, se non fosse per il silenzio attutito.

In discoteca ci vado, non mi piace ci ho messo poco a capirlo, però ci devo andare perché tutti ci vanno facendo finta di andar lì per le ragazze che ti ballano davanti.

Mi ha portato per la prima volta Davide, lui fa il PR è magrolino e balla molto bene, lui si che si diverte. Ha diverse fidanzate che riesce a gestire come un giocoliere di strada. E’ un mago in questo; nessuna ha mai incontrato l’altra, credo sia arrivato ad averne quattro in contemporanea, mi sembra stancate tutto questo eppur lui vive bene questa condizione ci è proprio portato.

Un pomeriggio di una noia strafottente rinchiuso dentro questo bunker di casino e luci due ragazze iniziano a ballare proprio di fronte a me. Io sono seduto e alzo lo sguardo per capire chi sono ma non le conosco, sono immobilizzato. Cosa vorranno comunicarmi? Ballano bene, le ragazze ballano quasi tutte bene!. Mi attrae un particolare che hanno entrambe. Un particolare studiato per ore davanti ad uno specchio enorme; gli si intravedono gli elastici delle mutande, bianche con strisciolina azzurra. Entro di poco nella loro intimità, immagino le loro camerette odorose di trucco e pigiami. Le riguardo in faccia, visi da bimbe e corpo da adulte. Il rumore mi penetra dentro, il cuore si fa impetuoso la parte adulta di me mi ordina di abbracciare la ragazza di fronte a me e dargli uno di qui baci studiati a lungo prima di addormentarsi. Ma mi alzo e me ne vado senza mai girarmi indietro, esco dalla discoteca e faccio un lungo giro da solo per le strade di Milano col mio scooter verdeacqua.

Sono dispiaciuto, confuso, non volevo trattar così le due ragazze. A ripensarci bene erano veramente belle!.

Dario mi picchia sul finco.

“Liiii”

Guardo, sul marciapiede nella nebbia intravedo un signore con una lunga mantella del colore della nebbia (o viceversa), cammina lento e ha un cappello tipo cowboy.

Freno mi accosto.

E’ Dario a parlare:

“Scusi signore”

Si gira lento e teatrale, occhi neri fissi su di me.

“Scusi sa dove…”

Interrompe di prepotenza il mio amico, sulla fronte si estendono delle rughe antiche e si acciglia.

“Si ragazzi!”

Alza il braccio, tiene in mano una sigaretta accesa e ci indica una via.

La nebbia sembra muoversi tutto intorno a noi, fili di fumo che si confondono con il nostro fiato e la sua sigaretta.

“Suonate pure al citofono numero 104”

E così come è apparso scompare. Io e Dario ci guardiamo, non sappiamo se ridere, ci viene da ridere e il primo contatto umano tra noi due.

“Senti Dario ma come cavolo faceva…”

“A non so cazzo, non so”

Si accende un'altra sigaretta e guarda in direzione opposta a cercare quel signore immaginario.

Anche io mi metto a fissare nella direzione dov’ è scomparso il nostro misterioso uomo.

Ci fissiamo per un attimo e tutto d’un tratto in mezzo a quel vortice di nebbie scoppiamo a ridere. Dentro questo riso c’è un po’ di tutto, paura, divertimento, qualche vecchia frustrazione, l’idea di non essere all’altezza, la convinzione che rimarremmo per sempre così: ne adulti ne bambini!.

“Comunque l’abbiamo visto tutti e due, quindi non siamo allucinati”

Ride, i lampioni dagli occhi gialli ci sovrastano ancora. Le risate però cambiano tonalità e cadenza e dagli occhi di Dario escono, come fossero lì da tempo, delle grosse lacrime che sulle sue guance riflettono tiepide le nebbie.

Dario piange.

“Ehi che succede”

Solo pianto, e nuova sigaretta. Non dev’essere facile fumare mentre piangi ma quella sigaretta ha l’aria di essere un amuleto a cui appendere la propria disperazione.

Non so cosa fare con la tristezza (specie se improvvisa) non ho mai preso dimestichezza e ho paura di dire qualsiasi cosa.

Gli attimi diventano profondi e ferraginosi.

“Dario, che succede?”

Ride, piange. Piange ridendo.

“Mi ha mollato…”

La ragazza piccolina!

“Che stronza!”

Uso la sua stessa frase,

Ride e piange

“Ehi!, non chiamarla così! nessuno chiama cosi la mia ex-ragazza”

Rido anche io una risata di comprensione.

Mi sento offeso anche io, ma come!, la piccola ragazza dagli occhioni verdi-profondo lascia così Dario nell’oblio!?, e quasi come se un po' avesse mollato anche me per sempre, non la rivedrò quasi più.

Stiamo in silenzio fino al termine della sua ennesima sigaretta.

Dario ha un viso da bambino, quando fuma è strano, le sigarette sono in netto contrasto con la usa faccia e sembrano enormi. Gli ho detto parecchie volte di non fumare ma capirò solo tra un po' che non serve a nulla.

Macchinosamente rimetto in moto lo scooter, e ci dirigiamo verso quell’entità che ha l’apparenza di un portone, dietro di esso ci possiamo solo immaginare enormi condomini di cemento.

“Tutto ok Dario?”

“Si, fai parlare me, tu scompari!”

E’ già tornato alla sua missione odierna.

Clicco il citofono 104.

“Ciao ragazzi si si venite scala B dai che mi fate vedere la consolle la proviamo un attimo e se funziona vi do i soldi”

La casa è molto luminosa (nonostante la nebbia)nell'appartamento ci sono due bambini eccitatissimi per il nuovo regalo, ma quello più eccitato è il padre.

Ricordo solo che ero a disagio ma curioso, mi piace entrare nelle case degli altri. Travolto dagli odori di cene consumate, liti e momenti preziosi.

E' una casa povera ma con un enorme televisore, qualche piastrella crepata e un balcone che sembra dare sul nulla.

La casa parla molto dei propri occupanti.

Vorrei vedere la loro cameretta i loro giochi ma sembrerei matto. Faccio parlare Dario, mi sanguinano gli occhi, decido di scomparire dentro quelle mura...

Torniamo a casa con i 4 soldi che ci serviranno l’indomani per andare in discoteca, questo era il piano e questo è stato fatto.

L’indomani però Dario non viene con me in Discoteca si è beccato il raffreddore (le sigarette?), io al solito starò seduto su di una panchinetta a pensar a quella strana giornata scomparsa tra le nebbie e soprattutto al signore dalle rughe profonde.

Un pò mi manca Dario.

Era un po' che non ci capitava di varcare i confini dei nostri turbamenti. La certezza granitica di quel fantasma materiale.

Era un po' che non ci capitava di lasciar da parte la nostra parte adulta e farci una chiassosa risata miaro pianto bambinesca(che ancora fluttua nelle nebbie di quel brutto quartiere).

Finalmente! In un mondo dove tutto sembra vagare senza scopi e senza regole, una strana presenza ignota che ci riproietta nelle nostre vecchie meravigliose storie di paura!.

E’ proprio vero l’adolescenza è una lenta e inesorabile messa in discussione delle regole di altri (cui noi stiamo testando i perimetri) per fortuna a noi ogni tanto esce fuori dal taschino qualche nostra certezza di bambino!

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