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Una storia di OrnellaStocco

Questa storia è presente nel magazine Pezzi di cuore e di Vita

29 giugno 1996

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Pubblicato il 18 giugno 2018 in Altro

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Lo specchio del bagno, posizionato vicino alla finestra, svelava, con il suo riflesso, il colore verde brillante del giardino che circondava la casa.

La giornata si presentava nello splendore di una mattina d'inizio estate. Il mio viso allo specchio era quello di una quarantenne, senza ancora i segni del tempo trascorso fino a quel momento. Il trucco poteva essere leggero, la calda tonalità della pelle, frutto del mio scarso amore per lunghe esposizioni al sole, non aveva bisogno del fondotinta. Due pennellate di fard, un filo di mascara, una passata di gloss sulle labbra erano sufficienti per un effetto naturale.

Il silenzio della casa si confondeva con l’assenza di rumori provenienti dall’esterno.

Tutti ancora dormivano. Potevo godermi la stanza da bagno, compiere i consueti gesti, con tranquillità, cogliendo i colori e l'odore dell'erba che entravano dalla finestra.

Decisi di indossare un abbigliamento fresco, dalle tonalità chiare per poter meglio affrontare una giornata che si presentava calda e assolata.

In quel lontano 29 giugno 1996 mi aspettavano diverse commissioni da fare.

La mia uscita doveva essere silenziosa; tolsi le scarpe, scesi le scale in punta di piedi con movimenti lenti e sinuosi. Come una ladra. Gli scricchiolii della scala di legno risuonarono insolitamente rumorosi nel silenzio immobile.

Undici anni prima mettevo al mondo il mio primogenito. I ricordi di quella giornata ritornavano puntuali nella mia mente, rivivendone ogni attimo, ogni dettaglio, tra gioia e rimpianto.

Non potevo dimenticare la passeggiata fatta poco prima del parto nei giardini dell'ospedale cercando d' immaginare il volto del mio bambino.

Indossavo una leggera vestaglia in fiandra rosa che a malapena si chiudeva sul davanti visto le enormi dimensioni del mio ventre. Il cielo quel giorno era di un azzurro intenso che, ne ero sicura, sarebbe stato il colore dei suoi occhi.

Nel caldo abbraccio di una torrida giornata d'inizio estate, nasceva un bellissimo bambino di quasi cinque chili, di nome Stefano. Con gli occhi azzurri.

Un fruscio, quasi impercettibile di piedini scalzi, mi distolse dai miei ricordi riportandomi nella realtà quotidiana e... Buh! un agguato alle mie spalle decretò la fine della pace e l'inizio di un vero nuovo giorno.

-Amore, che spavento! Che cosa fai già in piedi? E' prestissimo e poi non devi andare all'asilo, sono iniziate le vacanze, dai torna a letto ancora un po’…

Matteo faceva sempre così, il suo più grande divertimento era spaventarmi.

Mi guardò incuriosito; dal bel visino con le guance paffute, guarnite da due deliziose fossette, traspariva l'ammirazione per la sua mamma vestita di bianco dai lunghi capelli castani, a piedi nudi.

-Mamma, dove stai andando e perché non hai le scarpe?

-Matteo, ti ricordi che oggi è il compleanno di Stefano? Devo andare in centro per delle commissioni, e per prendere il regalo a tuo fratello, adesso metto anche le scarpe, tanto non è servito a nulla... senti amore, ho tante cose da fare, fai il bravo e torna a dormire, non farò tardi, se riesco ad uscire... adesso!

Il silenzio di poco prima era solo una lontana illusione e un presentimento s'insinuò nella mia mente: avrei di sicuro fatto tardi e già mi vedevo trafelata con la faccia stravolta dal caldo in giro per negozi.

La mano sulla maniglia nell'intento di perseguire i miei progetti quando il rumore di altri passi che mi rincorrevano bloccarono nuovamente la mia uscita.

-Mamma, dove stai andando? Stessa domanda. Bambino diverso.

-Buon compleanno amore...eccolo qui il mio ometto che oggi festeggia il suo compleanno. Tanti auguri Stefano!

Schioccai un bacio sulla guancia ancora calda di cuscino, al mio primogenito.

-Matteo, hai fatto gli auguri a tuo fratello? Oggi è il SUO compleanno...

Un bacino veloce al suo adorato fratellone con un'espressione che non segnava grande felicità. Poi con un'arietta birichina:

-Mamma, ma il mio compleanno quando arriva?

-Come sarebbe quando arriva, ma se è stato appena due mesi fa!

Quella piccola discussione mattutina avveniva mentre, oramai rassegnata, mettevo in tavola latte, cereali, biscotti e l'immancabile "Nesquik".

Il caro consueto rituale della prima colazione aveva la precedenza su tutti e su tutto.

Mentre latte e biscotti erano divorati nella cucina, tappezzata con una allegra carta da parati, mi diressi in salotto dove, appena terminata la colazione, i miei pargoli si sarebbero fiondati sul divano per accaparrarsi il posto migliore. Misi nel video registratore una cassetta VHS del loro cartone animato preferito, “Toy Story” certa che, la visione del film animato li avrebbe tenuti tranquilli per un po’.

Mi ripromisi, una volta compiuta la mission impossible che mi attendeva, di candidare al premio Nobel per la Pace (familiare) l’inventore delle videocassette.

Approfittando dell’allegra confusione che scandiva la colazione mattutina, sgattaiolai fuori dalla stanza immaginandomi la donna trasparente che evidentemente non ero poiché, nonostante il passo felpato e l’appiattimento tipo sogliola alle pareti, l’uscita poco teatrale non sfuggì al “tenente” Stefano che inseguì la pericolosa criminale intenta a lasciare in modo furtivo e sospettoso la dimora familiare.

Il mio tono fu supplichevole.

-Stefano, lasciami andare altrimenti non riuscirò a fare tutte le cose che avevo in mente... oggi pomeriggio c’è la tua festicciola, non vorrai mica che salti tutto vero?

-Mmmm, ci devo pensare…mmmm…signora, lei non mi convince, ha un’aria molto sospetta…

-Va bene signor tenente, prenda appunti, però adesso dovrei andare…

Bloccata con un piede dentro e l’altro fuori dall’auto arrivò l’ennesima domanda il cui tono determinato, quasi minaccioso, mi fece temere un immediato arresto per il reato di “scarsa attenzione nella preparazione della colazione”.

-Mamma cosa mi regali? E a che ora arriva la nonna? E comunque il latte era freddo e il Nesquik non si è sciolto bene!

Sarà sicuramente un Carabiniere molto meticoloso.

-Stefano, il tuo regalo deve essere una sorpresa sennò che regalo è, la nonna la vado a prendere nel primo pomeriggio ma se non mi lasciate andare via invece di una festa di compleanno festeggeremo un bel funerale: il mio!

-Mamma, sei sicura che verranno tutti? Fabrizio e Andrea sono al mare…

Stefano sembrava preoccupato, conoscevo quello sguardo quando si riempiva d'inquietudine, il ricordo della festa dell’anno precedente aveva lasciato il segno. I biglietti d’invito arrivarono in case desolatamente vuote. Tutti erano partiti per le vacanze. Alle diciotto, orario stabilito per l'inizio della festicciola, con il giardino rallegrato da variopinti palloncini e la torta in frigorifero, non si presentò nessuno.

Cercai di rassicurare mio figlio.

-Non preoccuparti Stefano, quello che è successo l’anno scorso non si ripeterà più, ieri sera ho chiamato i genitori dei tuoi amici e mi hanno assicurato che saranno presenti, anche Fabrizio sebbene sia al mare verrà. Stai tranquillo, vedrai, sarà una bellissima festa. Adesso posso andare signor tenente?

-Va bene signora può andare ma cerchi di tornare presto altrimenti dovrò farle una multa molto salata…

Seguì un solenne saluto militare.

Riuscii finalmente a chiudere la portiera dell’auto e partire. Avevo superato tutti i test, gli interrogatori e gli agguati, finalmente ero sulla strada verso il centro città.

Nel percorrere il lungo viale che mi stava portando in centro ricordai che era sabato e che trovare parcheggio significava dover fare svariati giri alla ricerca del posto che non c'era. Optai senza indugi per il piano B che prevedeva di parcheggiare l'auto un paio di chilometri dal centro e prendere un mezzo pubblico.

Il destino, o chi per esso aveva già scritto la sua bella trama, nell'oscurità di ciò che stava accadendo salìì serenamente i tre gradini dell'autobus n. 1. fermata Sant'Artemio...

Tratto da "29 giugno 1996" 2013 Youcanprint

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