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Una storia di Massimo.ferraris

Il tempo dei buoni propositi

Perchè tra un Natale e l'altro ci sono solo 12 mesi...

Pubblicato il 12 dicembre 2017 in Humor

Tags: natale propositi

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Manca poco alla fine dell'anno, veleggiando tra le feste di Natale, le mangiate senza pietà e le spese folli che ci fanno dimenticare la cronica crisi che aleggia sulle nostre teste. Ma non ci importa, siamo fieri e convinti che anche questa volta riusciremo ad uscirne indenni, a tenere a bada il colesterolo, la glicemia che bussa e i vestiti che improvvisamente sembrano non essere più i nostri.

Tra Natale e San Silvestro si piomba in una sorta di limbo, in cui qualsiasi cosa è permessa, perchè tutto è colorato e gli alberi illuminano le case infondendo in noi la pace. Ma bruscamente, come un fulmine a ciel sereno, scatta l'orologio temporale portandoci nel nuovo anno, dove sappiamo solo di avere a disposizione una lunga fila di giorni. Certo, c'è ancora l'epifania (che come si sa tutte le feste porta via), l'inizio dei saldi dove spendere gli ultimi spiccioli, ma poi... la dura realtà, fatta di impegni, di alberi e palline che tornano nelle scatole in cantina e le scuole che riaprono rendendo del solito grigio il presente.

Quindi ci ritroviamo, il più delle volte a letto, chiusi nel bozzolo di coperte che hanno il magico potere di far germogliare le idee, a pensare. Ma non al pranzo del giorno dopo, alla sveglia puntata alle sette del mattino o al viaggio che ci attende per raggiungere il posto di lavoro. Sono i buoni propositi che fioriscono nel nostro giardino privato, piccoli boccioli che attendono il sole e l'acqua della forza di volontà.

"Devo mettermi a dieta", il più gettonato, quello che ci fa pensare con aria schifata al noi seduto a tavola intento a divorare tortellini, affettati, panettoni e quintali di frutta secca. Niente dietologo, perchè tanto è inutile, solo soldi buttati via; e poi sulle riviste specializzate se ne trovano a bizzeffe di diete, dai poteri miracolosi e in grado di rendere pancia piatta e glutei sodi senza muovere un passo o passare ore in palestra. Di solito si inizia verso la metà di gennaio, per poi finire la settimana dopo. Il motivo? La forma fisica serve per la prova costume, quindi basta iniziare a fine marzo, quando la primavera ci rende più attivi e le temperature più clementi spingono noi poveri mortali a passeggiate tonificanti. Peccato che tale periodo coincida con la Pasqua, festa che da sempre va rispettata e che contiene al suo interno prodotti irrinunciabili quali colombe e uova di cioccolato.

"Devo iscrivermi a un corso di ballo", altro must in grado di ampliare il giro di conoscenze e passare i fine settimana in giro per locali. I corsi di prova si sprecano, lezioni gratis tenuti da professionisti o pseudo-tali, a seconda del portafoglio. Qui si assiste all'assalto delle coppie che affollano di solito una stanza in grado di contenere i componenti di una squadra di calcio e non l'intera gradinata Nord... Così per le prime tre lezioni, dopodichè, con l'avvento del pagamento, la sala si svuota e gli istruttori rimangono con una manciata di anziani che tentano in tutti i modi di eseguire le acrobazie dei balli latino americani. Gli altri si ritirano, non perchè la retta è troppo cara, ma bensì adducendo la scusa che gli orari non coincidono mai con gli impegni. E poi... il sabato sera c'è in tv Ballando con le stelle, quindi è come essere in balera...

"E' il momento di imparare a suonare la chitarra", che sta più o meno al pari con: "Certo che il modellismo è una gran cosa, mi metterò a costruire un galeone".

Lo strumento è pronto, chiuso nella sua custodia sul ripiano più in alto della cantina o impolverato appeso al muro. Lo si afferra con timore, provando a strimpellare. Subito ci si accorge che le corde sono ossidate, che il suono ha un tono troppo metallico (neanche fossimo dei Segovia...), quindi corsa (si fa per dire) al negozio di strumenti musicali, dove un informato venditore risponde alla nostra richiesta di una set di corde con domande tipo: "Corde per chitarra classica, acustica o elettrica? Avvolgimento round wound, flat wound o ground wound? Tutte in nylon o in acciaio nichelato?". Si assume quell'aria da animale impaurito che trema davanti alla canna del fucile e si risponde con un laconico: "Per una chitarra... normale". Il venditore non chiede di più, ci porge, tenendolo schifato su un angolo con due dita, il pacchettino e ci congeda. In verità prima di entrare avevamo già in mente tutto l'occorrente, cioè l'accordatore, il capo tasto e il plettro, ma dopo la figura si esce con la coda tra le gambe.

Dopo aver faticosamente cambiato le corde, si pensa a come accordare la chitarra, seguendo una delle innumerevoli guide su internet. La produzione della nota LA, se si è senza diapason, può essere eseguita usando un pianoforte; peccato che in casa abbiamo solo una pianola Buontempi da venti euro senza pile e comprare un pianoforte sborsando qualche centinaio di euro non è contemplato. Ci si arrabatta, si prova e riprova, sino a quando i polpastrelli doloranti ci fanno desistere. Aspettiamo il callo, e nel frattempo riponiamo lo strumento nel vecchio luogo da cui lo abbiamo prelevato, volgendo l'attenzione alla scatola contenente il desiderato galeone...

Viaggiare, visitare il mondo, magari non andando da un capo all'altro, ma raggiungendo i paesi europei limitrofi. Altre culture, voglia di interagire ed imparare a pensare con le loro teste. Per fare ciò entra in moto il desiderio "Devo imparare una lingua". L'inglese, che dovrebbe essere la prima scelta, passa quasi sempre in secondo piano, perchè già studiato a scuola e poi l'Inghilterra è così lontana...

Meglio puntare sul francese o lo spagnolo, magari provare anche ad avere un'infarinatura di tedesco, che non guasta mai. Anche qui i corsi fioriscono, fuori e dentro internet; la nuova moda è quella delle app, comodi insegnanti che non si stancano mai di ripetere contenute nei cellulari, ormai protesi artificiali umane. Ma le scuole resistono ancora, si sono evolute e oggi giorno non si limitano solo ad accoglierci ed esaudire le nostre richieste. No, oggi sono loro a proporsi!

La stereotipata segretaria che ci riceve dietro la scrivania in noce, dall'aria saputa ed austera, lo sguardo glaciale e il sorriso abbozzato che non varia mai, nemmeno le pestassimo un piede, ci ascolta, soppesa le parole, poi esclama con voce neutra e atona: "Si, lo spagnolo potrebbe essere un'ottima scelta. Ma col mondo che è in continua evoluzione, con persone di varia etnia che arrivano persino ad abitare nell'appartamento accanto, perchè non spaziare su lingue che nel futuro prossimo saranno indispensabili?".

Dieci minuti di lavaggio del cervello ed usciamo con un calendario di appuntamenti settimanali che ci guideranno all'apprendimento del Koreano (di questi tempi dobbiamo sempre sapere che pensa Kim Jong-un) e del mandarino semplificato (nel caso ci trovassimo a fare compere in una delle varie China town sparse nelle grandi metropoli o dal take away sotto casa).

La lista è infinita, ce n'è per tutti i gusti e per tutte le tasche. Il fai da te resta comunque il metodo più gettonato e se si ottiene il risultato voluto è una grande conquista. I buoni propositi di fine anno non sono che l'inizio del viaggio di trecentosessantacinque giorni (sei se bisestile...) durante il quale ci prefiggiamo cose che purtroppo si perdono con lo scorrere delle settimane. Non è per cattiva volontà, ma per abitudine, per questa vita che ci costringe a marciare in una sola direzione, lasciandoci pochi spazi di manovra. Ma non desistiamo, dopo l'estate ci viene sempre in aiuto il secondo periodo in cui si elucubrano buoni propositi, quello che ci prepara all'autunno. E qui le occasioni non mancano: in tv scorrono pubblicità che invitano a costruire, imparare, creare. Mal che vada ci troveremo con intere enciclopedie che faranno un figurone nella libreria in sala...

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