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Una storia di FrancescoFrancica

Questa storia è presente nel magazine Musica & Parole

Per Quello che importa

Stop, Hey! Che cos'è questo rumore?

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Pubblicato il 13 luglio 2018 in Recensioni

Tags: musica rock storia

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Allora immaginate... provate a sentirvi sognatori, giovani e belli in un momento in cui tutto freme, in un epoca che difficilmente i posteri dimenticheranno, immaginatevi all'alba di una rivoluzione culturale che cambierà lo status quo.

Pensate di alzarvi al mattino e di respirare l'oceano, camminare nel sole sulle strade della California, nella città degli angeli e percorrere il Sunset Blvd proprio nel miglio e mezzo dello Strip che congiunge Hollywood a Beverly Hills. Là ritrovarvi con gli amici, parlare del futuro, immaginare un mondo nuovo, riscrivere le regole e dare un altro nome al buon senso, al giusto, allo sbagliato, al bene e al male. Finché il sole non lasci posto alla sera e ritrovarvi ancora a sognare davanti a una birra ghiacciata mentre i nuovi eroi violentano chitarre al Whisky a Go Go facendo del rock un nuovo stile di vita, immaginate di dare fastidio ai benpensanti...

lo scontro sarà inevitabile: raccolta firme e petizioni contro tutto quel fracasso, quell'andirivieni di automobili fino a sera tardi, quei capannelli di capelloni che chissà che cosa fanno! Di tutta risposta ecco i capelloni scendere per le strade con i loro cartelli, con i loro colori, con i loro fiori a rivendicare il loro diritto a sognare un mondo nuovo.

La manifestazione, propagandata a volantini e amplificata dagli annunci delle radio locali fece scendere in piazza più di mille ragazzi, tra loro i giovanissimi Jack Nicholson e Peter Fonda. La protesta fu soffocata con violenza a colpi di manganello dalla polizia. Era il 12 Novembre del 1966 e Stephen Stills fu testimone della sanguinosa repressione della manifestazione; ai tempi suonava proprio giù al Whisky a Go Go con i Buffalo Springfield insieme a Neil Young (il seme dei CSN&Y germogliava proprio lì), e qualche giorno dopo volle scriverci su una canzone.

Il titolo della canzone non compare nel testo del brano che viene più facilmente identificato con il primo verso del ritornello: «Stop, children, what's that sound?», il tutto nacque l’anno successivo, il glorioso 1967.


I Buffalo Springfield si presentano dal loro produttore dicendogli: «I have this song here, for what it's worth, if you want it» (Ho qui questa nuova canzone, per quel che importa, se ti interessa). Nasce così una canzone di protesta che molti fraintesero correlandola prevalentemente alla guerra in Vietnam con la quale si legò a doppio filo diventandone di diritto una delle tracce della colonna sonora stessa, riprodotta in molti documentari e films che trattano della guerra (Nato il 4 Luglio, Forrest Gump...)


I toni restano pacati, le sonorità morbide, notturne. Un riff acustico circolare di sapore blues, l’esecuzione con perfetti incastri delle chitarre e della sezione ritmica, tra il folk dei cori, il blues delle chitarre acustiche e il rock delle pizzicate distorte di quelle elettriche che sottolineano quello che alla fine diventerà il più noto sottotitolo della canzone stessa : "Stop children, what's that sound?".


La musica non si fermò più, vendette un milione d copie, ne fecero circa una ventina di cover e fu inserita a 63° posto nella lista delle 500 migliori canzoni di sempre della rivista Rolling Stone...

per quello che importa...


For what it's worth (stop, hey, what's that sound?)

Buffalo Springfield - Atco Records - Gennaio 1967.

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