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Una storia di Gjoe_S

La vecchia e il bambino

C’era una volta una vecchia signora che viveva tutta sola nei pressi di Betlemme

Pubblicato il 04 dicembre 2017 in Fiabe

Tags: 6_gennaio befana epifania gesu_bambino natale

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Molti (e non solo i bambini) si chiedono: ma la Befana esiste veramente? E' una donna? E' una strega?

Ma, insomma, la Befana chi è?

C’era una volta una vecchia signora che viveva tutta sola nei pressi di Betlemme.

Quella donna non era mai stata particolarmente bella, nemmeno in gioventù, e poiché aveva anche un carattere scontroso e diffidente, finì che nessuno la chiese mai in moglie. Ed ella nemmeno se ne angustiava, dopotutto starsene da sola le piaceva tanto. Solo un desiderio, a volte, turbava i suoi pensieri: mentre in gioventù, aveva evitato accuratamente di avere bambini per casa, sia figli che nipoti, più passavano gli anni e più sentiva la mancanza di un frugoletto che le trotterellasse tra i piedi; ma ormai, era vecchia e curva, e forse non avrebbe avuto neppure la forza di badare a un bambino.

La vecchietta aveva sempre lavorato sodo e, vivendo da sola, nel tempo aveva accumulato una piccola fortuna che teneva nascosta nella stalla, in un vecchio sacco di tela, per evitare che i ladri si portassero via il suo gruzzoletto.

Una fredda notte di Dicembre la vecchia signora non riusciva a prendere sonno, si girava e si rigirava nel letto, non trovando pace. Alla fine si rese conto che probabilmente non riusciva ad addormentarsi perché di fuori la notte era assai chiara... molto più di quelle notti in cui c’è la luna piena. Incuriosita, la vecchina si avvolse in uno scialle e socchiuse l’uscio per dare un’occhiata.

Incredibile a dirsi: nel cielo, non troppo lontano dalla sua casa, brillava una stella grandissima, anzi, una cometa, e si portava dietro una scia luccicante come fosse una pioggia di diamanti. Affascinata da tanto splendore, la vecchia stava quasi per uscire nel cortile della casa, quando vide due figuri che attraversavano la strada, avvolti in ampi mantelli neri. Allora corse a rintanarsi in casa, sapendo che di notte si possono fare dei brutti incontri ma, mentre rientrava, non poté fare a meno di notare che i due indossavano, sotto il mantello, l’armatura luccicante dei soldati. Passando veloci davanti alla casa udì uno di loro che diceva all'altro:

- Ecco, probabilmente è quella la stella che il re ci ha detto di seguire!

- Presto allora – disse il suo compagno – corriamo ad avvertire Erode ... e poi accada quel che accada; l’importante è che saremo ricompensati per il nostro gesto!

- Non ci possiamo sbagliare: se c’è la stella troveremo anche il bambino... e noi, diventeremo ricchi! – disse, ridacchiando con l’altro della loro avidità.

Pur non sapendo a chi si riferissero i sicari, la vecchia sentì un brivido attraversarla tutta e decise all'istante di correre a rintanarsi sotto le coperte.

Mentre stava per calare il pesante chiavistello della porta però, la donna udì altre voci provenire dalla strada.

“Che fossero ancora le spie del re?” si chiese, ma poi sentì una voce bonaria che con accento straniero, strillava:

- Ehi, di casa, aprite per favore: ci siamo perduti... veniamo da lontano. – La vecchietta spiò, per vedere chi altri viaggiasse in quella notte così movimentata e, con grande sorpresa, vide davanti al piccolo cortile tre signori, riccamente vestiti. Avevano al seguito, tre stallieri, che si occupavano dei loro cammelli riccamente bardati. Guardando meglio si rese conto che i tre stranieri avevano in testa una corona da re e la cosa la lasciò stupefatta. Si fece coraggio: non capita tutti i giorni di avere ben tre re fuori casa, aprì la finestra e si affacciò, tenendo la lanterna tra le mani:

- Chi è? – chiese ai pellegrini, e loro:

- Siamo i re Magi, veniamo dall'Oriente per salutare la nascita del Re dei re! – disse uno che si chiamava Gaspare.

- Portiamo doni e saggezza a questo bambino meraviglioso. - aggiunse un altro re che si chiamava Melchiorre.

- Aiutateci a trovarlo: accompagnateci, per favore, perché è notte e abbiamo paura di confonderci e di sbagliare la strada – disse il terzo, che si chiamava Baldassarre. La vecchia ci pensò sopra e si ricordò delle guardie cattive che erano passate poco prima, poi pensò anche che le rincresceva uscire di notte, col freddo... e per cosa poi? Per andare a trovare un marmocchio che nemmeno conosceva?

Aveva evitato i bambini fino a quel momento e non avrebbe cominciato certo a occuparsene in piena notte...

- Mi dispiace, miei signori, di casa non posso uscire: sono malata. - mentì - Però la strada per il paese è quella, non vi potete sbagliare – e indicò ai Magi la via da seguire. - Là, troverete la Locanda del paese e, se il bambino è tanto povero, vi troverete vicino una vecchia stalla, dove l’oste accoglie la gente quando le stanze sono tutte piene. Andatevene in pace per la vostra strada e buona notte! – E subito, rientrando in casa, richiuse le ante.

Mentre si convinceva di aver fatto la cosa migliore la donna fu presa, invece, dallo sconforto.

“Che cosa ho fatto!” pensava “Finalmente, dopo una vita arida e senza figli, mi si presenta l’occasione di fare del bene a un bambino. E io? Io mi chiudo dentro casa, nascondendomi dietro al mio egoismo?”

E mentre pensava queste cose, la vecchietta, in tutta fretta, prese dalla casa le cose più belle e più buone che aveva, i dolciumi più prelibati e qualche ninnolo dai mobili della credenza. Scappò fuori e gridò, con quanto fiato aveva in gola:

- Aspettate, aspettate, gentili re dell’ Oriente, portatemi con voi... vi servirò e vi indicherò facilmente la via da seguire!

Ma fuori dalla casa tutto era buio e silenzio, persino la stella cometa se n’era andata.

La vecchia, pentita, si lanciò per la strada ma per quanto camminasse, per quanto si orientasse, quella notte sembrava che tutto il paese fosse cambiato; per quanta strada percorressero i suoi piedi, non riusciva mai ad arrivare da nessuna parte.

All'alba, stanca e disperata, sedette su una grande pietra e i suoi occhi si riempirono di lacrime.

Gettò uno sguardo triste al cestino che aveva, inutilmente riempito di doni e capì che non sarebbe mai più riuscita a trovare quel bambino, tanto speciale, da far tremare i Re.

Piano, piano, se ne ritornò verso casa e, quando arrivò, la osservò con tanta tristezza nel cuore.

Allora, la vecchia signora, posò la cesta piena di doni su una panca e fu presa dallo sconforto, non si era mai sentita tanto inutile e così sola.

E poi...

E poi?

E poi accadde di tutto in quella terra lontana!

Un re malvagio fece strage di bambini; un bambino buono scampò alla strage, e si chiamava: Gesù.

Divenne il Re dei re, e con la forza della sua parola, cambiò il mondo tanto profondamente che, ancora oggi, tutti lo ricordano e lo amano, affidandosi a Lui.

E la vecchietta, direte voi?

Beh... con sua enorme sorpresa, neppure lei fu mai più dimenticata: una sera, gironzolava per il suo cortile, disperata e senza scopo. Era passato un anno da quella notte misteriosa e lei ancora non si dava pace.

Per puro caso si ricordò del sacco pieno di monete, nascosto nella stalla.

Non che la cosa le interessasse molto ma, per scrupolo, andò a controllare: magari, con tutti quei soldi, poteva cercare di riscattarsi, poteva fare un po’ di beneficenza... ma quando rimosse la pietra che nascondeva il suo oro, fece un salto indietro, restando di stucco...

Nella penombra intravide il sacco che era ancora al suo posto ma, dentro, non c’erano più le monete. Adesso era pieno di giocattoli, dolciumi, caramelle, bamboline, sonagli, trombette; c’erano persino dei grossi pezzi di carbone luccicante, estremamente appetitosi, perché erano fatti tutti di zucchero.

La povera donna rimase del tutto sbalordita: che razza di scherzo era mai quello?

Però, in quel momento, la stalla si illuminò e lei corse fuori per guardare: la stella cometa era tornata, per rischiarare la sua mente e il suo cortile.

Allora, improvvisamente, tutto fu chiaro e lei comprese la sua missione e il ruolo speciale che le era stato riservato.

Finalmente aveva la possibilità di riscattarsi e per lei fu un’immensa gioia.

Era da poco passato Dicembre, l’anno nuovo appena iniziato portava speranza e gioia in tutti i cuori. Era la notte dell’Epifania, il sei di Gennaio, la stessa notte in cui i Re Magi si erano fermati davanti alla sua casa, un anno prima.

La vecchia signora si mise in testa un bel fazzoletto per proteggersi dal freddo e, caricatasi sulle spalle il suo sacco pieno di doni, partì per il mondo, per portare giocattoli e dolcetti ai bambini buoni e... a quelli cattivi?

Un bel pezzo di carbone brutto e nero ma, buono, estremamente buono da sgranocchiare.

E, da quell'anno, non smise mai più.

Ancora oggi, bambini di tutto il mondo, conservano la tradizione di appendere al camino una calza, che sia il più grande possibile, per sognare e attendere i doni della vecchietta scorbutica che tutti conosciamo, e un poco temiamo, chiamata: Befana.

***

"Per il momento è tutto, cari bambini, ragazzi e affini... ci vediamo la notte del sei di Gennaio, non abbiate paura della mia scopa, mi serve per tener lontani i gatti sui tetti e, mi raccomando, non dimenticate di farmi trovare un bicchierino di liquore... la notte è tanto fredda e io sono una povera vecchierella."

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