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Una storia di Massimo.ferraris

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Diametralmente opposti

Pubblicato il 03 maggio 2017

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Si lo so, c'è la teoria degli opposti che si attraggono, bella storia, un'invenzione più che altro fatta da qualche sfigato senza donna o frustrata senza uomo che hanno capito, ad un certo punto, che l'anima gemella non si riusciva a trovarla sotto casa. Perciò da qui gli opposti, come positivo e negativo, bello e brutto, piangere e ridere, un modo per dire a tutti che l'altra metà della mela è difficile da trovare. A parere mio, se proprio vogliamo parlare di antipodi, sono propenso a credere che la mia donna ideale si trova in Australia.

Invece mi trovo alle prese con Sabrina, una storia che va avanti da due anni senza troppa passione, da parte mia, ed entusiasmo e appagazione dalla sua. Che se poi vogliamo dirla tutta Sabry è una che fa girare la testa agli uomini al passaggio, simpatica ed estroversa, innamorata di uno come me che non riesce a valorizzarla, essendo a mia volta chiuso di carattere, con due amici fidati ed entusiasmo alle stelle solo quando trovo una serie di telefilm che mi prende.

Prendiamo ad esempio una mattina di due settimane fa, domenica, quindi giorno di riposo per entrambi. Ho dimenticato di dirvi che da sei mesi abitiamo insieme, in casa sua, acquistata con mutuo trentennale che io contribuisco a pagare. Se tra noi finirà lei si troverà in tasca un discreto gruzzolo ed io un buco nel conto corrente. Dicevo: domenica mattina, sole che filtra dalle imposte e colpisce il letto, Sabrina in due pezzi sdraiata che mi mostra le curve del suo corpo. Rimango in contemplazione, il fisico è tonico e ben proporzionato, grazie alla palestra; abbasso lo sguardo e mi guardo la pancia che ultimamente spinge per far vedere al mondo che esiste e realizzo che anche in questo differiamo. Respira lentamente, sul viso un sorriso appena abbozzato, sembra felice e io mi domando perchè. Come può esserlo rimanendo accanto ad uno come me? Mi alzo facendo attenzione a non svegliarla e raggiungo la cucina dove accendo la machinetta del caffè; scelgo dal contenitore una cialda di orzo e guardo il liquido scuro scendere nella tazza. Nella dispensa i fiocchi ai cereali fanno a pugni con i biscotti al cioccolato con cui mi ingozzo sino a sentire il bruciore di stomaco montare come lava in un vulcano. Inzuppo il primo, poi altri due e al quarto mi fermo: sono forse sulla soglia dell'autodistruzione?

Sabrina non dice nulla quando mi vede pasticciare col cibo, non si lamenta e nemmeno da consigli come fa la sua amica nutrizionista Laura, odiosa e spocchiosa, che ogni volta che ci viene a trovare posa gli occhi sulla pancia e su un inizio di doppio mento che cerco di mascherare tenendo sempre il collo in avanti. Davanti a lei faccio la figura del tacchino, e quando se ne va accuso fitte al collo tipo cervicale.

Col biscotto alzato davanti al viso, forato al centro, la vedo entrare in cucina; ha gli occhi assonnati e si accascia sulla sedia.

-Ti ho svegliata?- le chiedo.

-No, ho solo percepito la tua mancanza- risponde, sorridendo. Ecco che lascio cadere il biscotto verso il basso, colpisce il bordo della tazza, precipita nell'orzo e schizza sul tavolo. Mancanza... una parola che associo ad appartenenza, ad un filo invisibile che si è creato tra noi.

Paolo, l'amico numero uno, dice che sono un perfetto idiota a non accettare la realtà, e cioè che lei è la donna della mia vita. Ci ha provato pure lui con Sabry, ma senza risultati. Eppure è uno che frequenta la palestra, ha sempre la battuta pronta ed è pure un bel tipo. Ma non è l'opposto di Sabrina, e forse proprio per questo a lei non interessa. Da qui la mia ossessione nel capire cosa si nasconde nell'oscura alchimia che spinge due persone a frequentarsi. Ripenso all'Australia e capisco che andrei là non per trovare l'opposto, che a quanto pare ho trovato, ma solo per sfuggire a tutto, a partire dal mio modo di comprendere la vita, i meccanismi che la regola e primo fra tutti l'amore.

Non le ho risposto quella domenica mattina, mi sono limitato ad alzarmi, voltarle le spalle e prendere la spugna nel lavello per pulire il tavolo. Forse avrebbe voluto una risposta, un cenno, magari un semplice bacio, invece mi sono comportato come sempre, come un essere amorfo che si stupisce di averla accanto.

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Lavoro per una ditta specializzata in ristrutturazione d'interni, in un ufficio nel quale transitano un sacco di persone; un lavoro che mi da la sicurezza economica ma non lo stimolo necessario per dire: ce l'ho fatta. Accolgo clienti, discuto con loro su che tipo di piastrella preferiscono, il pavimento, le luci da abbinare ed eventuali modifiche strutturali. La mia laurea da architetto avrebbe potuto portarmi più lontano, ma volete mettere la comodità di uscire di casa e compiere ottantasette passi per ritrovarmi seduto in ufficio? Quando ho scoperto che Sabrina abitava proprio di fronte non ci ho pensato un attimo ad accettare la sua proposta di convivenza, potevo evitare il traffico, la noia della ricerca di un parcheggio e quella mezz'ora in meno di sonno che ogni mattina recupero da quando ci abito.

Lei esce sempre prima di me, elegante e precisa, sembra un orologio svizzero tanto è puntuale. Ha un sacco di appuntamenti per via del lavoro in agenzia immobiliare; si occupa di far visitare le case ai potenziali acquirenti, un compito che sembra soddisfarla molto. Oltre allo stipendio fisso riceve delle commissioni in caso di vendita, perciò posso dire che economicamente non ce la caviamo male, anzi.

A mio parere è troppo attiva, tra il lavoro, la palestra e le camminate che a giorni alterni fa in compagnia di Laura tende a farmi sfigurare. Ho provato ad usufruire della settimana gratis con tanto di istruttore, ma dopo i primi cinquecento metri sul tapis roulant e una sessione di vogatore sono fuggito; perchè farlo, dico io, la natura non poteva farci sani e in forma senza bisogno di ricorrere a tanta fatica? C'è una cosa che però non mi dispiace: girare in moto. Non è attività fisica, questo è chiaro, ma comporta un certo dispendio di energie quando mi spingo per le colline ed affronto curve e contro curve piegando. Alla fine, dopo aver percorso almeno cinquanta chilometri sento il bisogno di nutrirmi, forse è un rituale, ma senza cibo mancherebbe quel qualcosa che rende il giro completo. A lei non piace, tanto per evitare ogni passione comune, le poche volte che riesco a farla salire tiene il broncio, mi dice di andar piano, pretende che faccia le curve senza piegare. Le ho spiegato le dinamiche della guida, dello spostamento del corpo e tutto il resto, ma ogni volta sbuffa e risponde: riportami a casa. Ho imparato quindi a girare da solo, qualche volta mi porto dietro Stefano, l'amico numero due, che ha la mia stessa passione ma non i soldi per soddisfarla. Lavora come precario presso uno studio notarile, dove lo usano praticamente come uno zerbino, facendogli fare i lavori più noiosi. Ogni mese spera che non sia l'ultimo e attende con ansia che gli venga rinnovato l'incarico. Tre anni e mezzo che vive così, una situazione che ha compromesso la storia con Martina e lo obbliga a vivere ancora in casa con i suoi.

Forse dovrei essere felice, farmi analizzare da uno psicologo per capire che cosa c'è che non va in me, anche a detta di Stefano non potrei trovare nessuna meglio di Sabry, invece continuo a pensare che se la cosa non quadra significa che manca qualcosa. Ma cosa?

Ho appuntamento dopo pranzo con una cliente, di sicuro piuttosto noiosa se Morelli, il mio capo, me l'ha sbolognata in fretta e furia. Di solito quelli "ricchi" li gestisce lui. Ci sono in ballo una villa con piscina e stucchi antichi bisognosi di un delicato intervento, una ristrutturazione che vedrà far fiorire un sorriso da Stregatto sul viso del capo se andrà a buon fine. Dovrò mettere in campo tutta la mia competenza e professionalità.

Mangio un panino al volo preparato da Marcello, il gestore del negozio di commestibili adiacente l'ufficio e sorseggio una birretta fresca; potrei andare a casa, magari farmi una pasta o un'insalata, ma sarei solo e poi non mi piace cucinare. Io e Sabrina ci troviamo a tavola solo alla sera, anche lei non rientra nella pausa pranzo, preferendo mangiare in ufficio. Solo che lei si limita ad insalate e formaggio magro, acqua naturale e frutta, una vera tristezza. Volete mettere questi bei venti centimetri di pane che ho davanti agli occhi, ripeno di insalata russa e prosciutto?

Marcello è simpatico, scambiamo spesso due chiacchiere, anche lui non chiude mai, per via degli studenti e impiegati che frequentano il locale. Poche cose in negozio, ma quelle giuste; banco di salumi, frigo con bibite e, per gli affezionati, zona dedicata ai dolci e alla frutta.

Finisco di mangiare l'ultimo boccone e salgo in ufficio, dove c'è la macchinetta del caffè, ma non ne ho il tempo, seduta trovo una donna in attesa. Di sicuro la cliente, Morelli deve averla fatta accomodare. Infatti è così, dal suo ufficio mi fa segno di affrettarmi. Entro e giro intorno al tavolo, ma quando la guardo per un attimo penso di avere una visione: davanti a me siede Claudia, con lei una storia durata tre anni.

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-E tu che ci fai qui?- chiede sorpresa, quasi fossi un alieno sbarcato sulla Terra.

-Ci lavoro- rispondo, rimanendo bloccato in posizione a V. Tra tutte le persone del passato che avrei preferito non incontrare lei occupa il primo posto. La storia, in parole semplici e veloci, si è consumata con un incontro tra amici, la prima uscita con sesso incorporato, un mese di incontri clandestini, perchè lei usciva con un tizio alquanto geloso, quindi la convivenza. Lei era come me, mangiatrice indefessa, amante della moto e instancabile divoratrice di serie tv, specialmente a tema mistery o fanfiction. Non il mio opposto, ma la fotocopia, quindi non compatibile secondo gli studi di coppia. Invece ci stavo bene, vi posso assicurare che l'intesa tra noi era perfetta, tranne un piccolo particolare: le piace va mettermi le corna. Non sto qui a raccontare con chi è stata e come sono venuto a scoprirlo, ma per fortuna me ne sono accorto in tempo e ho troncato.

Ora è qui, sempre affascinante e piuttosto in forma; emana profumo di ricchezza, quindi deve aver accalappiato il pollo giusto, che sicuramente risponde al nome di Arturo Pallanza degli Incisi, ginecologo famoso nonchè committente del lavoro.

-Già, sei un architetto- il modo in cui lo dice mi fa piegare le gambe e il sedere sprofonda nella poltrona ergonomica Baltimore appena acquistata. L'espressione è quasi scocciata. -E il dottor Morelli? Pensavo di dover discutere con lui-.

-E' impegnato e ha incaricato il sottoscritto, in cui ripone massima fiducia- sibilo come una serpe.

-Vabbè, dovrò accontentarmi- mi squadra, socchiudendo gli occhi. -Sei ingrassato, e pure rasato male-.

Passo la mano sulla faccia, ma non trovo traccia di peli al contatto; se c'è una cosa che non trascuro è la rasatura. Con l'altra mi tocco la pancia e non posso che darle ragione. Già quando stavamo insieme era una fan della cura personale e del fitness, ma evitava di coinvolgermi nella sua mania. La guardo a mia volta e vorrei trovare qualcosa che non va, ma non riesco proprio a captare un particolare fuori posto; se devo confessarlo direi che è migliorata in tutto, dalla pettinatura a caschetto curata, il trucco messo ad arte e l'abbigliamento elegante.

-E tu hai degli orecchini orrendi!- esclamo, non trovando di meglio da dire. Ride divertita e mi accorgo che gli incisivi superiori, un tempo leggermente piegati all'interno, sono di una simmetria perfetta.

-Sei sempre il solito- sembra distendersi. -Che mi racconti di te?-.

Vorrei non dirle nulla, solo vomitarle addosso che grazie a lei ho passato i peggiori tre mesi successivi all'abbandono, però quella che ho davanti non è solo Claudia, ma una cliente che può portare fior di soldoni nelle nostre casse.

-Convivo e sono felice- rispondo d'un fiato. Un po' poco, quindi aggiungo qualche particolare. -Mi piace sempre la moto, guardare i telefilm e mangiare, da come hai notato-.

-Come si chiama?- si riferisce forse alla mia pancia? No, forse intende la compagna con cui condivido la vita.

-Sabrina ed è magnifica- vorrei aggiungere anche che non mi fa becco, ma freno la lingua. -Lavora nel campo immobiliare, perciò un qualcosa che ci accomuna- non l'avevo mai pensata in questo modo, ma è vero.

-Ne sono felice- sembra sincera. -Io invece sono sposata con il dottor Pallanza e abbiamo un bambino, Michele, di sei mesi-.

Un figlio? Cavoli, ma allora ha proprio deciso di mettere la testa a posto! Non riesco a vederla come madre, ma forse il tempo e la maternità possono averla cambiata.

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I disegni che mi ha passato Morelli, insieme ai preventivi di spesa, occupano buona parte del tavolo. Inforca un paio di occhiali Dolce e Gabbana che la trasformano in una perfetta professionista, quindi si allunga sulla scrivania, osservando il primo disegno relativo al salone di ingresso. Con le mani afferra un paio di foto, poi guarda con un sorriso il rendering di come potrebbe risultare il lavoro ultimato.

-Davvero l'hai fatto tu?- mi chiede, quasi che mi reputasse incapace di eseguire il lavoro di architetto per il quale ho speso sei anni della mia vita in studi e tirocinio. In effetti il settanta per cento è opera di Morelli, ma a lei non deve interessare.

-Certo, cosa credi!- rispondo piccato. Il suo sorriso si allarga e sfila gli occhiali.

-Ma come sei sempre... lo stesso- le sue parole mi fanno arricciare i peli sulle braccia. -Rilassati, era solo una domanda-.

Forse si, ma ho passato troppo tempo con lei per non mettermi sulla difensiva. Usava la parola rilassati in ogni frangente, non appena percepiva che mi stavo alterando. Lei mi tradiva ed io dovevo essere rilassato, faceva compere pazze ed io sempre in stato di relax; insomma, secondo lei mi sarei dovuto sdraiare sul letto ogni volta, respirare, recitare un paio di mantra e lasciare che le cose procedessero come se nulla fosse.

-Rilassati un paio di balle!- mi sento esclamare e non ho nemmeno il tempo di frenare la lingua o abbassare il tono, è una fucilata liberatoria, ma anche imbarazzante. Morelli compare sulla porta, gli occhi sgranati.

-Marco, che succede?- lo chiede quasi come una supplica. -Buongiorno signora Pallanza degli Incisi- si rivolge poi a lei con un sorriso smagliante. Entra e si avvicina a noi, mi incenerisce con lo sguardo e abbozza un goffo baciamano a Claudia. Lei è tesa, il sorriso è sparito dal viso, evita di guardarmi. Capisco di averla colpita duramente, una piccola magra soddisfazione, però conquistata nel momento sbagliato. La rivedo nella nostra vecchia casa, in tuta da ginnastica intenta a creare un alone di rilassamento intorno a me. Non mi sono mai opposto, ho sempre lasciato che le cose accadessero, questa indole pigra ha fatto più danni che risultati. Mi accorgo che ribellarsi è l'unico modo per far ordine in questa squallida esistenza, ed è bastata solo una frase detta con quel tono stucchevole a scatenarmi.

-Scusati- Morelli si rivolge a me con voce dura. -Subito!-.

Rimango incerto sul da farsi, il mio capo non ha mai usato questo tono, nemmeno quando ho commesso un paio di errori in passato; capisco l'importanza del cliente, ma non si chiede perchè ho avuto quella reazione?

-Non credo di poterlo fare- trovo il coraggio di ribellarmi. I suoi occhi si sgranano nuovamente come poco prima sulla porta, non se lo aspettava di certo.

-Non importa- Claudia interviene.

-Importa sì, eccome!- tuona, riprendendo il controllo. -Esigo che tu ti scusi con la signora-.

-Ti ripeto che non posso farlo- mi tremano le gambe, ma non mollo.

-Allora dovrò fare a meno di te, per questo progetto e per quelli futuri!- è una mazzata, un colpo violento al cervello che mi fa barcollare. La scena è irreale, Morelli continua a tenere la mano a Claudia, la stanza sembra restringersi e il fiato si stoppa in gola. Mi sta licenziando? Per colpa di questa stronza che ha pensato bene di rendermi la vita un inferno e sistemarsi con uno ricco sfornandogli un figlio? Raccolgo quelle poche briciole di dignità che non sapevo di possedere, allontano la sedia e come un automa raggiungo la porta. Morelli dice qualcosa, ma non riesco a comprenderne il significato. Ho solo voglia di uscire e respirare lo smog della città, riempirmi gli occhi di vita e fare chiarezza. Cammino senza sosta, sino a quando una panchina mi raccoglie e con gli occhi chiusi ascolto il mondo intorno a me.

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Non ci posso credere! Quell'idiota mi ha licenziato! Licenziato!! Non mi tolgo dalla mente il fatto che non ha nemmeno accennato a voler capire il motivo del mio comportamento. Mi ha sbattuto fuori e basta. Senza appello.

Possibile che il marito della stronza abbia così tanto denaro da far scattare sull'attenti uno come il Morelli che quando ci si mette, a spavalderia non è secondo a nessuno?

Oppure il Degli Incisi è un cliente che gli ha commissionato una tale serie di lavori da far sì che venga steso a chiunque gli sia collegato un tappeto non solo rosso, ma d'oro?

Più ci penso e meno la storia mi convince. Voglio vederci chiaro, ma come? Mi ha licenziato, mica posso tornare.

Mentre questi pensieri mi affollano la mente mi alzo e cammino in modo spedito verso la sede della mia ex ditta. La camminata stimola i miei pensieri e dopo circa un quarto d'ora eccomi sotto al palazzo che fino a poco fa era il mio posto di lavoro con la convinzione che non è affatto vero che non posso salire.

Il fatto che mi abbia licenziato non vuol dire che io non possa tornare a raccogliere le cose che sono mie e a chiarire con Morelli quale sia la mia posizione nei confronti di Claudia ed il motivo della mia risposta.

E se Morelli non vuole ascoltarmi pazienza. Vivrò anche senza di lui e senza la sua stupida ditta.

Attraverso la strada ed entro senza che il portiere mi fermi. Ovvio, non può sapere che sono stato buttato fuori.

Aspetto un po' davanti agli ascensori, ma fremo dalla voglia di salire il più in fretta possibile e il ritardo di quell'attesa mi snerva oltre misura. Basta, ho deciso, salgo per le scale.

Giro attorno agli ascensori e spalanco la porta che dà sulle scale buttandomi verso la prima rampa ed accingendomi a salire quattro piani di corsa nonostante io sia palesemente fuori allenamento.

Dopo i primi due piani la mia foga si è già un po' spenta, ma non demordo e, arrivato al terzo, sento delle voci. Sulle prime non ci faccio caso, ma poi riconosco la voce del Morelli e allora istantaneamente mi fermo. Sembra che stia parlando decisamente sottovoce ed in modo un po' strano, forse al cellulare. Salgo ancora qualche scalino, ma questa volta in punta di piedi e cercando di non far rumore.

E' proprio in quel momento che sento anche un'altra voce: Morelli non è solo.

Faccio ancora un paio di passi e mi nascondo nel vano dove si trova la finestra che dà sulla strada. Da qui posso anche vedere con chi è oltre che sentire quello che dice e per poco non mi viene un infarto.

Vedo chiarissimamente Morelli che abbraccia con la passione di un adolescente una donna assolutamente accondiscendente, che a sua volta ansima in risposta ai movimenti delle mani di lui e mi accorgo che quella donna è nientemeno che Claudia!

Dentro di me cresce una rabbia folle: grandissima stronza lei e fottutissimo bastardo lui! Ecco spiegato il suo atteggiamento nei confronti di lei! Ecco il motivo di una reazione tanto esagerata! Ora tutto quadra.

Rivivo la scena e ricordo il suo goffo baciamano, il suo continuare a tenerle la mano, il modo in cui la guardava. E ricordo anche il cambio repentino di atteggiamento di lei nei mie confronti. Diavolo! Quindi questi due sono amanti! E chissà da quanto! Immagino già che addirittura il figlio di lei non sia del marito, ma del Morelli.

Di colpo mi sento molto più forte: ora Morelli ce l'ho in pugno, ma devo giocare bene le mie carte ed è con estrema gioia che mi ricordo di possedere uno smartphone di ultima generazione.

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-Che vuoi?- Stefano non ha mai imparato le buone maniere, vive di puro istinto e le relazioni personali, così come le frasi di rito, ad esempio buongiorno, non fanno per lui. Non riesco a togliermi dalla mente le mani di Morelli infilate nella scollatura di Claudia e il viso di lei estasiato.

-Ti devo parlare, ora!- gli impongo, trasformandomi per un attimo nel mio capo, o ex a questo punto. Silenzio dall'altra parte, poi un sospiro.

-Ok, sei nei casini- risponde frettoloso. -Ma se è per qualche questione di soldi sai che non posseggo un centesimo-.

-Solo una chiacchierata e un paio di consigli, di quelli tuoi- ama sentirsi lusingato e pensare di poter essere indispensabile gli fa cambiare subito vela.

-Dove e quando?-.

-Tra quindici minuti sotto casa mia- e stacco la comunicazione. Non aspetto nemmeno la risposta, intanto so che non sta facendo nulla. Morelli e Claudia, per evitare di dare spettacolo, sono rientrati nello studio; sono soli, con me fuori dai piedi hanno campo libero. Sento la serratura scattare e la chiave dare due giri di cricca. Avrei voglia di rompergli l'anima e pure la faccia, ma sarebbe troppo facile, ho bisogno di farmi sbollire la rabbia e pensare ad un piano tanto lucido quanto spietato. Claudia si è dimostrata la solita stronza fedifraga di sempre, un tipino a cui piace divertirsi scegliendo i tipi con le tasche gonfie. Ma allora con me che cavolo ci stava a fare?

Ricordo di averle presentato Morelli quando stavamo insieme e lui era ancora sposato con Luisa, sua ex segretaria dalle forme notevoli. Un matrimonio durato sette mesi e una separazione, senza divorzio, che si protrae nel tempo. A detta sua sono in ottimi rapporti, ma da quando si sono lasciati non mi è mai capitato di vederla o sentirla.

Morelli non è uno schianto, diciamo che si può posizionare nella media tendente al basso, se lo vogliamo paragonare ad un telefonino; stempiato, quarantacinque anni e un fisico magro merito della natura e non della palestra, ma ha dalla sua una parlantina notevole che riesce ad affascinare chiunque. Poi è ricco, parecchio, quanto basta per poter essere interessante e mascherare le altre falle.

Passo davanti al negozio di Marcello che mi lancia un'occhiata come per dire che sto facendo in giro a quell'ora; gli faccio segno che sono di corsa e passo oltre. Girato l'angolo vedo il portone di casa, ma di Stefano nessuna traccia. Forse avrei dovuto dirgli cinque minuti invece di quindici. Non abita lontano, ma il tempo libero dalla sua lo spinge a girovagare senza mai imboccare la via più breve per unire due punti. Per questo che è così in forma, penso.

Sabrina è al lavoro, quindi casa libera. Attendo nel portone e saluto la signora Pia, la vicina di sopra sempre propensa a farsi gli affari suoi, ma non riesco a sfuggire all'arrivo di Dante, l'ex vigile urbano in pensione, denominato il gazzettino di Via Garibaldi, la lunga strada in cui abito.

-Ti hanno licenziato!- esclama, ed io trasecolo. Come cavolo lo ha saputo? E' in contatto diretto con Morelli, oppure ho la faccia da defenestrato? -Dai, una giornata di ferie ogni tanto ci vuole- aggiunge, facendomi tirare un sospiro di sollievo.

-Già, ne ho ancora tante- mi invento, poi penso alla mia ragazza e so che entro domattina lo verrà a sapere. -Veramente voglio fare una sorpresa a Sabrina; sono in cerca di un regalo, è una ricorrenza nostra, quindi mi raccomando...-.

-Ma stiamo scherzando!- esclama, sorpreso. -Sai che se c'è uno che si fa gli affari suoi sono io-.

Già, proprio. Per fortuna arriva Stefano, le mani in tasca e gli occhi persi nell'azzurro del cielo. Non si è mai fatto canne, almeno per quanto ne so io, ma a volte mi domando se qualche sostanza estranea entra in quel corpo. Dante non perde nemmeno una mossa e memorizza frasi, luogo e circostanze.

-Saliamo, così ti racconto- lo trascino nel portone, entriamo in ascensore e raggiungiamo il piano in silenzio. Non dice nulla, si limita a fissarmi, quindi mi poggia una mano sulla spalla.

-Ho visto cadaveri con un colorito migliore- dice, giusto per mettermi a mio agio.

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Entriamo in casa. Mi chiudo la porta alle spalle e ci rimango appoggiato, quasi mi fosse mancato all'improvviso l'equilibrio.

-Allora, mi vuoi dire che sta succedendo, non sarai per caso nei guai?- É tipico di Stefano piantarsi davanti a te con le braccia conserte e guardarti negli occhi anche se sembra che ti stia trapassando da parte a parte e pensi ad altro.

-C’è una cosa,- dico. -Una cosa che potrebbe farmi godere per un bel po’ o rovinarmi. Ma che devo fare.-

-Però, sei riuscito a incuriosirmi. -Dice lui e mi fa segno di seguirlo in cucina, come fossimo a casa sua. Apre anche il frigorifero, perché sa che ci sono sempre bottiglie di birra. Infatti ne prende un paio e le posa sulla tavola, poi apre il cassetto della credenza per cercare il cavatappi, ma siccome non siamo a casa sua, non lo trova. Vedo che prende una forchetta e con la punta del manico stappa le due bottiglie. -Allora?- Chiede, dopo essersi seduto e aver bevuto un paio di sorsi.

Mi siedo anch’io e prendo la bottiglia che mi ha offerto Stefano. Sorrido per la sua sfacciataggine, ma è anche per questo che mi è simpatico.

-Cominciamo dal fatto che Morelli mi ha licenziato, per via che non ho chiesto scusa a Claudia…- Comincio, ma Stefano mi interrompe subito.

-Come, come. Scusa, eh? Comincia dal principio, parlando con la dovuta calma.-

In effetti, mi stavo ingarbugliando, ma avevo un po’ di confusione in testa. E così con calma, seguendo le mani di Stefano che mi dirigeva come fosse stato un direttore d’orchestra, misurando le pause, e facendomi prendere fiato al momento giusto, gli ho raccontato tutto, compreso delle foto.

-Quindi, è tutto qui dentro,- dice adesso, prendendo il mio smart e guardandolo quasi fosse un oggetto prezioso, e in effetti lo è, prezioso, visto quanto l’ho pagato.

-Già!- Faccio io, guardandolo, con la mia tipica espressione incerta di chi non sa cosa fare, che è poi il motivo per cui spesso lo coinvolgo nella mia vita.

-Gli mandiamo un whatsapp con la richiesta di riscatto.- Esclama tutto soddisfatto.

-Ma che riscatto del lella!- Sbotto, alzandomi. -Per il momento mandiamogli il whtsapp, ma dal tuo cellulare. Il mio numero lo conosce e non voglio che capisca che sono io. Non so se mi spiego.-

-Ah!- fa lui. -Dal mio cellulare. Sì, credo che per il riscatto si possa aspettare. Per non incorrere in qualche reato, insomma.- Si è un po' rabbuiato, in effetti,

-Certo che ho ragione,- dico io. -Glielo mandiamo ogni giorno. Domani torno in ufficio a prendere le mie cose e vedo se riesco a trovare anche il numero di Claudia, così glielo mandiano anche a lei il whatsapp.-

Vedo che Stefano annuisce, pensieroso. -E Sabry?- Chiede adesso.

-Sabry non deve sapere niente, ovvio.-Rispondo io, guardandolo come per dire che c'entra Sabrina.

-No, dico, siccome oggi siamo qui, che ci hanno visto tutti, in questo orario insolito, intendo.- Dice, guardandomi con due occhi interrogativi. -Hai mica detto, al Gazzettino, a quello, no? che devi farle un regalo...-

-Già, anche questa.- Dico io. -Mi arrangerò con lei. Dovrò pur dirle che mi hanno licenziato.-

-Non è che poi fa due e due quattro e viene a sapere dell'inghippo?-

-E perchè dovrebbe venire a saperlo, scusa.-

-Già!-

-Dai, cominciamo a mandargli il primo whatsapp

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Quando tira fuori il cellulare rimango con la bocca spalancata, nemmeno avessi avuto una visione mistica.

-Un Nokia 3310?!?!?- mi accascio sulla sedia e non credo a ciò che ho davanti agli occhi.

-Bellissimo, indistruttibile e con un'autonomia spettacolare- sorride e lo pubblicizza, come se fosse un venditore di cellulari.

-Si, ma senza Whatsapp, nemmeno la connessione internet!-.

-Ah, giusto- si gratta la testa. -Però posso mandare gli SMS-.

Manderei volentieri lui, ma rimango zitto; il mondo è pieno di smartphone, tablet e altri accessori in grado di inviare messaggi, e questo vive ancora come i trogloditi.

-Ma hai il profilo su facebook, posti e metti like: con che cazzo ti colleghi?-.

-Col celluare di nonna-risponde, serafico. Sua nonna, quell'ottuagenaria sempre a spasso col cane che ogni giorno mi incontra e chiede: ti ho già visto, ma non so dove prenderti.

-E che cosa ci fa con uno smartphone, di grazia? Gestisce siti d'appuntamenti? E' iscritta a canali Youtube?- sto uscendo di testa.

-No, aspetta- si accorge del mio malessere, -è che ha stipulato un contratto con Sky e c'era una campagna di abbonamenti dove regalavano un cellulare. E' senza sim, ma siccome Calogero, il vicino calabrese di nonna, vive col nipote ed ha attivato la linea adsl, io mi collego alla linea wifi e così posso navigare-.

Mi prende un senso di nausea, stiamo andando alla deriva, le chiacchiere si stanno facendo pesantied inutili. Ho in piedi un sacco di problemi, primo tra i quali la perdita del lavoro, poi la tresca tra Morelli e Claudia, Sabrina che prima o poi dovrà sapere tutto e un paio di foto che scottano. Devo trovare un cellulare al più presto e infliggere il primo colpo. Potrei acquistare una sim nuova, o intestarla a Stefano, che poi potrebbe metterla nel cell di nonna, ma non conosco bene come funzionano le cose. Se per caso Morelli si rivolge alla Polizia Postale non è che risalgono al numero, di conseguenza dove è stata acquistata e grazie alle telecamere che tappezzano ormai il mondo intero rischio di venire scoperto? Sudo freddo, sono in un vicolo cieco.

-Puoi stamparle- dice Stefano, dando fondo alla birra e attaccando a scartare dolciumi dalla ciotola in mezzo al tavolo. E' un genio, cammuffato sotto mentite spoglie di idiota! Quasi lo abbraccerei.

-Idea magnifica- vedo già la scena: io che mi avvicino alla porta dello studio e lascio scivolare la foto da sotto, quindi sparisco aspettando il botto.

-Inoltre puoi farne recapitare un paio al marito, sia mai che ne possa uscire qualcosa-.

Ci penso su, il piano non esiste ma stiamo gettando le basi per un'associazione a delinquere. Eppure questa mattina ho messo a terra il piede destro come sempre, fatto la doccia usando la spugnetta verde e aperto la porta con la mano sinistra. Deve essere una questione di bioritmi uniti alla congiunzione di qualche pianeta sbagliato.

-Sai, credo che io e te siamo quanto di più sbagliato possa esistere in fatto di amicizia- lo penso veramente. -Io sto per dare capocciate contro al muro e tu trovi la soluzione, pazzesco. Siamo... non riesco a dare una definizione...-.

-Diametralmente opposti?- conclude lui, con la bocca sporca di cioccolato.

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La mia testa però continua a macinare: Il mio intento è quello di farmi riassumere, ma non tra vent'anni, possibilmente un po' prima.

-Senti, forse ho cambiato idea - dico a Stefano.

- Come cambiato idea! Non abbiamo nemmeno iniziato a parlare e tu già cambi idea? Ho come l'impressione che qui non abbiamo un piano degno di questo nome. Allora: cosa vuoi ottenere da queste fotografie? -

- Voglio che si rimangi il licenziamento! - rispondo senza nemmeno farlo finire.

- E allora per quale motivo il wapp non dovrebbe partire dal tuo cellulare? E' più che logico che parta dal tuo, invece - Ci penso un attimo e concludo che in effetti ha ragione. Ma concludo anche che sto per diventare un ricattatore e glielo dico.

- Ma smettila! Non ti ha nemmeno ascoltato, ti ha buttato fuori come se fossi il più stupido della compagnia e tu ti preoccupi di essere scorretto con lui? Ma avesse fatto attenzione invece di mettersi per le scale con quella stronza! Se la storia è clandestina dovrebbero fare ben più attenzione, quindi il cretino è lui ed è giusto che paghi la sua leggerezza, visto che a te non ha concesso nemmeno il beneficio del dubbio! - risponde risoluto e mi convince.

Confesso che mi tremano un po' le mani, ma compongo il whatsapp allegando la prima delle fotografie e con la didascalia: dovremmo parlarci un attimo e piuttosto velocemente: Quando posso passare da te? E lo invio.

- Per sicurezza inoltra quelle fotografie anche a me. Non vorrei mai che per qualche motivo andassero perse.

- Sul tuo magnifico e indistruttibile 3310???

- Hei che fai? Prendi per il culo? Mandamele su quello della nonna, no?- Mi arrendo e giro anche alla nonna gli scatti rubati sulle scale.

Ho appena inviato il tutto che ricevo un wapp. Mi tremano di nuovo le mani quando lo apro: "vediamoci domani alle 8,30 nel mio ufficio", sono le laconiche parole che leggo.

Stefano fa i salti di gioia come se avesse vinto alla lotteria mentre io non mi sento troppo bene.- Perchè quella faccia da cadavere? Non sei contento? Così ottieni due cose: costringerlo ad ascoltarti e farlo incazzare perchè Claudia è stata pure con te -.

- Ecco, così non appena lo viene a sapere mi licenzia un'altra volta -

- Non ne sarei così certo. Pensa che bello se tu potessi prendere due piccioni con una fava: da una parte farti riassumere e dall'altra far sì che Morelli molli Claudia dall'incazzatura. Così la faresti pagare anche a lei! - In effetti non ha tutti i torti, anche se la mia è stata una storia non recente e magari al Morelli non gliene può fregare di meno. Solo che davvero non mi va di essere un ricattatore: "O mi riassume, o mando le vostre fotografie al marito della sua bella Claudia". No, non mi ci vedo proprio.

Inizia così una discussione accesa tra me e Stefano su quello che dovrei o non dovrei dire ed alla fine, dopo un po' di tira e molla dove Stefano fa tanto lo smargiasso, giungiamo entrambi alla conclusione di escludere il ricatto.Usciamo insieme sorridendo al Gazzettino e io me ne vado in giro fino all'ora in cui di solito torno a casa in modo da far scorrere la serata come se niente fosse.

Il mattino dopo, puntuale, alle 8,30 sono davanti alla porta dell'ufficio del Morelli.Lui è già seduto alla sua scrivania e con aria torva mi fa segno di entrare e di sedermi senza mai distogliere lo sguardo da me.

Io da parte mia ho messo su un'aria risoluta tipo "non ho certo paura di te" e nemmeno io abbasso lo sguardo.

- Che cosa vuoi Ricci, soldi? Quanti soldi vuoi per quella fotografia? -

- QUELLE fotografie - lo correggo io con un tono che non mi sarei aspettato di riuscire a tenere.

- Ah, perchè ce ne sono altre - aggiunge abbassando lo sguardo.

- Sì,ce ne sono svariate altre - e lui continua a non guardarmi.

-Avanti - aggiunge mestamente - quanti soldi vuoi? Vuoi che ti passi lo stipendio anche senza lavorare, è questo che vuoi? -

- No, senti Morelli, io non sono un ricattatore. I tuoi soldi non li voglio. Io voglio lavorare. Voglio che tu mi ridia il mio posto.

- Ah e così non saresti un ricattatore. E non è un ricatto questo forse? Vuoi che mi rimangi la decisione che ho preso dopo che ho visto quanto sei maleducato ed inopportuno, quando per la prima volta mi sono reso conto di come ti comporti male con i clienti! Che razza di dipendente può essere uno che si permette di usare un eloquio come quello! E io secondo te dovrei cambiare idea solo perchè hai in mano delle fotografie compromettenti! Potrei denunciarti lo sai? - mi grida addosso furente.

- Ma non lo farai! E non fare il santarellino. Non te ne frega un tubo di come tratto i clienti, te ne sei sempre strafottuto! Mi hai licenziato solo perchè ho risposto male alla tua bella che, guarda caso un po' di anni fa è stata la mia convivente ed è stata una tale stronza che te la raccomando! E non hai sentito come lei ha trattato ME! E col cavolo che le avrei chiesto scusa. Manco morto! - dico sbottando e senza pensare che mi ero riproposto di tacere della mia relazione con Claudia.

6

Accusa il colpo, come un pugile che riceve un gancio in pieno mento e sbianca. Il momento non è forse del tutto sbagliato, ammutolisce e mette da parte quell'aria da uomo arrivato e dall'aspetto granitico, per lasciare spazio ad un essere avvolto nel panico. Non voglio perdere l'occasione e lo colpisco al fianco.

-Farfallina colorata sulla natica e piccola cicatrice sul fianco destro per via di una caduta-.

Non ho mai visto Morelli in quelle condizioni, è l'ombra di se stesso. Mi sento bastardo ed infierisco, forse nel modo più cattivo.

-E' tuo il figlio, vero?- non posso saperlo, ma non riesco a trattenermi.

-Senti, è complicato- abbassa la voce e si avvicina alla porta, chiudendola. -Non sapevo di te e lei, davvero. Non ne ha mai fatto parola-.

-E di sicuro non ti ha parlato di tutti gli altri che si è passata negli ultimi anni, una vera collezionista. Allora, è tuo?-.

-Non parlare così di lei- il tono non è indisponente, anzi sembra quasi mi stia facendo una confidenza. -Io ne sono innamorato, felice per tutto ciò che mi dona. Michele è mio figlio, sì-.

Quel nome mi fa tornare alla mente il periodo in cui stavamo insieme, alle lunghe chiacchierate sdraiati a letto dopo aver fatto l'amore. Desiderava un figlio, più volte avevamo pensato di provarci, ma i reciproci lavori avevano sempre avuto il sopravvento.

-Lo chiamerei Michele- mi disse, -e se è una femmina Michela-.

-Fantasia allo spasimo- risposi. Non mi sentivo pronto, in verità non sono mai pronto per nulla, i cambiamenti mi spaventano e cerco di buttare alle spalle tutto ciò che reputo destabilizzante, che in qualche modo incrini la mia quotidianità. Eppure in questo preciso istante sto vivendo una situazione pazzesca, che per uno come me equivale ad un'avventura alla Indiana Jones.

Ieri sera è stata dura con Sabry, ho dovuto stare fuori casa sino a quando non l'ho vista arrivare. Ho aspettato qualche minuto poi ho imboccato il viale, finendo contro Dante.

-Niente regalo, quindi nessuna festa a sorpresa- ha detto, osservandomi. Non che uno debba per forza riempirsi di pacchetti, ma per uno come lui, che cerca il pelo nell'uovo, mani vuote sono indice di nessun acquisto.

-Lo consegneranno a domicilio- ho cercato di defilarmi, ma inutilmente.

-E cos'è?- ecco, ti pareva.

-Nulla, un pensiero, una cosa che desidera da tanto- ma i cavolacci suoi no?

-Cioè?-.

Un cannone, da metterti dentro e spararti sulla luna! Ho pensato, invece ho sorriso in modo alquanto tirato per poi dire la prima cosa che mi apparve davanti.

-Una macchina da cucire programmabile, in comode rate mensili- la corriera, col grande pannello pubblicitario sfrecciò alle spalle di Dante.

-Bello, mi piace; anche la mia Marisa ne ha una, certo non di quelle moderne in grado di fare ricami in tre diensioni, ma una robusta Vigorelli degli anni ottanta. Se vuoi posso dirle di aiutare Sabrina...-.

-Le ho pagato anche il corso!- esclamai, riuscendo finalmente a dribblarlo. Lei era in casa, già in tuta e alle prese con il frullatore, nel quale aveva messo pere, mele e banane.

-Ciao, ne vuoi?- mi sorrise e mi sentii fortunato. Non amo le poltiglie di frutta, meglio una bella bibita gasata, ma accettai. Mi ha guardato compiaciuta ed insieme ci siamo seuti sul divano, raccontandoci la giornata. In verità inventai un sacco di balle, esagerando ed arrivando a dirle che per poco non mi prendevo una promozione. tutto pur di evitare di dirle la verità, e cioè che ero stato licenziato, Morelli e la mia ex avevano una storia con tanto di pupo e che Stefano era riuscito a trascinarmi nei suoi piani diabolici in cui io finisco mani e piedi.

-In verità ti avrei chiamato- Morelli mi strappa dai ricordi. -Non è mia intenzione licenziarti, non potrei fare a meno di un professionista come te-.

Sento che mi sta lisciando, un repentino cambio di fronte di cui non capisco il significato. Mi gira attorno, scruta ogni centimetro di me, poi come una gazzella mi salta addosso, facendomi finire a terra. L'azione è talmente fulminea che non riesco a reagire, ma è quando lo sento frugare nelle tasche che capisco. Non faccio in tempo, allo stesso modo fulmineo si stacca da me tenendo in mano il cellulare, quindi corre alla finestra, la apre e lo lancia fuori.

6

Ormai sono diventato bastardo dentro e, con un sorriso da film americano, mentre sono ancora seduto per terra gli dico:

- E tu davvero pensi che l'unica copia di quelle fotografie sia stata nel mio celluare? Povero stupido illuso. - A queste mie parole spalanca gli occhi e la bocca in un'espressione di vero stupore.

- Ma come, tu così tecnologico non sai che esiste il cloud? Ho il salvataggio automatico sul cloud bello mio, per cui sbattere giù dalla finestra il mio smart ti servirà solo a dovermelo ripagare perchè per il resto sei comunque fottuto -

Di certo non gli dico che io il salvataggio su cloud non ho ancora imparato ad impostarlo ed il mio cloud in questo caso si chiama nonna di Stefano.

Vedo però con gioia che nuovamente abbassa gli occhi e si lascia cadere sulla sedia come se avesse perso tutte le speranze.

- Suvvia, che sarà mai riassumermi? Non ho mai fatto un cattivo lavoro, tu stesso in più occasioni me lo hai detto. Vabbè, magari non sono quell'indispensabile con cui mi stavi insaponando poco fa, ma sicuramente sono uno dei migliori qui dentro e sai che sono fidato. E poi il tuo è stato uno scatto di rabbia. Se fosse stata una cliente qualsiasi magari davi ancora ragione a me. Ma si trattava della cara e fragile Claudia e allora.... - aggiungo on un sorrisetto e sentendo la cattiveria pervadermi da capo a piedi.

- La meravigliosa Claudia, madre di un figlio che non saprà mai che sei suo padre. A proposito, ma sei proprio sicuro di essere il padre o ti ha preso per il culo come ha fatto con me in una valanga di situazioni? Quando ti ha detto che il figlio era tuo non ti ha detto di rilassarti che avrebbe pensato lei a tutto? -

A queste mie parole vedo il Morelli sbiancare nuovamente. Ora sembra proprio un cadavere. Forse ci sono andato giù un po' pesante e quasi mi aspetto che scivoli dalla sedia da cui è seduto per diventare un tappeto sotto la scrivania.

- Ma...ma...il figlio non può che essere mio.... - sussurra.

- E chi te lo dice? - affondo ancora il coltello - hai fatto il test del DNA? No, perchè con una come quella l'unico modo per esserne certi è proprio solo quello - dopo quello che la stronza mi ha fatto passare, sento che la mia cattiveria non ha più limiti.

- Marco, perchè mi dici queste cose? Io amo quella donna, la amo più di me stesso. Calncello il licenziamento, stai tranquillo, fai come se quello che è successo stamattina non fosse mai accaduto. Sei reintegrato e puoi riprendere il tuo lavoro anche subito. E tieniti pure le tue fotografie, tanto dopo quello che mi hai detto non ho più nulla a cui posso credere - e si copre il viso con le mani.

Mi sento veramente un po' tanto bastardo.

Oppure sarà una nuova recita?

5

Comunque, al momento, non ho proprio voglia di stare lì dentro, ho bisogno di pensare, farmi una passeggiata, anche se l'idea di farla già mi stanca. Sarei andato giusto ai giardini e mi sarei seduto su una panchina.

- Se non ti spiace, inizierei magari oggi pomeriggio o domani addirittura.- Dico a Morelli che ha ancora il viso coperto dalle sue mani bianche e magre, e non sto ad aspettare il suo commento, mi giro e mentre esco saluto con la mia mano grassottella e rossiccia, come ho visto fare all'eroe di un film, che sa che il cattivo di turno non gli sparerà alle spalle. Io lo faccio perché so che Morelli non mi sta puntando la pistola alle spalle, almeno credo. A ogni modo sono davanti all'ascensore e non è successo niente. Ho solo sentito che diceva che andava bene, anche domani. Neanche a farlo apposta, quando arriva l'ascensore e si apre la porta vedo la Claudia che mi squadra da capo a piedi con quel suo sorrisetto del cavolo all'angolo della bocca. -Toh, chi si vede. Sei venuto a prendere la liquidazione?- Dice, e nemmeno aspetta il mio commento.

Ma io glielo buttò lì ugualmente, mentre sta aprendo la porta dell'ufficio, -Attenta che non la dia a te, la liquidazione,- dico, mentre schiaccio il tasto del piano terra. Avrei voluto invece fermarmi e sentire il prosieguo della vicenda. Ma poi penso che ormai sono affari loro ed esco dal portone. Faccio un bel respiro e mi dirigo ai giardini. Non ci sono mai stato a quell'ora, invero. Anzi, credo di esserci stato poche volte. Ai tempi della scuola, quando riuscivo a trascinarci qualche sfigata come me. Sabry ci va a correre e non mi invita più a seguirla. Entro. Già a vedere quei saliscendi mi viene il mal di mare. Ci sono delle coppiette di ragazzi, appunto, che hanno saltato la scuola. Occupano le panchine più defilate, naturalmente, quelle all'ombra nella fattispecie. Non che il sole mi dia fastidio, ma dovendo valutare i trascorsi e i divenire e sentire il cervello che cuoce e non solo per i pensieri che devo fare, mi fa già sudare. Giro per un po', sempre nella ricerca di un posto all'ombra e... sì, guardo e riguardo e mi dico che porc... è proprio Sabrina, la mia Sabry che sta parlando con un uomo. No, dai, è un cliente, mi sono detto, chi altri potrebbe essere. Sabrina mi ama, è cotta di me, perché dovrebbe stare ai giardini, appartata su una panchina all'ombra con qualcuno che non sia un cliente? Poi, naturalmente lo porterà a visitare un appartamento, magari arredato, con la camera da letto... no.

4

Chissà perché in questo momento viene da pensare a noi, a me e a Sabrina, intendo; al fatto che siamo diversi, opposti, e forse è per questo che stiamo insieme. Come se questo pensiero mi dia la forza di accettare comunque la sfida, o meglio, quella che io voglio sia una sfida. Non che propriamente voglia che sia una sfida, è capitato, ce l'ho davanti, perdiana, è che mi sembra una sfida, mentre ci penso, quasi un voler metterla alla prova, e sono io invece che mi metto alla prova. Nel senso che devo fidarmi di lei, accettare che si possa appartare con clienti per discutere meglio prezzo e condizioni di vendita. Ecco. Lei sicuramente, ammettiamo che sia io al suo posto, appartato con una donna, intendo, e lei pensi che sia una cliente (non le verrebbe mai in mente che possa appartarmi con una donna ai giardini, anche perché ai giardini non ci vado volentieri, l'ho già detto e ridetto, ma ammettiamo che mi veda), lei salterebbe subito fuori e si pianterebbe davanti a noi con le mani sui fianchi, i gomiti ben protesi in avanti, come le ali di un gallo cedrone pronto all'attacco, ma ferma immobile, fissandoci per bene, prima l'uno e poi l'altra, dritto negli occhi, con quel suo sorrisino appena appena accennato sulle labbra, che basta quello per sciogliermi, che nemmeno una fetta gigante di torta alle mele riuscirebbe, godendo del nostro stupore e smarrimento, in attesa di una spiegazione plausibile, ma senza fare scenate, come fosse un'amica comune che si incontra ai giardini, appunto. Poi a casa, si sarebbe chiarito, civilmente, e mi avrebbe messo alla porta, con annessi e connessi, anche nel caso fossi stato davvero con una cliente, per poi venirmi a riprendere, non appena fossi arrivato al pianterreno. E' il suo modo di fare, insomma: onestà e fiducia, ecco. Io invece resto qui, nascosto dietro l'albero a cercare di indovinare cosa si stanno dicendo, che prezzo sta sparando. Anche se da come si sorridono non mi sembra che stiano parlando di prezzi, a meno che sia così basso o così alto da indurre al riso il cliente. Ma ecco che si alzano, non si prendono a braccetto, e questo potrebbe essere positivo, ma anche evasivo, nel senso che stanno attenti a non incontrare qualcuno che conosciamo, tipo Dante il gazzettino o la signora Pia o altri. Li seguo, dai, tanto non ho niente da fare, e in ufficio non ci torno di certo, dopo questa scoperta. Camminano piano, ogni tanto si scontrano con la spalla, è naturale, camminano vivino vicini, che non ci passa una lama di coltello. Ma guarda te! Ma cosa fa, gli dice anche quante sono le piastrelle della cucina e del bagno? Va bene che il cliente bisogna un po' intontirlo coi particolari, se è un po' restio all'acquisto, ma per le cose che gli sta raccontando sembra che voglia vendergli il Colosseo con fontana di Trevi allegata. Oh, no! Cos'è quella, una Porche S4 turbo, nera per di più. Salgono. Partono.

3

E io con che cavolo gli sto dietro? A piedi? Non è come in quei film d'azione che l'eroe salta sui tetti, scende dai terrazzi e vola tra un cornicione all'altro finendo con l'intercettare il fuggitivo; loro sono fisicamente perfetti, allenati in tutte le arti marziali esistenti al mondo e capaci di uccidere con un proiettile solo tre persone messe in fila. Io appartengo a quella parte dell'umanità capace di procurarsi un infarto anche solo a pensare di correre. Il tipo le apre la portiera, Sabry lo guarda con aria civettuola e sale. Il panico mi prende la bocca dello stomaco: devo devo fare qualcosa! Cerco il cellulare ma ricordo del volo dal quarto piano ad opera di Morelli, allora mi guardo in giro e cerco una soluzione, mentre la Porsche si muove lentamente. Una bicicletta appoggiata al muro, accanto al negozio di commestibili; modello da donna, con grande cestino rosa davanti. Non ho mai rubato nulla in vita mia, però capisco che per tutto c'è una prima volta, quindi ci salto sopra e affondo la prima pedalata. L'ultima volta che l'ho fatto frequentavo ancora il liceo, quindi ad occhio e croce una ventina di anna fa. Non so se è l'adrenalina o la vergogna ma in breve raggiungo velocità e prego il Signore di perdonarmi, che sarà mia premura rendere il mezzo al legittimo proprietario, magari accompagnandolo con un bigliettone da cento euro. Per il momento l'attenzione è rivolta all'S4 turbo che per fortuna è obbligata a procedere lentamente tra il traffico. I due a bordo occupano entrambi i loro sedili, le teste belle dritte, ma non riesco a vedere le mani. Forse mi sto facendo delle paranoie, Sabrina non è Claudia, potrei metterce la mano sul fuoco, si è sempre dimostrata affettuosa e fedele...L'auto trova una via libera e accelera, mentre io freno. E se fosse tutta una copertura? Stare con uno tranquillo senza grilli per la testa, uno metodico e sedentario come me diciamo, può dare i suoi vantaggi ad una donna in carriera. Anche con Claudia non mi sono mai fatto troppe domande, c'era affinità e consideravo questo un vantaggio, ma non è stato così. Ho accettato quindi di stare con una persona opposta a me, credendo in questo caso in un completamento della coppia, ma non vorrei aver perso altro tempo. Giro la bici per riportarla al suo posto, ma prima voglio passare dall'ufficio. Entro sul retro, dove il cortile condominiale è strapieno di auto e motocicli, una specie di parcheggio privato aperto a tutti. Alzo gli occhi e inquadro la finestra dello studio di Morelli, valuto la gittata e trovo il cellulare piantato in un sacco condominiale di carta. Benedetta raccolta differenziata! E' quasi intatto, tranne un'ammaccatura sul bordo in alto, ma funziona benissimo, la galleria si apre e le foto sono ancora lì.Ho l'istinto di chiamare Stefano per raccontargli tutto, di rassicurarlo che le foto ci sono ancora e che quelle sul telefono di nonna le può cancellare. Cancellare?... Ma se non possiede nemmeno una sim come cazzo ha fatto a mandarle? Un mistero da chiarire; spero che non le abbia inviate a un numero a caso, è una cosa che devo appurare. Morelli è ancora sotto scacco, crede che le foto siano custodite bene in luogo sicuro, in testa gli rode il pensiero che il bambino non sia suo e il lavoro è salvo, anche se non so ancora quando rientrerò.Chiamo Sabrina, d'istinto e senza pensarci.-Ciao- risponde allegra, -che sorpresa?-.Meglio la tua, penso. -Avevo voglia di sentirti- mento. -Dove sei?-.-In ufficio- risponde, senza esitazione. La voce è ferma, se recita lo sa fare con estro. -E tu?-.-Sono sceso in strada, avevo voglia di un caffè e...- rimango con la frase in sospeso, il cuore accelera.-Cosa?-.-Mi è sembrato di vederti passare a bordo di un'auto- sparo fuori, come una fucilata. Sposto il cellulare e respiro velocemente.-Magari è una che mi assomigliava- la risposta mi gela sul posto. -Non mi sono ancora mossa da qua. Ho un appuntamento tra una mezz'ora. Ci vediamo a casa? Bacio-.Rispondo di si e sento la comunicazione interrompersi. Gli opposti si attraggono, i simili si allontanano, è una questione di poli, positivo e negativo, ma in questo momento mi sento neutro, come una presa a terra.

3

E' inutile stare a farsi illusioni: mi ha preso in giro. Non è affatto vero che è in ufficio ed è ancora meno vero che non si è mossa dall'ufficio perchè l'ho appena vista e quella che ho seguito e ho visto salire sulla Porsche non era una che le assomigliava.

Con il gelo dentro mi metto in tasca il cellulare miracolato e risalgo sulla bicicleta per andarla a riportare dove l'ho presa. O meglio, dovrei dire dove l'ho rubata. Mi dirigo verso il negozio di commestibili dove sul marciapiede c'è una ragazza che avrà circa venticinque anni che agita le braccia e parla animatamente alla proprietaria mentre entrambe si guardano intorno. Stanno chiaramente parlando del furto della bicicletta. Proprio mentre arrivo la ragazza si volta e grida: - La mia bici! E' quella, la mia bicicletta! - indicandomi con l'indice e il braccio teso spasmodicamente. Potrei mentire e dire che ho rincorso il ladro e gli ho preso la bici che ora riporto, ma non ce la faccio. Dopo la menzogna di Sabrina sono troppo disperato.

- Scusate, scusa - dico rivolto alla ragazza e alla proprietaria del negozio che mi guardano con sguardo interrogativo e intanto cerco nel portafoglio un biglietto da cinquanta euro.

- Sono stato io a rubarti la bici, anzi, a prendermela in prestito senza chiedere. Ti prego di scusarmi e di accettare questi soldi per il prestito e per essermi comportato da cretino. - Credo di avere lo sguardo talmente triste perchè entrambe rimangono con la bocca spalancata e non mi assalgono nemmeno.

- Ma... - dice la ragazza guardando il biglietto da 50 euro.

- Scusami, ti prego. Lo so che non ha senso e lo so che mi meriterei ben altro, ma non sono un ladro - .

- E allora perchè ti sei preso la mia bici? - e mentre mi chiede questo la proprietaria del negozio è costretta ad allontanarsi perchè sono arrivati dei clienti. Non so perchè, ma la cosa mi crea sollievo. Guardo i grandi occhi verdi della ragazza spalancati su di me aspettando una risposta e come un fiume in piena le racconto dell'incontro ai giardini e tutto il resto, finendo con gli occhi bassi a racconntare della menzogna.

- Senti - mi dice lei - non so perchè, ma ti credo e non voglio nessun euro per nessun motivo. A me basta avere riavuto la mia bicicletta. Ti va se andiamo nel bar lì di fronte e facciamo ancora due chiacchiere? - .

Stupito, ma contento, accetto.

Ordiniamo due cappuccini e lei mi chiede della mia storia con Sabrina e io, come se fossi fuori del mio corpo, mi sento raccontare dei nostri caratteri opposti, del fatto che non abbiamo quasi nulla in comune, che aramente ci piacciono le stesse cose, che io forse non sono molto espansivo, che mi sembra strano che una come lei possa stare con me e molte altre cose che la ragazza ascolta con attenzione.

- Ma ora che l'hai vista con un altro e poi ti ha mentito al telefono, sei disperato - .

- Sì - .

- Sinceramente o è solo il tuo istinto maschile di possesso che è stato solleticato? -

La guardo quasi con rabbia. Come si permette? Poi mi rendo conto che la domanda è più che corretta e le rispondo che sono sinceramente disperato.

- Scusami se te lo dico, in fin dei conti non ci conosciamo, ma sei stato tu a raccontarmi i fatti tuoi e forse dal di fuori le cose si riescono a vedere meglio. Secondo me Sabrina avrebbe anche piuttosto ragione a cercarsi qualcun altro e non perchè ha l'auto grande, ma semplicemente perchè la ascolta, la fa sentire importante e le dà l'impressione che di lei gli importa veramente qualcosa. Da quello che mi racconti tu queste cose non gliele dimostri. Se io fossi in te, questa sera le racconterei tutto, anche della bici rubata - e sorride - e le chiederei di chiarire bene le cose una volta per tutte. Inutile rimanere sospesi in un limbo dove nessuno dei due è felice. Tanto vale mettere le carte in tavola e capire cosa volete farne della vostra storia. E ora scusami, non voglio essere antipatica, ma devo proprio andare- .

La ringrazio per la conversazione e per avermi ascoltato, pago i cappuccini ed usciamo. La saluto e mi accorgo che non ci siamo nemmeno detti i nostri nomi.

4

Va bé, poco importa, tanto, anche se avessi saputo come si chiama, non avrei comunque combinato nulla. Non so nemmeno vivere la storia con Sabrina, figurati a iniziarne un'altra. Dai! So solo sognare a occhi aperti, ecco. Non ci so fare, inutile. Io e le donne siamo due cose differenti. Cioè, è chiaro che siamo differenti, nel senso che non le capisco. Non so rapportarmi. Faccio fatica a parlare, chiedere. E adesso dovrei chiarire bene le cose con Sabrina, una volta per tutte. Che cosa dovrei chiarire, che a me piace abbuffarmi davanti al televisore e a lei invece piace mangiare le calorie giuste per correre, o per leggere o per fare l'amore, non una di più? Lo sappiamo già. Mica posso andare a correre con lei alla mattina presto prima di andare al lavoro. O sì. Mah! Dico mah e penso bé, perché davanti mi trovo nientepopodimenoche la Claudia. E' ferma davanti al portone di casa mia. Avevo deciso di prepararmi un piatto di spaghetti con le vongole, anche se in vasetto, un paio d'etti di Barilla numero cinque, che in effetti rendono bene, tanto per farmi coraggio e avere la carica giusta per questa sera.

- Proprio te aspettavo, brutto deficiente.- Dice la Claudia, e mi molla un manrovescio senza aggiungere altro, anzi, sta lì a guardarmi per vedere l'effetto che fa.

E' chiaro che la cosa mi lascia un po' perplesso, perplesso e dolorante, devo confessare. Sicuramente è colpa della palestra, se la Claudia ha un manrovescio del genere. Mi pare che abbia fatto anche un corso di autodifesa, quando ancora stavamo insieme, e dalla forza che ha, credo che lo stia continuando.

- Cosa cavolo t'è venuto in mente di raccontare al Moretti che siamo stati insieme, che il figlio non è suo. Cosa ne sai te. Non crederai che sia tuo. Non ne saresti capace.-

Al che mi dà una spinta e se ne va, faccia alta, petto in fuori.

- Ciumbia che uppercut.- Sento una voce alle mie spalle.

Inutile che mi giri a controllare chi cavolo ha parlato, perché lo so, è Dante, il gazzettino, che se non fosse che è stato un vigile urbano, che è ancora ben messo nonostante l'età, e ... va bene, non lo toccherei comunque, perché mi è simpatico, gli darei volentieri io un bel uppercut.

- No, niente, è una vecchia amica.- Mi viene da dire.

- Bell'amica.- Fa lui. - Bella, è ancora bella, però. Manesca, anche.- Fa lui, fissandola finché non gira l'angolo.

- Una storia vecchia.- Continuo, anche perché, onestamente, non saprei proprio cos'altro dire.

- Storia vecchia, sberle nuove.- Dice lui.

Niente da dire, penso io. E penso anche che mi sono stancato di subire. E' ora di tirare fuori le palle. Nel senso di dire anche la mia. E se le mandassi una foto? Mah! Devo parlare con Paolo, piuttosto che con Stefano. O farmi un giro in moto, un bel giro fino all'alba, al diavolo tutti, la Sabrina, la Claudia, il Moretti. Sparire, far sentire la mia mancanza. Capire se veramente manco a qualcuno, se conto qualcosa per qualcuno.

4

-E comunque non credo che la signorina Sabrina sarebbe contenta di sapere che frequenta altre donne quando lei è al lavoro- commenta, non smettendo di guardare il sedere a Claudia. L'istinto omicida si fa strada, vedo le mie mani che stringono quel collo rugoso, le pupille dilatarsi e un gorgoglio di terrore spuntare da quelle labbra che non hanno mai fatto altro che danni.

-Bel culo, me lo lasci dire- prosegue, rompendo l'incanto di un omicidio a sangue freddo. Dante mi da una pacca sulla spalla e ride. -Rimane tra noi, stia tranquillo; se avessi venti anni di meno e una moglie meno scassapalle mi darei da fare. Ho notato che mi guardava mentre andava via-.

Ma questo è proprio scemo! Claudia che guarda un vigile pensionato con pensione da fame? Per fortuna si allontana, facendo altrettanto con il languore che poco prima mi attanagliava lo stomaco. Blocco totale, avrei voglia di sparire per un po'.

La situazione si sta facendo complicata, quella che sino al mattino sembrava una squallida giornata tipo si è trasformata in un circo equestre, dove io vesto i panni dell'equilibrista, il clown e il personale addetto alle pulizie delle gabbie. Mai che possa essere il domatore, o il direttore.

Paolo, già, forse lui è quello giusto a cui chiedere consiglio. Stefano è troppo strano, va bene giusto per un paio di birre; è affidabile quanto una calcolatrice rotta, ma in fondo possiede un gran cuore. A quest'ora Paolo è in palestra, come ogni sacrosanto giorno da quando lo conosco; lavoro di barman in discoteca la sera e tutto il giorno libero. Non so quando dorme, probabilmente è abituato a recuperare in fretta, beato. Anche lui l'opposto mio, in tutti i sensi. Passa da una storia all'altra con la velocità di un razzo, avendo sempre ampia scelta per via del lavoro. E' simpatico, muscoloso e di compagnia, e considero strano che mi sia così affezionato. Andavamo a scuola insieme, tutti i cinque anni delle elementari per poi ritrovarci alle superiori. Io ero il cervello, quello portato per lo studio, mentre lui se la cavava ma sempre navigando sulla sufficienza. Fatto sta che diventammo inseparabili e quando ebbe la triste sventura di perdere il fratello in un incidente si attaccò a me in modo totale. Ci frequentiamo abbastanza spesso, dico abbastanza perchè uscire con lui vuol dire andare a piedi o in bicicletta e quindi parecchie volte declino.

Vedo passare la ragazza della bicicletta, scampanella e mi saluta con la mano. Non avevo notato quanto fosse carina, preso com'ero dal ricordo di Sabrina. Agito la mano pure io e mi trovo a gridarle: -Ci si vede per un caffè?-.

-Forse- risponde allegra. -So dove abiti e dove ti piace fregare le biciclette- e si allontana, iniettando in me un po' di buonumore. Occhio per occhio, dente per dente, sento dire dalla vocina dentro di me, per poi relegarla nell'angolo più remoto del cervello. Non sono capace a tradire, non l'ho mai fatto, sono sempre stato... tradito, ecco la verità.

Chiamo Paolo, gli do appuntamento in Piazza Garibaldi dicendogli che è urgente.

-Questione di vita o di morte?- chiede.

-Di più: è in ballo la mia stessa esistenza- risposta un po' forte, me ne rendo conto. Lui non commenta e accetta. Mi incammino a passo lesto e lo trovo seduto alla base del monumento. Visto da sotto, a cavallo, Garibaldi mi incute timore, ma è solo un attimo.

-Allora, che succede?-.

Gli racconto tutto, come un fiume in piena, non mi interrompe, nemmeno fa delle smorfie, è immobile, intento ad ascoltarmi.

-Sei nella merda, Marco- si esprime alla fine. -E questo tutto in una mattinata?-.

-Si- vorrei sprofondare. Mi sono messo a nudo come mai prima d'ora.

-Quindi Claudia ti faceva becco e tu pensi che Morelli sia il padre del bambino?-.

-Si-.

-Sabrina sale su una Porsche guidata da un bel tipo e ti mente dicendoti che si trova in ufficio?-.

-Si-.

-Claudia ti schiaffeggia davanti al vicino curioso mettendoti il tarlo che suo figlio non sia del Morelli?-.

-Si, si si!!!- rispondo, esasperato. -Te l'ho appena raccontato, non è il caso che mi debba fare un Bignami-.

-Puntualizzavo, cercavo di capire- sembra punto sul vivo. -Ma lo vuoi o no il mio aiuto?-.

Certo che lo voglio, altrimenti perchè mi troverei qui, sotto Garibaldi che mi guarda come fossi un verme. Annuisco come uno scolaretto ripreso dal maestro.

-Fammi vedere le foto- lo faccio, lui emette un fischio. -Cazzo, ma è sempre più buona! Vedo che il tuo capo non si trova in imbarazzo- ma io si, anche solo a rivedere gli scatti. -Sai che sei fortunato? Tra le mie conoscenze, e non solo, c'è la segretaria del professor Degli Incisi, un bocconcino che non ti dico. Fammi fare una telefonata, fisso un appuntamento e vedo di saperne di più. Che dici?-.

Che posso dire? Sono in stallo, non so che pesci prendere e tremo all'idea di incontrare Sabrina questa sera. Devo per forza mettere la mia vita nelle sue mani, sperando non le apra al momento della caduta.

2

Non ho mai capito se tutto quello che è capitato e sta capitando nella mia vita sia dovuto a una trama studiata a tavolino dal buon Dio, giusto per mettere alla prova un individuo che rappresenta il genere umano. Ma non credo proprio di essere la persona adatta a questa speculazione, non mi vedo su un vetrino sotto il microscopio elettronico come campione da studiare. Non mi sono mai fatto notare, intendo. Uno dei tanti, appunto, ben mescolato alla massa generica. Me lo chiedo adesso perché vedo la ragazza della bicicletta ferma proprio nel lato opposto della piazza, che sta fissando con un certo interesse la ruota posteriore della bicicletta. Ma non è questo che mi è sembrato eccezionale, piuttosto che ogni tanto guardasse dalla mia parte. E adesso che la sto guardando anch'io, ecco che mi fa segno con il braccio di andare da lei. Mi verrebbe da correre, se non pensassi già al fiatone che avrei una volta arrivato, e a quei cinque dieci minuti di recupero prima di poter parlare o fare qualsiasi altra cosa. Quindi mi avvicino a una velocità moderata, cioè con quello che ho sempre pensato fosse un mio buon passo.

- Visto che ti intendi di biciclette, - dice appena arrivo, e fa una risatina tutta particolare, guardandomi con due occhi da furbetta,- non è che sai anche sostituire la camera d'aria?-

Sarà, ma a me viene in mente tutt'altro che cambiare la camera d'aria.

- Ma certamente,- dico, invece, anche se l'ultima che ho riparato, è stato una quindicina d'anni fa.

- Ho tutto l'occorrente,- dice ancora, prendendo dalla borsa ferri e camera d'aria ancora nella scatoletta e mettendomi il tutto in mano. - E' la prima volta che mi capita,- Aggiunge.

Forse la volontà del buon Dio, del destino o chi per esso, era ben predisposta questa volta, e quindi in sedici minuti d'orologio, compio l'opera. Ho detto sedici perché quando ho iniziato, il campanile della chiesa batteva le undici e quando ho finito ho guardato l'ora. Sedici minuti.

- Bravo, grazie,- dice lei. - Ci meritiamo un aperitivo. -

Al di là della piazza, c'è il bar Garibaldi. Lo so che potrei incontrare Dante, ma non importa. In questo momento sono eccitato e spaventato, però ho tutta l'intenzione di vivere questo momento.

Ho notato che la ragazza della bicicletta,

ma dai, le chiedo come si chiama, - Come ti chiami?-

- Lorenza.- Risponde lei.

ha due occhi che mi sembrano due buchi attraverso cui vedo il cielo alle sue spalle.

- Marco,- Dico io, quando mi rendo conto che non sono due buchi, ma i suoi occhi azzurri. D'accordo che non è un'espressione romantica, ma hanno lo stesso colore del cielo, in quel preciso momento.

- Bene, Marco, - e mi stringe forte la mano. -Vogliamo andare?-

- Certo che sì,- rispondo io.

Attraversiamo la piazza e ci sediamo a un tavolino libero, sotto l'ombrellone. Appena ordiniamo, sento il mio cellulare che suona.

- Scusa,- dico. E' Paolo.

- Ho appena parlato che Federica,- mi racconta, - la segretaria del marito di Claudia. Lì in ufficio sono in festa, perché il dottor Arturo Pallanza degli Incisi ha appena annunciato che diventerà padre. Pensa un po'.-

- Tempestiva la ragazza,- mi scappa, e subito noto lo sguardo interrogativo di Lorenza. Le faccio segno con la mano che poi le spiego, e mi alzo per parlare con più calma e privacy.

- In questo modo avrebbe risolto la questione, - ragiono.

- Ma nello stesso tempo, bisogna capire come si comporterà Morelli, o se sono in combutta per continuare la tresca.- Argomenta Paolo

- Ma sai,- faccio io. - Arrivati a questo punto non è che mi interessi molto la questione. Quello che mi importa è che ho ripreso, sì, il mio lavoro, ma che devo risolvere la questione con Sabrina. -

- Certo.- Conviene lui. - Io l'affronterei di petto.- Continua.

Già, di petto, penso io. - Cosa le dico, ti ho vista salire su una Porche turbo eccetera, e quindi?-

- Vedi cosa ti risponde?- Conclude lui.

La fa semplice. Massì, ci penserò. Torno al tavolo.

- Qualcosa non va?- Chiede Lorenza.

- Niente di particolare. Oggi ho visto la mia compagna salire su una Porche turbo nera metallizzata, solo che al telefono mi ha detto che è in ufficio.- E mentre dico queste cose, mi sembra naturale averle dette a lei.

2

-In effetti è accaduto ieri- mi correggo, -ma sta tutto succedendo in maniera così repentina che le ore passano senza che io riesca a farmene una ragione-.

-E' perchè sei innamorato- dice candidamente. Forse è vero, o forse è l'orgoglio maschile dell'uomo ferito.

-Chi era al telefono? Sabrina?- chiede.

-No, Paolo, un mio amico che conosce la segretaria di Pallanza, il marito di Claudia, e mi ha raccontato che in ufficio stanno facendo festa-.

-Bello, per cosa?-.

-Per l'arrivo del... figlio?!?- rimango allibito, la bocca spalancata come una foca in calore. -Ma... ma... Claudia ha Michele di sei anni, da chi diavolo aspetta un figlio Pallanza?-.

-Forse da lei, non è sua moglie?-.

-Si, ma non mi sembrava aspettasse un bambino; una come lei che si avvinghia al mio capo non può aspettare un bambino. Non sarò un esperto, nemmeno posseggo le competenze di un ginecologo come Pallanza, ma sono sicuro che lei non è incinta!-.

-Ok, calmati, metti da parte per un momento la notizia bomba. Ora devi focalizzare il tuo interesse su Sabrina, solo su di lei, e del perchè è salita su una Porsche-.

-Con un uomo- aggiungo io, per poi fare una rapida sintesi dell'accaduto. -Capisci, mi ha detto di non essere in ufficio, non mi ha mai mentito prima-.

-Magari è un cliente, sta facendo qualche operazione di cui non può parlarti- trovo tenero il modo in cui lei cerca di giustificarla. -Tu dici che ti ama in modo totale, anche se tra voi c'è poca affinità. L'amore è qualcosa di misterioso e inspiegabile, ma ritieniti fortunato. Pensa a cosa succederebbe se davvero lei ti lasciasse per un altro-.

Ci penso e lo stomaco mi si chiude. Sabrina non è Claudia, con lei è tutto diverso, quasi irreale per uno come me abituato ad avere una vita scandita da ritmi ben precisi. Lei si incastona in tutto questo, rende il mio essere confuso in modo positivo.

-Sarei finito- ammetto.

-Perchè sei innamorato, ti ripeto. Non te ne rendi conto, ma soffri al pensiero che lei possa lasciarti. Ci sono passata- abbassa gli occhi, -e non da troppo tempo. Sai, il lui perfetto, quello che pensi dividerà per sempre la vita con te, non esiste, forse solo in quei romanzi rosa dove tutto scorre per il verso giusto. Ma nella vita reale no, il principe azzurro ha sempre il mantello sgualcito-.

Uno strano modo di definire l'amore, ma efficace. Lorenza mi sta aprendo gli occhi, molto più di Paolo e Stefano. Sarà che è una donna, anche piuttosto carina come posso rendermi conto avendola a un metro da me, e vorrei che diventassimo amici.

-Devi affrontarla, chiarire la situazione prima che diventi troppo pesante-.

-Lo farò stasera- dico, sperando in un assenso, ma lei scrolla la testa.

-No, subito! Ora alzi il culo e lo posi sul sellino della mia bici e raggiungi l'ufficio di Sabrina. Il ferro va battuto finchè è caldo-.

-Ora?- mi sento uno scolaretto ripreso dalla maestra.

-Ora. Dammi il tuo numero-.

-Cosa?- mi sento un burattino.

-Quello del cellulare, così rimaniamo in contatto e mi racconti- glielo detto al volo, il pensiero di poterla risentire mi elettrizza.

-Forza, che aspetti- mi afferra il braccio e insieme raggiungiamo la bicicletta. Salgo ed inizio a pedalare, la testa in confusione, tanto che non mi volto nemmeno a salutarla. Fa caldo, la giornata sarebbe l'ideale per una scampagnata. Sono in bici, per la seconda volta in due giorni, mi sento quasi un atleta e potrei deviare per andare fuori città. Ma così facendo tutto verrebbe rimandato; ha ragione Lorenza, devo essere più uomo e se davvero tengo a lei un discorso a quattr'occhi è la mossa migliore. Più mi allontano da piazza Garibaldi e più il senso di panico mi pervade; Morelli, Claudia, Michele, il nuovo bambino, poi le immagini di Sabrina sulla Porsche e le foto sul cellulare. Freno e mi piazzo di lato, quindi lo prendo dalla tasca. Sembra quasi che scotti al contatto, apro la galleria e trovo quelle immagini che mi procurano insofferenza. Potrei cancellarle, lasciarmi tutto alle spalle. In fondo Morelli mi ha riassunto, con lui le cose lentamente andranno a normalizzarsi, tratterà direttamente con Claudia. Ma c'è un ma: sono sicuro di aver inviato le foto a qualcuno, non certo alla nonna di Stefano che non sapevo nemmeno possedesse un cellulare. Nella foga devo aver associato il suo nome a quello di uno dei miei contatti. Apro Whatsapp, scorro e rimango di sasso: la nonna a cui le ho inviate non è quella di Stefano, ma la mia!

3

Sento che mi sta venendo un accidente. Considerato che sono passate diverse ore, mi stupisco che la nonna non mi abbia ancora chiamato.

Mia nonna non è proprio una nonna, cioè una persona anziana che non va troppo a braccetto con la tecnologia, che ha lo smartphone solo perchè gielo hanno regalato e che internet lo conosce solo perchè ci cerca le ricette di cucina. No, assolutamente. Mia nonna insegna a me come devo usare lo smartphone, mi consiglia le app da scaricare, è una tipa sgamatissima che dei phishing se ne fa un baffo se non anche due. Ecco perchè mi stupisco che non mi abbia ancora nè chiamato nè scritto.

Però il temporale arriverà a breve perchè la nonna è quella che si potrebbe definire una portinaia intelligente. Immagazzina le informazioni, le cataloga, le rielabora e poi le usa se servono. Una rivista di gossip ambulante, insomma.

Non appena le vedrà, le studierà per bene e poi arriverà alla carica volendo sapere tutti i particolari.

E cosa le racconto? Che mi sono messo a fare l'investigatore privato nei ritagli di tempo libero?

E poi Claudia la conosceva, non le piaceva per niente, ma la conosceva, quindi la riconoscerà al volo.

Oh no! Il telefono squilla e io sento che non mi piacerà leggere il nome che comparirà sul display.

- Ciao nonna, ma che bella sorpresa. Come stai? -

- Che diavolo ti prende, perchè mi hai mandato le foto di quella stronza di Claudia che sta per farsi un tipo che visto dal di dietro mi sembra il tuo capo? -

- Non vorrai mica rimetterti con lei spero! -

Accidenti a lei, dritta al punto come sempre. E adesso cosa le dico?

- Mica ti sarai messo in testa di ricattarla per farle pagare tutta la merda che ti ha fatto mangiare?- sento la sua voce tuonarmi nell'orecchio.

- Nonna! Ma cosa ti salta in mente? -

- Rispetto a quale delle domande che ti ho fatto? La uno , la due o la tre? -

- Nonna adesso smettila per favore, non siamo mica al Rischiatutto! -

- Hey ragazzino, vedi di moderare il tono e rispondi. Queste foto non mi piacciono per niente -

- Non mi pareva che fossero venute male - rispondo ridendo.

- Sei un idiota - mi risponde sghignazzando - avanti, dimmi che diavolo stai combinando - .

Non c'è niente da fare, io la mia nonna la adoro e non posso raccontarle assurde frottole, tanto mi scoprirebbe subito perchè io le frottole me le dimentico e dopo due domande sue, già mi sarei contraddetto. Le racconto solo che il capo mi ha trattato di merda di fronte a Claudia e così, quando per caso li ho scoperti, ho fattole fotografie pensando di usarle con lui nel caso si fosse permesso di farmi passare di nuovo da deficiente di fronte a Claudia. Le taccio però del licenziamento.

4

-Muovi le chiappe e vieni a casa mia!- esclama, per poi riattaccare. Non posso non ubbidire, me la farebbe pagare cara e salata. Nonna è un feldmaresciallo in gonnella, quando decide lo fa per tutti, quindi a bordo della bicicletta da donna, con cestino rosa, svolto a destra e imbocco la strada che mi porterà da lei. Sabrina dovrà aspettare e questo in fondo non mi dispiace; lo so che Lorenza troverebbe impensabile questo ribaltamento di fronte, ma lei non conosce nonna Giulia e spero per lei che non accada mai. Quando arrivo sotto casa è già alla finestra, gli occhi nascosti dietro ai classici occhiali oscurati che ama indossare. Capelli bianchi e soffici come la neve e un filo di rossetto per via della sua passione per i trucchi. Sento scattare la serratura del portone e salgo, infilando la bicicletta all'interno: già mi è costata cinquanta euro per il noleggio forzato, non vorrei dovergliela ricomprare nuova.

-Entra, siediti e mangia una fetta di torta. L'ho fatta ieri sera, tanto per provare una delle tante ricette di Benedetta. Un genio quella donna: dovresti imparare da lei-.

-A fare i dolci?- chiedo, confuso.

-Sei proprio un imbranato- scrolla la testa e mi porge un piatto con un pezzo di crostata enorme. -Parlo della sua capacità imprenditoriale. Non avessi l'età che ho avrei già aperto un canale Youtube e invaso la rete con un mare di ricette. Pensa: a tavola con Nonna Giulia, che ne dici?-.

-Suona bene- inizio ad addentare la pasta frolla ricoperta di marmellata di prugne. Una delizia. -Puoi sempre provare, sia mai che tu non riesca a sfondare-.

-Ragazzino, non mi prendere per i fondelli; non sei qui per lisciarmi e sai che non amo la gente viscida. Spara a zero su quella stronza di Claudia. E vedi di non tralasciare particolari-.

Si siede di fronte e mi fissa, come un commissario di Polizia davanti ad un serial killer.

-Ho un problema con Sabrina, prima di tutto- esordisco, non sapendo da dove iniziare. Lei fa segno di continuare. -Ho per caso scoperto che forse mi tradisce. L'ho vista salire in auto con un uomo, sembravano parecchio affiatati, anche se non in atteggiamenti intimi, ma sai, dopo la storia con Claudia ho paura di aver perso altro tempo-.

-Sei proprio un cretino, tale e quale tuo nonno. Il gene si tramanda da generazione ad altra saltandone una. Sabrina ti vuole bene, sei tu che sei... mollo!-.

Osservo la crostata, poi lo sguardo scivola sulla pancia, ma non credo si riferisca solo a quello.

-Su una scala da uno a dieci, quanto tieni a lei?-.

Già, quanto? Solo il pensiero di perderla mi sta mandando in subbuglio, mentre fino a quarantott'ore prima vivevo beato la storia come uno spettatore incredulo. C'è davvero bisogno di uno scrollone di questo tipo?

-Dieci- ammetto, mentre la fame mi passa di colpo e poso il piatto. -Ma non dirmi anche tu che sono innamorato-.

-Ah, quindi non sono la sola a pensarlo- si alza esultante. -Chi è d'accordo con me?-.

-Ma nessuno...-.

-MARCO!!!- stavolta sono io a scattare sull'attenti.

-Lorenza, una ragazza conosciuta per caso per via del furto della bicicletta, quando ho pensato di seguirli ma lui ha accelerato ed io sono tornato indietro, le ho dato cinquanta euro, ma poi Dante se ne è accorto e ha pensato ad una tresca, ma non è vero, perchè Stefano mi ha detto che...-.

-ALT!- mi piazza la mano sulla bocca. -Ripeto: sei un cretino-.

Non posso che darle ragione, posseggo la personalità della consistenza di una medusa.

-Voglio conoscerla-.

-Chi?- chiedo.

-Questa Lorenza, che spero sia anche bella-.

-Lo è- ammetto. -E anche molto-.

-E potrebbe prendere il posto di Sabrina, nel caso le cose precipitassero?-.

-Nonna, ti prego- questa sua franchezza mi imbarazza, ma in fondo vede lontano, è capace ad interpretare ogni situazione.

-Va bene, ne riparleremo. Cosa ti ha consigliato?-.

-Di andare all'ufficio di Sabry e parlarle-.

-Brava ragazza!- quasi saltella dalla felicità. -Ho bisogno di avere un quadro completo della storia, a partire dalle foto e ciò che hanno comportato. Ma prima devi assolutamente parlare con Sabrina-.

-Ok- dico, mentre con una mano sulla schiena mi spinge verso la porta.

-Ora vai, poi chiama Lorenza e invitala qui per oggi pomeriggio alle cinque. Insieme a lei aggiusteremo le cose- e chiude la porta con un tonfo, lasciandomi solo nel ballatoio che sa di cera da pavimenti.

3

Inutile dire che pedalo con malavoglia, anche se, a volermi impegnare seriamente, non potrei andare più veloce di come sto andando. Non è per dire, ma è davvero da tanto che non salgo su una bicicletta, a parte questa, e credo di avere qualche problema alle chiappe. Comunque, la verità nuda e cruda é che sto cercando di allontanare il più possibile il momento dell'incontro con Sabrina. Che uomo, penserete; ma questo fatto di dover sollevare il coperchio di una pentola in cui non so cosa stia bollendo, o meglio lo so, o forse lo immagino solo, mi angustia. Non sono abituato a discutere, magari accusare, dover chiarire. Mi mette a disagio il solo pensarci. Finora è tutto filato come sull'olio, ci si è sempre capiti con uno sguardo, per dire; discussioni zero o per stupidate, insomma.

Però, volente o nolente, sono arrivato davanti al portone dell'ufficio di Sabrina. Scendo dalla bici e guardo nell'androne. Non so se posso portarla dentro. Il custode non mi è simpatico e nemmeno io a lui. Credo sia geloso di Sabrina, o meglio, non concepisce come una ragazza come lei possa essersi messa con uno come me. Questo me l'ha raccontato Sabrina, ridendo come una matta, e poi abbracciandomi forte, come fa lei per farmi capire che è una stupidata. Non glielo ha detto espressamente, ovvio, ma fatto intendere tra le righe, ecco. Comunque nell'androne non c'è nessuno. Procedo guardingo, come se quella bici la stessi rubando.

Il cortile è di quelli belli grandi, che non ti aspetti osservando il palazzo dalla strada. Ha qualche albero su un giardino ben tenuto, con tanti fiori colorati, alternati da cespuglietti qua e là.

É una mancanza che ho, lo ammetto, questo fatto di non conoscere i nomi dei fiori e degli alberi, e di tante altre cose, insomma. Vabbé.

Parcheggio la bici dietro una siepe in fondo a questo cortile e spero che il custode non se ne accorga. Prima di salire le scale, controllo che nell'androne e nella guardiola non ci sia nessuno e mi chiedo anche perché non ci sia nessuno nella guardiola. Problemi del custode. Inizio a salire le scale. L'ufficio di Sabrina è al primo piano, ad ogni modo. Appena arrivo, la porta si apre, ed esce proprio lui, il custode. Mi guarda male, come al solito. Dall’alto in basso.

- La dottoressa Sabrina non c’è.- Dice.

Mi sembra che sorrida, anche. Ma non aggiunge altro e inizia a scendere le scale in scioltezza, nonostante la mole, la pancia e annessi e connessi. Lo guardo con sufficienza, sperando ardentemente che inciampi, ma non succede. Decido comunque di entrare e chiedere.

- É con un cliente.- Mi risponde Clara, della reception.

- Ancora!- Mi scappa da dire, valutando subito che ho detto una stupidata, ma è chiaro che stavo pensando a quello della Porche turbo

.Clara mi guarda, sollevando le sopracciglia. -Ancora, sì, a quanto pare.- Dice poi.

- Non si sa quando torna?- Chiedo, cercando di sembrare indifferente.

- Sicuramente in serata, se non resta fuori per cena. A volte lo facciamo, se il cliente è importante e propenso a un acquisto interessante.-

- Ovvio.- Faccio io. Anche se penso, ovvio un par di balle. Se dovesse star fuori a cena, mi avviserebbe. É già successo, dai, mi dico anche, ma le volte precedenti erano coppie.

- Devo dire qualcosa, nel caso la sentissi. - Mi chiede adesso Clara.

- No, grazie, mi avviserà certamente Sabrina.- Rispondo con una tranquillità affettata, che assolutamente non ho.

Saluto e scendo lentamente le scale. Inutile dire che mi sento svuotato della poca energia che normalmente mi sento addosso. E adesso che faccio, penso intanto. Quando arrivo in cortile, vedo il custode che sta valutando la mia bicicletta che nel frattempo deve aver scoperto e appoggiato al muro. Di fianco all’androne.

- Lei ne sa qualcosa?- Mi chiede appena mi vede, indicandola con un gesto della testa, con quella sufficienza tipica di chi considera immondizia qualsiasi oggetto posseduto da una persona che giudica inferiore.

- Io? Perché dovrei, scusi.- Mi viene subito da rispondere.

É per non dargli soddisfazione, cosa ci posso fare, anche se mentre esco dal portone, inizio a pensare a cosa dire a Lorenza, e quasi non faccio caso a quello che sta dicendo il custode.

- Per fortuna la dottoressa Sabrina conosce gente con auto di lusso.-

3

Vorrei non farci caso, invece faccio una giravolta di centottanta gradi e lo affronto. Mi guarda stupito, ma per nulla imbarazzato. Mi chiedo io, ma cosa cavolo c'è in me che non va? E lui, ha degli specchi in casa in cui scrutare quella panza vomitevole che tiene? In fondo io sono pur sempre un architetto, professionista del settore, mentre lui passa il tempo a lavare le scale e lisciare gli inquilini.

-Non ho capito scusi- mi faccio coraggio, è tempo di tirare fuori le palle.

-Capito che? Vada, per cortesia, che qui intralcia-.

Questo è troppo, vermente troppo!

-Come si chiama, scusi?- gli domando, lui sembra pensarci su.

-Nicola, e ora che lo sa veda...-.

-E due- dico con calma. -Avrei lasciato correre la sua maleducazione, sicuramente dovuta a problemi esistenziali, ma mi vedo costretto a rivolgermi al dottore-.

-Al medico?- chiede lui, spaesato.

-No, proprio il dottore- e accompagno le parole con un dito puntato verso l'alto del plazzo. Ci sarà tra tutti i professionisti qualcuno con quel titolo che incute timore al custode?

-Vuole dire... ma no, guardi...- balbetta.

-Proprio lui, intimi amici- abbozzo una smorfia da uomo di mondo. -Mi basta alzare la cornetta e lei... puff... sparito-.

Le guance si fanno paonazze, rotea gli occhi verso l'alto e mi si avvicina.

-Dottore, mi scusi davvero. Sa, è un periodo brutto, problemi su problemi e poi sono solo io a portare lo stipendio a casa-.

Sento un senso di crudeltà vibrare sulla pelle, il gusto della vittoria mi piace proprio.

-Vedrò di passarci sopra- arrivo persino a poggiargli una mano sulla spalla.

-Mi dica se ha bisogno di qualcosa- ce l'ho in pugno.

-Una cosa ci sarebbe: che sa dirmi dei tipi in auto di lusso con cui vede spesso Sabrina. E per la precisione, uno con una Porsche-.

-Ah, quello. Non so come si chiama, è solo da una settimana che lo vedo entrare nello studio immobiliare, ma mi sembra una brava persona. Saluta volentieri, a volte mi lascia il caffè pagato nel bar all'angolo-.

-E... lo vede spesso con la mia compagna? Per lavoro, intendo- non vorrei passare per il becco felice.

-Ogni giorno- mi cedono le gambe. -Arriva, poi scendono insieme e partono. Perchè, teme che tra loro ci sia...- e rotea la mano in segno di inciucio.

-Me lo dica lei!- esplodo, stufo di girarci intorno.

-Può essere- ammette, a malincuore, ma quelle due parole mi fanno girare la testa. La storia si ripete, non sono proprio capace a dividere la vita con la persona giusta, solo delusioni. Anche questa volta scapperò, per finire come l'altra volta tuffato nel lavoro. Lo ringrazio e prendo la bici, è inutile lasciarla lì. Lui non dice niente, capisce la situazione e mi lascia andare. Il sole illumina la città, la gente sembra felice, nessuno bada a me, a bordo di una bici fucsia con cestino rosa. Ho voglia di piangere, ma resisto per non sembrare il solito fidanzato sedotto ed abbandonato. Squilla il cellulare.

-Bell'amico sei- è Stefano. -Mi hai mollato senza raccontarmi nulla. Come è andata? Hai affrontato Morelli?-.

-La mia vita è un disastro- evito di rispondere. -Dovrei davvero sparire-.

-Ma perchè, per via di una ex stronza col vizio di sedurre persone ricche? Dammi retta, tieniti stretta Sabrina e vivi tranquillo-.

Si, proprio. Lui non sa, non conosce l'evoluzione dei fatti.

-Mi sa che mi ritrovo becco per gli stessi motivi dell'altra volta- ammetto. Silenzio dall'altra parte, poi un sospiro.

-Stai vedendo il mondo dal lato sbagliato: gli eventi funesti non si ripetono mai allo stesso modo. Sei proprio sicuro di quello che dici?-.

-Si, sicuro come una Porsche parcheggiata qui davanti al palazzo- mi trovo a dire, riconoscendola.

3

Mi avvicino, il cellulare ancora all'orecchio e una secchezza delle fauci che mi impedisce di parlare, mentre Stefano continua a ripetere "ci sei?". Una bella macchina, full optional, si percepisce il profumo dei soldi. Cerchi in lega, carrozzeria metallizzata lucida e perfetta, ad occhio e croce tre anni dei miei stipendi. Mica scema la ragazza, non ha scelto un altro sfigato come me, ha puntato in alto e di molto direi. Se la Porsche è qui significa che loro stanno in ufficio. Un'entrata a sorpresa, ecco che ci vorrebbe, una di quelle con cui beccare sul fatto la tradtrice e sputarle in faccia tutta la mia rabbia. Ma ne sarei capace? Invece mi trovo a chiamarla per telefono.

-Hey, ciao!- squilla la sua voce.

-Ciao a te- rispondo io. -Al lavoro?-.

-Si, sono in ufficio, ma acora per poco. Ho un paio di appuntamenti a breve, il primo per conto del signor Cappelli, ricordi?- buio totale. -Poi un altro fuori città, ma dovrei fare presto-.

-Che ne dici se ci vediamo per pranzo?- lei non risponde subito, io friggo come una patatina.

-Non credo di farcela, non vorrei farti far tardi. Magari usciamo stasera a cena, offro io, che ne dici?-.

Non dico nulla, la lascio in attesa.

-Pronto- Sabrina sembra preoccupata.

-Ci sono, stavo solo pensando che lavoriamo troppo e non riusciamo nemmeno a combinare un pranzo insieme-.

-Vabbè, dai, però stasera sarà tutta nostra-.

"E il giorno? Lo passerai con lui?" mi trovo a pensare.

-Si, meglio di niente- poi le faccio una domanda, non resisto. -Mangi sola?-.

-Certo, che domande- risponde di fretta. -Ma che hai?-.

-Nulla, solo una domanda. Ci sentiamo più tardi- ci salutiamo e stacco. Con la bici mi sposto dall'altro lato della strada, dove trovo una rastrelliera e la parcheggio, sperando che nessuno la porti via, poi mi metto in attesa che Sabrina esca. Ho tutto il tempo che voglio, devo vederci chiaro e capire se posso fidarmi ancora di lei. Nel frattempo mi metto a giocare col cellulare, sempre tenendo d'occhio il portone. la gente passa, sembra non fare caso a me, meglio così, vuol dire che sembro uno qualunque intento a perdere tempo. Dopo un po' mi accorgo che l'attesa è snervante e che la torta della nonna si è trasformata in un macigno che staziona in forma stabile al centro dello stomaco. Ci vorrebbe un caffè, o meglio una bibita frizzante. Per fortuna il bar è a pochi passi, un locale elegante abituato a ricevere impiegati e professionisti. Ai tavolini diverse persone che discutono, alcuni alle prese con il tablet, altri con il Macbook.

-Un caffè- dico al ragazzo dietro al banco; cominciamo con questo, poi vedremo. Mi sorride e prepara la bevanda. Il profumo nel locale è buono, sa di pasticceria e la causa è sicuramente la notevole vetrina in cui troneggiano brioches, fagottini e altre delizie al cioccolato. La vista però mi da un senso di nausea, che fa a pugni con la crostata ancora in transito.

-Lo vuole corretto?- mi domanda.

-No, va bene così- e lo ingollo senza zucchero. Scende che un piacere, amaro al punto giusto e il tepore mi rilassa. Sul bancone un paio di quotidiani, che mi metto a sfogliare nell'attesa; lo sguardo è sempre attento, non mi sfugge alcun movimento. Le solite notizie dal mondo, guerre, crisi economiche. Salto a piè pari e raggiungo la pagina della cronaca locale. Mense scolastiche con tariffe in aumento, furti in appartamenti, proposte per riutilizzo di aree verdi, tutto di una noia mortale. Giro pagina e la prima foto in alto attira la mia attenzione. Prima di leggere il titolo già ho riconosciuto il viso.

"Il noto ginecologo Arturo Pallanza degli Incisi, al termine del discorso inaugurale del nuovo reparto presso l'ospedale locale, ha attirato l'attenzione di tutti con una dichiarazione che ci rende felici, il lieto evento che renderà genitori lui e la compagna Michela. La coppia, infatti, dopo anni di convivenza è riuscita a coronare il sogno, grazie ad una nuova tecnica importata dagli Stati Uniti e che il dottor Pallanza ha voluto sperimentare proprio su di loro".

-Michela? Ma chi cazzo è?!?- sbotto, come una pentola a pressione, mettendomi in piedi. Tutti si girano, guardandomi con compassione. Vorrei non essere qui, non aver letto quella notizia. Ma allora Claudia che posto occupa nella vita del ginecologo? Siamo sicuri che la villa sia quella giusta e non per caso una sorta di omonimia? Mamma mia, rischio di uscire pazzo, devo fare chiarezza prima che qualche altra tegola si abbatta sulla mia povera testa. Abbasso gli occhi e mi risiedo, mentre il ragazzo del bar mi scruta.

-Tutto bene?- chiede.

-Magari- rispondo, mentre i presenti tornano ad occuparsi dei fatti propri. -E' un periodo così... bislacco... Spero solo che per oggi le sorprese finiscano-.

Detto fatto, le ultime parole famose.

-Che ci fai qui?- la voce di Sabrina. Alzo la testa e la trovo intenta a fissarmi. Accanto a lui un bell'uomo sui trentacinque anni, un filo di barba, fisico curato, così come l'abbigliamento. E' quello della Porsche, lo capisco al volo, così come capisco che devo trovare una scusa buona per spiegarle cosa cavolo ci faccio qui.

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- Che ci faccio qui?- Ripeto adesso.

Lo so che è tipico di chi deve pensare a una scusa plausibile mentre ripete, appunto, la domanda che gli fanno. Mica potevo rispondere che ero lì per curarla, no? Non volendo considerare che tra me e Sabrina c’è quel famoso patto di non dirci bugie, appunto. La maestra di vita! E poi non mi sembrava il caso di dirle la verità. Anche perché non avevo la certezza che avesse una storia con quel bellimbusto impomatato dal forte odore di soldi. Odore, sì, non profumo. Poteva benissimo essere un cliente, ecco.

- Sto aspettando i muratori.- Mi viene da dire. - Dobbiamo visionare un appartamento nella via all’angolo.-

- Bene.- Fa lei. - Ti presento il dottor Brandisei. Stiamo trattando la vendita di una villa su in collina. Il dottore vuole trasformarla in clinica.-

Ci stringiamo la mano e biascico un -Piacere mio.- Ci penso al fatto che non abbia detto chi sono al tale dottore Brandisei.

- Noi prendiamo un aperitivo. - Dice. - Una breve pausa e poi continuiamo la trattativa.- E dopo avermi sorriso amichevolmente, e sorriso a lui professionalmente, si dirige verso il banco, seguita dal suo mediconzolo che le appoggia, gentilmente, la mano sulla schiena.

Non sono mai stato il tipo che fa scenate o che pretende al momento delle spiegazioni. Ci saranno, mi limito a dirmi sconsolato, ed esco dal locale. Sulla porta mi volto per vedere se per caso lei mi guardi, magari con un senso di colpa che le strazia l’animo, e invece e là che ride col suo mediconzolo da strapazzo. Per modo dire, penso, adesso che sono sul marciapiede, considerato quello che sta per fare. Acquistare una villa in collina, intendo. Spero solo quello. Penso anche che di ville in collina non ce ne sono molte, di una certa importanza, intendo, se la collina è quella dietro la città. Chissà perché mi viene in mente quella che vuole ristrutturare Degli Incisi. Comunque, il caffè che ho appena bevuto non mi ha fatto digerire la torta. Anzi, ha accentuato l’acidità di stomaco. Il nervoso, mi dico. D’accordo che la vendita di questa benedetta villa dovrebbe essere un affare di una certa qual rilevanza, da seguire attentamente, insomma. Se è quella che penso ha anche un bell’appezzamento di bosco attorno. Da ragazzini ci entravamo per giocare agli esploratori. Nella piscina vuota ci giocavamo a pallone. Un bel lavoro di ristrutturazione, penso anche. Magari parlarne al Morelli. Al diavolo lui e tutti quanti. Adesso c’è anche questa Michela. E Claudia? Che ruolo ha in tutta questa faccenda? Ma perché mi sono fatto riassumere? Avrei fatto meglio ad andarmene. Imbarcarmi su un mercantile e via. Intanto sono arrivato davanti alla rastrelliera dove ho parcheggiato la bicicletta. Ma la bicicletta non c’è. Lo so che è una stupidata dare un calcio a muri o a oggetti di solido metallo, ma a volte ci sta. Solo che la conseguenza è disastrosa se hai anche una mezza unghia incarnita. E so anche che all’inferno c’è già il mio posto prenotato e che ogni volta lo peggioro aggiungendovi le imprecazioni che si fanno in questi casi e a volte mi stupisco della mia fantasia.

Finalmente, dopo qualche minuto, il dolore al piede si attenua, ma il problema rimane. E adesso cosa dico a Lorenza? Ci mancava anche questo.

Mi guardo un po’ in giro, come se dovessi veder comparire la bici da un momento all’altro; come se chi l'ha rubata fosse così scemo da ripassare dove potrebbe esserci ancora lo scemo che se l’è fatta rubare. Appunto. Vabbé, è il problema meno importante tra i tanti che ho da risolvere. Al massimo le rifilo altri 50 euro. Poi penso che dovrei scusarmi, invece, almeno con lei che non c’entra niente con i miei guai. Vorrei quasi telefonarle. Sentire almeno una voce allegra, immaginare il suo sorriso. Che subito si spegnerà quando le dirò della bici.

E invece la bici arriva, e sulla bici c’è Lorenza. Ma guarda un po’.

- Ciao, eh!- Dice mentre scende. - Dovevo andare in posta e toh, la mia bicicletta. Va bene che è un catorcio, ma lasciarla in balia del primo venuto, eh? Ti sei spaventato?- Ride come una matta.

Sarà, ma una ragazza che ride a quel modo mi scioglie, meglio di un creme caramel, di un babà.

- In effetti mi stava venendo da piangere.- Dico e rido anch’io.

Con la coda dell’occhio vedo uscire dal bar Sabrina e il dottoronzolo. Mi sembra che siano abbracciati. Non so spiegare la reazione, ma abbraccio anch'io Lorenza.

3

Attraversiamo la strada, lei non sembra essere dispiaciuta del mio braccio che le cinge la vita, anzi, posa addirittura la mano sulla mia. Mi giro quel tanto per incrociare lo sguardo di Sabrina. L'espressione è indecifrabile.

-Vuoi proprio farmela rubare, allora?- dice Lorenza, una volta sul marciapiede opposto. Non capisco, ma annuisco senza perdere di vista la coppia. Il dottore la tiene sotto braccio e parla. Il mio interesse è focalizzato sulle prossime mosse, ormai stiamo giocando a carte scoperte.

-Ok, capito. Che succede, visto che immagino non ti sia nemmeno accorto che mi stai stringendo come se dovessi cadere da un burrone?-.

-Scusa- allento la presa, anche se con dispiacere. -Quella è Sabrina-.

-E lui il presunto spasimante. Bel tipo, davvero-.

-Infierisci?- chiedo, indispettito.

-No, valuto solo. Anche lei non scherza-.

-Già, magari puoi dire anche che è una bella coppia-.

-Lo stavo per fare- ride. -Ma non essere sciocco, tu vali molto di più-.

Cosa ne sa lei di me? Intuito a pelle? La conosco da meno di un millisecondo e riesce a leggermi dentro come se fossimo amici inseparabili. E' riuscita pure a risultare simpatica a nonna, senza incontrarla.

-A proposito, che fai oggi pomeriggio, diciamo alle cinque?-.

-Lavoro- risponde candidamente, poi sembra scorgere la delusione sul mio viso. -Ma posso sempre liberarmi se si tratta di salvare un povero cuore innamorato-.

Mi spalanco in un sorriso, Lorenza è troppo forte.

-Qual'è il programma? Inseguire incappucciati Sabrina, oppure scoprire intrighi internazionali?-.

-C'è solo nonna Giulia che vuole conoscerti, e quando dico vuole non ammette defezioni. Le ho raccontato di te e ha scoperto che la pensate allo stesso modo. Vedrai, è un tipo particolare, con una testa che fa anagraficamente a pugni col fisico-.

-Deve essere una forza, Ci sto!-.

-Ci stai? Cioè, mi conosci appena, ti ho rubato la bicicletta, rischiato di perderla, di me non sai nulla e accetti?- mi sembra incredibile. -Ma da dove sei spuntata?-.

-Da poche centinaia di metri da qui, ci sono nata- vediamo allontanarsi la Porsche. -Senti, ora prendo la bicicletta e torno a casa, telefono al mio capo e gli chiedo mezza giornata di permesso, poi per le quattro e mezza mi passi a prendere, va bene?-.

-Benissimo- rispondo felice. -E se venissi con la moto? Non so se tu...-.

-Magnifico!- esclama. -Anche tu motorizzato, bello- poi cambia tono. -Non è che hai uno scooter, vero?-.

Rabbrividisco al pensiero e le faccio il segno della croce con le dita incrociate.

-Una Suzuki V-Strom 650, altro che scooter- spalanca gli occhi e mi bacia sula guancia. Trovo tutto estremamente bello e stuzzicante, ma voglio restare con i piedi per terra. A volare su una nuvola c'è sempre tempo. Parte, lasciandomi solo con i pensieri che tornano a coprirmi come nuvoloni minacciosi. Mi metto a camminare rimuginando sul fatto che in questo momento mi trovo in un punto morto; Morelli mi ha si riassunto, ma più per timore che altro. E poi Claudia, che accidenti di ruolo copre nella faccenda? Un figlio, ma di chi. Eppure il progetto è riferito alla villa del ginecologo, non ci sono dubbi, quindi posso escludere che il dottorucolo in compagnia di Sabrina possa essere interessato allo stesso immobile. Se Pallanza aspetta un bambino, vuole dire che Claudia non la racconta giusta quando dice di essere la moglie. La sua compagna risponde al nome di Michela, che però appare come una pedina, mentre la mia ex occupa ruoli importanti di moglie, amante e madre. Morelli è sicuro che il bambino sia suo, vorrei proprio vedere una foto del piccolo; spero solo che non abbia ereditato il naso ad uncino e le mani a racchetta da tennis.

Sbuffo, sia per il caldo che per la camminata che si sta facendo più lunga del previsto. Tutto ciò che accade deve essere messo in chiaro, non sopporto vivere in modo instabile, non fa parte della mia natura di pantofolaio cronico. Cerco un punto di partenza e decido di iniziare dalla pedina più grossa: Claudia. La chiamo, lei risponde e ci diamo appuntamento tra una mezz'ora. Non sembra scocciata, nemmeno trova scuse; forse anche lei ha bisogno di sfogarsi. La scenata che mi ha fatto davanti a casa, con Dante presente, è stato dettato solo da un'impulso d'ira.

Mi affretto verso casa, ho bisogno di darmi una sistemata prima di affrontarla, e pure una calmata.

2

Sono sotto la doccia nel momento più bello e cioè, dopo che mi sono lavato, di quando per qualche minuto ancora con gli occhi chiusi mi concentro sull'acqua tiepida che mi accarezza il corpo, quasi a percepire ogni singola goccia che fa il suo percoso tortuoso eccetera. Un modo come un altro per rilassarmi. Da maniaco, potrebbe pensare qualcuno. Comunque, sono sotto il getto che mi massaggia il collo, quando mi pare di sentire rumori in casa.

Non è che sia un tipo apprensivo, però il fatto mi spaventa un po'. Soprattutto mi spaventa la voce di Sabrina. Sì, è proprio la sua voce.

- Marco, ci sei?- La porta del bagno si spalanca e la vedo al di là del vetro smerigliato della doccia.

- Ciao, Sabry.- Dico, mentre afferro l'accappatoio che ho buttato di traverso sopra il divisorio. Non faccio in tempo ad aprire la porta, perché è lei che lo fa. Ovvio che non mi vergogno di farmi vedere nudo da lei, ci mancherebbe, ma credo sia il momento che non è pertinente, e credo anche di sapere perché.

- Ti sei fatta la ragazzina?- Dice ben piantata sulle gambe, davanti alla porta, quasi voglia impedirmi qualsiasi via di fuga.

- No, un momento. - Inizio a dire.

- Un momento un bel par di cavoli,- dice lei.

Se non fosse che la situazione è precaria, mi verrebbe d’abbracciarla. Quando è così su di giri, con le gote che sembrano delle mele rosse e lucide che vorresti dargli un morso, è davvero unica.

- É un’amica. Nuova. L’ho incontrata per caso, mi ha prestato la bici…-

- E per ricambiare, hai pensato bene di pomiciare con lei.- Continua.

Io sono sempre incastrato nella doccia, con l’accappatoio addosso, e adesso grondante di sudore, che i benefici della doccia appena fatta, son belli che dimenticati. - A parte il fatto che è stato un gesto di reazione al tuo, cara mia. Cosa credi, che non ti abbia vista con quel bell’imbusto, salire nella sua bella Porche del cacchio e filare via chissà dove…-

- Ma è un cliente, il più importante che mi sia capitato da quando lavoro. Non è uno scherzo la vendita in corso. É la villa Pallanza degli Incisi. Il conte Arturo Pallanza degli Incisi. Villa con appezzamento che sale fino alla cima della collina.-

- No, un momento, ma quanti Pallanza Degli Incisi ci sono?- Chiedo, adesso.

In effetti continuo a non capirci niente.

- Quanti ce ne devono essere, scusa, uno, no?-

- Appunto. Io ho in ballo la ristrutturazione della sua villa, la villa Pallanza degli Incisi.-

- Come la ristrutturazione. Ma se ho parlato proprio con il conte, e poi con sua moglie.-

- Con sua moglie? Una bella signora…- dicendo questo mi metto a descrivere con le mani le forme di Claudia.

- Sì proprio così.-Poi penso che Michela, quella che invece dovrebbe essere la moglie ufficiale, credo, boh, quella comunque che aspetta il figlio, è magra, sembra quasi una di quelle modelle anoressiche.

Adesso, non so perché, mi metto a ridere, una di quelle risate malsane, di chi non ha capito niente della vita, o a capito tutto. Cioè, forse comincio a capirci qualcosa. Tipo odore di una truffa di quelle astronomiche. Ma smetto subito di ridere. Smetto, perché sta suonando il citofono e siccome immagino chi sia, la Claudia, immagino anche che da qui a 52 secondi ci sarà il finimondo.

2

-Sarà forse la tua ragazzina?- Chiede Sabry.

Ha l'espressione ironica che mi fa star male, e sto male, perché non so che pesci pigliare. In più sono nudo, cioè avvolto nel mio accappatoio color crema, ma il fatto di aver in dosso solo l'accappatoio, e che accappatoio in dosso è sinonimo di doccia e che quindi se hai fatto la doccia sotto l'accappatoio sei sostanzialmente nudo, mi faceva sentire più vulnerabile del dovuto e in più di fronte a due donne che mi conoscevano anche sotto questo aspetto, cioè nudo.

Nel frattempo penso, mentre cerco di uscire dal bagno, restringendomi il più possibile per passare, senza toccarla, tra Sabry - che non si è mossa di un millimetro e che mentre passo mi guarda con due occhi fissi come se fossero pieni di spilli, e in effetti me li sento addosso che pungono come spilli, appunto - e il muro, per andare in anticamera per sentire chi potrebbe essere a suonare a quell'ora ed eventualmente schiacciare il tasto apri-portone, e mentre continuo a pensare a come affrontare la situazione, sento il suono del campanello all’entrata, e allora guardo Sabry, tentando un mezzo sorriso, ma più che altro è una smorfia, quella tipica che faccio, quando sono imbarazzato, che poi è semplicemente un impercettibile movimento della guancia destra che si avvicina un poco all'occhio e smuove la bocca quel tanto da mostrare il mio canino.

Finalmente riesco a uscire dal bagno e mi dirigo verso l'anticamera. Procedo lentamente, come se tutti quegli spilli lanciatimi addosso da Sabry si fossero adesso depositati sul pavimento e io, che ho i piedi nudi, ci camminassi sopra.

Percepisco distintamente la presenza di Sabry alle mie spalle. Me l'immagino con le braccia conserte e la stessa espressione spillosa che aveva in bagno. So perfettamente che si sta ulteriormente caricando di spilli, ma non sa che a suonare non è la ragazzina, come dice lei, e cioè Michela, e quindi facile preda per lei, ma la Claudia e in fatto di spilli se ne intende pù che bene.

Quello che temo è che a prenderseli tutti sarà il sottoscritto, perdippiù nudo come un verme, addirittura nel morale, giacché è così che finirò col sentirmi, anche se in fondo in fondo non ho nessuna colpa. O forse quella di aver navigato alla grande con la fantasia, senza aver affrontato il problema con la persona con cui sto per avere un problema e cioè la mia Sabry. E poi con Claudia, e mi chiedo per quale motivo sia venuta qui da me, quando invece eravamo d'accordo di vederci all'angolo per poi andare al bar. Almeno sarei stato vestito e con diverse vie di fuga belle spianate davanti a me.

-Allora? Cosa aspetti ad aprire?- Sento la voce di Sabry sibilare nell'orecchio. Il suo fiato è caldo e buono, e in genere mi fa accapponare la pelle. Anche in quel momento, a dire il vero, mi fa lo stesso effetto, e vorrei voltarmi, stringerla tra le braccia e dirle che non mi frega niente di chi sta suonando, di quello che è successo o non è successo, che magari è solo frutto della mia fantasia e non sempre la fantasia dà buoni risultati e nel mio caso men che meno. Che potremmo metterci una pietra sopra e ricominciare da capo. Che dimagrirò, che inizierò a correre con lei alla mattina presto, che...

Devo essere svenuto come un sasso. Mi sono svegliato disteso sul divano, l'accappatoio aperto fino alla cintola, una gamba fuori in bella vista, il resto fortunatamente coperto.

-Che spavento ci hai fatto prendere.- Percepisco la voce di Claudia, sì, l'ho capito dalla sfumatura del suo accento finto borghese.

Adesso che ho aperto gli occhi, vedo entrare Sabry con un bicchiere in mano.

-Ho sciolto un paio di bustine di zucchero. Non ti sarà mica venuto il diabete?- Dice, dopo avermi sollevato la testa per farmi bere.

Non rispondo perché ho la bocca piena d'acqua e in quella posizione devo concentrarmi sulla deglutizione. E poi non avrei saputo che cosa dire, non tanto circa il diabete che credo di non avere o per lo meno è leggermente a rischio - ho fatto gli esami del sangue un paio di mesi prima e il glucosio era 108, il colesterolo, ecco, sì un po' alto, vabbé - quanto piuttosto sul problema in corso. Delle due donne antagoniste in casa mia, per l'esattezza, senza sapere perché Claudia fosse entrata, e perché Sabry l'avesse fatta entrare. Se poi, nel frattempo, avessero anche parlato, oppure si fossero solo interessate del mio problema.

Credo di avere l'espressione del cane bastonato, mentre Sabry depone lievemente la mia testa sul cuscino del divano.

-Ci siamo chiarite.- Dice adesso Sabry. -Forse siamo arrivate al bandolo della matassa.-

Io non dico niente, ho solo cambiato la mia espressione di cane bastonato in quella di chi vuol avere quell'informazione e arrivarci anche lui a quel famoso bandolo.

-In poche parole, il dottor Pallanza Degli Incisi, d'accordo che è un noto ginecologo di fama mondiale, dice lui, ma è impegolato non poco nel gioco d'azzardo, e pare che sia fuori di svariate centinaia di migliaia di euro con gente poco raccomandabile...-

-Un momento,- dico subito. Mi sono perfino alzato a sedere, facendo appena in tempo a coprire quella parte del corpo che entrambe conoscevano ma che non mi sembrava il caso di mostrare. -Ma tu che c'entri con 'sta faccenda?- Chiedo a Claudia.

-Claudia da tre anni lavora per la Procura di Stato.- E' intervenuta Sabry che si è seduta accanto a me sul divano e adesso mi copre velocemente anche il petto. -Ha fatto l'infiltrata, in poche parole; ha dovuto entrare, diciamo, nelle grazie del conte.-

Sarà stato lo zucchero, ma iniziavo a capirci qualcosa.

2

Le guardo e le trovo bellissime, forse troppo per uno come me. Eppure le ho amate entrambe, e a loro volta mi hanno amato. Vederle insieme mi lascia perplesso, come pure aver saputo di Claudia e della sua appartenenza alla Procura di Stato. Una specie di agente segreto?

-Ma Michele?- le chiedo.

-Non esiste nessun bambino, anche questo fa parte della copertura-.

La cosa non mi convince, a detta di Morelli la storia tra i due va avanti da parecchio, non si tratta di qualche settimana o mese, qui di anni. Non lo dico, per non compromettere la situazione che improvvisamente si fa di nuovo ingarbugliata.

-E’ stato un caso che noi due ci siamo incontrati, non sapevo che Pallanza avesse commissionato la ristrutturazione proprio al tuo studio. Ho dovuto accettare le avances del tuo capo per poter visionare i progetti-.

-Non capisco, e cosa ti avrebbero permesso di scoprire?- la domanda la coglie impreparata, lo noto dal leggero rossore che si diffonde sulle guance.

-Quante domande, magari non può risponderti- si intromette Sabrina. Claudia annuisce, salvata in corner.

-Non vi crea imbarazzo trovarvi qui con me?- domando, per allontanare il discorso.

-Forse subito, appena l’ho vista entrare- risponde Sabry, -ma poi, dopo aver sentito ciò che aveva da raccontare, mi sono calmata. Il primo istinto è stato quello di farla volare dalle scale-.

Ridono di gusto, arrivando persino a toccarsi le mani. Il mio corpo reagisce con un brivido, non di freddo, anche se sono quasi nudo, ma provocato dalla situazione irreale. Claudia non me la dice giusta, è sempre stata abile nel manipolare le persone, ma lo scemo col quale conviveva e che dava per scontata ogni bugia, ora non è più lo stesso. E’ il momento di continuare a fare il finto tonto, di far credere loro che è tutto a posto, magari offrendo un bicchiere di vino.

Ci perdiamo in chiacchiere e dopo poco le lascio da sole con la scusa di vestirmi. La camera da letto ha un lucernaio che si affaccia sulla sala, posto sopra al settimanale di Sabrina. Chiudo la porta a chiave, facendo attenzione a non far rumore, scongiurando in questo modo un’entrata improvvisa mentre io sono intento ad arrampicarmi. Le voglio spiare, sentire ciò che dicono quando non ci sono. Negli ultimi cinque minuti le certezze si sono sgretolate sotto al peso di bugie e comportamenti strani. Sono svenuto, anche se ancora non so perché, così di punto in bianco senza accusare il minimo malore. Mi sento il protagonista di un film d’azione e sorrido ricordando un film su Netflix dove l’interprete era uno scrittore di libri thriller e si impersonava in essi fino a ricoprirne davvero la parte. Come diavolo si intitola? Al momento non ricordo, e non è indispensabile.

Avvicino la sedia e ci monto sopra, quindi mi arrampico appoggiandomi al muro e sbircio. Le due hanno un’aria diffidente, si scrutano e non mi sembrano affatto quelle di poco fa. Spingo leggermente il vetro, che si apre senza rumore, dandomi la possibilità di ascoltare le voci.

-Non è così stupido come credi- dice Sabrina. -Ho imparato a conoscerlo in questi anni e mi ci sono affezionata-.

Il cuore batte forte: mi sta paragonando ad un animale da affezione? Allora la sua è solo finzione, sono caduto di nuovo in una donna dalla doppia identità?

-Non dico questo, solo bisogna essere caute- Claudia apre la borsa e tira fuori una busta. -Qui c’è l’indirizzo e il numero da contattare. Mi raccomando, solo al momento giusto-.

Sabry la intasca velocemente e sposta il viso verso la mia parte; mi abbasso velocemente e quasi rischio di cadere, ma sono sicuro che non mi ha visto. Salto giù con la grazia di un bradipo e mi affretto a rivestirmi, mentre un senso di soffocamento mi attanaglia la gola. E’ tutto così strano che non mi meraviglierei di svegliarmi da un momento all’altro; faccio la famosa prova pizzicotto, ma con rammarico mi rendo conto di essere ben sveglio. Non so che fare, davvero, voglio solo uscire di casa e magari non farci più ritorno.

-Eccoti- mi accoglie Claudia. -Stavo dicendo a Sabrina che devo andare, la giornata non è ancora finita e devo fare rapporto- poi si avvicina e abbassa la voce. -Mi raccomando, tutto è strettamente confidenziale. Non ne parlare con nessuno, potrebbe andare a monte un’indagine molto delicata di cui non posso rivelarti i particolari. Aggiusterò tutto io con Morelli e mi farò viva al più presto-.E mi bacia sulla guancia come se niente fosse, facendo lo stesso poi con Sabrina.

-Ti accompagno giù- dico, afferrando le chiavi della moto. Ho bisogno d’aria, stare in casa con Sabrina significherebbe finire col fare qualche passo falso. Queste due sono in combutta e quella busta contiene delle informazioni che io voglio conoscere, ma non ora, adesso ho un appuntamento con Lorenza.

2

Oddio, non è che sia un ladro, un borsaiolo nella fattispecie, ma da ragazzino mi divertivo a mettere in pratica gli insegnamenti di mio nonno, buonanima, che non era un ladro nemmeno lui, ma che durante la guerra l'aveva fatto, il borsaiolo. Era un partigiano, quello che doveva procurare documenti, sottrarre, meglio. Mi aveva raccontato come faceva, e poi me lo aveva insegnato. Confesso che ho usato quei suoi insegnamenti a scuola. Specialmente durante i compiti in classe, e anche dopo, quando li consegnavo e mi accorgevo, parlando coi compagni, di aver sbagliato una risposta o un passaggio negli esercizi di matematica. Riprendere il mio foglio alla prof era uno scherzo e rimediavo il tutto. Non voglio con questo dire che non mi sono meritato le varie promozioni e il conseguente diploma, diciamo che ho rimediato piccoli passi falsi.

Comunque, sarà stato questo vecchio istinto mai morto che in quel momento mi ha fatto notare che la busta sporgeva in maniera oscena dalla tasca di Sabrina. Ho detto oscena perché anche un cieco sarebbe stato in grado di prenderla. Sarò un bradipo, uno che con gli esercizi fisici non ha nulla da spartire, ma la mia mente è come un'onda gravitazionale che si propaga nello spazio tempo e lo deforma e quindi è come se presagissi le conseguenze dei gesti che sto per fare ponendovi rimedio in anticipo, evitando cioè un movimento, facendone un altro. Una serie di mosse che non sto a descrivere ovviamente, che fanno parte del segreto professionale. Ribadisco che non sono un borseggiatore e dai tempi della scuola, in quelle rare occasioni di cui sopra, non le ho più praticate, ma in questo caso mi sembrava essenziale fare quello che ho fatto, nel senso che mi sono preso la busta. Avrei pensato dopo a come rimetterla non dico nella sua tasca, ma nasconderla in casa, magari sotto un mobile e dire che l'avevo trovata o non dirlo affatto. Tutto sarebbe dipeso da quello che c'era dentro. E se quello che c’era dentro sarebbe stato compromettente, avrei deciso cosa fare.

Ho approfittato del fatto che si stavano abbracciando ancora, ormai da vecchie amiche, ho avuto perfino il tempo di pensarlo mentre mi avvicinavo amichevolmente posando un braccio sulla spalla di Sabrina, per prendere la busta.

Finalmente usciamo. L'ascensore è occupato, sta salendo. Intravedo tra il vetro e l'inferriata la signora dell'ultimo piano. La saluto, lei ricambia.

-Meglio le scale,- dico.

Sono un po' nervoso per quello che ho appena fatto, e inizio a scendere insolitamente veloce, per la mia condizione fisica, e penso che sia la soluzione più appropriata. Primo, non me la sento proprio di averla davanti durante la discesa, che sarebbe stata lunghissima, ovviamente, chiuso in quella gabbia, e non sapere cosa dire. Specialmente con tutti i dubbi che mi sono venuti. Secondo, perchè mi immagino che Sabrina si affacci da un momento all'altro dal pianerottolo, urlando che le ho rubato la busta, che devo essere fermato, e quindi affrontare Claudia che certamente è una campionessa di arti marziali, e che mi avrebbe ridotto a un colabrodo in un paio di mosse.

Nemmeno Claudia parla, però è come se mi sentissi sulla nuca i suoi occhi: anche loro mandano spilli.

-Bene,- dice, quando siamo sul portone. -Avremo modo di chiarirci. Per il momento non dire nulla a nessuno, mi raccomando.-

Mi bacia di nuovo sulla guancia, mi stringe forte la mano e se ne va. Rimango fermo a guardarla finché non sparisce dietro l'angolo. Ma aspetto ancora qualche minuto, per vedere se eventualmente riappare per controllare cosa sto facendo. Ormai sono entrato nella parte, quella dell'agente segreto, per intenderci. Mi avvicino alla mia Suzuki, infilo il casco e sgommo via. Mi fermo dopo po’ di chilometri di fianco ai giardinetti a un paio di isolati dalla casa di Lorenza. Non ce la faccio ad aspettare, devo sapere cosa c'è scritto nella famosa busta.

2

La rigiro tra le mani e ne percepisco la ruvidezza. Colre giallo, nessuna scritta, e sottile. L'unghia lambisce la parte superiore, quel tratto senza colla che mi separa dal contenuto, ma mi immobilizzo, quasi come se una volta aperta tutto il mio mondo, ciò in cui credo, potesse finire e trasformarsi. Forse peggio di così non potrebbe andare, ma proprio non riesco a continuare, quindi la rimetto in tasca e decido di aprirla davanti a Lorenza.

Riparto, con l' aria tiepida che mi solletica il viso, e mi sembra di nuotare nel mio elemento: strada e motore, in testa un casco e la testa libera. L'istinto è di spingere a fondo e fuggire via, ma so già che una volta fermo tutto ripiomberebbe su di me.

Casa di Lorenza è in periferia, un luogo in cui mi capita di rado di passare; vecchi negozi rionali, gente che ancora si ferma a parlare, non la frenesia del centro, di casa mia. Lei è già in strada, indossa un paio di leggins bianchi e una maglietta con stampato in bianco e nero un gufo. Sorride e la trovo bellissima, un diverso tipo di radiosità che la differenzia da Claudia e Sabrina. E' leggermente più giovane, ma non è questo che la rende diversa, non me lo spiego, o meglio, non voglio farlo. Stai con i piedi per terra marco, già stai navigando nei casini a vista, ci manca ancora sentir battere il cuore più forte per lei. Non ne ho davvero il tempo, nonna ci aspetta, ma prima voglio mostrarle la lettera.

-Ciao- mi accoglie, e mi da un bacio sulla guancia; sento il battito alterato, ma lo ignoro. La metto al corrente degli ultimi sviluppi, quasi che lei sia la famosa amica del cuore. Devo forse aggiungerla a Paolo e Stefano? Annuisce, non dice nulla e, quando le mostro la busta, la afferra tra due dita, quasi fosse un lettera esplosiva.

-La vuoi aprire veramente?- mi chiede, rimanendo con la busta sospesa. -Di sicuro in questo momento Sabrina avrà già messo sotto sopra casa con l'intento di ritrovarla. Mi sembra una storia troppo grande per te, mi puzza di spionaggio, di thriller all'americana- ridacchia. -In fondo è simpatico, non sai da quanto non mi divertivo così-.

-Cioè?- chiedo sorpreso.

-Sei capitato nella mia vita all'improvviso, mettendo subbuglio in questa povera vita di giovane lavoratrice abbandonata dal fidanzato, mi hai raccontato tutto di te, ti sei aperto e non so per quale motivo. Ma ne solo felice, credimi, io voglio veramente aiutarti, ma... ho anche paura-.

Ha ragione, aver trafugato la lettera è stata una mossa azzardata, così come averla coinvolta.

-Mi dispiace, hai ragione- riprendo la lettera, -ora torno a casa, rimetto la busta in qualche posto in cui possa trovarla e chiamo nonna dicendole che non se ne fa nulla-.

Lorenza inclina il capo, poi mette le mani a pgno sui fianchi: ha lo sguardo di una che sta pensando di buttarsi in un grosso guaio.

-Invece guardiamo che c'è dentro e poi andiamo da nonna!- esclama, riprendendola, quindi con uno strappo deciso la apre. All'interno un foglio piegato in due.

-Ormai è fatta- dice candidamente. -Vediamo: c' è un numero di telefono e un indirizzo, niente di più-.

-Fammi vedere- mi porge il foglio. Il numero non mi dice nulla, ma quando leggo l'indirizzo quasi mi prende un colpo. -Cazzo!- esclamo, ed iniziano a tremarmi le gambe.

2

E' la via adiacente l'ufficio in cui lavoro. Non so perché me ne sono venuto fuori con quell'esclamazione. In fondo è una via dove ci bazzica tanta gente e ci sono pure tanti negozi e presumo tanti uffici e ovviamente tante famiglie che ci abitano. Ma c'è anche il negozio di Marcello.

- E allora?- Sbotto fuori e mi stupisco anche di questo avverbio interrogativo

Infatti Lorenza, che era rimasta a guardarmi come se fossi un manifesto che pubblicizza un film di Maciste degli anni sessanta, mi chiede cosa mi sia successo; se quello che c'è scritto sul foglio mi sia chiaro, mi abbia illuminato sulla questione o spaventato, insomma.

-No, niente di che,- dico. -Solo che mi sono stupito perché in quella via c'è il negozio dove mi fermo a mangiare qualche volta a pranzo. Non che questo voglia dire che sia coinvolto Marcello, che è il proprietario di questo negozio. Mi è subito venuto di pensare a lui e questo mi ha stupito. Non mi ha mai dato motivo di sospetto. E' solo molto affabile con tutti, e questa non mi pare sia una colpa, anzi. Può essere chiunque, naturalmente. Non conosco il suo numero di telefono e quindi non posso essere certo che sia lui o che c'entri in qualche modo.-

-Telefoniamo.- Dice candidamente Lorenza.

-Come, telefoniamo.- Dico io di rimando un po' spaventato.

Non che la cosa mi spaventi... mi terrorizza! No dai, Comunque non mi sembrava il caso, non...

Sto ancora pensando questo che Lorenza mi ha già preso il foglio dalle mani, estratto dalla tasca il suo cellulare e adesso sta componendo quel numero maledetto. E io rimango immobile a guardarla, affascinato dalla sua espressione furba mista seria, senza riuscire a spiaccicare una parola o a trattenerla, dirle magari: -Ragioniamo un attimo.-

-Pronto? Mi hanno detto di telefonare a questo numero,- sento che sta dicendo.

Io credo di essere sbiancato e poco ci manca che abbia un mancamento, lo stesso che mi è venuto su in casa.

-Bene, certo, sarà fatto.- E chiude la conversazione, ridendo come una matta.

Io, nel frattempo - sarà che ho la coda di paglia e qualunque cosa faccia che non rientra nella mia consuetudine, non mi sento a posto, come se mi trovassi a un vernissage dopo aver pestato per bene la cacca di un mastino napoletano -, pensando a quanto avevo fatto, sottratto cioè, con l'inganno la famigerata busta, mi sono guardato in giro, più per l'imbarazzo questa volta, e mi è parso di vedere l'auto di Sabrina, parcheggiata a una decina di metri. E fino a pochi minuti prima non c'era. Anzi proprio in quella posizione c'era un'altra auto scura.

Perché avrebbe dovuto essere proprio lì, mi sono subito chiesto. Ce ne sono tante come la sua, ovvio, mi sono detto per rassicurarmi e chiudere lì, ma il fatto è che non tutte credo abbiano un pandino appeso allo specchietto, con legato alla zampa destra, questo lo so di mio, ovvio, una campanella?

Dentro non c'era nessuno. E' a questo punto che ho detto a Lorenza che forse sarebbe stato meglio andare a fare un giro, che mi avrebbe spiegato il senso della telefonata non appena ci fossimo fermati da qualche parte, ma lontano da casa sua, che anch'io le avrei spiegato del perché di quella fuga.

-Andiamo da tua nonna?- Mi chiede mentre si infila il casco e sale lestamente sulla moto.

-Massì, forse è la soluzione migliore, anche perché a questo punto è bene che le chieda ospitalità per qualche giorno.-

3

La moto romba e con Lorenza dietro mi sento a mio agio. Sarà che sono nato con due ruote al posto dei piedi, che viaggiare a bordo del mio bolide mi galvanizza, ma vi posso assicurare che mai prima d'ora ho guidato tanto bene con un passeggero a bordo. Segue le curve, piega al momento giusto, non si aggrappa a me come uno zaino -anche se la cosa non mi dispiacerebbe-, insomma è una motorista nata. Ogni tanto lancio occhiate nello specchietto per vedere se l'auto di Sabrina ci segue, poi penso che la paranoia ha ormai raggiunto un punto di non ritorno.

Casa di nonna è davanti a noi, lei affacciata intenta a bagnare i fiori; un'altra delle sue passioni, oltre alla tecnologia. Ci vede, fa cenno di salire e noi obbediamo. Lorenza non mi sembra turbata, il sorriso non l'ha ancora abbandonata. Chissà che divaolo le ha detto l'interlocutore al telefono per renderla tanto felice. Lo voglio sapere, ora, subito!

-Aspetta- mi stoppa, mentre raggiungiamo il piano. Nonna sorride a Lorenza e lei per risposta l'abbraccia. Provo una sensazione di pelle d'oca diffusa per tutto il corpo, anche in zone in cui non sapevo potesse sorgere, quando vedo che risponde con affetto, quasi fosse davvero una di casa.

-Entri o ti fermi sul pianerottolo?- mi apostrofa, accompagnando Lorenza all'interno. Mi affretto a seguirle e raggiungo la sala, dove sul tavolino trovo ben due torte, biscotti e bottiglia di spumante.

-Che si festeggia?- chiedo impacciato.

-Un nuovo ospite e spero una nuova amica, tonto- poi mi fa l'occhiolino come per dire che apprezza la ragazza. Lorenza esplode in una risata.

-Forte tua nonna!- esclama, sedendosi accanto a lei. A me tocca usare la poltrona di nonno Nicola, già vecchia e sfondata alla data della sua dipartita, dieci anni fa, ma che lei tiene come una reliquia.

-Vediamo di risolvere il problema- nonna va subito al punto. -Mio nipote, che amo come fosse il mio nuovo iPhone 7, è un tipo smidollato, diciamocelo- Lorenza annuisce. -Questa storia delle foto è qualcosa che francamente mi lascia dubbiosa. Perchè buttarsi in evoluzioni amorose sul pianerottolo quando avevano l'ufficio libero? Capisco la foga della gioventù, ma questo potrebbe interessare voi due, non un uomo, il Morelli, di quasi quarantanni. Anche se anche io, ai miei tempi...-.

-Nonna!- esclamo, facendo lo scandalizzato.

-Sono una donna e sono stata giovane, quindi non meravigliarti. Allora dicevo, per me si sono messi in posa per far si che tu li potessi immortalare-.

-Lo penso anche io- Lorenza annuisce convinta e racconta a nonna della busta.

-Non ce la vedo Sabrina come agente segreto- scrolla la testa.

-Infatti nemmeno io- aggiunge Lorenza. -Poco fa ho telefonato al numero sulla busta e mi ha risposto una voce maschile. "Pronto, sono Marcello", ha esordito...-.

-Quindi anche lui fa parte del complotto!- mi alzo in piedi, agitato.

-Ma che complotto d'Egitto, siediti e ti racconto tutto- lo faccio e prendo un bel respiro. -Quando gli ho detto che mi avevano dato questo numero, ha pensato lo chiamasse Sabrina e sapete che ho scoperto?-.

-Che cosa?- nonna le afferra un braccio.

-Che cosa?- chiedo con un fil di voce.

-Che lei ti ama- risponde serafica Lorenza.

E questo che vuol dire? Che c'entra, lo sapevo anche io senza che me lo dicesse, anche se ultimamente le cose si sono incrinate, però del suo affetto sono quasi sicuro.

-E' tutta una montatura fatta ad arte per preparare una festa in tuo onore, una cena a sorpresa- continua. -Se l'intuito non mi inganna lei vuole chiederti di sposarti-.

Cosa? Come? Ma allora la finta di Morelli col lancio del cellulare dalla finestra, l'uomo col Porsche, la villa del Pallanza e la storia di Claudia che non è la sua compagna e nemmeno ha un figlio? Sto per uscire pazzo e snocciolo i dubbi alle due.

-C'è una spiegazione per tutto, e sono sicuro che ogni tassello troverà la giusta collocazione- Lorenza sembra sicura.

E' pazzesco, uno come me, che non riesce nemmeno ad immaginare una storia normale, catapultato in un giro di eventi che mi hanno messo a dura prova. Ma forse è servito, pensando a Sabrina non provo disagio, non come quando stavo con Claudia ed ogni sua affermazione, ogni movimento, sapeva di costruito ed artificiale. Sabrina è diversa, me ne rendo conto ora, mentre nonna continua a dire che sono un tonto, un fesso, che non son degno di lei.

-Non rovinare tutto, però- dice Lorenza. -La mia è una considerazione che va provata. Lasciami parlare con Marcello e aspetta che mi faccia viva prima di fare qualche altro casino-.

Nonna sembra estasiata e ci offre una bella fetta di torta, stappando la bottiglia.

-Mal che vada c'è sempre questa bella ragazza in vista- esclama, e noto il rossore spargersi sulle gote di Lorenza.

2

Sarà!, penso guardando il rossore svanire lentamente dalle gote di Lorenza, intenta adesso a trangugiare con foga un pezzo generoso della seconda torta di nonna Giulia. Quello che mi lascia un po' interdetto è la quasi indifferenza che sto notando in lei per il fatto che Sabrina voglia chiedermi di sposarla, addirittura montando tutta quella storia strampalata, che più ci penso e più s'ingarbuglia.

-E tu, non mangi?- La voce della nonna mi riporta alla realtà, soprattutto la scrollata alla spalla.

-Sì, certo.- Rispondo e mi affretto a dare un bel morso, di quelli che solo io so fare, alla fetta di torta che ho nel piatto. Quasi mi soffoco sentendo il mio cellulare suonare. Faccio finta di niente e intanto bevo un sorso di spumante.

-Non rispondi?- mi chiede Lorenza, continuando a masticare con gusto.

-Rispondo? Ah!- Dico sperando che chiunque sia si stanchi e riagganci.

-Sì, rispondere, non senti che sta suonando?- Interviene nonna, sempre con quella sua mano che mi agita la spalla con la stessa forza che userebbe per spostare un mobile.

Mentre son lì che traballo come un giunco al vento, e tento con la calma che solo io so esprimere in situazioni del genere, il telefono smette di suonare.

-Forse non era importante,- dico, riprendendo la forchetta per tagliare un'altra porzione abbondante della fetta di torta che ho nel piatto.

-E non t'interessa sapere chi era che ti cercava?- Chiede la nonna.

Non è che la cosa adesso mi crei sospetti, stante quanto sa succedendo, che sono tutti in combutta, insomma, soprattutto considerando l'insistenza della nonna e di Lorenza circa cose che dovrei fare, perché in effetti la nonna è sempre stata apprensiva nei miei confronti, sempre lì col fiato sul collo per farmi finire ciò che ho iniziato. Comunque, per quieto vivere e per evitare altre scrollate alla spalla, prendo il cellulare dalla tasca e guardo il disply: Sabry.

-Magari è importante, richiamala, no?- Dice adesso la nonna.

-Già! Vorrà dirmi che sono il solito scemo, che le ho rubato la busta e rovinato la sorpresa, perché nel frattempo le ha telefonato Michele, eccetera? Meglio di no. Anzi, se mi ospitassi qui per qualche giorno?- Butto lì, ridendo un po' a fatica.

La nonna scuote la testa e guarda Lorenza che nel frattempo ha pulito alla perfezione il suo piatto e sta bevendo lo spumante, tutta soddisfatta.

-E tu cosa ne pensi?- Le chiede.

-Mah, non saprei, signora Giulia.-Dice, posando il bicchiere. -Mentre mangiavo, pensavo, sì.- Ride. -Secondo me tutta questa storia non è che mi convinca molto. D’accordo le feste a sorpresa che fanno in America, quelle che vediamo nei film, intendo, ma qui mi pare anche troppo esagerata per un film dei fratelli Coen. Elementi che non c’entrano per nulla ce ne sono, e tanti anche. Quello della Porche, per esempio. Capisco lo scherzo, ma il cellulare di Marco buttato giù dalla finestra?-

-Beh! Comunque non mi sembra il caso di fare lo stupido.- Sbotta adesso la nonna, guardandomi. -Voler restare qui, poi! Che uomo sei? Torna dalla tua donna, invece.-

Ridiamo alle sue parole, ridiamo e finiamo di mangiare e bere, che non rimane più nulla sui piatti di portata.

-Bene, allora, andiamo.- Dico adesso alla nonna con fare contrito, come uso fare se voglio ammorbidirla.-

- Sì, è meglio, che adesso ho da fare.- Risponde lei, ignorando il mio viso falso-implorante. Bacia Lorenza sulle guance e le dà una bella strizzata, stringendola tra le braccia.

Appena siamo fuori dal portone, vediamo Sabrina e Claudia appoggiate all'auto di Sabrina, quella con il pandino e campanella che scodinzola appeso allo specchietto.

Ho subito la sensazione che quanto ho appena finito di mangiare si sia condensato in un unico blocco, tipo quelle stelle di nuetroni che magari sono più piccole della terra, ma che pesano come l'intero sistema solare. Ecco. Sento che anche Lorenza si è irrigidita, anzi no, è scattata come una molla e adesso la vedo correre più veloce della luce in fondo alla via.

3

Tutte e due allungano la mano, incuranti della fuga della ragazza; per loro è come se non esistesse, come fosse una mosca che distrattamente è volata via. Lo sguardo di entrambe è glaciale, di quelli della serie "o fai come diciamo o sei morto". Mano tesa significa che la busta deve essre restituita ai legittimi proprietari. Lo faccio, senza troppa voglia, come se privarmene potesse essere un segnale negativo.

-Sei un cretino!- esclama Claudia, Sabry non dice nulla, si limita a rimettere in tasca la lettera. Un cretino? Solo per aver cercato di fare chiarezza in questa matassa?

-Che c'entra Marcello?- chiedo.

-Chi?- rispondono all'unisono.

-Il numero e l'indirizzo sono i suoi. So della festa a sorpresa e mi dispiace non averti dato fiducia...-.

-Ferma, ferma, ferma!- Sabry mi blocca. -Chi ti ha detto una cazzata simile? Forse la ragazzina con cui ti ho visto uscire da casa di nonna Giulia?- alzo lo sguardo e la vedo semi nascosta dietro le imposte. Non so che dire, a questo punto potrebbe anche confessarmi che è la reincarnazione di Mata Hari e ci crederei.

-Forse dovremmo raccontargli tutto- Claudia guarda Sabrina sconsolata. -Inutile lasciarlo all'oscuro, potrebbe essere ancora più dannoso-.

Mi afferrano entrambe per le braccia, portandomi in auto. Salgo dietro, quasi obbligato a forza. Il pandino dondola con il suo musetto che sembra sorridermi.

-E' complicato- inizia Claudia. -Faccio parte della Polizia di Stato, sezione anti riciclaggio, un compito che ricopro da quasi dieci anni- faccio per parlare. -Si, quando stavamo insieme già ero un agente. Sabrina è una collega del Nucleo investigativo antidroga dei Carabinieri-.

Sprofondo ancora più nel sedile, mentre le guardo con un'espressione che di sicuro mi fa assomigliare ad un perfetto idiota. Due agenti sotto copertura.

-Stiamo svolgendo indagini sul ginecologo Pallanza, un uomo che ha fatto dell'attività illecita una fonte di guadagno ben superiore a quella di libero professionista- continua Sabrina. -Non volevo finissi coinvolto, mi dispiace, le cose avrebbero dovuto percorrere strade diverse, lasciarti fuori da tutto. Ma non è più possibile, sai troppe cose. Cominciamo dall'inizio, tanto per farti un quadro generale: Il tuo capo fa parte dell'organizzazione, Claudia si è spacciata per l'amante di Pallanza e, con la scusa della ristrutturazione, sta facendo credere a Morelli di essere pazza di lui, ma a una condizione: Pallanza non deve sapere nulla-.

-Quattro anni di indagini, un lavoro che mi ha permesso di scoprire molti indizi, che grazie a Sabrina stanno per essere legati insieme- dice Claudia. -Nel corso delle indagini ho dovuto far credere a Morelli di aspettare un bambino, per potermi allontanare per via del fatto che sono stata spesso all'estero per quasi un anno. Grazie ai mezzi a disposizione ho finto la gravidanza e un pericolo di aborto se anche solo lui mi avesse sfiorato-.

Le ascolto come rapito, sono sveglio di sicuro, ma è come se mi trovassi davanti ad uno schermo su cui viene proiettato un thriller.

-Come hai fatto con il bambino?- chiedo.

-Lui non esiste, e ho preferito fargli credere che Pallanza lo considera suo e lo ha allontanato in un posto sicuro, per non farlo sapere alla moglie-.

-Però tu e lui non vi siete mai incontrati?-.

-No, lo crede Morelli-.

-Ma non hai mai pensato che lui potesse incontrarlo?-.

-Tutto calcolato, la storia del bambino ha fatto da deterrente. Io sono l'unico tramite tra Morelli e il ginecologo. Il problema è che la ristrutturazione della villa è il punto principale: il progetto, di cui ti sei occupato, è solo una facciata. In realtà il tuo capo ha ideato una serie di stanze interrate, con collegamenti all'esterno, in grado di essere invisibili ad un'ispezione-.

-Parliamo di grandi quantitativi di droga- interviene Sabrina, -quintali, di tutti i tipi. Pallanza è già potente, ma si pone di diventare il maggior spacciatore del nord Italia-.

Emetto un fischio, di quelli liberatori, mentre cerco di digerire tutto.

-E... la busta?- chiedo, sapendo di aver fatto la domanda giusta.

2

-Mi sono accorta subito che me l'avevi presa.- Dice Sabrina.

Mi sembra che si sia un po' addolcita, adesso riconosco la mia Sabry. Già, chissà se posso ancora dire la mia Sabry, penso, mentre la guardo.

-Ho chiamato Claudia e gliel'ho detto e lei ha avvisato Marcello di raccontare quella storia nel caso avessi telefonato, tu o la tua amichetta.-

-E lui che c'entra? E' forse un poliziotto o un carabiniere anche lui?- Chiedo a questo punto. Già deluso del tono diventato improvvisamente professionale e freddo di Sabrina.

-Marcello è un nostro informatore. Lo è diventato, perlomeno. Se vogliamo, è partito tutto da lui cinque anni fa. Tra l'altro avrebbe voluto diventare un poliziotto, ha fatto domanda, ma per via di una disfunzione cardiaca, non è stato ammesso al concorso. Gli è rimasta però questa sua voglia di collaborare con le forze dell’ordine. Da tempo aveva notato uno strano andirivieni dal portone dove c'è lo studio di Morelli. Un giorno ha per caso riconosciuto una persona che non gli era mai piaciuta, con cui aveva avuto una discussione nel suo negozio, e una sera, mentre stava chiudendo, l'ha visto uscire dal portone e l'ha seguita. Ha notato che si incontrava con dei brutti ceffi che aveva visto spacciare nella piazzetta in fondo alla via. Ha contattato subito la polizia, è in quell’occasione che ha conosciuto Claudia, e si è messo a disposizione. Sulle prime non volevamo coinvolgerlo, ma lui si è dimostrato molto collaborativo e gli abbiamo allora chiesto di informarci nel caso avesse notato qualcosa di strano, e da quel giorno è diventato un prezioso collaboratore.

-Capisco,- dico. -Io, naturalmente, sono stato preso in mezzo perché lavoro col Morelli, vero?- Devo aver l'espressione di chi è stato appena bastonato, e poi gli dicono che si sono sbagliati a farlo.

-In un certo senso è vero.- Risponde subito Claudia. -E mi stupisce che non ti sia mai insospettito per tutte le domande che ti facevo sul Morelli, sui vostri progetti, se avevate clienti importanti, chi erano, eccetera.-

Sì, adesso mi ricordo tutto perfettamente. E io che credevo che quell'interesse fosse per me, per capire che tipo fossi. -Naturalmente, anche per te è stata la stessa cosa.- Chiedo adesso a Sabrina.

-Mi spiace, Marco, ma è così.- E' il nostro lavoro, e viene prima di tutto. Anch’io mi sono sempre chiesta come mai non ti sia mai insospettito. Per qualche tempo ho temuto che succedesse, che te lo chiedessi, insomma, perché una come me stesse con uno come te. Che fossi sempre carina e comprensiva, che accettassi la tua sciatteria. Che siamo diametralmente opposti, ecco. Non ti è mai passato per la testa che fosse una situazione strana?-

Avrei voluto sprofondare, in quel momento, essere risucchiato dalla terra, che si aprisse un baratro esattamente sotto di me e ci cadessi dentro fino all'inferno, sì, nel girone degli imbecilli. Certo che me lo sono chiesto tante volte perché una ragazza come lei stesse con un tipo come me, ma credevo che gli opposti si attraessero, insomma. Che stupido! E pensare che mi sono sempre creduto una persona intelligente.

-Naturalmente, non mi sembra più il caso di stare insieme, così puoi continuare la tua relazione con la ragazzina.- Continua Sabrina.

Sarà, ma mi è sembrato che il tono di quelle parole fosse un po’ aspro, come dette a malincuore e quell’acredine per depistare. Ma in quel momento non ci ho fatto caso pienamente, ero davvero sprofondato nelle viscere della terra, ma se devo dirla tutta, quelle due donne mi erano improvvisamente diventate antipatiche. Non ci vedevo nulla che potesse attrarmi, troppo diverse e anche i ricordi che avevo ancora nitidi nella mente fino a qualche momento prima del tempo trascorso con loro erano completamente spariti. -Per me è tutto chiaro, se non servo più, posso anche andare.- Dico allora.

-Naturalmente, non devi raccontare a nessuno, dico a nessuno di quanto successo, di quanto ti abbiamo detto. Solo che dovrai continuare a lavorare da Morelli, anche se sarà per poco, questo posso anticipartelo.- Dice Sabry.

Apro la portiera e scendo dall’auto. Agito la mano davanti al finestrino e mi avvio verso la mia moto. In fondo alla via vedo il viso di Lorenza che spunta timido da dietro l’angolo. Le sorrido. Lei si avvicina piano. Cammina rasente il muro, con la testa bassa, ogni tanto alza gli occhi. Forse le dispiace di essere fuggita via e avermi lasciato solo ad affrontare quelle due arpie. Mi piace pensarlo, insomma. In questo momento in cui sto risalendo a fatica dalle famose viscere della terra vorrei proprio che una mano amica si allungasse verso di me.

3

Un mese esatto da quel giorno, ed è volato via lasciandomi dentro tanta amarezza ma anche una pace nuova. Ho imparato a fidarmi più di me stesso che degli altri, cercando di crescere ed evitare che la vita mi scivoli addosso. In questo momento sono in moto, diretto verso un posto qualunque, ed i pensieri scorrono fluidi.

Quando Sabrina e Claudia se ne sono andate ho provato un senso di liberazione; giuro, sembrerà strano, ma è proprio così. In fondo sono stato usato, rigirato per subdoli scopi vestiti da indagine professionale. Come hanno potuto usarmi, come sono riuscite a fare le carine e finire a letto con me? Anche questo ricade nei compiti delle poliziotte? Non voglio crederlo, in me è ancora accesa una fioca speranza che tutti i momenti passati insieme non siano stati solo finzione. Altrimenti sarebbe davvero triste.

Comunque mi sono liberato di loro; anche Sabrina è sparita, ed io non sono più tornato in quella che credevo casa sua per riprendere le mie cose. Ho incontrato Dante per caso qualche giorno fa e sembrava ansioso di vedermi. Ha voluto sapere del perchè della rottura e mi ha informato che nell'appartamento si sono trasferiti una coppia di ragazzi di colore, a sua detta molto promiscui. Non ho dato spiegazioni, ho solo detto che la vita è strana e che lei non era quella giusta per me. Gli ho lasciato un po' di amaro in bocca, me ne sono accorto, ma ho preso questo come una piccola rivincita.

Mi sono trasferito da nonna, che per il momento sembra entusiasta della cosa. Ha un carattere tutto suo, ma in fondo mi vuole un gran bene. Continuo a lavorare nello studio, Morelli sembra sempre lo stesso e non abbiamo più parlato delle foto. Ho intenzione di cambiare lavoro, prima che la situazione volga al termine e rischi di finire nei casini.

Non ne ho proprio voglia, adesso la priorità è cambiare vita, a cominciare dall'aspetto fisico, su cui devo lavorare parecchio. Iscrizione in palestra, dietologo, un nuovo taglio di capelli e i risultati iniziano a farsi vedere.

Due giorni fa ho deciso di tornare da Marcello nella pausa pranzo, lui mi ha accolto amichevolmente come sempre, se è a conoscenza di qualcosa non lo da a sapere, ed io non voglio investigare oltre. Più mi allontano dalla storia e meglio sarà.

Paolo e Stefano si sono fatti sentire per sapere gli sviluppi della vicenda; è stata dura mentire loro, sono due buoni amici e non voglio sappiano di più di quanto già conoscono. Sono sicuro che Stefano dimenticherà tutto nel giro di poco, mentre Paolo, che ha sempre avuto un debole per Sabrina, tornerà di sicuro alla carica. Sono pronto a tutto, il futuro lo vedo azzurro, come il cielo che osservo mentre la moto ruggisce sull'asfalto.

Due mani mi stringono forte intorno alla vita e sorrido.

-Sbaglio o sento un paio di muscoletti guizzare da queste parti?- Lorenza me lo grida all'orecchio. Rido divertito e annuisco, mentre scalo una marcia e accelero imboccando la strada che porta al mare.

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