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Una storia di P3PP4R10

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Elogio della profondità

(Dietro ogni abisso c'è un pensatore solitario)

Pubblicato il 06 febbraio 2017

Non sono i nuovi continenti che occorrono alla terra, ma gli uomini nuovi! Ho sempre detestato la superficie delle cose. Ho sempre preferito la profondità, gli abissi e l’imperscrutabile.

Che cosa conosciamo realmente di noi stessi? Cosa siamo? Di che materiale sono fatte le speranze? E i sogni? C'è una caverna chiusa dentro il nostro cuore di tenebra, e c'è una sola remota possibilità di accendere una luce, di farsi accecare della verità più profonda.

E lui venne accecato dalla luce, folgorato, illuminato. Sapete, anche in fondo al mare, tra le creature degli abissi c'è luce: può esserci comprensione e ossigeno. Ho sempre preferito la profondità delle cose. Sin da piccolo, ho maturato un desiderio, un bisogno primordiale di comprensione. Verso me stesso, verso la mia natura sepolta. E' stato detto che la forza creatrice della natura vince l’istinto distruttore dell’uomo. Ma io non sono d'accordo.

Il mare è tutto. Ha un’aria pura e sana, è il deserto immenso dove l’uomo non è mai solo, perché sente la vita fremergli accanto. Il mare è il veicolo di un’esistenza soprannaturale e prodigiosa, è movimento ed amore, è l’infinito vivente. Il mare è la mia casa, ma non quello che tutti possono scrutare. Il mio mare non è fatto di sale, e non è illuminato dai raggi del sole.

Sono strade poco battute e trafficate quelle che mi hanno condotto, giù nel profondo abisso. Ho cercato di scorgere e di comprendere la mia anima, per avere un quadro completo della natura umana. Vivendo in un sottomarino è facile capire quali sono i tuoi limiti, specialmente a livello dimensionale. Un passo in più e arrivi alla fine dello scafo, una manovra azzardata e devi risalire mantenendo la calma, altrimenti il cuore non regge, ma ancora prima saranno i polmoni a collassare.

Chi vive di profondità marine è un astronauta dell'ignoto. Un viaggiatore solitario e spietato, con una missione senza senso da mantenere. Sono scelte che ho fatto quando non ero nemmeno un ragazzo, sono occasioni che la vita ha voluto darmi. Spingendomi sempre una lega più in là, un piede oltre l'infinito essere per sentire il freddo assoluto di galassie che non pensavo di poter scorgere. Il mondo è qui, nell'oscurità.

E' il futuro di questo pianeta, e della nostra specie. Ho scelto di vivere nel profondo mare perché l'umanità mi aveva deluso, o forse ero io che avevo deluso l'umanità. Questo dannato sonar mi sta facendo diventare pazzo o sordo. In fondo, le cose che più contano sono incomprensibili, viscide e fredde. Il cuore batte ancora, giù nella stiva... E mi sento come se dovessi comandare un'azione disperata, ancora più giù, fino a raggiungere le viscere del mare.

Cosa siamo diventati? Che cosa abbiamo perso, durante la rotta di un viaggio, verso la comprensione di noi stessi. Ho paura, eppure non è la morte che mi spaventa, sono già più volte tornato, è l'oblio, il vuoto.

Sono sopravvissuto alla mia stessa morte, perché la mia vita non è uno scherzo. Il mare ha stretto un’alleanza con me e mi ha consentito di fare ritorno, come un bravo marinaio.

Io sono il diritto, sono la giustizia! Sono l'oppresso. Ecco l'oppressore! Per sua mano ciò che ho amato adorato e venerato: patria, moglie, figli, mio padre, mia madre, tutto ho visto perire. E tutto quel che io odio è là.

La gente tende a copiare più di quanto voi possiate credere, specialmente quando piove nei negozi specializzati in tendaggi e mercerie.

(Éloge de la profondeur)

Elogio...

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