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Una storia di Nikolay

L'evoluzione del mio rapporto con la Chiesa

Da chierichetto ad ateo è n'attimo

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Pubblicato il 05 agosto 2018 in Spiritualità

Tags: religione evoluzione chiesa Dio Gesu

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Non mi riuscivo proprio a capacitare.

Le prime volte che mi capitava di ritrovarmi in chiesa, a vedere tutte quelle vecchiarelle recitare il rosario ininterrottamente per ore ed ore.

Poi capii.

È Gesù che decide tutto. Quando nasciamo e moriamo.

Lui, o il Padre, o lo Spirito.

Che poi sono solo l'alter-ego dello stesso cristiano, o ‘na cosa del genere.

Allora perciò le vecchiarelle stavano là: la verità è che tenevano paura di morire.

Così pregando loro potevano dimostrare che si meritavano di stare un poco di più sulla Terra, e quindi Gesù pigliava la sua agenda (dove teneva scritto modalità e giorno della morte, ovviamente) e posticipava l'evento per le più presenti.

Mo’ capivo i cori durante gli “Osanna eh!” a messa, a sovrastare la voce di tutti.

Dovevano farsi sentire, loro, che la bara la percepivano più vicina e dovevano far capire che era giusto campassero un po’ di più rispetto al già prestabilito.

Così era.

O così mi avevano portato a credere, come tanti altri bambini suppongo, per il totalitarismo religioso a cui ci ritroviamo senza averlo mai scelto.

A tre mesi il battesimo, a dieci anni la comunione, poi la cresima, e la messa ogni domenica.

E quando prendevi il gol alla playstation e non potevi dire manco ‘na parolaccia perché tua mamma ti rammentava che: “Quello Gesù ti guarda, poi si piglia collera!”.

N’infanzia passata a scrutarti intorno, con la percezione di una presenza fissa alle spalle. A tal punto da sentirti ‘na chiavica quando ti prendevi di soppiatto i Ringo da sotto la credenza, mentre magari stavi a dieta.

Lui ti guarda. Lui sa sempre tutto”. Su sei miliardi di persone, sa tutto di tutti: logico.

Ueue, se fai il cattivo vai all’inferno!”.

No mammà, faccio il bravo!

Eh, così vai in paradiso”.

Lì dove tutti sono uguali.

Non ci stanno le case di proprietà, i ricchi e i poveri, le domeniche d'agosto con la neve e, soprattutto, non si lavora.

E Gesù, o il Padre, o chi per lui, vuole bene a tutti e tutti sono figli suoi.

O fratelli.

Vabbé, comunque tutti si appartengono, è come ‘na famiglia insomma.

E quindi dicevo: niente macchine, tutti con le stesse ali, che mangiano lo stesso cibo, e bevono lo stesso vino, per sempre.

Chissà se esiste veramente.

Se così è, sicuro Gramsci, Stalin, Marx, staranno a fare le tavolate felici tutti insieme, a mangiarsi le bacche, i meloni di pane e le mele.

C'è forse proprio le mele no, quelle stanno là solo per bellezza.

Perché? Il Padre non vuole.

Che poi sarebbe sempre Gesù, o lo Spirito, o chi per lui.

Fu un giorno che un serpente, pur non avendo il pass vip, si presentò in paradiso e fece succedere una tarantella che spostò troppo di testa il Padrone: senza che mi allungo ulteriormente, sta parte del racconto penso la sapete a memoria.

Che poi pure Gesù, si vede che la comanda lui: nei libri del catechismo era sempre il più “pezzo di guaglione” fra tutti.

Gli altri con la barba trasandata, più anziani, lui invece no: giovane e bellissimo, nonostante vestisse solo di tunica e poco altro.

Che chissà quante ne avrebbe castigate se non fosse stato insignito della missione dal Padre, che poi era sempre lui stesso, o forse sono io che mi distraevo quando la maestra di catechesi spiegava.

A lui che si è sacrificato per gli uomini, fino alla croce. Questo per dimostrare loro quanto li amasse.

Eppure sto capitolo della storia va in contrasto con uno dei precedenti.

Tempo prima, forse ricorderete, il Padre (lui stesso?) aveva commissionato a Noè la cosa opposta.

Gli uomini sono stati cattivi! Fai ‘na barca per salvare gli animali, uno per specie, e gli uomini li facciamoli morire affogati direttamente”, disse più o meno Dio-Gesù-Spirito a Noè.

E Noè così fece, perché se ti chiede ‘na cosa l’Altissimo tu mica ti tiri indietro?

Ma non solo lui.

In quanti si sono fatti portatori della sua Luce? Abramo, Mosé, Paolo Brosio, giusto per citarne alcuni.

Noi abbiamo sempre combattuto per Dio, fatto tutto ciò che lui ci potesse chiedere.

Tipo che ne so… le guerre.

Egli ha sempre professato la pace tra gli uomini, ma per avere la pace ci deve stare per forza prima la guerra (o almeno questo è quello che i nostri antenati hanno pensato per giustificare i propri interessi).

Proprio lui che non si è mai fatto vedere veramente.

Ogni tanto ha mandato qualche sottoposto suo qua e là a fare i servizi, ma non si è mai presentato di persona.

Ma mi hanno sempre ribadito che non è importante, tanto basta che ci credi.

Credere che lui sia alla base di tutti i nostri successi dato che ci assiste, e che se falliamo è perché, probabilmente, abbiamo avuto poca fede.

Che prima di un compito in classe era importante avere con sé un santino, altrimenti non andava bene. Poi mi sono reso conto che alle domande sapevo rispondere in quanto avevo studiato e l’Arcangelo affianco non mi è mai apparso per suggerire qualcosa.

Mo’ non dico le risposte aperte, però almeno qualche crocetta, ma niente.

E ci ho creduto ancor meno quando alla televisione hanno cominciato a dire cose brutte.

Che bambini si trovano n’attimo in sacrestia soli col parroco, e il giorno dopo in chiesa non ci vogliono andare più.

Col vescovo di turno che, davanti alle domande dei giornalisti, altro non fa che rimanere in silenzio.

Lo stesso vescovo che magari spiega che bisogna agire e non rimanere inermi, e che gli si stringe il cuore pensando alla fame in Africa.

Un po’ meno gli si stringe invece il fiato per quella pesante collana sul collo, spesso fatta d’oro massiccio.

E pensare che potesse già bastare la mazzetta che allunga Donna Assunta per la messa in ricordo al marito, che sennò, a gratis, non ci sta mai tempo a farla.

E le proprietà, lo stipendio statale manco fosse un pompiere, solo che quest’ultimo almeno li versa i contributi.

E soprattutto, lui sì che salva le vite. E tante volte mi chiedo come si sarà sentito quando, stremato dalla stanchezza dopo aver scavato notti intere per salvare un bambino sotto le macerie a causa del terremoto, all'estrazione dello stesso la gente ha urlato al miracolo.

Questo non meno del medico che, dopo aver buttato più di vent'anni sui libri, vede il merito della riuscita delle sue lunghe ed estenuanti operazioni chirurgiche riposto continuamente in una entità tanto superiore quanto dalla dubbia esistenza effettiva.

Perciò gradualmente, col passare dei giorni e gli imbrogli, dei mesi e gli scandali, degli anni e gli stupri, va a finire che, se hai un poco di cervello, ci credi sempre meno.

Nonostante tutto, mi sembra doveroso sottolineare che ci tengo a ringraziare mammà, che almeno da bambino ha voluto darmi la speranza di vivere protetto in una campana di vetro e che mai niente è perduto, perché ci sta qualcuno che da sopra le nuvole ci tiene d’occhio.

Io che mammà oggi la invidio, in quanto non mi capacito del fatto che lei possa crederci ancora.

Che all'improvviso se ne esce chiedendomi da quand'è che non metto piede in una chiesa, mentre lei invece si sveglia la domenica alle 7 (Sì, la domenica alle 7...) per andare in basilica con la signora Maria.

Che almeno per Natale e Pasqua a messa ci dovrei andare, ma io continuamente mi oppongo: mi sentirei un tifoso che va allo stadio solo per le partite di cartello.

Che pensandoci, un po’ mi dispiace dirlo, ma se mio figlio un giorno dovesse chiedermi se è vero che Dio, o Gesù, o chi per lui esiste, mi ritroverò a dovergli rispondere che, se dovesse avere la fortuna di crederci, sarebbe meraviglioso per lui, in quanto patirebbe meno sofferenze.

Ma la verità, per niente sconvolgente, è che noi uomini, ahimè, siamo bestie.

E da buone bestie, nel ciclo della vita mangiamo, beviamo, dormiamo, e siamo destinati prima o poi pure a buttare il sangue.

Anche se ci sforzeremo fino all'ultimo di appellarci ad un amico immaginario che possa fare della solitudine una delle nostre ultime preoccupazioni, facendoci aggrappare, barcollando non poco, al vano tentativo di rendere l'idea della morte lontana.

Colei che più di tutto ci inquieta.

D'altronde, insieme alle cartelle dell'Agenzia delle Entrate che arrivano con la spazzatura da pagare di dieci anni prima, è l'unica cosa certa della nostra vita.

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