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Una storia di Milcham

Occhi blu

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Pubblicato il 05 aprile 2018 in Storie d’amore

Tags: amore dolore occhiblu

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Ho passato buona parte della mia vita a difendermi dall'amore. Il dolore e l'abbandono mi hanno reso un gatto selvatico, capace di grande affetto, ma di implacabile distacco. Tutto per difendermi dal dolore. Un giorno di dicembre arrivi tu, occhi blu. Eri carezzevole, discreto, docile. Hai visto qualcosa in quel gatto selvatico e hai provato ad avvicinarti. Ti tenevo a distanza, ti studiavo, aspettavo un tuo passo falso per graffiarti la carne, sapevo che lo avresti fatto, pensavo che era solo questione di tempo. Eppure la tua docilità rimaneva, ti lasciavi studiare, ma non sapevi ancora quanto il mio sguardo avesse penetrato la tua anima. Nelle uscite, aprivo io la porta, volevo precederti, sfidarti forse. Ti stavo mettendo alla prova. Ti stavo mostrando un pizzico di me, e senza saperlo un pizzico di ferite, di antichi dolori che mi avevano lacerato la carne tanto da aver dovuto affilare gli artigli. La prima sera, non volevo che valicassi il mio spazio. Volevo arrivare all'appuntamento da sola. Ancora un tentativo di dimostrare a me stessa che non ho bisogno di romanticherie. Ma la tua dolcezza era talmente disarmante che ti ho lasciato fare. Mi hai portato subito in un posto a te caro, per mostrarmi Te. Tutto per me era privo di senso, mi chiedevo dove volessi arrivare, se fosse un tentativo da belloccio. La difesa era sempre molto alta dentro di me. Ma quando ti osservavo, coglievo tante piccole sfumature...che iniziavo a vedere la tua anima di bimbo spaurito sotto la maschera di uomo fermo ed imperturbabile. Passammo tutta la notte fuori, a passeggiare e parlare. Ma anche lunghi silenzi che non avevano bisogno di essere riempiti a tutti i costi. Il gatto selvatico si era lasciato accarezzare. Mi cingevi con le tue braccia da uomo, ma era l'abbraccio di un bambito che desiderava farsi amare. Il tuo viso era dolcemente illuminato dalla pallida luna, pareva mandorla bianca. Sotto le mie dita la tua pelle era fresca, accarezzavo i tuoi occhi. Erano piccole gemme cerulee. Il tuo sorriso era una linea curva e bianca che creava una piccola arricciatura attorno a quelle piccole gemme vivide quando sorridevi. Piume di corvo erano i tuoi capelli. Respiravo il tuo odore perché un essere selvatico come me coglie informazioni anche dall'odore. Era fresco, lievemente frizzante, a tratti muschiato. Mi rimandavi l'immagine di una taiga artica, quei paesaggi freddi, fermi. In cuor tuo, volevi esserlo. La prima volta che ci amammo vidi la tua anima fino in fondo. Coglievo il tuo sguardo, era un cielo plumbeo dai lievi toni azzurri, che si apriva e si chiudiva quando ti guardavo l'anima. Vedevo il tuo desiderio di aprirti a me, di fidarti, di lasciarti amare, che subito si chiudeva perché anche tu negli anni hai imparato a difenderti dall'amore, hai paura di essere vulnerabile quando qualcuno ti ama. Io lo vedevo. Vedevo la tua anima amore mio. Sentivo il bambino spaurito che era in te, che mi chiedeva "non so se posso fidarmi di te, non voglio mostrarti il mio essere fanciullino, ho paura perché mi hai visto". Il mio sguardo attento aveva attraversato la tua scorza dura. La tua anima andava e veniva, era incerta, esitante. Non sapevo che già avevo iniziato ad amarti, che il tuo fanciullino spaurito mi stava addomesticando. Io avevo visto la tua anima. Un ragazzo con l'odore di un uomo, che passa la vita a difendersi. Un ragazzo che crede che nessuno riesca a cogliere la maschera che si è creato con gli anni, un ragazzo che crede di aver appreso l'arte dell'inganno. Non hai calcolato il mio sguardo,occhi blu. Non hai calcolato quanto io abbia visto in fondo alla tua anima e quanto da allora abbia iniziato ad amarti per questo. Ho amato la tua anima, zaffiro blu. Ho amato il bambino e la maschera da adulto forte che vuoi tanto essere. Ma quel bambino un giorno ha ricominciato ad avere paura di essere ferito. Ha cominciato a dubitare, a nascondersi allo sguardo del suo gatto, a desiderare di scappar via perché teme che lasciarsi amare significhi perdersi, significhi morire a se stesso. Così hai chiuso il tuo sguardo al mondo, a me. Ti sei imposto di voler fortificare quella maschera dura che ormai indossi da troppo tempo perché il mondo ti sta chiedendo troppo, quel mondo che non sono più io. Hai addomesticato quel piccolo gatto selvatico, ma il tuo bimbo interiore ha troppa paura dell'amore, ha troppa paura di fidarsi di un gatto randagio che ti chiede di amarlo e non andartene. Un bimbo indeciso e un gatto randagio, nessuno ci avrebbe mai scommesso, per questo alla fine non ci hai creduto nemmeno tu, occhi blu.

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