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Una storia di Danieleso

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Intervista a Fabio Abbreccia

Critiche e riflessioni sull'arte moderna. Intervista di Daniele Moretti.

Pubblicato il 21 ottobre 2015

Fabio Abbreccia lo conosco da un po'. Dovevamo fare alcuni progetti insieme che poi non sono andati in porto perché, come spesso succede, i finanziamenti non arrivarono. Non ci vedevamo da tempo ma la mia stima nei suoi confronti, sia come persona, che come artista non si è persa, anzi, seguendolo sempre sui social e vedendo cosa combina è solamente cresciuta. Abbiamo deciso di vederci per fare due chiacchiere e quello che ne è uscito fuori andava trascritto per dare una visione diversa e per fare aprire un attimo gli occhi a chi ama l'arte ma, probabilmente, rimane attratto da essa solo in maniera superficiale. Quindi ho pensato, quale strumento migliore per scrivere se non su intertwine.it? Non vi resta che leggere come si è evoluta, sperando riusciate a capire che quello che Fabio osserva, non va contro nessuno in particolare ma critica sopratutto ciò che gira oggi intorno all'arte moderna, contemporanea, street-art ecc...

Dai suoi occhi si vede questo, buona lettura. Daniele Moretti.

Ph. Daniele Moretti

"La differenza tra esserlo e farlo è abbastanza forte, io non mi pongo il problema. Se esserlo o non esserlo... Mi leva solo tempo e non trovo una risposta. Si dovrebbe innanzitutto definire, non chi è un artista, ma cosa fa un artista. Qual'è la sua funzione? Fare arte, che non significa fare una cosa bella in maniera creativa, altrimenti anche il panettiere o un cuoco sarebbero, a modo loro, sarebbero artisti. Anche se lo fanno particolarmente bene non significa necessariamente che siano un artisti.. Il panettiere sarebbe quindi un artista del pane?! Non credo... Questo punto di vista non è da condannare ma, facendo un discorso più generale, mentre in passato artisti come Michelangelo,Giotto ecc venivano pagati per creare qualcosa di bello, hanno dovuto trovare il modo per andare al dì la della committenza,demolendo la rappresentazione (leggi Bellosi quando parla di Michelangelo pittore), convivendo con la committenza stessa. Hanno fatto una ricerca, ed è questo che secondo me fa un artista, ricerca il modo o un superamento del modo, per fare qualcosa di bello..."

Ph. Daniele Moretti

"Oggi però questa ossessione per la ricerca si è trasformata, tendendo sempre di più a quello che è il "concetto". Da anni ormai nell'arte, prevale il concetto più che la ricerca estetica e la forma (come se l'arte fosse qualcosa in più di una crocetta estetica). Dall impressionismo passando per le avanguardie, si inizia a dipingere per pura ricerca personale e non su committenza, è una grande conquista, un grande momento, ci si libera e si inizia a creare solo per un sistema di analisi. Parliamo di un dipingere per dipingere, dipingere per analizzare la pittura stessa. Se dalle avanguardie sino agli anni 60-70 notiamo che in questo momento storico tutto si riduce ad una cosa: l'analisi del linguaggio. L'arte è quanto di più si avvicina al vuoto della cosa osserva Recalcati nel suo Miracolo della forma. La creazione del bello nella misura in cui il bello ci fa percepire qualcosa di più profondo. Quindi arte come linguaggio e analisi e messa in discussione di esso. L'artista quindi non è che fa solo bene qualcosa ma è quello che si occupa in questo caso di produrre qualcosa in relazione al linguaggio. L'arte come unica cosa che tocca il Das ding, dice Heidegger, il punto più vicino alla morte (e alla vertigine della vita). Ma questo può succedere solo quando siamo davanti alla grandezza di un immagine bucata, lo osserva perfettamente Lacan nei suoi seminari. Mentre oggi? Siamo passati ad una fase dove si da, a mio avviso, troppa importanza al significato un opera (come se il significato, poi, non fosse un sassolino in bocca al significante) e alla comunicazione di quel significato. C'è una deformazione quindi che l'arte contemporanea e concettuale tende a valorizzare.."

Ph. Daniele Moretti

"..C'è stato un momento in cui qualche incapace ha convinto il mondo che bastasse l'idea per essere artisti. Cioè: anche se non so fare nulla, trovo un idea valida per esprimere un concetto, sono un artista. Mi manca il passaggio storico in cui tanti incompetenti e tanti finti-artisti hanno iniziato a credere che performance e installazioni da quattro soldi potessero essere opere d'arte e il momento in cui le persone hanno iniziato a crederci.

Me la prendo con loro perché ci hanno costretto a subire pagine e pagine di spiegazioni e ragionamenti pseudo-filosofici per poi portarci al punto in cui quella "performance" possa significare realmente qualcosa. Non faccio esempi pratici ma insomma per capirci, senza il supporto teoretico di tutta la parte informativa, quell'opera non sarebbe niente. "L'arte contemporanea è un cadavere che non si rende conto di essere morto..." ho sentito dire.. ed io preferisco restare attaccato ad artisti come Picasso, Giacometti, Bacon, non hanno mai portato il messaggio al di là dell'opera eppure erano in continua ricerca..."

"..Non è il concetto che muove l'opera ma sempre la messa in atto dell'opera che muove tutto e che al massimo produce un senso che è sempre un effetto di superficie.."

Ph. Daniele Moretti

"Qualcuno che si pone un problema nei confronti del linguaggio, sì ma soprattutto qualcuno che si pone il problema dell'atto fisico nel produrre un opera...Credo che in realtà sarebbe il modo di intendere l'arte fino a meno di 50 anni fa. Poi subentrano tanti tipi di arte, concettuale, istallazioni, street art, messaggi su messaggi che a per me valgono abbastanza poco. Ad esempio non sopporto Banksy. E' un buon esempio di street art che non è più street art, di arte concettuale che non è arte..."

Hai visto Dismaland?

"Si.. Ed è proprio quello che intendo. Non ha alcun senso. Persone che fanno questi pellegrinaggi per andare a vederla. il monumento alla banalità, progettata per anni ed ora è veramente fuori tempo massimo e poi la cosa che trovo davvero pesante, non solo nel caso di Banksy e Dismaland è l'idea di un qualcosa che dev'essere creato per comunicare quella determinata cosa. Ovviamente non è solo il caso di Banksy ma anche di altri artisti e di altri diversi generi... Cioè il fare qualcosa un disegno un quadro una performarce ecc.. per comunicare quella determinata cosa. Finché l'opera supera in valore il messaggio che ci si è posti, allora io posso essere d'accordo ma, quando c'è un informazione alla base e bisogna comunicarla (farla subire) non è più arte ma propaganda... Ma poi non capisco questa voglia di dire per forza qualcosa, "il dire è sempre il dir del nulla". Come se avessero una verità a cui non "comuni mortali" non siamo ancora arrivati e che se non ci fossero Banksy, o chi per loro, non sapremmo. In realtà è alla base una comunicazione qualunquista,una vera paraculata, semplice per tutti e forse è proprio questo che colpisce le persone. La semplicità della cosa, questa comunicazione spicciola ed il fatto che tutti possono arrivarci, toccando spesso tematiche ad alto contenuto virale e quindi propagandistico. Banalità che si spande a macchia d'olio.

Che poi questa voglia di comunicare concetti e messaggi oggi è diventata poco articolata e poco intelligente. Solo populistica.

E' diventata l'arte per gli screenshoot del cellulare, delle tazze, dei poster.

Se oramai si è arrivati a quest'orgia di immagini, in che modo si esce da qui? Baudrillard si chiedeva se ci fosse una via d'uscita e immaginava un uomo e una donna in una vera e propria orgia che si chiedevano "Cosa faremo dopo di questo?" Ovviamente in quel momento non c'è risposta ..."

Ph. Daniele Moretti

Secondo me è come se fosse un ritorno alle origini. L'arte il muralismo, il racconto per immagini, non credi?

"Il graffito muralista aveva valore nel momento in cui era l'unica cosa che c'era. Oggi un ritratto fotografico, serve solo nella misura in cui è solo fotografico? Con tutti gli strumenti che abbiamo a che serve fare un ritratto realista di una persona? In passato poteva servire per immortalare i grandi personaggi che altrimenti non sapremmo neanche che facce avevano, per esempio, ma oggi?

Nel momento in cui siamo arrivati ad avere la libertà di dipingere ciò che vogliamo, che è un vantaggio, dovremmo svenarci per sfruttare questa possibilità a fondo, invece ripetiamo banalizzando cose già fatte.

Per esempio un esempio attuale, Jorit. Nulla togliendo al fatto che sia bravo ma questi faccioni si vedono da almeno 30 anni. Chuck Close lo faceva negli anni '70 e nel momento storico in cui viene fatto ci sta ancora e posso capire anche Gottfried Helnwein che fa dei quadri enormi che davvero sembrano fotografie (nella misura in cui supera la fotografia). Quando Helnwein prende una testa e la ingrandisce, lui dipinge un occhio e rappresenta proprio come sarebbe un occhio di quella grandezza. Cioè un occhio se lo ingrandiamo al microscopio o ad una lente è diverso e assume sfumature cromatiche e dettagli infiniti. Non c'è limite di alcun tipo, non ha confini cromatici sono solo passaggi tra chiari scuri che creano texture incredibili. Ma quando mi rappresenti una testa enorme su un palazzo, che ci può stare perché altrimenti quella facciata sarebbe rimasta così "scarrupata" (come si dice a Napoli) e quindi l'ha abbellita fondamentalmente. Ma alla fine con 3 toni, senza grandi differenze da come sarebbe se dipinta in piccolo formato, cioè l'hai solo allargata e non ingrandita davvero, effetto speciale per affabulare il passante, decorazione..."

Ph. Daniele Moretti

"..Questo impatto incredibile sulle masse è legato alle proporzioni ma si tratta di un modo di dipingere standard, solamente allargato su un muro enorme. Al di là di lui che ne fa una questione di street art c'è una marea di pittori che fa le stesse cose (con tanto di proiettore alla mano) che restano d'impatto ma che in realtà poi non sono nulla di così eccezionale, a mio avviso. Personalmente credo che ci si debba porre una questione: perché fare un opera di quelle dimensioni? Cioè trovarci una serie di motivazioni. Con una grandezza così, si hanno tutta una serie di possibilità e di variazioni che, solo quella dimensione, mi permette di avere e non per fare scena, ma d'altronde "evitare le allitterazione perché allettano gli allocchi" scrive Umberto Eco.

Di conseguenza bisognerebbe insistere proprio su queste per trovare il vero valore dell'opera.."

Dopo tutti questi discorsi il succo mi sembra sempre lo stesso.. Per te il vero valore di un artista quindi sta nella ricerca?

"Mha... Andando più nello specifico, un Van Gogh, alla fine che cosa ha dipinto? Dei vasi, delle stanze, autoritratti, paesaggi.. Non erano grandi soggetti, però, parliamo della persona che ha posto le basi di tutta la pittura moderna. Van Gogh non dipingeva il vaso di fiori ma dipingeva la pittura stessa! Indipendentemente dai soggetti aveva trovato un modo (sfondando il modo stesso) espressionista in quel caso, di trascendere un modo di dipingere stesso per farne un altro. Quindi parliamo di dipingere sempre la stessa cosa ma fatta in un altra maniera. Oggi si vedemmo sempre i soliti modi di dipingere ma l'attenzione si sposta da soggetto a soggetto. Questa è la mia critica a questo atteggiamento generale. Ci sono oggi, fortunatamente, esempi di pittura e di arte non snaturata ma "attualizzata" (come Agostino Arrivabene, Nicola Samorì..) questa è un tipo di pittura che riflette un momento attuale e sopratutto quello che oggi sarebbe/è la pittura.

Ci sono dei disegni e delle opere di street art fantastici. Il migliore per me rimane sempre Blu ma stimo tantissimo anche Aryz per esempio. Sono personaggi che si sono presi l'onere di fare gli street artists e rimangono seri nell'atteggiamento. L'atteggiamento di Banksy per esempio non lo trovo coerente con il suo modo di agire, non si può prima parlare e prendere una posizione contro le pubblicità, i mass media, la globalizzazione, le istituzioni dicendo che il suo è un attacco per poi vendere opere da Sotheby's per cifre assurde, paraculo, dovrebbe ammettere che vuole solo fare soldi, di sicuro è un genio del marketing.."

Ma non credi che il problema non sia lui?

"Certo, infatti il problema è delle persone e della mediocrità che c'è in giro, sopratutto in Italia. Siamo un paese di persone che non leggono, non c'è approfondimento, è tutto superficiale, ma l'arte, non può essere superficiale o quanto meno, non ci si dovrebbe approcciare ad essa in maniera superficiale e senza cultura altrimenti c'è il trionfo della mediocrità, proprio come sta accadendo ora insomma..."

Ph. Daniele Moretti

"..A parte questa dilagante supponenza…"Quando alla dissennata volontà d'esprimersi si coniuga il tarlo ambizioso della comunicazione, ecco instaurato il circolo vizioso dell'estetica contemporanea, estenuante ricerca di un uditorio convocato a subire tanto insistente esibizionismo." C.B.

Ultimamente mi si parlava di una tipa e di una performance che ha fatto, (cose da anni '60, come se fosse una cosa incredibilmente moderna), comunque corredata di una spiegazione del concetto espresso fatta di interviste, pensieri e citazioni varie.. e alla fine la performance era che l'artista attraversava le acque di Napoli con questa barchetta costruita a forma di bara... Ora dov'è il rapporto estetico tra quello che stai facendo ed il suo valore artistico? Forse sono io che non lo capisco…cazzo sono cresciuto su di un porto, vedo gente che rema da trent'anni"

Ph. Daniele Moretti

"Io odio la riconoscibilità ma attualmente non riesco a fare altro, le persone credono che si tratti di scelte stilistiche ma è semplicemente una questione di (in)capacità, di ricerca, di movimento che attualmente mi ha portato a saper fare quello che faccio. Queste sono le mie (in)capacità, forse un giorno farò altro ma per il momento faccio questo e non lo faccio per creare uno stile. E' il mio limite probabilmente più che il mio stile, poi chi guarda impara, riconosce la mano e mi attribuisce uno "stile". Come se fosse un grande merito che i miei quadri siano riconoscibili. Sono riconoscibili nel momento in cui so fare solo questo, quindi non lo vedo come un merito. In passato chi creava frattura, creava uno stile e ne facevano un innovazione. Il "mio stile" non provoca frattura quindi no meriti..."

Non essere così critico!

"Sono solo realista... E comunque meglio riservare il resto per la prossima intervista, se ci sarà.."

Con piacere, faremo un altra lezione di critica dell'arte allora!

"Sperando che avrò sempre qualcosa di interessante da comunicare, possibilmente non alla base delle mie opere... (Sorride)"

Da DanieleNeiPosti è tutto, un saluto a Fabio Abbreccia.

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