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Una storia di sugarkane

Parlo con te, che non mi puoi ascoltare

Nessuno ti consola, solo la tua stessa voce e i tuoi pensieri

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Pubblicato il 29 maggio 2018 in Altro

Tags: parole pensieri solitudine

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Credo sia stata tutta un'illusione: non potrebbe essere diversamente. Fino a qualche mattina fa mi svegliavo e sapevo di non essere più sola, mi guardavo allo specchio e già mi sembrava di vederti. Invece non c'eri e non ci sei neanche mai stato; ma avrei voluto che fossi rimasto, chiunque tu fossi e di qualsiasi genere tu fossi. Avrei voluto, questa volta più delle altre, che un'illusione fosse la realtà vera, quella che si vive giorno per giorno e notte dopo notte. Eppure tu non sei mai esistito, neppure per un solo momento, anche se io l'ho sperato, tanto. Da qualche parte, dentro di me, ancora ci spero. E passeranno le settimane, i mesi, gli anni, minuto dopo minuto la tristezza svanirà e di te (o di quello che saresti potuto essere se ci fossi stato anche solo per un piccolissimo istante) resterà solo un ricordo, la memoria di un'illusione che è stata bella finché è durata.

Per un po' di sere consecutive, quando mi trovavo da sola al buio, stesa sul lento ad aspettare che il sonno la facesse da padrone, fissavo il soffitto bianco e ti immaginavo cresciuto, bello e sicuramente non simpatico a tutti. Ti vedevo con i capelli ricci e chiari, un sorriso che illumina e gli occhi intelligenti. Non saresti stato fermo un minuto e nessuno sarebbe stato in grado di fatti smettere di parlare. Speravo fin dall'inizio che tu fossi una bambina. Ti avrei insegnato a lottare per quello che è giusto, per non aver paura o vergogna di te stessa o del tuo corpo; non mi sarei risparmiata nel ripeterti mille e mille volte che non devi piacere necessariamente a tutti, ma a te sì, qualsiasi forma e dimensione sarebbero state le tue. Saresti stata libera e sorridere solo se l'avessi voluto tu e nessun'altra persona. Ma se fossi stato in maschietto, ti avrei accolto con la stessa gioia e lo stesso amore: avresti potuto piangere se necessario, sentirti fragile e mostrare al mondo la tua insicurezza non ti sarebbero stati proibiti. Mi sarei impegnata a spiegarti e farti capire che cos'è il rispetto e qual è il suo valore. Provare sentimenti e urlarlo ad alta voce ti avrebbe aiutato a crescere consapevolmente.

Purtroppo, però, non sarai mai né l'una sé l'altro, perché, come già ti ho detto prima, non ci sei mai stato, in nessuna tua connotazione. Tu non sei mi esistito, eri soltanto il frutto della mia immaginazione! Ma non posso fartene una colpa, né biasimarti per questo: sarei dovuta stare di più con i piedi per terra, invece di viaggiare con la fantasia.

Ti chiedo scusa per averti illuso di avere una speranza, un posto nel mondo. Credevo di poter far diventare verità un sogno, una menzogna bella e buona della quale io mi nutrivo per stare bene. Ormai è diventata un' abitudine per me fingere qualcosa per stare bene. Scusami ancora, davvero, se ti ho creato un'aspettativa di vita inesistente, prometto di essere più fedele a ciò che dico e pianifico la prossima volta.

Spero di poterti vedere presto, fino ad all'ora questo non è un addio: solo un arrivederci.

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