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Una storia di LuigiMaiello

Scrittura collaborativa: creatività e costruzione del sapere

Che cos'è e quali sono i possibili utilizzi: dal Gruppo dei Dieci di Marinetti ai giorni nostri, passando per don Milani e Wiki Pedagogy.

Pubblicato il 09 aprile 2018 in Giornalismo

Tags: storiecollaborative scritturacollaborativa wiki collaborazione

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Per imparare a scrivere e migliorare di giorno in giorno, ci sono alcuni passaggi necessari: prima di tutto scrivere e leggere tanto, e poi confrontarsi con chi legge e con scrive per avere dei feedback e provare a perfezionarsi.

Una storia collaborativa condensa tutti questi elementi, perché è uno spazio di confronto, in cui ricevi commenti sul tuo lavoro ed esprimi, richiesti o no, pareri su quello degli altri.

Scrittura collaborativa e scrittura collettiva

La scrittura collettiva è una forma di scrittura di testi che coinvolge più autori. Normalmente si parla di scrittura collettiva in riferimento alla composizione di testi narrativi, mentre si usa il più generico “scrittura collaborativa” per testi di altro tipo (documenti di testo o di codici sorgente di programmi informatici).

Una delle caratteristiche fondamentali della scrittura collaborativa è la sua asincronicità, cioè il fatto che i membri del gruppo non devono riunirsi per lavorare insieme; in questo modo i tempi di scrittura si riducono notevolmente.

Dalle origini ai giorni nostri

Il fenomeno della scrittura collettiva (o collaborativa) per lungo tempo è stato considerato solo un gioco letterario, ma in Italia ha una tradizione che viene da lontano.

L’Italia può essere definita come la patria della scrittura collettiva e tra i primi esperimenti troviamo il romanzo fantapolitico Lo zar non è morto (1929) frutto della collaborazione di un collettivo di intellettuali Futuristi capeggiato da Filippo Tommaso Marinetti.

Il cosiddetto “Gruppo dei Dieci” (formato da dieci degli scrittori più famosi dell’epoca) diede vita a un libro sorprendente basato sull'idea che nel 1931, in Cina, apparisse all'improvviso un uomo che assomigliava in tutto e per tutto allo Zar Nicola II.

Altro passaggio fondamentale per lo sviluppo di questa tecnica è la Scuola di Barbiana di don Milani, che, nel 1967 pubblicò l’indimenticato “Lettera a una professoressa”, in cui venivano fissati alcuni principi metodologici: in primis l’importanza di lavorare collettivamente sull'uso delle parole. Ma su questo torno tra poco.

Nel 1974 ci fu Il gorilla quadrumàno, pièce sperimentale scritta a cinquanta mani dal Gruppo di Drammaturgia guidato da Giuliano Scabia, ma bisogna arrivare alla soglia degli anni 2000, o meglio al 1999, per trovare il primo grande successo commerciale di un romanzo collettivo: Q. Scritto a otto mani, più che di una collettivizzazione, può sembrare il frutto di una selezione all’interno di un gruppo culturale più ampio: quello dei Luther Blissett.

Q in poco tempo salì in cima alle classifiche, forse anche per la contemporanea diffusione di Internet e del concetto di intelligenza collettiva.

www.lutherblissett.net
www.lutherblissett.net

Gli anni 2000 hanno visto proliferare progetti e iniziative. Tra i più importanti:

- il progetto A Million Penguins della Penguin;

- il collettivo Kai Zen;

- Paolo Agaraff, collettivo formatosi nel mondo dei giochi di ruolo (tre romanzi collettivi);

- i Mama Sabot, che con lo scrittore Massimo Carlotto pubblicarono nel 2008 Perdas de fogu, romanzo-inchiesta a venti mani sulle servitù militari sarde;

- il gruppo di ricerca Ippolita che pratica una particolare forma di scrittura collettiva non gerarchica detta "scrittura conviviale" e che ha pubblicato tre saggi a più mani intorno alle problematiche della Rete;

- il gruppo Laser della Sapienza di Roma, autore di vari saggi tra cui Il sapere liberato. Open Source e ricerca scientifica;

- l’Équipe sperimentale di storia dell’Università di Modena e Reggio Emilia;

- il Gruppo 404 dell’Università di Siena;

- L’elenco telefonico di Uqbar, un’enciclopedia immaginaria nella quale ogni scrittore poteva aggiungere una voce dell'enciclopedia di un immaginario continente perduto, conservando e sviluppando i frammenti contenuti nelle altre voci;

- La torre di Asian, romanzo a ventiquattro mani nato su Second Life;

- il romanzo collettivo steampunk Il corpo di Carmilla;

- In territorio nemico, il romanzo a 230 mani scritto col metodo SIC (Scrittura industriale collettiva), uscito nell'aprile 2013;

- Maiden Voyage (Homo Scrivens, 2014), romanzo collettivo della Carboneria Letteraria, curato da Francesca Garello e scritto a 34 mani.

Il progetto di scrittura collaborativa su scala più ampia è Wikipedia, l’enciclopedia on line, collaborativa e gratuita, dove chiunque può contribuire alle voci esistenti o crearne di nuove.

Scrittura collaborativa a scuola

Sempre più spesso si ha la necessità di ipotizzare delle attività che possano coinvolgere gli studenti. Quando si propongono esercizi di scrittura (temi, rielaborazioni, etc…) non è però sempre facile. Un aiuto può arrivare proprio dalla scrittura collettiva.

Come sappiamo, la scrittura di racconti stimola la fantasia dei ragazzi/alunni nel momento in cui vengono chiamati a creare personaggi, dialoghi, situazioni, etc… ma sviluppa anche le competenze di lettura, ascolto e analisi. In quest'ambito, un’attività collaborativa rinforza anche la capacità di cooperazione e l’apprendimento tra pari.

È utile dare alcuni riferimenti teorici.

Costruttivismo

La didattica costruttivista considera gli alunni come soggetti direttamente responsabili dell’apprendimento e protagonisti di una scuola nella quale poter raccontare le proprie esperienze, emozioni, valori, che costituiscono la base autentica dell’imparare.

È una didattica che promuove atteggiamenti metacognitivi e auto valutativi, e che spinge a riflettere sui propri comportamenti e sulle proprie competenze.

Connettivismo

Il connettivismo si rapporta alla teoria dell’apprendimento abbinata ai nuovi strumenti della tecnologia. Si tratta di una nuova modalità di apprendere basata sul paradigma delle reti.

Formulata per la prima volta da George Siemens, questa teoria si evidenzia per il tentativo di spiegare gli effetti dell'uso delle tecnologie sul nostro modo di vivere, di comunicare, di apprendere e pone l'uso della rete con nodi e connessioni come metafora centrale per spiegare come avviene l'apprendimento.

Un nodo è qualunque cosa che possa essere connessa ad un altro nodo: informazioni, dati, immagini, sentimenti.

L'apprendimento quindi è un processo che crea delle connessioni e sviluppa una rete.

Non tutte le connessioni, in questa metafora, sono dotate di uguale forza nella rete; in realtà, molte connessioni possono essere abbastanza deboli.

Don Milani e la scuola di Barbiana.

Come anticipato, don Lorenzo Milani e la scuola di Barbiana hanno avuto un ruolo fondamentale nell’evoluzione dei metodi d’insegnamento in generale, e nel modo di concepire la scrittura collaborativa.

Di tutto ciò troviamo una sintesi esaustiva in Lettera a una professoressa, libro uscito nel maggio del 1967 per la piccola casa editrice fiorentina LEF e scritto da don Lorenzo Milani e dagli alunni della scuola di Barbiana.

A Barbiana don Milani arrivò il 7 dicembre del 1954, a 31 anni. Niente acqua, né luce, né una strada per arrivarci. Ci vivevano quaranta anime.

Lettera a una professoressa diventa ben resto il “Libretto rosso” del movimento del sessantotto italiano, vademecum di ogni insegnante democratico per anni. Visto oggi come anello centrale di una riflessione sulla necessità di riformare il sistema educativo, che sfocerà nelle grandi battaglie per la scuola degli anni settanta.

Punto centrale ai fini del nostro discorso è il metodo di don Milani, per il quale l’arte dello scrivere è una tecnica umile. Si lavora, infatti, collettivamente sull’uso delle parole in cui l’esercizio è soprattutto semantico: bisogna analizzare per bene il senso delle parole che si usano.

La parola va pensata e ripensata, in un lavoro

che è paragonabile al lavoro svolto dagli artigiani con gli attrezzi:

da una parola ne nascono altre e il linguaggio si arricchisce.

C’è in questo metodo un cambio di paradigma: l’apprendimento della lettura e della scrittura non sono più atti tecnici, ma azioni produttrici di senso. Non ci sono più menti da riempire quindi, ma persone da allenare giornalmente a pensare.

La scuola dove s’impara a leggere e scrivere diventa in questo modo una scuola d’arte che favorisce il risveglio della coscienza.

Altro punto centrale è l’autogestione pedagogica degli apprendimenti e la capacità di auto -correggersi dove il maestro è un regista che favorisce la discussione, lo scambio, la riflessione individuale e collettiva.

Una sorta di autore o regista che offre spunti e dirige.

La Wiki Pedagogy e la scrittura collaborativa

I wiki sono ambienti online adatti, per loro natura, a progetti collaborativi, poiché hanno una natura intrinsecamente comunitaria. Come sostiene la docente e scrittrice Antonella Elia:

“Poiché, per sua natura, l’educazione si basa sull’interdisciplinarietà, il processo di apprendimento dovrà essere focalizzato sull’interrelazione e non sull’isolamento dei concetti, sulla costruzione della conoscenza da parte del discente e non sull’apprendimento mnemonico o la sterile ripetizione di lezioni imparate a memoria”.

A tal riguardo è centrale il concetto di “apprendimento situato” tipico delle comunità di pratica. Per la teoria dell’apprendimento situato, la conoscenza è il risultato di un processo dinamico, che nasce dall’interazione con gli oggetti e con gli altri; non è, quindi, una questione strettamente individuale, ma, piuttosto, partecipativa: l’apprendimento ha luogo grazie alla condivisione della conoscenza.

Intertwine e le storie collaborative.

Intertwine è una piattaforma in cui ognuno può raccontare la propria storia (da solo o insieme agli altri) e può aprire il proprio magazine (uno spazio da gestire come un vero e proprio blog personale).

I membri della community possono dar vita a delle storie, lanciare idee, iniziare nuovi progetti, oppure continuare quelli degli altri membri, senza limitazioni di spazio, di tempo e di temi da trattare. L’idea, la storia, il progetto iniziale verranno arricchiti dai contributi degli altri membri della community.

Ciò che distingue Intertwine dalle altre piattaforme di storytelling collaborativo è la salvaguardia del principio di autorialità: colui che lancia l’incipit di una storia, infatti, può selezionare il contributo che ritiene più valido per farla proseguire, e solo dopo averne scelto uno, la storia può continuare. Tutti i contributi che non vengono scelti dall’autore, restano comunque visibili, sia nella storia che nel profilo dell’utente. In questo modo non viene fuori una storia a caso, con contributi che non rispondono alle esigenze dell’autore iniziale.

Ogni storia avrà, in questo modo, un autore e tanti co-autori, ma soprattutto una struttura narrativa coerente.

Autorialità, creatività e collaborazione sono i punti fermi.

Dal punto di vista più pratico, poi, la collaborazione può essere un ottimo metodo per superare la cosiddetta “sindrome da pagina bianca” che tante volte colpisce gli scrittori.

Tornando alla metafora della scrittura come artigianato, Intertwine può essere vista come un'officina per la creazione, ma anche un luogo di confronto e pianificazione, oltre che di formazione e visibilità.

Le storie collaborative sono un modo per intrecciare punti di vista e contributi di autori diversi, per confrontarsi, ricevere e scambiare commenti, con l’obiettivo finale di aumentare la creatività, ma anche la bravura e la fama di ognuno.

Nella nostra community ogni membro sa di poter trovare altre persone che condividono la passione per le storie: condividere le proprie passioni nella rete è un nuovo modo di sviluppare relazioni, una vera rivoluzione nei rapporti tra persone e persone, dove non c’è fine utilitaristico, ma solo il piacere di scambiare pensieri ed emozioni.

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