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Una storia di utente_cancellato

La strada del mare

corri e lasciati qualcosa alle spalle

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Pubblicato il 17 giugno 2018 in Storie d’amore

Tags: amore ricordi futuro presente passato

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Il tragitto è quello di sempre. Quella strada lunga e buia ha sempre evitato, prima alla mia famiglia, poi a me, tutto il traffico dell'andata e del ritorno dal litorale. Benedivo quel percorso ogni volta che abbandonavo la strada principale per imboccare la secondaria e sulla destra mi lasciavo lunghe code di macchine ferme in una infinita attesa. Me la insegnó mio padre appena presi la patente. Sapeva che per anni quella strada mi sarebbe stata di grande aiuto nelle mie domeniche d'estate. Troppo traffico su quella principale.

Ed eccomi lì, ancora una volta lì con te, di ritorno da una bella giornata al mare. Mentre il sole tramontava mi diedi uno sguardo allo specchietto retrovisore.

Un rosso intenso si presentava uniforme sul mio viso. Strano- pensai- eppure ero stato quasi tutto il tempo sotto l'ombrellone. Girai lo sguardo e tu eri lì sul sedile lato passeggero che già dormivi. tu si che ne avevi preso di sole. Forse la stanchezza, forse l'intonimento dei raggi solari all'ora di punta, forse le troppe chiacchiere con i miei parenti al sole , ti avevano sfinita.

Un pò di stanchezza affiorava anche in me adesso e forse anche complice il leggero sibillio del

vento che entrava in auto dal mio finestrino perennemente aperto, iniziai ad avvertire un pó di sonnolenza. Decisi di metter su un pó di musica, che mi tenesse sveglio. Mi dissi che il mio fidato porta cd poteva essermi d'aiuto. Tra i tanti, un veccchio cd senza alcun nome catturò la mia attenzione. La mia curiosità mi spinse ad inserirlo nello stereo. Toh, era uno dei primi cd che avevo masterizzato una decina di anni fa. Musica italiana e dance anni '80. Non proprio il massimo dell'allegria per me, ma l'affezione che provavo per quelle canzoni mi spinse ad

ascoltarlo per intero.

Procedevo spedito verso casa, cantando a bassa voce per non svegliarti. La quarta canzone apri le porte di un improvviso fiume di ricordi e di un immediato deja-vu. Chissà quante volte avevo percorso quel tratto di strada in auto con tutta la mia famiglia e chissá quante volte avevo ascoltato quella canzone insieme agli altri. Sarà stato il tramonto, sarà stato il fatto che ero solo coi miei pensieri, sarà che guidare amplifica di molto le mie capacità di riflessione. Sta di fatto che una sensazione di forte nostalgia accompagnata da un pizzico di malinconia mi inondò la mente.

Ripercorrevo mentalmente quella strada. Mi vedevo lì, sul posteriore dell'auto di mio padre con tutta la mia famiglia. Felice, scherzavo coi miei fratelli. Pensai a tutto quello che era stato. A quello che era stato e ora non è più. A quei momenti che, seppur felici, adesso erano castelli di sabbia sbriciolati al sole. Non sarebbero più tornati. Pensavo agli altri, a come erano riusciti a liberarsi del peso di quei momenti costruendosi le proprie famiglie. Nuove sensazioni, nuovi emozioni e nuovi ricordi che andavano a sostituire agevolmente le vecchie esperienze. Cosa che io evidentemente non ero riuscito a fare. Adesso la malinconia era più forte, mentre un abile chitarrista si avventurava in un bellissimo assolo dopo uno splendido acuto del cantante.

Iniziai a stare male. Cercai inevitabilmente il tuo conforto. Tu eri lì, al mio fianco immobile. Avevi trovato evidentemente la posizione per te più comoda, anche se a guardarti non l'avrei detto. Dormivi profondamente, rannicchiata sul sedile con le ginocchia stretta al ventre e con la schiena che quasi toccava la leva del cambio con il viso rivolto verso il finestrino, leggermente nascosto dalla tua esile spalla. Allungai un po' il collo per scorgere il tuo sguardo innocente e beato che molte volte mi ero soffermato a guardare per puro piacere, tanto mi affascinava. Fu così anche quella volta. Mi bastò. E decisi.

Decisi che era il momento di sopprimere quella stupida sensazione di nostalgia mista a malinconia che ancora una volta si era manifestata e che più crescevo più si faceva intensa. Poteva bastare. Non avrei più permesso al mio passato di condizionare il mio presente e il mio futuro. Decisi che i ricordi dovevano rimanere tali. Avrei Fatto spazio nella armadio della mia memoria, riponendo nel cassetto dei ricordi il mio vissuto. Da quel momento in poi, ogni singolo momento vissuto con te avrebbe occupato un posto prioritario nella mia mente.

Decisi che meritavi il meglio di me e liberarmi dal peso dei miei ricordi ti avrebbe sicuramente restituito un me stesso migliore. Quante volte mi hai chiesto i motivi dei miei improvvisi sbalzi di umore. Del perché improvvisamente mi isolavo da tutto e da tutti. Mai ti ho risposto. Te ne andavi arrabbiata con i tuoi mille interrogativi. Mi guardavi da lontano e forse capivi qualcosa.

Ora però avevo deciso, e mentre un cartello mi segnalava un solo chilometro alla prossima uscita, quella che ci avrebbe condotto a casa, promisi a me stesso e a te, che mai più mi sarei fatto condizionare dal mio passato. Mi scusai con te, anche se, ancora una volta, non avresti saputo nulla dei miei malesseri interiori e dei miei percorsi per superarli. Sperai vivamente, però che dallo stretto abbraccio che ti donai al tuo risveglio, appena giunti a casa, avresti ancora una volta capito. Avresti capito, che, anche senza alcuna parola, ma semplicemente chiudendo gli occhi, eri stata determinante per un nuovo me.p

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