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Una storia di TERESAAVERTA

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LETTERA A DIO

DIALOGO CON L'INFINITO

Pubblicato il 23 dicembre 2016

Caro Dio, sono qui... in riva al mare, e guardo il sole all’orizzonte. Tra pochi giorni sarà la tua festa, il tuo compleanno, tu ti farai rivedere in quella triste e umile capanna... e quasi tutti verremo a presentarti gli auguri.

Sai... questa sera pensavo a Te e mi chiedevo: “Ma perché il Re dei Re nasce in una capanna, al freddo e al gelo, come il più povero tra i poveri?”

Poi, ascoltando i preti e le maestre, ho capito: -Tu sei nato povero perché riconoscessi in ogni uomo il tuo sguardo e le nostre lacrime di commozione, versate davanti al presepio, non durassero soltanto il tempo della notte di Natale. Tu sei nato, in una mangiatoia, affinché il miracolo dell’amore si rinnovasse ogni giorno-.

E’ negli occhi dei poveri, dei bisognosi, degli ammalati, dei barboni, e dei bambini immigrati che incontriamo Te e ci emozioniamo ancora; ci commuoviamo, sorridiamo di gioia e cerchiamo di tendere la mano, anche quando non è più Natale.

E ancora... ascoltando i più grandi, mio caro Gesù, ho imparato a riflettere, e pensavo che: - povero non è solo chi non possiede una casa, soldi per comprare da mangiare e si veste solo di stracci. Povero è anche chi vive in una casa sfarzosa, chi può mangiare e possedere ciò che desidera, ma ha il cuore duro come un sasso ed è chiuso in se stesso, prigioniero nella gabbia del proprio egoismo. -

In questi giorni... le strade sono tutte illuminate a festa e rimangono tali per tutta la notte, perché aspettiamo Te, Gesù... ma quanta gente vive nel buio del peccato, nella selva della cattiveria!

Povero è chi non accetta chi è diverso da lui, è chi non sa sorridere, chi riempie ogni giorno la tavola di tante cose e non pensa a chi non ha nulla da mangiare.

Quest’anno, sono tanto triste e malinconica... e sono qui, davanti al mondo perché non riesco a dimenticare... i miei fratellini, tutti quei bambini che il mare ha portato via. Non dormiranno come me, in una camera tutta per loro, al caldo e al coperto. Quelle piccole creature senza nome venute al mondo, ora saranno sotto un cielo di pioggia, su un materasso di grigie nuvole. Spero che l’acqua dei mari e degli oceani non sia troppo fredda, e che il sale dell’acqua del mare non bruci le loro ferite.

Anche se gli è stato tolto tutto, anche il diritto di appartenere, e il mondo intero li ha visti nudi, inermi... spero e prego con il mio ardente cuoricino che li prenderai nelle tue amorevoli braccia, Gesù Bambino.

E so che non ci sarà perdono... per gli uomini che hanno fatto tutto questo! L’Europa, dicono quei signori in giacca e cravatta alla TV, ormai è un campo di rovine, dopo una guerra peggiore o identica a quella da cui sono scappati con le loro famiglie, e non ci sarà più scampo.

Caro Gesù Bambino, oggi, io ti chiedo un modo per mettermi sulla strada dell’umanità... qui non ce n’è... è finita!

Ormai è tutto strano e diverso, da Quello che vorresti tu!

In questo folle mondo, spesso i sogni diventano incubi.

È vero, io sono in Europa, qui ci sono la mia cultura e la mia tradizione, questo è il posto, dove sono nato. Qui c’è la terra, la mia terra... che ho sentito nei miei primi giorni di vita, e poi ci sono il caldo, il sole, e la mia famiglia.

Ma non basta! Nulla è facile qui, ormai... viviamo in condizioni peggiori di prima.

Qui moriamo dei nostri sogni non realizzati.

Gesù Bambino... sotto questo cielo, tu ed io... siamo soli, e mi confido come a un amico.

Vorrei che parlassi con i miei fratelli, con i grandi, con i potenti, con quelli che parlano sempre in TV; e non capisco cosa dicono... e poi vogliono il voto dai nostri genitori... e mica siamo a scuola?

Vorrei che spiegassi loro l’importanza di avere rispetto per tutti, a cominciare da quelli che sono diversi, vorrei che capissero determinate cose perché forse io comprendo solo ora... e sono solo una bambina.

Vorrei ma non posso cambiare il mondo da sola, anche se ho il coraggio, sono troppo piccola, anche se non posso cambiare me stessa, prometto di essere brava con tutti e di vivere al meglio.

E prometto anche di sorridere sempre. Vivendo, conscia di esserlo, io sorrido, e loro, gli altri, quelli diversi da Noi, s'interrogheranno sul motivo del mio sorriso...

Molti mi crederanno scema. Si chiederanno cos’abbia da sorridere, ma non m’importa; voglio imitare i bambini che ora saranno lì con te... nella casa della gioia. Me lo hai insegnato tu Gesù che il sorriso e la bontà non tolgono nulla, danno tanto e ci ritornano sempre.

E un po’ come il cerchio magico delle storie che mi raccontava la mia mamma, quando ero piccola: io sorrido a te, tu sorridi a me e a un altro, e vedrai che alla fine ci sorrideremo tutti a vicenda.

Gesù, qui ti danno della pazza se sorridi tutto il tempo... ma meglio essere pazza di gioia che triste e cattiva. Anche se ne ho persi tanti amici immigrati, ne ho ancora che sono vivi e tristi, e vorrei farteli conoscere. Sono delle brave persone, dei figli di Dio, ma tu lo sai già. Vorrei tornare al mare, un giorno, con alcuni di loro e mostrare loro la nostra semplicità e la nostra cultura.

Vorrei fare assaggiare loro la vita fuori dai loro cubi di cemento, farli alzare con il canto delle galline e il dolce profumo della terra bagnata dalla rugiada, mangiare il mango e bere la nostra birra locale sotto gli alberi dei racconti. Non so se papà e mamma saranno d’accordo... non è un capriccio... è un desiderio sacrosanto!

Mi accontento, anche di dare solo un po’ del mio tempo... perché mi hanno insegnato che Amare significa dedicare un pezzo del tuo tempo di vita al prossimo. E con la testa china vado avanti, conscia di essere più fortunata di loro ma con la speranza alle spalle, e la rabbia in fondo al cuore.

Sì perché il mio cuore non è in pace... c’è troppa fame.

Non è la fame atroce che tiene svegli, questi miei fratellini più sfortunati, tutta la notte a pregare insieme i loro Dei, per ottenere un pezzo di pane e sfamarsi, ma è quella che toglie loro la carne dal corpo e la appende alle loro ossa. La fame rappresenta molto di più... è una questione di civiltà che si sgretola giorno dopo giorno. È per questo si soffre così: per la mancanza di un sorriso, per il calore di un abbraccio, per l’amore contenuto in un saluto, per l’indifferenza e la solitudine.

Hanno fame... Signore, di orecchie, di ascolto profondo; fame di sguardi attenti ai loro bisogni, fame di ascoltare le nostre voci quasi cancellate. Hanno bisogno di cibo per la mente, e per questo, voglio essere “loro amica”. Hanno il cuore stanco dalla nascita. Sono fragili e preziosi come il cristallo... e possono rompersi e frantumarsi per sempre... e le schegge delle loro vite sono sparse dappertutto. Non si può. Non si può lasciarli così... bisogna ricomporre, ricostruire dare loro l’anima.

Ora devo proprio scappare... il sole è tramontato! Devo consegnare la lettera alla mia mamma, così la mette sotto l’albero, vicino al presepio. Non aver paura per me Gesù Bambino... e ricordati quello che ti ho chiesto... vado non aver paura, il primo che mi tocca, lo faccio nero!

Come immagini sto scherzando... non farei del male neanche a una mosca. E poi Tu sei sempre accanto a me...

Gli angeli del mare, staranno ridendo di me... perché saranno felici per quello che ti ho chiesto.

Ah! Gesù... dimenticavo... una volta la mia maestra mi ha detto: -Su un albero tutte le foglie nascono sorelle, crescono, ingialliscono e inevitabilmente finiscono per cadere, come gli uomini sulla terra... e aveva ragione!

Nelle mie vene e in quelle dei miei fratelli non scorre che un solo sangue ed è la medesima vita a renderci vivi tutti! Io ho davanti a me un sogno: chiudiamo il razzismo e apriamo il mondo.

Ora vado davvero... ti saluto Dio mio... domani sarà un altro giorno!

E porto con me un raggio di speranza; sono sicura che mi farai un grande dono: domani quando accenderai il cielo per tutti, lo riempirai di colori e di dolci canti di uccelli, non dimenticare di seminare ancora Amore. Spargi tanta gioia ma proprio tanta, su tutti i bambini del mondo... sugli animali e sulla natura. E se non ti chiedo troppo, manda una pioggia di grazia e inonda tutti i cuori... di tutti gli uomini di ogni razza e colore.

So che non mi deluderai... a presto Dio... porta i miei saluti agli angeli del mare... e augura loro un Natale pieno d’Amore.

Teresa Averta

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