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Una storia di Marvin

2

La sera in cui piangemmo insieme.

E pensare che l'avevo dimenticata.

Pubblicato il 04 maggio 2017

Riaffora un'immagine, un ricordo che non credevo di avere più.

Una sera di settembre si decide con gli amici di bere una bottiglia di rum, piccola e custodita in un sacchetto di camoscio, legato da un laccio di cuoio.

G. la conserva ancora, forse perché il ricordo resti vivido, o più semplicemente perché quella bottiglia è oggettivamente bella.

Andiamo sugli scogli alle spalle del porto vecchio, come sempre i lampioni sono rotti ma la luna è piena e ci illumina generosa.

Ho sempre pensato che nella vita occorra far tutto nella giusta misura, sta a noi decidere in che direzione muoverci.

Fatto sta che quella sera non l'ebbi.

Abbiamo dei bicchieri e brindiamo più volte.

Alla vita,

a noi,

a una bella amicizia e chissà a cos'altro ancora.

Siamo brilli, si brinda al padre di G., o forse no, i ricordi non sono precisi. Era morto qualche mese prima, il 2 luglio, per essere precisi, proprio la sera prima del mio esame di stato. il giorno dopo sopportai un colloquio tremendo, con la voce tremante e le mani anche di più, poche parole, pur sempre dette bene, e i professori comprensivi che mi lasciano andare.

Che periodo triste.

Siamo lì e dopo le risate e gli abbracci arriva quel brindisi e subito i pianti.

- Non sono pronto -. Parole di G.

- Come faccio senza mio padre?

Già, come fa?

Io non lo so mica come si fa a vivere senza un padre, non so quale dolore ti dilani il petto quando perdi qualcuno di così prezioso, ché il padre di G. era la sua ancora, l'unico che sapeva come metterlo in riga, che gli consigliava libri e musica, un mentore e una guida.

Così resto in silenzio e le lacrime scivolano sulle guance.

Poi tocca a N. piangere, o probabilmente aveva cominciato prima che potessi accorgermene. Anche M. piange, persino l'imperturbabile M., che mai aveva versato una lacrima davanti a noi, cede sotto i colpi dei nostri brindisi alcolici.

Non ricordo come sia continuata la serata, ricordo solo le nostre lacrime e il dolore condiviso, tutti e quattro su quegli scogli per consegnare a quella sera il nostro pianto, ad omaggiare la memoria di un uomo, piangendo con suo figlio.

Ma ricordo anche quella sensazione di sentirsi totalmente liberi di esternare le proprie emozioni, perché non c'è sempre bisogno di fare i duri, di dare a vedere che non serve piangere, ché anzi fa bene all'anima, ché amici migliori di quelli non penso se ne trovino.

Non sarei quello che sono, se non li avessi incontrati.

Quella sera, così terribilmente triste, sebbene la città fosse affollata come al solito, mi sembra di ricordare solo il buio intorno a noi. Quella sera, così terribilmente triste, è anche uno dei ricordi più belli che ho.

E pensare che l'avevo dimenticata.

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