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Una storia di LuigiMaiello

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“Per errore”- Un giorno sul set con Raffaele Ceriello.

Diario di bordo di una splendida giornata di cinema, cultura e legalità.

Pubblicato il 15 gennaio 2017

Sul set di "Per Errore".

Sabato, 14 gennaio 2017

“Ciak, si gira”.

Tre paroline magiche decretano l’inizio delle riprese. A pronunciarle è Raffaele Ceriello, il giovane regista napoletano che, dopo il successo di “Mio Cugino”, torna sul set con “Per errore”, un cortometraggio ispirato alla tragica storia di Lino Romano, l’operaio trentenne che la sera del 15 ottobre del 2012 fu assassinato per un terribile sbaglio di persona.

È una bella giornata di sole, ottima per le riprese. L’aria è frizzante e si avverte un grande fermento, quello positivo, di chi sa che sta partecipando a qualcosa di bello. La location è la fondazione Famiglia di Maria di San Giovanni a Teduccio e sul set ci sono tante persone, ognuna con un ruolo. Io, invece, osservo, perché il mio compito è quello più semplice: devo solo raccontare le riprese, cercando di farvi capire l’atmosfera che si vive sulla scena.

Photo by: Antonio Azzurro Photography.

E quanta fatica c’è dietro un film, lavoro che l’occhio dello spettatore coglie solo come prodotto finito: conto più di venti persone in continuo movimento, che spostano luci, costumi, fili, macchine da presa, e tanto altro ancora.

Sul set ci sono anche i ragazzini della fondazione Famiglia di Maria, che stanno frequentando un corso di cinema tenuto proprio dal regista Raffaele Ceriello. Alcuni di loro faranno una piccola parte, altri assisteranno alle riprese, per vedere nella pratica cosa significa girare un film, dando così uno sbocco pratico a ciò che stanno imparando al corso.

L'attrice Lalla Esposito parla con alcune ragazze della Fondazione Famigia di Maria prima delle riprese.

Uno di loro è molto ambizioso e chiede al regista: “Ma mica devo fare solo la comparsa?”

Mentre i tecnici preparano il tutto, io mi siedo su una panchina al sole nel cortile dove saranno girate alcune scene. A farmi compagnia ci sono dei murales colorati e la mia attenzione è inevitabilmente attratta da quello che raffigura Maradona che palleggia con la maglia del Napoli.

Poi accanto a me si siede un ragazzino, uno dei piccoli attori. Si nota subito che gli piace il cinema, e guardando tutti i macchinari che stanno preparando mi dice: «Ma chissà come li giravano i film di Totò! Prima mica c’erano tutte queste attrezzature moderne!».

Ha 12 anni e orgoglioso afferma: «Io già ho fatto 4-5 recite, l’ultima è stata quella di Natale».

Lo ritroveremo più tardi.

Mentre io prendo appunti per scrivere ciò che state leggendo, si avvicina una bambina che tiene stretta una penna nella mano e mi dice: «A me piace scrivere le favole, ma ora non ho il foglio». Io ne strappo uno dalla mia agenda e glielo do.

Dopo 5 minuti torna e mi dice: «Ho scritto questa».

Non sono ancora iniziate le riprese, ma questi ragazzi già mi hanno sorpreso più volte.

Tutti hanno voglia di raccontare la loro storia, basta solo saperli ascoltare, ma il momento più emozionante per me arriverà più tardi.

Il primo a rompere il ghiaccio è proprio il giovane attore.

Raffaele Ceriello dà indicazioni prima all’operatore:

«Inizia con un’inquadratura ampia. Poi voglio un primissimo piano stretto alla Sergio Leone, che lui (il bambino) ha uno sguardo bellissimo!».

Poi si rivolge al ragazzino: «Vieni più avanti, poi più a sinistra, così si vede pure Maradona dietro». Noi siamo fissati con Maradona, non ci possiamo fare niente.

Poi gli ripete di continuo: «Non guardare nella macchina da presa. La macchina non esiste!».

La scena finisce e il piccolo dice: «Tenevo un poco di ansia» - «Stai tranquillo. Sei stato bravissimo, Francè».

Francesco è bravo, mi hanno colpito la sua aria vispa e il suo sguardo magnetico, che mi hanno ricordato il protagonista di “Certi bambini”, il film dei fratelli Frazzi, tratto dall’omonimo romanzo di Diego De Silva.

Nel frattempo la cosa più complicata per me è stare sulla scena, trovando dei posti per non essere d’intralcio. Da questo punto di vista “esterno” mi accorgo anche di quanto sia difficile dirigere una squadra con più di venti persone, e rifletto sul fatto che il regista deve essere un vero leader per portarle tutte alla realizzazione dell’obiettivo comune.

“Questa inquadratura deve essere più stretta, poi la allarghi”

“Questa scena la facciamo tutta in piano sequenza, perché mi piace di più” - "Si, piace di più anche a me"

Photo by: Antonio Azzurro Photography.

Anche io amo il piano sequenza, perché coglie tutta l’azione nel suo svolgimento naturale, lento. La tecnica più utilizzata dal Neorealismo italiano.

“Motore. Azione."

"Questa la rifacciamo"

"Motore. Azione".

"Stop! Buona.”

Le riprese continuano, io osservo e vicino a me si siede un altro ragazzino:

«Mi piace stare qua oggi, anche se non faccio l’attore. Io queste cose le studio a scuola, in multimedialità».

Gli chiedo: «Dove vai a scuola?». E lui: «Vado all’Istituto don Milani».

Don Milani, che esempio da seguire:

“In quanto alla loro vita di giovani di domani, non posso dire ai miei ragazzi che l'unico modo di amare la legge è di obbedirla. Posso solo dir loro che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando non sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.”

Tra una scena e l’altra faccio due chiacchiere con Anna Riccardi, la presidente della Fondazione Famiglia di Maria, che mi spiega come la fondazione sia da sempre molto attiva sul territorio di Napoli Est, in favore dei minori e delle famiglie che presentano disagi socio-economici.

“Noi vogliamo essere – mi dice – un presidio di legalità e rinascita per la periferia est della città. È molto importante dare prove concrete di riscatto sociale e riqualificazione. Le riprese di oggi sono l’esempio di un luogo dove la politica del fare si sostanzia in atti concreti e tangibili”.

Un cartello in un'aula della Fondazione Famiglia di Maria.

Nel frattempo le riprese continuano.

Ci siamo spostati all’interno. Nel bel mezzo di una scena, suonano le campane: scena da rifare. Poi passa un signore col caffè, ma non possiamo berlo: “È solo per la scena!”

È bello stare sul set, ascoltare il regista, gli operatori e gli assistenti che parlano di campo e controcampo, tra una panoramica e un piano sequenza: hanno tutti la scena già chiara e realizzata davanti agli occhi prima di girarla; io invece devo fare un grande sforzo d’immaginazione per cercare di capire cosa ne verrà fuori.

Fuori si è fatto buio, è il momento di girare la parte centrale del cortometraggio.

“Per errore” è soprattuto il racconto di un incontro tra due madri sconfitte, vittime di un dolore diverso, ma entrambe con una ferita ancora aperta: una professoressa a cui hanno ammazzato il figlio (interpretata da Lalla Esposito) e la madre del killer che ha ucciso suo figlio (interpretata da Laura Borrelli).

La vita molto spesso è un incontro, che a volte va bene e altre va male.

È il momento più emozionante della giornata, perché, nello scambio tra queste due splendide interpreti, emerge con forza tutta la drammaticità e l’urgenza dell’argomento trattato: le vittime innocenti delle mafie, protagoniste di un incontro casuale e tragico.

"Mio figlio s'è trovato al posto sbagliato al momento sbagliato...

Ma chi decide qual è il posto giusto?"

È un dialogo in cui le voci delle due donne si alternano con una costruzione strutturale e linguistica che associa l‘immensa capacità recitativa delle due attrici a un grande impatto morale e civile.

Poi un applauso finale decreta il termine delle riprese, il regista dice che è contento delle scene che hanno girato.

Così finisce una giornata intensa ed emozionante. Una giornata di cinema, cultura e legalità.

Photo by: Antonio Azzurro Photography.

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