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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Co. pt.44:"#FreeLove, l'amore libero e senza tabù"

Il film Carol che racconta l'amore tra due donne, legato a Strangelove dei Depeche Mode e a Memorie di Adriano di Marguerite Yourcenar.

Pubblicato il 28 gennaio 2016

La stragrande maggioranza delle persone quando si parla dell'AMORE afferma di non avere pregiudizi e tabù. In realtà spesso ci accorgiamo che siamo facilmente portati a dare giudizi sulle persone e sui loro rapporti interpersonali in base a dei parametri come il colore della pelle, l'età, il sesso, la religione, la sessualità e anche la disabilità.

A tal proposito vi invitiamo a leggere quest'articolo fino alla fine, e in conclusione di guardare il video, perché l'amore non ha etichette ed è giusto parlarne liberamente.

Noi lo facciamo attraverso il nostro "intreccio" tra film, disco e libro in cui si sono raccontati tre mondi completamente diversi tra loro, ma accomunati da un aspetto: un amore libero e senza tabù.

Ora fermatevi, date un bacio o un abbraccio a chi vi sta intorno, e poi continuate a leggere.

Intertwine Consiglia pt.44: "#Freelove, l'amore libero e senza tabù"

vi propone di riflettere su questo tema, e in primis vi poniamo una domanda e un suggerimento:

"Che cos'è l'amor? Chiedilo al vento"

“Mia cara, niente accade per caso e tutto torna al punto di partenza. Nessuna mia spiegazione potrebbe essere di conforto per te, tu cerchi una soluzione, perché sei giovane, ma un giorno capirai tutto questo”.

La questione non è mai di facile comprensione quando si parla di amore, eppure si tratta della cosa più naturale del mondo, ma in questo caso tutto potrebbe sembrare più complicato per una serie di motivi.

Lei è sposata, ha una figlia e appartiene al mondo della borghesia.

L’altra è una lei, ed è una donna del "popolo".

Tutto questo suonava strano negli Stati Uniti degli ’50 (e non solo), dove l’omosessualità veniva considerata addirittura un disturbo psichico.

Questa è la storia raccontata in Carol, film del 2015 diretto da Todd Haynes.

Cate Blanchett e Rooney Mara nel film si conoscono per caso. Una dimentica dei guanti nel negozio dove lavora l'altra, che si preoccuperà di farglieli riavere.

Le due attrici danno una grande prova di recitazione e dipingono al meglio il mondo claustrofobico da cui le due donne cercano di evadere.

Carol è l’adattamento del secondo romanzo della giallista americana Patricia Highsmith “The Price of Salt” (in Italia, Carol), pubblicato nel 1952.

E’ la storia di un incontro fortuito tra la giovane Therese Belivet, diciannovenne che lavora in un grande magazzino e sogna una futuro migliore, e un'affascinante donna, stanca di un matrimonio senza amore, ma con una figlia da allevare.

Tra le due scatta una grande intesa, un forte legame e una passione che però deve fare i conti con i tabù imposti dall'epoca.

Therese: "Dimmi che sai quello che fai..."

Carol: "Non l'ho mai saputo!"

Senza rivelare troppo del film, possiamo notare come emerga il tema del ricatto e della discriminazione nei confronti di quello che negli Stati Uniti degli anni '50 era ancora un comportamento perseguibile per legge.

In particolare Carol sta affrontando un divorzio difficile con suo marito Harge, che ha fatto richiesta per avere la piena custodia di Rindy, la loro bambina, per "cause morali":

“Se non resto con lui, non potrò più vedere mia figlia”

Quello di Haynes è un cinema semplice, che ricorda molto lo stile classico hollywoodiano.

Il film è girato, montato e postprodotto in pellicola, con la fotografia di Edward Lachman, che non prevede postproduzione digitale, e con la luce che è soprattutto naturale, tanto che in molte scene in penombra si vede una grana, caratteristica del "vecchio cinema" a cui non siamo più abituati.

Sono i piccoli gesti e gli scambi tra le attrici a far sussultare gli spettatori:

i loro sguardi e respiri, un sorriso appena accennato, una mano sulla spalla o tra i capelli.

La volontà di fuga da quel mondo è forte, perché emerge una realtà fatta di limiti e chiusure.

Tutto è claustrofobico in Carol, a partire dai personaggi, ognuno dei quali è definito dal luogo che occupa e in quel luogo è confinato: Carol nella sua grande villa di mattoni di un sobborgo benestante, Therese nel suo piccolo appartamento in città, come se le protagoniste non avessero altra vita che quella accordata dal posto che abitano.

In questo contesto è la trasgressione dello spazio, il viaggio delle due donne verso Ovest, ad innescare il cambiamento nel film.

Quello che cercano lontano dal paradiso è un luogo che non gli è permesso, un punto di vista più 'comprensivo', una società che consideri tutte le eterogeneità e tutte le differenze.

Come andrà a finire la storia, lo lasciamo alla vostra curiosità.

Prima di passare al disco di oggi, vi lasciamo con una tra le frasi più belle del film :

"Ci siamo concesse il più straordinario dei regali"

Passiamo ora alla parte musicale dell'intreccio di questa settimana.

La scelta, in un certo senso, è stata guidata da parametri molto personali, verso un gruppo che a me piace molto (amo): i Depeche Mode.

Devo anche dire che fino all’ultimo sono stato indeciso tra due dei loro album: il più recente Exciter, dove spicca, tra le altre “Freelove”, oppure Music for The Masses, con la famosissima "Strangelove".

Sono due cd che conosco bene, avendoli ascoltati entrambi tante volte, ma dovendo scegliere la scelta è ricaduta verso Music for The Masses, per un motivo semplice, racconta l'amore in tutte le sue forme.

I due cd sul tavolo di casa mia.

Music for the Masses è il sesto album dei Depeche Mode, pubblicato nel settembre del 1987.

Depeche Mode by Anton Corbijn.

I Depeche Mode con il loro pop elettronico sono la vera icona degli anni '80 e, sebbene sia difficile fare una classifica dei loro dischi migliori, Music for the Masses rientra senz’altro tra i loro lavori più impegnati e originali insieme a Violator, Black Celebration e Songs of faith and devotion.

Il disco si apre con la famosissima "Never let me down again" e la sua voglia di evadere, insieme all'amico più intimo, passando per Little 15, vera e propria ode religiosa verso l’amore, nella sua forma più semplice:

“Ora tutto quel che vuole sono tre piccoli desideri: vuole vedere con i tuoi occhi, vuole sorridere col tuo sorriso, vuole una bella sorpresa. Una volta ogni tanto”.

10 tracce + 4 bonus con grandi successi come Behind The Wheel e Strangelove, e il suo ritornello famosissimo, su cui tutti abbiamo ballato almeno una volta:

“Stranamore, strani alti e strani bassi. Stranamore, così va il mio amore.Stranamore, me lo darai? Sopporterai il dolore che ti darò ancora e ancora?E ricambierai?”

Eccone una versione live con uno straordinario (come sempre) Dave Gahan.

Da notare anche il video che viene proiettato alle spalle del gruppo durante la loro esibzione.

C'è spazio per la passione in I Want You Now, una dichiarazione di passione, scandita dai sospiri ansimanti, ma nel disco c'è anche la redenzione dal peccato in To Have And To Hold:

“Sono in ginocchio ed ho bisogno di perdono, di qualcuno che renda testimonianza della bontà che ho dentro”

Ecco l'aspetto che più mi preme sottilineare: Music For The Masses, oltre ad essere un grande disco, racconta l’amore nelle sue varie forme e si fa anche portatore di una sacralità devota, che emerge sia nei testi, che nelle atmosfere, diventando l'esplicito tema conduttore del disco.

Tutto ciò risulta chiarissimo in un altro pezzo famoso del disco: Sacred.

Passiamo ora al libro di questa settimana: Memorie di Adriano della scrittrice Marguerite Yourcenar, pubblicato per la prima volta nel 1951.

Memorie di Adriano non è solo un romanzo, ma può essere definito anche un saggio storico e un'opera di poesia, che di un uomo (l’imperatore Adriano), racconta la l'opera politica, ma anche la vita personale.

Il tutto raccontato nell'ottica della morte, che è la morte dell'imperatore Adriano, ma che è anche l'epilogo di un'epoca, di una civiltà: quella romana come quella europea moderna.

Il libro è organizzato in 6 parti, tra cui un prologo ed un epilogo.

«Quando gli Dèi non c'erano già più, ma Cristo non era ancora apparso...»

È questo l’incipit della storia, in cui si immagina di fare scrivere ad Adriano una lunga lettera nella quale parla della sua vita pubblica e privata. L'imperatore si trova così a riflettere sui trionfi militari conseguiti, sul proprio amore nei confronti della poesia, della musica e della filosofia, e soprattutto della sua passione verso il giovanissimo amante Antinoo.

Adriano e Antinoo.

Nel libro troviamo tante riflessioni, fino a mettere in discussione anche il valore delle guerre stesse, ma il punto che più ci interessa riguarda la sua concezione dell’amore.

«Di tutti i giochi umani, quello d'amore è l'unico che minaccia costantemente di sconvolgere la nostra anima, ed è anche l'unico in cui il giocatore deve abbandonarsi all'estasi del corpo... Inchiodato al corpo amato come uno schiavo alla croce»

Ed è in questa parte del romanzo che Adriano parla di una vera e propria "età dell'oro", che attribuisce alla passione amorosa ed erotica nei confronti di Antinoo, un ragazzino incontrato a Nicomedia.

E’ con lui che comincia a sentirsi anche per la prima volta nella vita sinceramente amato, a differenza della relazione priva di qualsiasi trasporto emotivo che intrattiene con la moglie.

La loro relazione dura circa cinque anni, poi il ragazzo muore e allora Adriano opera una sorta di deificazione, rendendo in pratica il ragazzo immortale.

Dopo la morte l’imperatore fece riprodurre le sembianze di Antinoo per tutte le sconfinate province dell’impero, per perpetuarne la memoria.

E' in quella pratica che l’amore non passa, ma si ferma in bellezza, ossessivamente ripetuta città dopo città perché non si dimentichi che un ragazzo, per pochi anni,

è stato luce nella vita dell’uomo-dio padrone dell’impero più grande del mondo.

Abbiamo cercato di parlare di AMORE nel modo più ampio e libero possibile, e sicuramente, siamo stati mancanti di qualche aspetto, perché l'amore non si può rinchiudere in nessuno schema, nè definizione.

Confidiamo in voi e nelle vostre storie per colmare le nostre lacune e offrirci tanti altri spunti di riflessione.

Prima di lasciarci, vi invitiamo a guardare questo video, che per noi, vale più di tante parole:

#Freelove- Love Has No Labels.

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