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Una storia di LuigiMaiello

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Intertwine Consiglia pt.37: “Un’altra stupida guerra”

Il Dottor Stranamore di Stanley Kubrick, Watch the Throne di Jay-Z & Kanye West e MAUS, fumetto sulla tragedia della Shoah.

Pubblicato il 19 novembre 2015

“... Quante orecchie deve avere un uomo

Prima che possa ascoltare la gente piangere?

Sì, e quante morti ci vorranno perché egli sappia

Che troppe persone sono morte?

La risposta, amico, sta soffiando nel vento

La risposta sta soffiando nel vento..”

Iniziamo quest’articolo con le splendide parole di Blowin in the wind di Bob Dylan perché ciò che più manca in questo periodo è qualcuno che parli e pronunci parole di pace.

Non avremmo mai voluto scrivere quest’articolo, ma le circostanze ce lo impongono, ed è anche il momento di prendere una posizione netta.

La guerra è stupida e non risolve i problemi.

Intertwine Consiglia pt. 37: “Un’altra stupida guerra” è una presa di posizione forte contro ogni tipo di guerra.

Lo faremo, come sempre, attraverso un film, un disco e un libro, molto diversi tra loro, ma che a noi serviranno soprattutto come modo per esorcizzare altre morti.

Ora però Intertwine Consiglia pt.37 : “Un’altra stupida guerra”, inizia con un capolavoro di Stanley Kubrick: Il dottor Stranamore.

“Stranamore, ma che razza di nome sarebbe?! Non è mica un nome tedesco…”

E’ il 1964 e siamo in piena guerra fredda. Cosa fare per esorcizzare il pericolo di un conflitto atomico? La risposta ce la dà Stanley Kubrick nel suo capolavoro: ridicolizzare la guerra. Riuscirci non è certo da tutti, ma un maestro come lui ci riesce alla grande, facendo ridere il pubblico toccando proprio uno dei “nervi scoperti” di quel periodo: la grande paura di un conflitto bellico tra Stati Uniti e Urss con l’utilizzo di armi nucleari.

“Il dottor Stranamore - Ovvero: come ho imparato a non preoccuparmi e ad amare la bomba” può essere considerata l’unica commedia della produzione cinematografica di Stanley Kubrick. Il regista sceglie questo genere perché secondo lui era l’unico genere in grado di rendere perfettamente l’idea della stupidità e dell’irrazionalità che, secondo lui, permeano il genere umano e in particolare il mondo militare

“Signori, non potete fare a botte qui. Questa è la sala della guerra!”

"Il Dottor Stranamore" è una delle migliori commedie fantapolitiche mai realizzate, ma è anche un vero e proprio inno alla pace e una critica feroce alla follia e all'incompetenza dei politici.

E’ una satira pungente che ridicolizza senza scrupoli tutti i personaggi politici e militari a partire dai loro nomi: il folle generale Jack T. Ripper (Jack Lo Squartatore), il generale impotente Turgidson (letteralmente "figlio del turgido"), il coaudiatore sottomesso che si chiama Mandrake (come il baffuto mago-supereroe), il maggiore King Kong e così via.

Riassumere tutta la trama di questo capolavoro è complesso.

La storia racconta di un mondo sull'orlo della catastrofe perché un pazzo americano (il generale Ripper), dopo essersi isolato nella base militare al suo comando, ha dato ordine a una quarantina di aerei di bombardare con testate nucleari il territorio dell'Urss. Il suo aiutante si rende conto della follia del generale, ormai in preda ad una irrefrenabile paranoia per inesistenti complotti comunisti, e cerca in ogni modo di fermare gli aerei ma non ci riesce.

“I comunisti contaminano l’acqua. Ha mai visto un comunista bere un bicchiere d’acqua? No, loro bevono soltanto vodka”

Sulla storia svolge un ruolo simbolico l'ordigno "Fine di Mondo" posseduto dai russi, che ha una peculiare caratteristica, non può in alcun modo essere fermato. Una chiara metafora della violenza che porta altra violenza.

Una volta messo in moto il meccanismo bellico, non c'è mano - né umana, né divina - capace di far marcia indietro.

Ma chi è il dottor Stranamore? E’ un ex scienziato nazista ed ora consigliere militare, che ha una teoria tutta sua per ripopalare il pianeta dopo l’esplosione dell’ordigno “Fine del mondo”: bisogna rendere abitabili alcune miniere abbandonate dove poche migliaia di uomini, scelti per la loro carica politica, militare e civile avrebbe dovuto vivere fino a quando la nube atomica si fosse dissolta del tutto. Ovvero nel giro di un centinaio d'anni! Ad ogni uomo sarebbe spettata una dote di dieci donne, scelte per la loro bellezza e fertilità.

Mattatore assoluto è Peters Sellers, che interpreta magnificamente tre personaggi: il Dottor Stranamore, il presidente Muffley e infine il colonnello Mandrake. La sua bravura è ancora maggiore perché si dice che sul set molte scene siano state improvvisate.

Nella vicenda non ci sono buoni o cattivi, entrambi gli schieramenti pensano al loro tornaconto personale e parlano delle conseguenze della guerra come se si trattasse di un gioco. Kubrick in questo film denuncia non tanto la guerra in sé, quanto l'umana tendenza all'autodistruzione, portata alle estreme conseguenze quando a decidere per tutti vi è uno stretto manipolo di uomini illuminati dalla follia.

“Signor Presidente, io non dico che non ci costerà proprio niente.

Però io dico non più di 10-20 milioni di morti. Massimo, ah... questione di fortuna.”

Il regista riempie la storia di continui riferimenti sessuali, come quando il premier russo viene sorpreso in quello che sembra a tutti gli effetti un festino a luci rosse o il pacchetto di sopravvivenza dato ai piloti degli aerei, pieno di oggetti sessuali.

Il senso di tutto ciò è chiarissimo: secondo Kubrick la voglia di fare la guerra e la sete di violenza sono a tutti gli effetti dei surrogati della sessualità, che alcuni uomini usano per incanalare i loro istinti animaleschi, compiendo però azioni inutili o dannose, destinate a trascinare l’umanità intera verso l’autodistruzione.

Emblematiche le parole cantate dalla suadente voce di Vera Lynn durante le esplosioni finali che distruggono il pianeta:

"Non so dove, non so quando, ma c'incontreremo di nuovo, in un giorno di sole".

Continuiamo il nostro intreccio con i suoni e i toni forti di No Church In The Wild (Nessuna Chiesa in Natura) di Jay-Z & Kanye West:

“Cos’è una folla per un re? Cos’è un re per un Dio?

Cos’è un Dio per un non credente che non crede a nulla?

Ne uscirà vivo? Va bene, va bene, non esiste nessuna chiesa in natura”.

No Church in the Wild parla della decadenza dei valori, legando tra l’altro questo tema all’ego smisurato dei personaggi famosi: i due rapper, Jay-Z e Kanye West appunto.

“Lacrime sul pavimento di un mausoleo

Il sangue macchia le porte del Colosseo

Bugie sulle labbra di un prete

Il Ringraziamento camuffato da festività”.

No Church in the Wild fa parte di Watch the Throne, l'album di debutto della collaborazione tra i rapper Jay-Z e Kanye West.

Il primo singolo del disco fu H-A-M, a cui seguì Otis, in cui emerge forte l’intento di trasmettere le radici black dei due rapper andando a rappare su un vecchio disco rotto di Otis Redding. Le radici black emergono forti anche in Curtis Mayfield e in Gotta Have it. In Murder to Excellence torna il tema religioso, trasformando un loop di cori infantili in una messa voodoo.

E’ un disco di collaborazioni e di citazioni del passato, così mentre in Lift off, c’è contributo di Beyoncé, in New day, viene campionata Feeling good di Nina Simone, mentre a chiudere le danze c'è Why I love you so, costruita su I love you so del duo electro-clash francese Cassius.

Chiudiamo il nostro intreccio di oggi con MAUS, un romanzo a fumetti di Art Spiegelman, ambientato durante la seconda guerra mondiale ed incentrato sulla tragedia della Shoah, sulla base dei racconti del padre dell'autore, un sopravvissuto ad Auschwitz.

Di libri sulla tragedia dell’olocausto ebreo ce ne sono tanti, ma noi abbiamo scelto questo perché tratta il tutto in modo molto originale.

In Maus il fumettista realizza un doppio confronto: con la tragedia dell’Olocausto e con il padre, riuscendo a realizzare un’opera che ha una valida base storica, ma anche un piano narrativo di grande impatto.

La peculiarità di quest’opera è però un’altra: tutti i personaggi sono rappresentati in sembianze animali. Così gli ebrei sono rappresentati come topi, i tedeschi come gatti, i francesi come rane, i polacchi come maiali, ecc..

Quest’opera ha destato non poche polemiche, ma per chiarire il tutto basta spiegare che Hitler stesso nel suo Mein Kampf, indicava gli ebrei con sommo disprezzo come “ratti” e dichiarava che il popolo tedesco era “il nemico naturale di questa orrenda infestazione”.

Quest’opera in Russia, che non è certo il regno della libertà di espressione, è stata dichiarata illegale di recente, perché presenta il simbolo della svastica sulla copertina, quindi sarebbe filonazista.

L’autore chiarisce le polemiche in un’intervista:

“I simboli che uso per le diverse nazionalità in questo libro non sono miei. Li ho presi in prestito dai tedeschi (…) Il vero soggetto del libro è l’uguaglianza tra gli esseri umani”.

Il nostro non è un discorso politico, ma se ci chiedete se ci schieriamo “Contro” o “a favore” di una guerra e delle guerre in generale, rispondiamo che siamo contro ogni tipo e forma di guerra. Il motivo è semplice.

Pensate davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Noi no.

Ogni guerra genera morte, fame e distruzione.

La guerra lascia macerie fuori e dentro le persone, alimentando, nella maggior parte dei casi, sete e voglia di vendetta, in un circolo di aggressioni e morti senza fine.

In questo momento così complicato una parte importante devono farla anche gli organi di informazione (o presunti tali).

Non ripetiamo, perché gli è stato concesso già troppo spazio, il titolo di qualche giorno fa del quotidiano Libero, ma a riguardo vogliamo fare nostre le parole di Tiziano Terzani :

“certe concitate parole, pronunciate dalle lingue sciolte, servono solo a risvegliare i nostri istinti più bassi, ad aizzare la bestia dell'odio che dorme in ognuno di noi e a provocare quella cecità delle passioni che rende pensabile ogni misfatto e permette, a noi come ai nostri nemici, il suicidarsi e l'uccidere”.

In questo mondo a tutti, e soprattutto ai più piccoli, dovremmo insegnare ad amare e non a odiare, o forse, devono essere loro a insegnarlo a noi.

“Quello che mancherà domani è un monumento all'uguaglianza,

quello che manca già stanotte sono mille parole d'amore” (Ivano Fossati).

#Pace, Amore e Gioia Infinita da Intertwine.

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