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Una storia di sugarkane

I girasoli

È bastata una settimana ai girasoli per morire

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Pubblicato il 29 maggio 2018 in Altro

Tags: girasoli fiori pensieri primavera autunno

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È bastata una settimana ai girasoli per morire. Sabato scorso, nel pomeriggio, passando accanto ai campi da cui il grano è già stato raccolto e dove oggi rimangono soltanto gli alti steli con le corolle dei fiori nere accasciate su se stesse, il sole di fine settembre baciava tutto ciò che sottostava. Le colline verdi ricoperte d'erbe risplendevano come smeraldo sotto la luce e su quelle marroni la terra coltivata doveva purtroppo ammettere di aspettare per vedere crescere qualcosa sulle proprie rotondità naturali; appollaiate sulle alture all'orizzonte, tra il cielo color fiordaliso e gli alberi ingialliti, rosse abitazioni medievali sovrastate da un campanile (merlatura in pietra bianca rigorosamente guelfa) guardavano dall'alto un panorama che tra alcuni mesi cambierà, prenderà tonalità tendenti al giallo, all'arancione e al bordeaux fino scomparire del tutto per lasciare spazio al grigio della nebbia in Val Padana, al bianco della neve di gennaio... Ritorneranno il verde e il profumo del polline a marzo, quando anche la primavera sarà di nuovo qui.

Spostando lo sguardo a destra e a sinistra si notano sempre più case abbandonate, soprattutto avvicinandosi alle porte del piccolo centro abitato: alcune non sono state terminate, mancano i tetti e gli infissi, altre invece sembrano miracolosamente uscite da un romanzo di Emily Bronte; ognuna di esse ha l'aria di voler essere di nuovo abitate, o quantomeno viste all'interno, di essere vissute come un tempo o come non lo sono mai state. Forse un giorno qualcuno arriverà e si prenderà cura di loro.

Ottobre è appena iniziato e i prati sulle colline e le piante rampicanti sui muri delle case non hanno ancora perso il loro bel verde acceso, ma tra poche settimane l'intero paesino diventerà spoglio e triste e per sei mesi resterà così. Chissà quanta gente è passata tra queste strette vie, chi ha camminato lungo la salita per raggiungere la piazzetta che oggi ospita la statua dell'alpino; a giudicare dall'aspetto delle abitazioni e dalle dimensioni di certi vicoli, anni e anni fa, molti pastori e molti animali devono essere passati e, facendo sufficiente attenzione, ancora si sentono i loro passi in lontananza. E chissà quanti altri continueranno a percorrere le piccole vie ripide di questo paesino...

Ci vuole poco per capire che qui tutto è nato diversi secoli fa, probabilmente nel Medioevo, data l'estrema vicinanza delle case, con le porte una vicina all'altra e le finestre quasi a livello del terreno man mano che si sale verso la piazza principale; il loro interno si può solo immaginare, le tendine bianche coprono i vetri ed è difficile vederci attraverso.

Una volta in cima alla collina che sormonta il paesino, dove c'è la statua dell'alpino, voltandosi a destra o a sinistra e guardando oltre la chiesa e gli edifici, non si scorge altro che un'ennesima distesa di verde e di giallo, il cielo che via via si annuvola e ancora agglomerati puntiformi di abitazioni che staranno fissando nella mia stessa direzione, incrociando il mio sguardo nel vuoto e chiedendosi cosa stiamo facendo noi quassù.; parcheggiamo l'auto accanto al sagrato della chiesa, entriamo in una piccola abitazione settecentesca, quella più bella, con il giardino più curato e gli alberi di melograno nel piano superiore. Nello stesso tempo in fondo al paese, nella prima piazzetta prima della curva a gomito che porta alla salita, seduti davanti al bar i soliti quattro vecchietti del posto giocavano a carte ad un tavolino di plastica, guardando storto chiunque passi davanti ai loro occhi e bevendo sorsi di qualcosa all'apparenza sconosciuto; è consuetudine essere considerati forestieri, o alieni, se non si abita negli immediati dintorni!

Le stesse scene ogni settimana, sabato dopo sabato, finché il verde diventerà giallo e il marrone sarà coperto di neve e allora arrivederci alla prossima primavera. È bastata una settimana, d'altronde, ai girasoli per morire, ma ne serviranno di più per rinascere.

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