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Una storia di Gjoe_S

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Verità e sopravvivenza

COL GRAFICO DEL COMPORTAMENTO UMANO SCARICABILE IN PDF

Pubblicato il 24 agosto 2017

PAT PAKAL E GIOVANNA ESSE

Conosci te stesso. Conosci gli Altri.

In copertina: Ron English, Peter and Paul (particolare)

Frida Kalo

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In questo breve corso parleremo essenzialmente della verità.

Parleremo della verità e del suo rapporto dialettico con la realtà, intendendo per Realtà, tutto ciò che ci circonda e che, attraverso i nostri sensi, diventa nostra conoscenza e nostra coscienza. Insomma, viene introdotto nella nostra Mente (il nostro centro operativo, l’elaboratore, per così dire) e da queste notizie, sensazioni, informazioni, la nostra mente elabora la nostra personale visione della Realtà.

Più le informazioni, le pulsioni e le emozioni, trasportate dai nostri sensi sono precise, dettagliate e inalterate, più la nostra realtà “privata” rispecchierà il mondo “materiale” esterno, per quello che, veramente, siamo d’accordo che sia… quindi, insieme e semplicemente, possiamo dedurre che: la Realtà totale da noi percepibile e condivisibile è uguale alla Verità!

Più la nostra immagine mentale, la nostra fotografia personale, del mondo che ci circonda è affine all’Originale, più si restringe il “margine” di errore tra Verità e Realtà.

Bene!

Ogni alterazione, confusione, illusione ottica o auditiva, o deformazione, nella visione della Realtà (e quindi della Verità) rappresenta uno strato, un filtro oscurante, che altera e diminuisce la nostra percezione della realtà. Di conseguenza, possiamo dire che: Verità e Menzogna non sono due concetti fisici, pratici, opposti, semplicemente identificabili, come, ad esempio, il bianco e il nero, tra i colori.

La Verità può essere alterata, diminuendo la sua capacità di rispecchiare la Realtà; opacizzando, oscurando, la nostra visuale, fino a diventare sempre più oscura e confusa. In certi casi, la realtà, non solo è alterata, nella nostra visione parziale della verità, ma può essere “manipolata” apposta, per fornirci un’altra verità e di conseguenza un’immagine della realtà che non è veritiera, anzi è alterata: è, più o meno, irreale!

Per concludere, quindi, la Verità è l’immagine mentale che maggiormente rispecchia il Mondo che ci circonda e che condividiamo e che la menzogna, la bugia, rappresenta una realtà distorta, o meglio più, o meno, distorta e alterata.

Facciamo un esempio: una mamma non può portare il suo bambino alle giostre.

La mamma sa che il bambino è talmente piccino da non poter raggiungere, da solo, la finestra quindi non può avere un controllo diretto sull’esterno e, di conseguenza, controllare se le giostrine sono sempre al loro posto.

Nonostante sia una bella giornata, ecco che lei, approfittando della sua posizione di maggior potere (è più alta, pertanto può vedere perfettamente cosa c’è fuori; è la mamma, pertanto è, per il suo piccino, una fonte autorevole di notizie), decide di raccontare una piccola bugia al suo bambino:

- Oh, mi spiace, figliolo ma oggi piove e non si può andare al Parco dei giochi!

La donna ha esercitato il suo potere di manipolare la realtà, per farlo ha agito sulla verità, raccontando una menzogna.

Anche se a fin di bene, anche se motivata dalle migliori intenzioni, comunque ha alterato la “comunicazione” con una sua proposta di visione della realtà, per adattarla alle esigenze di quella situazione.

Bene!

Questo è un esempio di come si può alterare l’immagine mentale di un’altra persona, in questo caso, il bambino. La mamma è intervenuta sulla comunicazione di una realtà, che è stata cambiata arbitrariamente, per uno scopo preciso.

Per concludere, quindi, possiamo dire che la menzogna, la bugia, è una forma di realtà più bassa, inferiore, incompleta. La menzogna è la forma più bassa di realtà, quella che la può rendere evanescente, fino addirittura a farla sparire.

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Nel punto precedente abbiamo osservato un semplice esempio di come un soggetto, diciamo A, può servirsi della comunicazione per trasmettere una realtà, una situazione, che si presenta nel mondo esterno.

Abbiamo potuto anche osservare che, se il soggetto A sa usare il suo potere di persuasione o la sua “situazione sociale” (come la mamma che viene creduta dal figlio; come un Leader che viene creduto dai membri della sua squadra), può fornire al un soggetto B una visione alterata della realtà, che sia consona a esigenze o convenienze di parte, più che alla Realtà oggettiva.

Molto spesso abbiamo sentito dire (o detto) la frase:

- E’ vero, ho mentito ma l’ho fatto a fin di bene!

Eppure, questa innocente dichiarazione apre una nuova abissale problematica: chi stabilisce il concetto di Bene?

Potrei pensare che il mio amico, Tom, possiede una macchina troppo grande per le sue capacità di guidatore… allora? Cosa faccio, me la prendo io? Lo faccio a fin di bene… ma non credo che Tom la penserebbe allo stesso modo, no?

Bene.

Scherzi a parte, anche se stiamo banalizzando queste interazioni, se ci pensate bene, se ci riflettete, l’alterazione della realtà è adoperata dalle persone, ogni giorno, tante volte: a cominciare dalle piccole cose a finire ai Telegiornale, che per abitudine, per forza maggiore, per politica (e soprattutto per interesse) alterano la visione della realtà, facendoci pensare (e anche reagire) in un determinato modo, alle notizie.

Ma non bisogna sottovalutarne le capacità: l’uomo non è stupido!

Inoltre, l’uomo non valuta solo attraverso i sensi, non misura solo con il centimetro, non crede ciecamente a qualsiasi cosa gli viene propinata, spacciata, come realtà.

Se il nostro “antagonista” si è fatto furbo per alterare la realtà a suo vantaggio, anche noi possiamo (e sappiamo) adoperare la nostra intelligenza, per sventare il tentativo di imbrogliarci… poco o tanto, secondo i casi.

Così, il piccino di prima, nonostante l’amore incondizionato per la mamma, probabilmente, e spinto dal desiderio di giocare, salirà su una sedia, per controllare di persona, cosa cavolo succede dietro quella finestra… E se il governo usa il telegiornale, per propinarci la notizia che siamo in crisi è che solo un certo sig. Monti può salvarci, molti di noi non la bevono così facilmente, vanno a controllare altre fonti e cercano di difendersi da quell’attacco, di parte, nei confronti della realtà oggettiva.

Ecco: cosa abbiamo osservato insieme?

Abbiamo visto che l’uomo può tentare di alterare la realtà intervenendo sulla comunicazione.

Abbiamo anche considerato che, sempre l’uomo, può decidere: accettare integralmente una realtà, che gli viene proposta come tale, oppure provare a documentarsi, a conoscere meglio la situazione; indagare se la fonte della comunicazione è attendibile, oppure è parziale.

Bene, questo lungo preambolo ci servirà per arrivare alla fase che più ci interessa: come scoprire se chi abbiamo vicino è propenso a mentirci e, soprattutto, in che percentuale è propenso a mentire?

Lin Yung Cheng

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C’è anche un altro punto, estremamente importante, forse il più difficile da superare: quanto noi stessi siamo disposti a tollerare, prima che il campanello d’allarme scatti, e richiami, seriamente, la nostra attenzione?

Or dunque, siamo tutti consapevoli che la nostra vita non sarebbe più tale se, invece di dedicarci alle nostre incombenze, alle nostre esigenze e al nostro piacere, passassimo le giornate a fare gli investigatori. Sarebbe assurdo, inconcepibile: farebbe scattare i nervi al più pacifico dei partner o degli amici e, probabilmente, trasformerebbe noi stessi in psicotici esauriti e insopportabili.

E allora? Come possiamo cercare di conoscere, onestamente, e senza inutili allarmismi, chi abbiamo di fronte? Chi divide il suo tempo con noi; chi dorme nel nostro stesso letto? A chi affidiamo la nostra casa, la nostra fiducia… i nostri figli?

Oggi sembra che il mondo, per quanto evoluto, nasconda sempre maggiori insidie. Sembra che il pericolo maggiore, nei rapporti quotidiani, non provenga tanto da un meccanismo difettoso, dall’attacco di una belva o da un fenomeno naturale, quanto da parte di un altro essere umano. Sia una pazzo terrorista, un militare che perde le staffe, un criminale senza scrupoli… o, doloroso a dirsi (ma la cronaca ci da ragione), da un vicino di casa intollerante, da un familiare avido, da un’amante impazzito e, infine, da qualcuno che, nonostante conduca per anni una vita normale, può rivelarsi uno psicopatico pericoloso, che nasconde una doppia personalità.

Strano ma vero, eppure: Homo, homini lupus.

Apparecchiature sempre più sofisticate controllano le strade, le attrezzature, gli aerei, le automobili. Gli scienziati riconoscono e sconfiggono virus letali o ci difendono dagli insetti nocivi; altri studiosi anticipano gli eventi atmosferici e studiano persino i terremoti, ma nessuno vi aiuta a difendervi, realmente, da un vicino pericoloso o da un fidanzato troppo insistente.

E in quanti, intorno a voi, si mascherano da persone civili e pacate, salvo scoprire, con raccapriccio, che, a un certo punto, quella persona era un pedofilo, un terrorista o un potenziale aggressore; che, d’improvviso, ha fatto del male a qualcuno, magari proprio nell’ambito della sua stessa famiglia.

Bene: non è facile smontare queste tesi.

Al contrario, qui stiamo ragionando in maniera generale, su dati macroscopici. Ma le notizie che pervengono dai mass-media e dalle statistiche legali, peggiorano il quadro, invece che renderlo più roseo.

Identifichiamo adesso la Personalità sociale (da non confondere con la Persona sociale).

La personalità è rappresentata dall’insieme degli atteggiamenti, dei modi di essere, dei modi di rapportarsi, con il mondo esterno e con gli altri, di un individuo.

Non vi sorprendete se precisiamo che una personalità sociale non è l’individuo, come veramente è, né se ne manifesta una sola, ma questo non significa che ciò sia necessariamente un male.

Cerchiamo di approfondire per capire. Immaginiamo la Personalità come un vestito da indossare, anzi, esageriamo, immaginiamo che la Personalità, soprattutto quella che vestiamo in società, quando usciamo di casa e incontriamo gli altri, sia un abito di scena, un abito indossato da un personaggio che vive onestamente ma, per forza di cose, è anche un po’ costretto a rivestire un ruolo, una specie di personaggio che sia stereotipato o meno.

Immaginiamo il sig. Rossi, tranquillo e gioviale padre di famiglia, amico bonaccione nella sua comitiva che, però, per lavoro fa il Preside in un Liceo.

Bene! Adesso cerchiamo di immaginare il sig. Rossi, che va a scuola i T-shirt arancione, che fa scherzi ai suoi collaboratori e persino agli alunni; che organizza braciate in cortile e approfitta dell’altoparlante scolastico per raccontare barzellette.

Beh, sarebbe veramente poco credibile, come Preside, non trovate?

E se poi facesse il Pilota di aereo? Oppure il Chirurgo?

Niente di male, niente di grave, siamo in un paese libero (dicono) ma siamo certi che se il sig. Rossi si mostrasse al suo pubblico per com’è nell’intimità e nella pace di casa sua, potrebbe destare parecchia preoccupazione, come professionista serio ed apprezzato?

Forse non è tanto che noi (che poi siamo milioni di signori e signore Rossi) “vogliamo” indossare un abito, un berretto, una personalità adatta al contesto sociale in cui andiamo ad operare, è anche un obbligo, per rasserenare, per mettere a proprio agio, chi si rivolge a noi nel settore professionale o nel nostro essere sociale.

E i sentimenti? E le emozioni?

Quante volte siete usciti di casa sbattendo la porta, incazzati neri per una discussione odiosa, per poi cambiare del tutto atteggiamento, cinque minuti dopo, per strada o al bar, mentre prendete il primo caffè? Anche questo è un abito, un vestito di scena, per apparire quanto meglio possibile nella vostra socialità, qualunque sia.

Quante volte vi siete comportati, specialmente da giovani, in un “certo modo” per compiacere un professore, un genitore troppo esigente, un nonno petulante…

Ecco credo che possiamo dire che per cercare l’affinità e la comunicazione ideale con il mondo che ci circonda, dobbiamo anche assoggettarci a piccoli (o grandi) cambiamenti dell’abito, che riveste la nostra personalità.

Una signora compassata e schiva, magari assai piacente, sul posto di lavoro, fa di tutto per nascondere quell’esuberanza sentimentale e sensuale che riserverà, qualche ora dopo al suo amato marito o al compagno; ma non è finita: può darsi che la stessa signora, che gioisce col suo compagno, quando è da sola, in un angolo segreto della sua intimità, confessa, solo a se stessa, di avere ancora il cuore impegnato, sognando il suo primo, romantico, perduto amore, oppure la muscolosa guardia giurata che le sorride la mattina, all’ingresso.

Chi lo può sapere?

Ecco, proprio adesso abbiamo scoperto tante personalità, tanti abiti diversi, indossati dalla stessa persona.

Ma fin qui è tutto a posto. Stiamo parlando di persone sane, persone pacifiche, come gran parte dell’umanità, persone che siamo, o che conosciamo, di cui ci pare di conoscere tutto, di intuire, perfino, i più reconditi pensieri.

Ma, allora, dove sono i “cattivi”?

A parte i delinquenti e i criminali, che ci sembra di saper riconoscere a menadito; infatti dalla televisione pare chiaro che i nemici pubblici, siano tutti belli, schedati e catalogati, o meglio ancora, rinchiusi in carcere, incapaci di nuocere. Ma lasciamo perdere i malavitosi che, forse, per assurdo, sono i meno pericolosi perchè meglio riconoscibili, grazie alle loro scelte: pessime sicuramente, ma decisive.

Coloro che interessano a noi, a questo piccolo corso, sono altri, sono “buoni” che nascondono un animo cattivo, o strano, o sorprendente. Addirittura persone che nemmeno esse stesse immaginano di poter, all’improvviso, trasformarsi e diventare cattivi e molto, molto pericolosi.

Che sia una malattia dell’animo, che sia una malvagità repressa, che sia una reazione spropositata di autodifesa, sappiamo dai mass media che, non poche persone, in certi momenti, possono perdere la testa e provocare danni violenti, a volte fatali.

Un’altra cosa che sappiamo perfettamente è che nessuno ci può difendere da queste persone, al contrario, spesse queste persone vivono nella casa accanto; condividono il nostro stesso tetto; sono persone entrate addirittura nel nostro nucleo familiare.

Fino a un attimo prima le conosciamo: indossano il loro abito personale, quello a cui siamo abituati. Magari ridono, oppure strillano, discutono animatamente, come sempre… però poi, improvvisamente, scatta una molla, imprevedibile, spesso cogliendo di sorpresa loro stessi. Quelle persone cambiano e, come terroristi, possono colpire, con violenza, oppure tradire irrimediabilmente la nostra fiducia: divulgando affari personali, segreti di famiglia, documenti o immagini compromettenti e del tutto private.

Chi ci può difendere? I nostri cari? E se rischiassero anche loro… e se non sanno nulla? Le forze dell’ordine? E come potrebbero? Spesso, comportamenti pericolosi e stolking vengono denunciati ma, in assenza di reato, restano impuniti in un vago limbo di ipotesi e di possibilità.

Nemmeno voi stessi, nei momenti difficili, avreste una grande possibilità di difendervi, certe azioni, repentine e inaspettate, possono colpirvi sempre a sorpresa…

Quale nonna non apre a suo nipote, ragazzo solo un po’ scapestrato; quale moglie o fidanzata, rinuncerebbe a concedere un colloquio chiarificatore, piatito più volte, da un partner addolorato?

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Lo strumento

Ora che il problema è stato perfettamente precisato, per rendere veramente interessante ed efficace questo saggio, è arrivato il momento di consegnarvi uno strumento vero e proprio.

Esatto!

Niente filosofie, nessun arzigogolo etico o religioso, si perderebbe nei soliti meandri possibilisti.

Quante volte ci siamo sentiti dire: “Se Tizio ti ha tradito… se Caio ti ha assalito… se l’ira di Sempronio si è abbattuta su di te… ebbene una parte di colpa dev’essere anche tua, no?” E così, dopo tanto penare veniamo lasciati al punto di partenza.

Ci confondono, ci colpevolizzano, nei casi più eclatanti la stessa opinione pubblica viene manipolata, in modo da diventare sempre più scettica, indecisa o ostile.

Ma la verità è ben diversa: gli avvenimenti subiti non hanno nebulose interpretazioni. Noi siamo stati colpiti; noi siamo stati offesi, noi siamo stati traditi… il resto sono solamente chiacchiere.

Come facciamo a conoscere bene chi ci sta di fronte?

Come facciamo a intuire cosa si cela sotto un affabile e abbastanza corretta Personalità Sociale?

Lo strumento che vi daremo per saperne di più sugli altri intorno a noi non è una nostra invenzione, è tratto dalle ricerche e scoperte di L. R. Hubbard e…

E funziona!

Si tratta dello Schema tecnico del Comportamento Umano, e vi verrà inviato GRATUITAMENTE, su richiesta, in PDF stampabile in pagine da incollare, una dopo l’altra, in senso orizzontale, per ottenere un quadro di facile lettura.

Semplice da usare per un interrogazione superficiale e indicativa, un riferimento generico ma veritiero. Naturalmente l’argomento può essere meglio approfondito e capito, e potete scriverci per ogni ulteriore chiarimento o consiglio. Diciamo che questo manualetto è generico; serve a dare delle indicazioni ma sopratutto una importante certezza: quello di cui parla è realistico e funziona. Starà poi a voi decidere il grado di competenza che riterrete più utile raggiungere per le vostre esigenze.

Il quadro si presenta diviso in 9 Righe (o Livelli Comportamentali) e in 24 Colonne (o Branche di Comportamento).

Come si adopera praticamente? Vediamolo con un esempio pratico.

La baby sitter F. R. ci viene proposta per badare ai nostri bambini, di pomeriggio. Magari è opportuno stabilire un breve periodo di prova, per conoscersi meglio e per controllare se riesce a costruire un buon rapporto con i piccini. Nonostante i pochi giorni a disposizione avremo certamente la possibilità di farci un idea generale, raccogliere delle impressioni realistiche, su tutta una serie di modi di fare, di comportamenti che, senza un riferimento pratico, come il Quadro, non sono singolarmente troppo significativi.

Però, ad esempio, in una o due settimane, potremo vedere: come tratta il passaggio di messaggi o idee; di cosa preferisce parlare, o meglio, quale tipo di notizie attira la sua attenzione e quele le rimane indifferente; come sta fisicamente, in genere; che rapporto ha con le sue amicizie… eccetera.

Bene, alla fine del periodo di prova, quando saremo abbastanza sicuri di aver compreso alcuni tipi di atteggiamento, che esulano dalla personalità sociale (di certo la persona gestisce, con controllo, solo alcuni parametri del rapporto con voi, altri particolari non saranno altrettanto “sotto controllo”), eppure è proprio tramite quei punti che sembrano marginali (per la sua prestazione lavorativa) che potrete sapere di più riguardo a cosa potete aspettarvi da lei.

Una volta identificati con accuratezza alcuni degli aspetti che leggerete su Quadro, tra le varie Colonne, stendete il grafico davanti a voi e provate a cercare le definizioni più vicine al modo di fare della baby sitter.

Aiutatevi adesso con le righe: osservate i numeretti che indicano le linee di livello, essi vanno, nell’ordine: da 0,1; a 0,5; a 1,1; a 1,5; a 2,0; a 2,5; a 3,0; a 3,5; per finire con il Livello 4,0.

Controllate attentamente ciò che avete rilevato, soprattutto provate a capire se alcuni degli atteggiamenti cui avete fatto attenzione si possono riscontrare, abbastanza parallelamente nella stessa riga.

Esempio:

Avete notato che la ragazza in questione, riguardo al rapporto con i suoi amici è a un buon livello, si sente con varie persone e magari ne parla bene e con affetto.

Quindi, andremo a cercare questo parametro nella Colonna 19 - QUAL È IL VOSTRO VALORE COME AMICO?

La risposta che daremo sarà Buono o Molto Buono. I valori corrispondenti sono alla Riga: 3,0 o 3,5.

La ragazza gode di buona salute, non si lamenta spesso per malattie e acciacchi, non presenta particolari tic o fisime troppo evidenti, paure immotivate, etc.

Allora andremo a cercare questa nota nella Colonna 2 - RAGGIO MEDICO

La risposta che pensiamo di poter dare è: Resistente alle infezioni o alle malattie; pochi disturbi psicosomatici. E il Livello corrispondente sarà: 3,0.

Magari, durante la vostra piccola indagine avrete potuto annotare anche qualche altro punto di interesse. Comportatevi come sopra, riscontrando ciò che sapete, tra le Righe e le Colonne.

Adesso ipotizziamo che, con un veloce raffronto, potremmo dire che la signorina sia catalogabile sul Livello numero 3,0.

Bene, come per magia, se verifichiamo tutto ciò che risponde al Livello comportamentale 3,0, Colonna dopo Colonna, potremo conoscere chi è veramente la persona che abbiamo di fronte.

Troppo facile? Vi sembra banale?

Bene, noi vi confermiamo che tutto questo è abbastanza semplice ma anche molto realistico, in realtà.

Sapete quale potrebbe essere l’unico, vero, ostacolo per rendere efficace quest’analisi?

Per esperienza, possiamo dirvi: siete Voi.

Voi stessi potreste non credere ai vostri occhi o sminuire la precisione di questa chiave di lettura.

Allora, per concludere, vi proponiamo un test facile!

Tornate al passato; rintracciate il ricordo di una persona che adesso non frequentate più. Se questa persona, alla fine vi ha fatto del male o del bene, di certo lo saprete e se l’avete frequentato abbastanza da vicino, per un po’, provate a scorrere Righe e Colonne del Quadro di Valutazione; trovate gli aspetti del suo comportamento e, garantito, farete delle scoperte che vi lasceranno a bocca aperta.

Con la speranza che ciò che abbiamo provato a trasmettere vi ritorni utile per una vita migliore, vi invitiamo a fare un uso intelligente di queste notizie e, soprattutto, di usarle per quello che sono: indicazioni abbastanza generiche ma di argomenti che, se volete, potrete certamente approfondire, studiando con accuratezza le Opere o i Corsi che esistono già sull’argomento.

Note Importanti:

1 – Non comunicate MAI alla persona interessata che l’avete VALUTATA! Tenete per voi le indicazioni e non fate altro che orientarvi secondo il vostro buon senso. Non avete alcuna tecnologia per “maneggiare” i dati che avrete ritenuto di scoprire. Pertanto siate ONESTI, con voi e con gli altri.

2 – I numeri dei livelli delle Righe non sono casuali, sono tratti da uno Strumento Tecnico che si chiama SCALA DEL TONO EMOZIONALE. Questa scala è fondamentale per conoscere il Livello a cui un individuo si trova, nei confronti della vita e della realtà; è importantissima come punto di partenza verso qualunque percorso decisivo per il miglioramento del proprio livello di felicità.

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