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Una storia di Massimo.ferraris

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Il limite

divagazioni in un giorno di normale follia

Pubblicato il 03 febbraio 2017

Ho cercato il limite, senza trovare un inizio.

E' questo che ha fermato quella parte di me combattuta tra il rimanere e il fuggire via, racchiusa tra le pareti dell'anima, nascosta sotto strati di polvere, che sono i giorni che si sgretolano coprendo ogni cosa. Uno sguardo sfuggente, il passo ramingo di un essere che striscia senza alzare veramente mai la testa. Perchè il limite è qualcosa dietro cui si cela il nulla, il contorno del mondo così come lo conosciamo che ai più è vietato.

E se quel limite fosse un nuovo inizio, qualcosa di precluso da chi lo ha visto e superato?

Push it to the limit

Walk along the razor's edge

But don't look down, just keep your head

Or you'll be finished

Open up the limit

Past the point of no return

You've reached the top but still you gotta learn

How to keep it

Spingersi al limite, viaggiare sopra il filo del rasoio, senza voltare la testa, senza fiato, col cuore in gola e nei piedi la voglia di correre lontano.

Una cornice bianca, appesa ad un muro che abbaglia e ferisce lo sguardo, senza ombre, né dimensioni, come un grosso buco bianco che ingiotte e non da scampo. Entrare dentro e viaggiare verso il centro, per raggiungere il limite dell'inconsistenza. E lo contemplo, la mente gioca brutti scherzi, incapace di non ricorrere alla preidolia per dare una spiegazione a ciò che non c'è. Ma non è un cielo pieno di nuvole, nemmeno un mare d'erba mosso dal vento, è l'opposto della fine, del nero della notte; ma non è nemmeno la confortante presenza di una luce che ti guida, solo bianco, candido e spietato.

Tutta la nostra vita non è che un avvicinarsi ai limiti estremi della vita stessa.

Thomas Bernhard, Perturbamento, 1967

Parole che sanno di sconfitta, di un'annaspare su pareti liscie e senza appigli, come un pozzo che porta al centro dell'esistenza. Aforismi, pochi concetti che la mente inventa per fermare nel tempo illusioni di certezza.

Ritorno a chiedermi il perchè di tutto questo, mentre so già che di risposte non ne avrò.

La capacità di gestire i propri limiti sembra essere l’attitudine più carente nella vita del paziente psicotico. La parola “limite” propriamente comprende molte cose: limiti tra sé e “il mondo” anzitutto. Poi limiti tra emozione e azione, tra pensiero e emozione, tra pensiero e azione, limiti tra ciò che è proprio e ciò che è altrui, tra ciò che si può fare e ciò che non si può fare.

Come un vecchio pazzo incapace di comprendere, afferro la testa e premo i pensieri, schiacciando in fondo ad essi la ricerca che opprime e rende prigioniero lo spirito della razionalità. E' forse così difficile vivere su un piano, liscio e senza spigoli, che avvolge e non ti rende schiavo della tua stessa smania di essere diverso? Le domande son fatte per non aver risposte certe, perchè ad esse ci si rivolge nel momento in cui già sappiamo che nessuna ci soddisferà. E' forse anche questo un limite, qualcosa da saltare, ma non ne siam capaci perchè più in là del nostro naso c'è solo un muro d'aria.

Fondamentale è dare buon cibo alla propria mente, affinché l’energia del pensiero possa creare ed apportare un nuovo stato di reale benessere.

Si diventa liberi se si eliminano le dipendenze dai difetti e tutti quei limiti che spesso ci fanno agire contro la nostra stessa volontà. Si impara a cantare dentro, nel silenzio di uno spazio incontaminato, dove vige la legge della verità.

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