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Una storia di RosannaRobiglio

Un tuffo nel passato e un tonfo al cuore

Nostalgie  di un personaggio   in cerca di qualche ricordo   in una  città che cambia

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Pubblicato il 01 giugno 2018 in Altro

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Proiettato quasi di prepotenza in questa nuova realtà moderna, Antonio, mentre spolverava e sistemava il suo vecchio pendolo appeso alla parete del salotto, venne trafitto dalla nostalgia del passato.

Quasi furtivamente, uscì da casa per addentrarsi fra le pieghe del quartiere, deciso a passare in rassegna ogni angolo alla ricerca di esclusivi segreti custoditi gelosamente in fondo al pozzo della sua memoria.

Calatosi nel suo misterioso personaggio del passato, percorse la via principale, superò il negozio di caccia e pesca ormai chiuso da anni. Nessuno si diletta più in questo sport e il gestore ha preferito chiudere i battenti per andare a coltivare l’orto della sua casa di campagna.

Ancora qualche passo e anche la grotta dell’oro che un tempo brillava di gioielli e orologi ultimo modello, è li abbandonata, con la serranda piena di fogli di pubblicità che qualcuno continua ad infilare tra il pavimento e la saracinesca chiusa.

“Peccato però”, e si guardò il polso dove aveva ancora l’ultimo orologio acquistato proprio li, l’anno precedente.

Carlo, l’orologiaio, sempre sorridente e cordiale, indaffarato dietro al suo bancone a riordinare cipolle, sveglie e pendoli riparati in attesa di restituirli perfettamente funzionanti ai legittimi proprietari, era morto di infarto proprio nel suo negozio. Qualcuno vi si era intrufolato di soppiatto per arraffare più merce possibile, lasciandolo li da solo, distrutto dal dolore e incapace di reagire, per svanire nel nulla.

Antonio cercò di accantonare quel doloroso fatto per non rovinarsi la giornata e proseguì il suo girovagare lungo le vie.

Attratto da profumi di caffè in grani conservato in sacchi di iuta che su richiesta del cliente venivano macinati all'istante, si ritrovò di fronte ad una centenaria drogheria.

Seminascosta da una tenda chiara, una vetrina fra luci, cristalli e colori dove erano esposti vassoi con caramelle, confetti, cacao e cassette di liquori, ammiccava maliziosa e tentatrice.

Antonio, per addolcire un po’ le precedenti negative emozioni, si intrufolò ordinando con scarsa disinvoltura, tre etti di caramelle miste Selz-Soda Dufour, “arancio e limone”, un po’ di mentine colorate e tacchetti di nera liquerizia, una vasta scelta che si poteva trovare solo nelle antiche drogherie.

Mentre il proprietario, ricevuto l’ordine, con apparente calma, armeggiava con l’unica novità del negozio, una bilancia elettronica imposta per legge, Antonio, ormai proiettato indietro nel tempo, notò quella coi due piatti luccicanti circondata da brillanti pesi, rimasta come cimelio sul grande bancone di legno.

La tentazione di comprarla per esporla in casa sua sul lungo mobile del soggiorno, fu tanta, ma anche il negoziante, pur non potendola più utilizzare, non voleva separarsene. Era un pezzo del suo cuore che gli ricordava la lunga permanenza della sua famiglia in quel negozio, e li sarebbe rimasta sino alla fine.

Durante l’attesa di poter stringere fra le mani il sacchetto con le sue introvabili caramelle, si ritrovò bambino, quando con la mano ben stretta in quella rassicurante della mamma, si recavano proprio in quel negozio per acquistare zucchero di latte bianco e duro come il marmo e bastoncini di zolfo per combattere il torcicollo.

La sua mamma gli aveva comprato quelle stesse caramelle da condividere con la sua sorellina e ora, come allora, si apprestava a gustare di nuovo gli stessi aromi.

Osserva l’arredamento rimasto invariato nel tempo, la stessa attraente vetrina coi suoi mille colori esposti con cura, stessi scaffali con cassetti a ribaltina dal misterioso contenuto, stesso bancone con i distributori di caffè in grani, stessa pedana che faceva apparire giganti quelli dietro il banco, mentre lui si rivedeva improvvisamente di nuovo bambino.

Quei ricordi li completò il perspicace Lorenzo che, scoperto lo scopo della visita, mise in funzione "la macchina del tempo", ritornando ai primi del 900.

In quel negozio, un tempo si vendevano erbe officinali e curative per infusi e decotti.

Ne ricordava una in particolare, una tisana per curare la pressione alta, ma usata soprattutto per smaltire le frequenti sbornie racimolate dai frequentatori del bar di fronte.

Sua madre aveva rilevato la bottega trasformandola in quella che oggi è una delle più antiche drogherie della città, dove ancora si vendono prodotti sfusi.

Ora a gestirla era lui, e porgendogli le caramelle col resto, quasi assalito da un brivido, ricordò che era li, dietro a quel bancone, da circa trent’anni e, sempre contornato come allora fra i più svariati colori, sapori e profumi che si spandono, come richiamo, per tutta la via.

Per soddisfare alcuni desideri delle moderne mamme impegnate anche in lavori fuori casa, erano in vendita, preparate da lui e unica novità del quartiere, confezioni di dosi già pronte per poter realizzare, con ottimi risultati e in casa propria, panettoni rigorosamente genovesi e saporite colombe impastate a mano come facevano le nostre nonne.

Antonio, dopo aver ringraziato e salutato il commerciante, uscì col suo prezioso acquisto, e mentre pian piano si gustava le sue antiche caramelle, si ritrovò in un’altra realtà cittadina, quella moderna dove gruppetti di ragazzini che stazionano sul marciapiede in attesa del bus, non pensavano alle caramelle di Lorenzo, ma usavano il cellulare parlando il loro moderno e volgare linguaggio e, per la prima volta, gli venne spontaneo il suo "Ma se ghe pensu!, mi invade la tristezza”.

I tanti negozi aperti lungo quella via che avevano sostituito il salotto buono della delegazione, riportano solo insegne cinesi in cui proliferano abbigliamento, bigiotteria, parrucchieri, fruttivendoli e ristoranti, tra cui emergono anche molti info-point.

Per rimanere ancora un po’ immerso in quella dolce sensazione di antico rimastogli nel cuore, gustando una dopo l’altra le “Selz-Soda Dufour”, passo dopo passo, si addentrò lentamente verso la parte bassa della città.

Ed ecco apparire piazzetta Battelli un tempo, come ricorda il nome, parcheggio per le barche con diretto accesso al mare, i cui pescatori rifornivano pescherie e ristoranti con il loro bottino.

In un angolo, quasi dimenticato, un lavatoio pubblico, un tempo utilizzato da massaie di vecchio stampo, che circondate da umida sabbia, incuranti delle loro mani arrossate e screpolate dall'arsura, lavavano i panni in quella gelida acqua, mentre il mare, in attesa dell’estate e dei suoi bagnanti provenienti dal centro città, ma anche dal nord Italia, frantumava fragorosamente le sue onde contro gli scogli.

Antonio, che ricordava ancora di aver visto i panni stesi su una cordicella, per avere una conferma dei suoi ricordi, estrasse dal portafoglio una antica foto, dove su quelle corde si alternavano indumenti intimi ad altri pesanti da lavoro, mentre a poche centinaia di metri di distanza, una distesa di pregiate ville mutava completamente lo scenario.

Due mondi diversi, separati da una breve strada alberata in salita che valorizzava la veduta sul mare, mettevano in contrasto due diverse realtà: una fatta di visibili sacrifici per la sopravvivenza nella città bassa, l’altra fin troppo facile, vissuta con evidente ricchezza e, il tutto racchiuso in quella media dimensione, rispecchiava una splendida e irripetibile località di un tempo lontano, ma ormai completamente mutato.

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