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Una storia di steo

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Perché bisogna smettere di chiedere "Come va?"

E invece bisogna iniziare a parlare realmente

Pubblicato il 10 ottobre 2015

Quando qualcosa cambia nella tua vita (fine di un rapporto inter-personale, genitori che divorziano, cambio di lavoro eccetera, eccetera) si ha sempre quel momento di sconforto e depressione che finisce per minare a quella tanta adorata cosa che è la sicurezza in se stessi.

Quando mi capita di trovarmi in queste situazioni (o in una di queste) oltre a intensificare la mia insicurezza (che di per se non è una gran novità) inizio a pensare a quanto mi annoia il dover costruire nuovi rapporti utilizzando come scorciatoia la finzione.

Perché parlo di finzione

Parlo di finzione perché tutti noi cerchiamo di interagire con le altre persone, fingendo di essere qualcosa.

Che sia un modo di essere (simpatico, interessante, intellettuale), che sia uno stato d'animo (felice, depresso, provato), eccetera, eccetera.

Lo facciamo perché, secondo noi, quella è la maniera giusta per interagire con una determinata persona; ad esempio possiamo pensare che alla persona che abbiamo di fronte o più spesso dall'altra parte dello schermo, possa trovare interessante il fatto che noi siamo interessanti e quindi partiamo col pistolotto su quanto sia bello American Beauty (a parte gli scherzi, vedetelo) e quanto sia bravo Tony Servillo o sul fatto che sia assurdo che "Tu non abbia ancora ascoltato gli Arctic Monkeys" o, ancora, su quanto odiamo l'attore <nome_attore> ( di solito si sceglie uno a caso, basta che abbia vinto l'oscar.)

Sulla storia dell'intellettuale potrei continuare per righe e righe, sono preparatissimo.

Ma, nella realtà, c'è qualcosa prima.

Dico che c'è qualcosa prima perché sappiamo tutti che la domanda immediatamente successiva al saluto di routine è formata da due, stupende, magiche, inarrestabili e irresistibili parole:

Come va?

Lo facciamo tutti, è inutile mentire, è inutile che mi venite a hipsterare contro che non lo fate e che invece dite "cose diverse".

E' la frase che mi ha fatto venire in mente quest'articolo (in realtà è stato merito anche di questo meraviglioso pezzo del rapper napoletano Pepp Oh).

Si, ripeto, è la frase scatenante e io la odio.

E' una sequenza di parole che non porta mai a niente di buono o costruttivo ( parlo dei rapporti giovani, eh. ) perché, le opzioni sono tante e al contempo limitate, proverò a generalizzarle:

1) La persona cui lo chiedete sta bene e quindi vi risponderà con una tra: "Bene", "Tutto bene", "Tutto apposto".

2) La persona cui lo chiedete non sta bene ed essendo un "rapporto giovane" (che sembra un termine che ci aspetteremmo uscire dalla bocca di uno del PD) non avrà di certo voglia di parlarne con voi, a meno che non si tratti di una persona che non si pone questi problemi e allora lì avete perso voi, perché ora vi dovete subire ore di innecessarie confessioni.

3) La persona sta così e così e, come al punto 2), correte il rischio di annoiarvi terribilmente.

Dopo aver cercato di dimostrare perché questa sequenza di parole ( al tempo: frase ) sia deleteria, non-necessaria e quanto mai parte di una finzione più grande, cercherò di dare una, estrememante personale e non necessariamente condivisibile, punto di vista.

Capita a volte che, quando parlo con una persona, di essere guardato con fare interrogativo del tipo

- "Perché hai detto questa cosa? Stavo cercando di nasconderla a tutti e tu arrivi e la fai notare a tutti quanti? -

Non è una novità che alle persone talvolta non piaccia la verità, tantomeno di fronte ad altri. Non è nemmeno tanto una novità il fatto che io trascorra parte del mio tempo con le persone ad osservarne gli atteggiamenti piuttosto che parlarci effettivamente. Questa cosa nasce dal fatto che ho un problema gigante; non sono bravo a parlare di quello che io ho imparato a capire essere:

L'inevitabile

Ovvero quella serie di argomenti, espressioni, cose, che servono per intrattenere una semplice e innocente conversazione con qualcuno, senza dover necessariamente scambiarsi le tesi di laurea prima.

Che sia chiaro, questa cosa è tremenda; le persone credono che io mi senta superiore a loro e che non siano all'altezza di parlare con me e che di conseguenza sia estremamente maleducato. Detto ciò, è una cosa su cui sto cercando di lavorare.

Ad ogni modo, l'altro e ultimo motivo per cui mi è venuto in mente di scrivere queste righe è quello di dire che cosa direi invece di chiedere "come va?" in ordine, alcune cose che mi vengono in mente

- Perché ti comporti in questa maniera? L'umanità cosa ti ha fatto?

- Lo sai, vero, che quello che stai studiando è una cagata?

- Fai anche finta di inorridire quando passi il tempo a cercare di far masturbare la gente su di te?

- Sei estremamente piacevole

- Non voglio realmente conoscerti.

(In realtà la lista è bella lunga, questa è solo una parte e sono sicuro che con calma mi verranno in mente un sacco di cose belle )

Non so se sono riuscito a comunicare il punto della questione; se non fosse chiaro, è che vorrei avere il privilegio di poter dire esattamente quello che sto pensando in quel momento ad una persona.

Non mi ( e non vi ) prendete in giro; lo sapete benissimo che questo non è sempre possibile, anche lo aspetto con ansia quello che mi risponde con "Si io dico sempre tutto quello penso bla bla bla".

Non fraintendetemi, però, ho scritto "non è sempre possibile" , questo implica, che quando posso, lo faccio anche se non sono sicuro del fatto che ogni risposta mi piacerebbe e ragione per cui prima parlavo del "fare interrogativo".

Non sono neanche sicuro del fatto che sarebbe una cosa che farebbe del bene a tutti, forse un poco sì, forse un poco oppure, forse, come mi ripete sempre mio padre

Dovresti imparare ad essere un po' più "leggero"

Eppure peso solo 72 kili.

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