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Una storia di SalvatoreCris

Custode

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Pubblicato il 14 aprile 2018 in Fantasy

Tags: ombra Psicologia

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Ero lì quando sei nato, appiattito sul soffitto della sala parto, all’ombra della luce del grande neon. Ti osservavo mentre per la prima volta guardavi il mondo e pensavo: “che seccatura, un’altra anima m’è stata assegnata, dovrò badare anche a lei. Il vostro ciclo di nascite mi stanca, funziona così ogni volta che uno di voi finisce un ciclo, neanche il tempo di provare la libertà che subito mi legano ad un’altra anima per seguirla. Odio il mio lavoro ed odio essere immortale, ecco perché cerco divertimento nelle vostre vite. Ricordo distintamente che sei uscito in silenzio ma rimasi stupito dalla forza con cui guardasti il mondo ed iniziasti a piangere, quanta forza in quella voce, il tuo corpo era estremamente debole, i corpi lo sono sempre però da quel grido si capiva che la tua anima non era come tutte le altre. Risi di gusto, pensando “con lui ci sarà da divertirsi”. Osservai annoiato gli anni prescolari, tutte quelle ridicolaggini sull’affetto dei genitori, pianti, bisogni non li capivo, non fanno parte della mia natura… l’unica cosa bella era che potevi vedermi, da piccoli tutti possono vederci, ridevi ed io mi divertivo a svolazzare ed a sbucare dai muri, guardarti nell’ombra. Da piccoli siete tutti così liberi dai confini del corpo che riuscite a percepirci, e non avete paura di noi anzi nel vederci vi divertite. All’improvviso arriva l’età in cui iniziate a parlare ed i nostri incontri si fanno sempre meno frequenti addirittura ci temete, ci chiamate fantasmi, uomo nero, la notte quando provavo ad avvicinarmi a te chiamavi “MAMMA!!!” e dovevo allontanarmi finchè non decisi di non farmi vedere più, eppure ero legato a te quindi iniziai il mio cammino solitario, con te, così vicini eppure completamente separati da un muro invalicabile. Con il passare degli anni ti sei dimenticato di me, riuscivo a malapena a sussurrarti all’orecchio, nei momenti in cui eri triste. Siamo dei custodi da questo momento. Poi arrivò l’adolescenza ed ecco il divertimento, qui spesso voi umani vi abbandonate totalmente a noi, siete in preda alle passioni ai desideri e di quello non esiste nessuno che ne sa più di noi, vi guidiamo, voi pensate sia il vostro corpo, altri parlano di istinto, che dicano pure quello che vogliono ma in questo periodo vi tempriamo più di tutti, ascoltate solo noi. Eppure tu no… mi hai fatto dannare ed arrabbiare, io gridavo e mi dimenavo ma tu con quella tua stupida morale hai continuato isolato ed imperterrito per la tua strada. Ero ridicolo, mentre tutti intorno a te si perdevano io riuscivo a malapena a sussuarrarti qualcosa all’orecchio, tu non cambiavi strada.. intorno ai tuoi 16 anni mi sono arreso. Non ero più sicuro che ci saremmo incontrati, avevi preso un’altra strada l’unica via di sfogo per me era lo sport, ti piaceva correre ed io dovevo sfogarmi, così ti davo la mia grinta e velocemente sei riuscito a raggiungere risultati che ti hanno fatto pensare di esserci portato, solo io posso darti quella forza che ti fa sentire così bene se solo mi ascoltassi di più. Ero ancora costretto dentro di te, incatenato a doppia mandata nel profondo della tua anima senza che neanche più ti curassi di me, un prigioniero di cui il carceriere ignora perfino l’esistenza. Sono stati anni lunghissimi ti ho visto soffrire, piegarti in due dal dolore e dalla tristezza, hai conosciuto la solitudine.. ma l’hai accettata ancora una volta non hai ceduto a me. Perché, mi chiedevo… lo fanno tutti, diventa più semplice basta lasciarti andare e allora avrei potuto sistemare tutto trascinandoti nel mio vortice ma non mollavi, lottavi con le unghie e con i denti. E’ stato lì che ho iniziato a rispettarti, non eri come gli altri non ti lasciavi controllare ma avevi bisogno di me, come tutti e prima o poi mi avresti chiamato. Così è stato quando hai ricevuto l’ennesima delusione, quando sei stato più solo che mai forse perché non ce l’hai fatta più o forse perché non vedevi via d’uscita, mi hai chiamato ti sei ricordato di me, ed io mi sono liberato delle mie catene, e sono uscito allo scoperto con tutta la mia potenza, sono un custode dell’equilibrio in fondo ed è questo il mio ruolo ristabilirlo, avevi raggiunto il limite e ti sei abbandonato al mio diabolico cullare… è stato stupendo dopo 20 anni di prigionia ho avuto il trono ero io il cavaliere e tu il cavallo, così sono partito, ti ho fatto fare cose che non avresti mai creduto possibili, ti ho fatto cavalcare i venti delle emozioni più ardenti per sfogare finalmente tutta la mia aggressività.. Ma è durato poco, ti sei cullato senza chiudere completamente gli occhi ed appena hai visto cosa stavo facendo ti sei ridestato e mi hai nuovamente disarcionato. Ormai il danno era fatto, mi avevi visto, non potevi più tornare indietro ero la tua ombra, il lato più oscuro, sporco e cattivo di te e c’ero sempre stato, anche se mi hai sempre negato, ero arrabbiato perché non ti sei fidato di me, volevo solo aiutarti… il mondo terrestre è sporco per voi anime, ecco perché vi viene affidato uno di noi, dobbiamo aiutarvi a camminare qui, in questa esistenza che è più vicino all’inferno di quanto crediate, e nessuno conosce l’inferno meglio di un demone, come me. Dopo quello che è successo hai provato a tornare alla tua vita normale, ma non poteva essere più lo stesso, mi avevi visto dentro di te, ti eri abbandonato a me e sapevi che ero parte di te non potevi più negarmi, non poteva essere più lo stesso.. stavi male.. ed anche io insieme a te. Che vergogna, essere sottomesso da un umano ed ora addirittura soffrire per lui. Per un interminabile periodo ti sei chiuso in casa, non uscivi per paura di sbagliare, per paura di ripetere il tuo errore, ti sei isolato da tutto e da tutti ma questa volta per tua scelta. Però mi hai chiamato, non mi hai ignorato, eri spaventato da me e mi piaceva questo, però volevi conoscermi, una volta mi sono addirittura manifestato ti sono passato accanto ed ho avvertito un brivido lungo la tua schiena, avevi paura.. che dolce paura, ma ti sei fatto forza e con grinta mi hai chiamato fermo, impassibile. Ti ho ammirato! Da quel momento ci siamo alleati, ho ripreso a darti la mia forza in tutto, hai voluto conoscermi, mi hai insegnato quello che voi umani chiamate amore ed io ti ho insegnato quello che noi chiamiamo odio, insieme abbiamo trovato ciò che c’è in mezzo.. la pace.. con il passare del tempo tu sei diventato un po’ più come me ed io come te, non ho bisogno di gridare perché adesso mi ascolti e mi lasci i miei spazi come tu pretendi i tuoi in cui non devo metter bocca. Mi guardi strano quando ti propongo la violenza e l’odio, come io non capisco ancora quando tu mi parli di affetto ed amore. Come fai ad accarezzare una donna in volto per ore senza fare quello che il tuo corpo ti dice non lo capirò mai, ma non mi lamento, di fondo siamo due nature diverse e non so se potremo arrivare mai a comprenderci a pieno ma va bene così. Correrò in tuo aiuto quando ne avrai bisogno, ti darò quella forza e quelle conoscenze che solo io posso darti e tu in cambio mi darai quello che desidero di più come demone dopo milioni di anni, libertà.. la libertà di parlare, di agire a volte, perché una vita immortale ma da prigioniero non è vita, qualunque sia il suo grado di esistenza.

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