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Una storia di Nikolay

La teoria del buono guaglione

Delucidazioni assai di parte su un anacronismo sociale

Pubblicato il 21 gennaio 2018 in Spiritualità

Tags: anacronismo filosofia humor societ Teoria

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Quando tempo orsono le vicchiarelle ti fermavano per strada a te e tua mamma, e spesso sentivi dire: “Uh signo’, ma questo è vostro figlio? Si vede che è ‘nu buono guaglione...”, scommetto che ti si ingrossava il petto di orgoglio.

Ma poi hai capito che col tempo tale accezione non avrebbe fatto altro che creare dei traumi assai difficili da superare.

A cominciare da quando, alle scuole elementari, il guappo di cartone della classe si fotteva la merenda dallo zaino.

Non hai mai imparato a dare un pugno, a pigliare tarantelle in vita tua. Sempre con la faccia a bonaccione, che tutti ti salutano ma poi nessuno se ne fotte.

Perché così è.

Per strada, in giro. Tutti ti conoscono, tutti sanno chi sei.

Perché magari hanno ammacchiato il passaggio, si so’ fatti prestare soldi, o i giochi della playstation.

Giochi che poi nella tua custodia, diciamocelo, non sarebbero mai più tornati.

Ognuno ha inzuppato la fresella a modo suo, approfittando della troppa bontà della persona. Vissuta sempre con il principio che la guerra esiste solo sui libri. E fosse solo questo...

Sei ancora convinto che le concorrenti a Miss Italia non si schifano? Solo perché stanno belle sorridenti, che pare si vogliano bene come sorelle, un attimo prima che si annunci chi tra loro ha vinto?

Perché nella vita ci stanno dei valori, dico bene?

E tu sto fatto dei valori lo scrivevi pure nei temi di italiano.

Ma non per fare la faccia bella davanti alla maestra e pigliare un bel voto. Perché tu lo pensavi veramente.

Non ti pigliare collera, ma nella vita sarai sempre un apolide.

Il buono guaglione infatti rappresenta nella società un elemento totalmente, per così dire, neutro.

Non è né un parassita come i mariuoli o i politici, né tantomeno uno buono come gli scienziati, i medici o i concorrenti random del Grande Fratello.

Il buono guaglione non è capace di attrarre a sé attenzioni particolari, passa spesso inosservato alla massa.

Se ci pensi, qualsiasi cristiano sulla faccia della Terra, tende a vedere cristallizzati gli altri essere umani in due blocchi.

Il primo è quello composto da coloro che lo schifano e che lui schifa, il secondo da coloro che lui ama o da chi è amato.

Il buono guaglione non è soggetto tale da rientrare, molto spesso, in nessuna delle due categorie.

Perché stai sicuro, quasi sempre, che se un terzo chiedesse ad una persona che ha passato un po’ di tempo con te e che conosci da poco: “Quello come ti sembra?”, questa risponderebbe al suddetto terzo con: “Mha, insomma… è nu buono guaglione”, dribblando quindi su una eventuale considerazione di senso compiuto.

Non c'è inferno, né paradiso, ma solo purgatorio.

Per te che, pur sforzandoti, non riesci a crearti 'na posizione. Pensaci un attimo.

Da buono guaglione, pur volendo, non saresti capace di fare ‘na infamata tale da farti odiare, perché non rientra nella tua personalità.

Né tantomeno, nonostante tutto il bene possibile tu possa affidare a qualcuno dell'altro sesso, è scientificamente provato che nessuno si innamora, tranne in rari casi.

Al massimo diventi il migliore amico, che è pure ‘na tarantella.

Perché ci arrefondi comunque i soldi ma non accocchi mai niente.

Che sicuramente ti sarà già capitato di sentirti dire a fine serata: “Ua come sono stata bene, hihihi, ci vorrebbe uno come te al mio fianco, ma non te eh, non capire male, hihihi”. E lì hai pensato che il suicidio mica è negativo assai.

C'è sempre almeno un buono guaglione in una comitiva.

Uno di quelli che se non esce non ci fai caso.

Perché si chiederanno di te solo a fine serata, quando tutti stanno stonati perché si so’ bevuti pure l’acqua dentro il radiatore della macchina, e nessuno vuole guidare, quindi ci volevi tu.

Oppure quando sareste andati a prendervi il cornetto e qualcuno sarebbe sceso solo con le 50 euro intere, e tu avresti pagato senza mai ricevere rimborso alcuno.

Che alla festa tutti bevono, si appartano, si drogano, e tu stai col telefono in mano sperando di tornare presto a casa.

Che magari ridi, ti diverti pure, ma senti che non ti appartiene tutto questo.

Questo locale.

Questa città.

Questo pianeta.

Che se ti guardi allo specchio, ti sembra di stare fermo in mezzo ad una scala senza né salire e né scendere, bloccato nell’androne del palazzo mentre fuori piove.

Che ci stanno i tuoni e tu impaurito cerchi riparo.

In qualcuno, qualcosa, che chissà dov'è, se esiste davvero, oppure sei nato in un mondo sbagliato, per te alieno.

Dove ogni mattina ti svegli e speri di poter cambiare il mondo.

Ma poi senti al telegiornale che Silviuccio vuole aumentare le pensioni, quindi già ci basta lui.

E ti ostini ad ipotizzare che tutto sia meraviglioso.

Che non esistono le tarantelle per una femmina in discoteca.

Che non ci stanno le raccomandazioni nel mondo del lavoro.

Che è giusto che la chiesa non paga le tasse.

Che per te che hai pensato sempre prima a salvare gli altri, vuoi vedere che un riparo dalla pioggia pure tu non lo trovi, e che cazz?

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