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Una storia di EdoP

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Chi è la "casalinga di Voghera"?

Storia di un'espressione idiomatica

Pubblicato il 30 marzo 2017

Quante volte abbiamo letto o sentito della casalinga di Voghera, come mirabile metro di giudizio in ogni sondaggio, statistica o esempio del ceto medio del Bel Paese provinciale, perbenista e... pure un pochino bigotto?

Da dove viene questa espressione?

Perché proprio una casalinga e per di più di Voghera?

Un'evidente casalinga d'altri tempi

Una certa Carolina Invernizio nacque a Voghera nel 1851. Figlia di un funzionario delle imposte, in adolescenza si trasferì con la famiglia a Firenze, dove rischiò l'espulsione dall'istituto tecnico che frequentava per aver pubblicato un racconto sul giornale della scuola. Sposò poi un ufficiale bersagliere, e insieme a questi, tornato dall'Etiopia nel 1896, traslocarono prima a Torino e poi, nel a Cuneo, dove aprì il suo salotto da buona borghesia piemontese per intellettuali e personaggi di cultura.

Carolina Invernizio

La passione per la letteratura e la scrittura fu subito evidente, tanto che nel 1876 uscì la sua prima novella, 'Un autore drammatico' e l'anno dopo il suo primo romanzo, 'Rina o L'angelo delle Alpi'. Da lì in poi si succedettero numerose pubblicazioni, in una carriera durata quarant'anni come vera e propria autrice di romanzi d'appendice e popolari, spesso con la tipica contrapposizione netta fra eroi positivi e personaggi diabolici, con tanto di gusto per il mistero e l'orrore, precorrendo addirittura il genere poliziesco. Ebbe fama, tanto che le sue opere vennero pubblicate anche oltralpe e in America Latina.

Tuttavia, i suoi detrattori, in un'epoca e in un paese ancora così retrivamente maschilisti, ne osteggiarono il successo soprannominandola spregiativamente "la Carolina di servizio" o appunto "casalinga di Voghera"; pure un intellettuale e poi politico come Antonio Gramsci, evidentemente intollerante alla frivolezza dei suoi racconti, la ribattezzò "onesta gallina della letteratura popolare", scadendo negli stessi stereotipi angusti e misogini della società conservatrice prima della Grande Guerra.

Un'altra possibile interpretazione risulta più recente.

Nel 1966 il servizio opinioni della RAI avviò un'inchiesta volta ad accertare quali tra i cittadini, precisamente l'italiano "medio", comprendessero pienamente termini come "scrutinio", "leader", ecc. Il gruppo interrogato dall'inchiesta che dimostrò meno comprensione al quesito fu proprio quello di certe casalinghe di Voghera.

Alberto Arbasino

Vent'anni dopo, l'espressione ricomparve, ormai sedimentatasi nei modi di dire comuni, con un'impronta 'nazional-popolare'. Questo grazie anche al suo padre idiomatico contemporaneo: Alberto Arbasino, vogherese, scrittore, giornalista e deputato per il Partito Repubblicano Italiano dal 1983 al 1987. In questi anni rivendicò la paternità dell'espressione, proprio perché decenni prima la usava nei suoi articoli di critica letteraria, in riferimento alle sue zie vogheresi con un solido buon senso lùmbard, virtù che molti connazionali, a suo parere, non avevano. Ma della sua città natale disse pure questo: «Il male di vivere lo incontravo a Voghera, ma non lo salutavo».

Sempre in questo decennio, comparve sui grandi schermi il modello della casalinga timorata padana, nel film 'Sogni d'oro' di Nanni Moretti (1981), dove un regista è tormentato dalle critiche che lo accusano di fare film troppo elitistici, fuori dalla portata ad esempio del "pastore abruzzese", del "bracciante lucano" e della "casalinga di Treviso". Voghera tuttavia continuò ad avere la meglio su Treviso, proprio perché dalla storia più antica, perché più provinciale, oltre che già avallata da un lessico giornalistico, cui tuttavia Arbasino faceva riferimento in un senso parecchio differente.

Il critico televisivo Beniamino Placido, nel 1986, a proposito di un servizio del Tg1 sulla mafia disse che si usava un insopportabile "politichese" del tutto incomprensibile, tirando in mezzo la casalinga di Voghera. Secondo alcuni esperti di storia della televisione, è probabile che tale articolo comparso sul quotidiano La Repubblica, abbia dato il contributo determinante a diffondere definitivamente il modo di dire.

Tanto che anni dopo ancora, nel 1993, il giornalista Antonio Troiano dette la notizia della registrazione dell'espressione nel Dizionario dei termini giuridici: «Voghera, cittadina del Pavese di quarantamila abitanti, detiene un record che nelle guide storico-turistiche non viene mai messo in evidenza. Lì abita la casalinga più famosa d'Italia. Nessuno ne conosce il nome, sa quanti anni abbia, come sia fatta. Ma nelle redazioni dei giornali viene citata spesso.»

Negli anni 2000, alla trasmissione radiofonica di Radio24 ci si occupò più volte dell'origine dell'espressione e, in seguito a telefonate di ascoltatori della zona, si scoprì che una via cittadina, per un quarantennio, fu teatro di un particolare fenomeno di "prostituzione domiciliare". Le presunte casalinghe di Voghera sarebbero quindi state delle prostitute, che si mostravano alla porta della propria abitazione, richiamando così numerosi avventori, anche da località vicine. Il fenomeno poi si sarebbe spento a causa di disposizioni più rigide della pubblica sicurezza e della squadra del buon costume.

La statua della casalinga di Voghera, a Voghera

Ormai la casalinga di Voghera era diventata un classico italiano. Finché, appunto, un gruppo di madame locali si federò nell’Associazione delle casalinghe di Voghera, e nel 2006 contattò una trasmissione RAI, che esaudì i loro desideri regalando una statua che rappresentasse il loro archetipo sociale. Però ai vogheresi questa casalinga di Voghera non piacque (e, guardandola, sarebbe stato difficile dar loro torto) e venne tolta di mezzo nel 2015.

Oggi, l'espressione sta affrontando un declino dovuto all'appartenenza di un passato provinciale e dai connotati spiccatamente rurali, diventando rapidamente desueta, ma tuttavia sopravvive, anche nelle pubblicità commerciali: http://video.d.repubblica.it/lifestyle/la-pubblicita-a-casa-di-michela-casalinga-di-voghera-strategie-di-marketing-in-salotto/5512/5651

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