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Una storia di salcapa

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Le anime vaganti

Storia di una donna che "vive"

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Pubblicato il 27 marzo 2016 in Altro

Tags: amico cura mentale

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Lei è la responsabile di ciò che viene definita "distrazione fatale". Erano allegri. l'asfalto cocente, il sole scottante.

Ora è sola.

Le anime vaganti. Il senso di colpa..

-Dove sei? Dammi una direzione che non sia quella di un attimo. Un segnale di te e di me ancora.

L'ultimo refolo di sole mi ha lasciata con il tuo bacio e poi il nulla del nulla. Vomito silenzio dappertutto.

Sulla battigia della sera ho deposto parole e sillabe. Ho provato a ricomporle. Non sono così brava.

Le anime che vagano sanno di essere acrobate. Volteggiano fino alle stelle per rilanciarsi in uno spazio senza catene. Ha un profumo diverso la libertà allora.

Pizzica, prude, rosicchia, sviscera, implode, esplode.

E serri le labbra mordendo il tempo.

Tempo tiranno. Astruso favoliere. Usa rime imperfette per raccontare l'amore.

Quello che noi eravamo è rimasto prigioniero del tuo cappello volato dal finestrino a metri di distanza prima dello schianto.

I tuoi occhi li ho tenuti per me. Non ho lasciato che andassero via frantumandosi.

I labirinti monocromatici non m'interessano. Quelli del buio totale mi tolgono il fiato.

Ho buttato via tutto. I tacchi. I ricordi. Le canzoni che duettavamo stonando. Gli echi del vento.

-Dimmi che un appena me lo puoi riservare.

Da una costellazione segreta di un pianeta altrettanto vagante.

Ci si arrugginisce quando si storcono i pensieri. Vero?

Il faro aleggia cacciando il male.

E' come sentirti in una particella d'aria all'improvviso tornando a splendere.

Tanya ridacchiava gracchiando come un corvo.

Era polvere a ottundere le narici. Era bollore la pece che colava.

La mente vagava cercando appigli.

Un mese come un anno sono un'eternità, si disse, cercando di padroneggiare le emozioni.

Com'è strana la mente quando assiste al suo naufragio! Somiglia a una tzigana che fa musica cercando l'anima delle cose. Senza far capricci fra le braccia di un destino che non si può più modificare.

Tanya era sul tempo e fuori tempo: osservò a lungo le dita affusolate della mano e le lunghie laccate di rosso. Provò a reintrecciarle esattamente come aveva fatto con le sue prima che, perdendo il controllo, si confondesse con l'aria irrespirabile d'agosto.

Sole e polvere. Cenere e acqua. Acqua e necrosi. Necrosi e fine.

Tanya era sinestesia in evoluzione: ascoltava con gli occhi, guardava con le orecchie, spingeva i neuroni in una folle corsa al ricordo e alla sensazione pura. Anzi, purissima!

-E dai, dimmelo che non ci lasceremo mai!- si erano sussurrati in uno degli ultimi abbracci. Che a saperlo si sarebbero fissati con lacci inestricabili.

Radici nelle

Str radici.

Loris l'aveva guardata come se non se le aspettasse quelle parole. In fondo, non si conoscevano da molto. L'aveva stretta a sè accarezzandole i ricci scomposti e acerbi, ancora intrisi di salsedine e di mare.

Chissà perchè l'amore allora sembrava un rettilineo da cui decollare!

Chissà perchè adesso era un angiporto da cui staccarsi per non morire.

E non c’è mai una fine

E poi mi fai morire

Stringimi forte amore

Stringimi forte e non sentirò

Più niente ma solo il tuo cuore

L'avevano cantata a squarciagola fino alla fine. Col sole negli occhi e l'estate da benedire. Col mare dentro a reclamare bonaccia dalla tempesta dei sensi. Col suono di passi fragili e forti sull'asfalto arroventato rosso sangue.

Loooooriiiiisss!

Chissà se le urla arrivano a Dio prima delle lacrime!

Chissà!

Chissà se ci si inzuppa subito della sua distrazione! Come quando le onde, spingendo sempre più forte contro gli scogli aguzzi, tolgono fiato e pazienza. Allora ciò che si affolla dentro è un bel vaffa disarmante che allontana il tempo sognato e rende distante quello che deve ancora venire.

E' un prendere le misure per non soffrire.

-Ché, se poi non ci parlo con te, dimmi, chi devo graffiare? Da dove ricomincio senza trappole e senza rumore?

Dentro il tuo volto non ci vedevo la morte, cazzo! Ma la vita che avremmo dovuto vivere!

Stramaledettamente giovane! Col compito delle cicatrici da non strappare.

A sorpresa troverò un binario in cui avrò ancora qualcosa da darti cercandomi bambina nei vicoli felici dell'impossibile. Ad un passo da te. Ad un passo da me per non morire.

E c'è un tempo nel tempo fuso ma non confuso, fatto ad arte per non perdersi in quelle corrispondenze nascoste fra le foglie e il silenzio, fra occhi di bianche lenzuola e labbra di mare che non si asciugano mai al vento, un tempo in cui l'amore si mangia senza inferno nell'ora della bellezza contro ogni buccia salivando terra ovunque in una mappa ch'è compendio di ali.

Capii allora che la sintesi degli occhi è proprio musica. Balbettai le poche sillabe storte che m'erano rimaste. Circoncisi il silenzio per ascoltarla. Era un eco dolce e flebile. Misi una museruola al cuore per non sprofondare nel tuo abisso.

E quante volte strisciai sull'asfalto come se fossi un verme! Cercavo il tuo odore! Percepii nettamente solo un puzzo di sangue impossibile da assecondare.

-E se fossi cielo?- mi domandai ballonzolando stordita. -Cielo che entra nella tua terra fessurata e innaffiata dalle mie lacrime? O se fossi terra nella tua terra? Una particella marrone adagiata insieme al tuo corpo a sentire il mondo supina? E se fossi stella?-

Vagliai una ad una le possibilità che il cervello ventilava, mutilandole tutte con un colpo secco.

-Tanya, è morto ormai! Fattene una ragione!-

Quella frase suonò come una condanna. Un epitaffio per chiudere i conti col passato.

Malcelai il mio disappunto.

E c'è un tempo in cui si muore e ancora non lo si capisce.

Tempo d'imbastitura robusta e forte. Tempo di un crinale lacerocontuso da cristallizzare.

Girai e rigirai le pagine bianche. Fantasmi all'opera nella notte da respingere.

Macchie d'inchiostro a labirinto zigzagvano galleggiando in uno stagno melmoso e fatiscente.

Perchè se non fossi nè cielo e nè terra, sarei fango.

Mia nonna sin da piccola mi sussurrava che Dio era passato dal fango all'uomo modellandolo con un'arte impareggiabile.

Col fango ti rinventerei, Loris! Soffiando soffiando ci ritufferemmo nel tempo sospeso.

Tanya richiuse quel diario all'improvviso.

Fuori pioveva. Aveva sempre pensato che l'amore implicasse una certa vicinanza alla vita. Ora il concetto si era ribaltato. Ripartire dalla morte, cos'era se non tentare di amare contro l'impossibile?

I temporali estivi erano come teoremi. Nell'impeto dell'acqua contro i vetri vide scorrere i sogni equamente.

E sarei alba con dignità di bellezza.

Nell'ascensore del tempo ci si infila per isteria. Per camminare meno a ridosso dei muri. Per incappucciare le paure zoppicanti.

Stringimi, stringimi,

stringimi forte, amore!

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