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Una storia di EsileEliseSofia90

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La Gilda dei costruttori di ricordi

Un racconto di Elisabetta Sofia

Pubblicato il 10 marzo 2017

Nel regno invisibile, vi erano moltissime strutture curiose, tuttavia le più interessanti erano sicuramente le Gilde dei costruttori di ricordi e lungo il corso immaginario, ve ne erano talmente tante, da avere pressoché l'imbarazzo della scelta.

Fiordaliso era un ragazzo intrigante che abitava nel regno visibile. Da sempre era innamorato di Ester: una forza della natura, la faccia più ammaliante della beltà, la profondità più superficiale del cosmo, purtroppo però non stavano insieme perché erano i classici innamorati inconsapevoli che si rendono conto di essere fatti l'uno per l'altra solo dopo aver ingarbugliato per bene le loro vite.

Fiordaliso era stanco di dover celare i suoi sentimenti sotto sorrisi compassionevoli e amichevoli, perciò, dato che la vita non gli dava la possibilità di costruirsi un ricordo degno di nota, decise di recarsi nel regno invisibile e chiedere ausilio a una Gilda di costruttori.

Quando finalmente arrivò sul corso immaginario del regno vi trovò talmente tante Gilde che quasi, quasi, non si raccapezzò più.

Passò davanti alla Gilda dei costruttori di ricordi arrabbiati, felici, confusi, annebbiati, euforici, commoventi, romantici, e finalmente, dinanzi a quella che cercava:

la Gilda dei costruttori di ricordi intensi.

Per un attimo fu tentato di rivolgersi ai costruttori di ricordi arrabbiati, magari sarebbe finalmente riuscito a togliersela dalla testa, ma poi pensò che in fondo non era questo ciò che voleva.

Ester per lui era un po' come una sigaretta.

Sapeva che prima o poi avrebbe dovuto smettere, sapeva che tenerla nella sua vita gli faceva soltanto male, tuttavia continuava a ripetersi che non era ancora il momento di farla finita e che in fondo, se pur deleterio, un vizietto come quello poteva anche concederselo.

Finalmente deciso a viverla in un ricordo per sempre, giunse davanti alla porta della Gilda e suonò il fatalistico "DIN DON."

Dietro l'uscio semi aperto apparve un costruttore dalla rude presenza e dalla faccia squadrata.

«Salve, le do il benvenuto a nome di tutta la Gilda…» disse formalmente «…si accomodati pure....»

«...Fiordaliso!» si presentò concludendo la sua frase.

Il capo dei costruttori lo guidò fino al suo studio che sembrava come quello di un ingegnere edile: vi erano moltissimi cartoncini sparsi di ricordi arrotolati.

Fiordaliso si accomodò sulla poltroncina guardandosi attorno, il capo con le mani incrociate sulla scrivania indugio qualche istante, poi schiarì la sua voce e si apprestò a spiegare.

«Dunque…» cominciò «…come tu ben saprai, noi costruiamo ricordi su misura stabili e longevi. Alcuni dei nostri ricordi sono durati persino fino alla morte delle persone che ce li hanno commissionati.» Disse indicando l'attestato di "miglior ricordo longevo 2016 ".

«Abbiamo persino il "certificato d'eccellenza" del remember trip. » concluse indicandone un secondo.

«Bene!» commentò Fiordaliso «Ho bisogno che mi costruiate un ricordo longevo, dev'essere intenso, romantico, e deve riguardare una persona in particolare.»

Il capo ondeggiò il capo.

«Questa è una richiesta inconsueta. Solitamente i protagonisti dei ricordi li inventiamo! Per costruirne uno su una persona in particolare, è necessario che il vostro spirito sia estremamente affine, perché automaticamente verrebbe radicato anche nella sua mente. Noi possiamo tentare, ma ti avviso: se la vostra empatia non risultasse sufficiente, potremmo fallire nell'intento!» lo informò.

«Tentiamo lo stesso! Per il pagamento invece? Come funziona?» domandò.

« Il pagamento è anticipato. Qui, nel regno invisibile non possediamo il denaro, usiamo il baratto, per tanto dovrai permutare un tuo personale ricordo che possegga l’intensità pari a quella che vorresti costruissimo!»

«Accidenti!" esclamò infastidito «E se non avessi un ricordo d'intensità pari a quella che vorrei?»

«In questo caso dovresti uscire di qua, tornare nel regno visibile e vivere, fino a quando non ne avrai uno!» concluse.

Fiordaliso non aveva assolutamente un ricordo intenso da scambiare, almeno, non uno intenso come quello che avrebbe voluto ricevere, perciò nulla potente, tornò nel regno visibile per “vivere" e assimilarne uno naturalmente. Nonostante tornasse a casa soltanto per dormire, ci volle molto tempo prima che la vita srotolò dinanzi a lui lo scenario intenso che cercava.

La notte in questione, prima di rientrare a casa, controllò la cassetta postale e all'interno vi trovò una strana busta; la aprì sul ciglio della strada e si ritrovò nelle mani l'invito alla partecipazione di nozze di Ester.

Sulla cartolina, vi era stampata una foto di lei abbracciata al suo futuro marito. Entrambi sorridevano raggianti mentre sul grembo, tenevano la loro piccola figlioletta che spalancava le braccia con euforia, come se volesse stringere a sé chi vi fosse al di là di quell’invito.

Fiordaliso percepì il suo cuore comprimersi e contorcersi. Era certo che la sua faccia esprimesse esaustivamente il dolore che percepiva, una frazione di secondo dopo, qualcuno gli picchiettò la spalla. Quando si girò, trovò dinanzi a sé Ester.

Era avvolta in un paletot nero lungo fino alle ginocchia, i suoi capelli biondi sembravano iridescenti striati da quel candore platino della luna.

«Ti stavo aspettando, sai?» esordì Ester.

Fiordaliso non disse una parola, rifiutò l'invito appena letto restituendole la partecipazione.

«Non volevo inviarti l'originale, volevo scriverti un invito a mano, ma avrei rischiato di dare nell'occhio.» si giustificò.

«Ti stai sposando Ester, che importa ormai?» le chiese innervosito.

«Importa eccome!» controbatté con le lacrime agli occhi « Lo sai che non possiedo la libertà, almeno, non in questo momento.»

«Non in questo momento…» ripeté lui «…stai costruendo qualcosa che un giorno vorrai distruggere? Stai cercando di dirmi questo?» chiese con freddezza.

«Non lo so! Però è giusto che tu sappia una cosa…» disse mentre una lacrima scendeva lentamente «…mai nella vita capiterà che guardandoti io non provi un senso di smarrimento direzionato. Una triste felicità consolatoria. Una frastornante sensazione gelida che fa riemergere un relitto abissato. E so che un giorno ti vedrò sorridere. Ti vedrò sorridere guardando un'altra ragazza, e nonostante io abbia superato moltissime prove austere, non credo che riuscirò a superare quella!»

Il volto di Fiordaliso si illuminò, le si avvicinò con decisione e l'afferrò per le braccia.

«Allora stringimi, stringimi adesso!» le disse « Ti chiedo soltanto questo: regalami un ricordo in cui mi possa rifugiare nelle notti senza stelle! Costruiamone uno bello, adesso, io e tu, soltanto per noi. Potrebbe aiutarci, in futuro.» concluse fissandola.

Per la prima volta, Ester ricambiava il suo sguardo carico d’intenso desiderio.

« Domani, a mezzanotte, all’hotel Esperanza, stanza 211» disse con le lacrime agli occhi un istante prima di scappare via.

Il cuore di Fiordaliso sbraitò dalla gioia, si fece la dormita più soddisfacente della sua vita, si alzò comodamente, fece una lunga colazione, cercò di non guardare mai l’orologio finché divenne buio e mezzanotte arrivò presto, entrò nell’hotel Esperanza, prese le chiavi della 211 e si accomodò nella suite orientale. Non vi era nulla che non fosse ammirevole in quella stanza. Ester arrivò prima che Fiordaliso potesse dare un'occhiata all'assorbimento di alcool che vi era nel piano bar.

Si chiuse la porta dietro delicatamente e lo salutò imbarazzata.

«Questa notte è nostra!» disse Fiordaliso «Hai lasciato tutti i tuoi pensieri fuori dalla porta?» Le chiese Ester gli sorrise.

«Li ho lasciati alla reception...» rispose venendo bruscamente interrotta dallo sguardo di Fiordaliso e dalla sua tangibile vicinanza.

Fiordaliso le aprì il paletot sulle sue spalle e si avvicinò ancora e ancora, fino a sfiorarle il naso. Mirando alle labbra avvicinò le sue, Ester all’ultimo secondo trovò la forza di girarsi e il bacio non andò a segno.

«Ti chiedo scusa, ma non posso farlo, ho intenzione di dirti addio!» annunciò facendo perdere vigore al suo battito cardiaco « Non posso farlo non perché non ne abbia il folle desiderio, ma perché credo alle punizioni della vita e moralmente parlando, credo di meritarmela questa punizione. Abbiamo avuto la nostra occasione e l’abbiamo sprecata con stoltezza, invece c’è chi quell’occasione l’ha saputa sfruttare, valorizzare e non possiamo non tenerne conto. Questo è ciò che ci meritiamo per la nostra passata superficialità! Mi dispiace, ma nonostante io sia innamorata di te, credo che sarebbe uno sbaglio.»

Il cuore di Fiordaliso si incrinò in più punti, la ruga del dolore gli comparve sotto la bocca, provò una sorta di rabbia, ma l'amava, la rispettava, non sarebbe mai riuscito ad odiarla, probabilmente aveva ragione, non si meritavano, o probabilmente era soltanto la paura di soffrire ad aver generato quelle parole.

«Forse hai ragione» disse fingendosi titubante. In cuor suo non lo era neanche un po’, sapeva che se mai ne avesse avuto il tempo, prima che una qualche disgrazia lo avesse ucciso, avrebbe pensato a quella grande occasione sprecata. Lui viveva di impulsi, non vestiva i suoi sentimenti con abiti di logica. Ester gli accarezzò il volto e gli diede una casto bacio sulle labbra.

«Abbi cura di te.» concluse prima di uscire dalla suite 211.

Fiordaliso provò un intenso dolore creato dalla consapevolezza che anche lei lo desiderasse. Si sedette e lo assaporò, lo assaporò con attenzione, fino a percepire una fitta logorante al petto. La delusione, l'impotenza, lo sgomento sembravano essersi impadroniti del suo umore. Quella era proprio l'intensità che doveva barattare con la Gilda! Uscì dell'Hotel e si recò immediatamente nel regno invisibile. Corse fino alla Gilda dei costruttori di ricordi intensi e si accomodò nell'ufficio del capo.

«Finalmente ce l'ho! L’intensità è esattamente pari a quella che vorrei.» Esclamò con euforia.

« Ve bene, mi segua. » disse il capo della Gilda facendo strada.

Giunsero in un asettico laboratorio e Fiordaliso si accomodò su una poltrona sterilizzata.

«Mentre infilerò quest'ago nella tua mente, dovrai chiudere gli occhi e rivivere il ricordo.» Lo informò.

«Sono pronto!» esclamò.

L'operazione durò abbastanza a lungo e quando finì, Fiordaliso non aveva più memoria di cosa fosse accaduto la notte in cui ricevette la partecipazione e la notte in cui si incontrarono nell’Hotel Esperanza.

«Che tipo di ricordo vorresti?» chiese infine il capo.

Fiordaliso consegnò una busta chiusa in cui il costruttore trovò una fotografia di Ester e una lettera che spiegava nel dettaglio come voleva che fosse il ricordo.

L'operazione durò altrettanto a lungo e quando uscì dal regno invisibile, Fiordaliso si sentiva finalmente apposto con la coscienza. Anche se artificialmente, aveva ottenuto ciò che voleva.

Camminava per le strade con aria sognante, la testa fra le nuvole, lo spirito soddisfatto, mentre dentro di sé, riviveva quel magico ricordo artificiale che per mano della Gilda aveva ricevuto.

Purtroppo, era talmente assorto in sé stesso, che senza accorgersene, attraversò la strada col rosso.

Venne investito e sbalzato in aria violentemente. Morì sul colpo.

Quella notte, mentre Ester lavava i piatti, venne folgorata da una strana sensazione. Si fermò con le mani insaponate e iniziò a visionare nitidamente un susseguirsi di scene, un ricordo.

Erano talmente affini che il ricordo artificiale ottenuto grazie alla Gilda, le si era innescato nella mente e radicato fino al cuore. Le aveva fatto vivere emozioni talmente intense da stenderla emotivamente. Prese in mano il suo diario e come se fosse in trans, trascrisse quel ricordo per metabolizzare l'oceano di stranezze che la stavano travolgendo. Solitamente era un metodo che le concedeva conforto, che riusciva a calmarla, ma quella volta non fu così, quella volta il pensiero di Fiordaliso era troppo acuto, non poteva lasciarlo vagare nel nulla come faceva di solito; quella volta la voglia di vederlo era troppo intensa e prepotente, non riusciva a debellarla, perciò prese in mano il telefono e mentre pensava che non voleva nessun altro uomo nella sua vita che non fosse lui, compose il suo numero di casa.

Le rispose suo padre e le diede la tragica notizia.

Ester provò una sofferenza talmente attanagliante che per un attimo le sembrò di sentire in bocca il gusto del sangue, tuttavia, aveva un bellissimo ricordo in cui rifugiarsi.

Se lei gli avesse regalato un ricordo vero, come Fiordaliso le aveva chiesto, gli avrebbe veramente salvato la vita!

Ester non salvò la vita di Fiordaliso con un ricordo vero, ma Fiordaliso salvò quella di Ester con un ricordo falso, perché fu proprio grazie ad esso se la ragazza non precipitò nel barato mortale del rimpianto.

Fine.

La persona che sta leggendo questo racconto, allora si arrabbiò, e dopo aver letto che:

"la scrittrice non sa svolgere il suo dovere”, decise di abbattere ogni limite concreto per entrare dentro la storia e scoprire cosa fosse accaduto.

“ Quale ricordo avrà salvato la vita di Ester?” ti domandasti.

Tu, quindi, qui dentro, trovasti senza problemi l'accesso per il regno invisibile e ti recasti al suo interno per suonare alla porta della Gilda dei costruttori di ricordi intensi.

Lungo il corso volevi fermarti per gli affari tuoi, lo so, ma alla fine hai deciso che dovevi prima scoprire come si articolava la dinamica di quel ricordo eroe, per cui, suonasti il fatalistico “DIN DON” e attendesti che l'uomo dalla faccia squadrata ti aprisse.

Accadde dopo qualche istante.

«Salve..» gli dicesti «…io sono la persona che sta leggendo questo racconto!»

« Salve, è bello averti qui!» ti disse sorridente «Deduco che tu voglia un finale!» esclamò.

« Si, esigo un finale decente, voglio saperne di più!» commentasti.

« Va bene, allora accomodati nel mio… aspetta, com’è che l’ha chiamato? Ah, si, “ufficio dell’ingegnere!» disse lievemente infastidito.

Seguisti alla lettera il suo invito e accomodandoti nel suo studio notasti che l’autrice non aveva inserito gli aspetti più importanti della stanza. Non c’erano soltanto cartelloni arrotolati o attestati, si respirava qualcosa di ineffabile, tutti quei ricordi accatastati provenivano da gente insoddisfatta, succube di valori da cliché, frustrata da una società che sentenzia soffocando le belle intenzioni. Pensasti che l'autrice avrebbe potuto spendere una parola in più per render giustizia a quel luogo, ma il capo interruppe le tue riflessioni.

«Fortunatamente, questo racconto fornisce gli strumenti giusti!» ti rincuorò porgendoti la pagina di diario che Ester aveva scritto in memoria di quel ricordo artificiale.

«Che fortuna, sono proprio curioso di scoprire quale ricordo l’abbia salvata dal baratro mortale del rimpianto!» esclamasti.

Finalmente la prendesti in mano e cominciasti a leggerla a mente:

“ È notte. Lo vedo lì, all'in piedi davanti al portone d'ingresso, sempre a perdere tempo con le chiavi lui, sempre a temporeggiare pacatamente, finalmente apre la cassetta delle lettere, prende la busta che gli ho lasciato, la apre, legge il biglietto, se la ride di cuore e inizia a guardarsi attorno finché mi vede. Ero nascosta dietro una piccola siepe di Pino.

Mi guarda e mi fa il sorriso più luminoso del sistema solare, quasi mi acceca. Mi viene in contro deciso, sempre a guardarmi in quel modo, sempre pronto a farmi girare la testa e a sistemare la confusione.

«Ti stavo aspettando sai?» gli dico mentre mi chiudo dentro il mio paletot nero.

Mi sventola in faccia il biglietto che gli ho scritto e mi cita direttamente:

« Quando mi desideri, io appaio!»

Gli sorrido. So che mi desidera da sempre, ed è lo stesso per me, ma ho lasciato sempre che l'orgoglio, l'indecisione, la vita e i suoi problemi, si frapponessero tra di noi.

«Come mai sei qui, a quest'ora?» mi domanda.

«Ho pensato che vederti potesse farmi stare meglio.» rispondo.

«Hai pensato bene. Ma adesso? Vuoi salire da me?» mi chiede.

Annuisco lentamente.

Mentre camminiamo dice che ci starebbe un whiskey ghiacciato, concordo, ma lo so che a nessuno dei due importa un fico secco del whiskey.

Saliamo le scale della palazzina, arriviamo al suo pianerottolo, apre la porta di casa e mi pare di ritrovarmi dentro una galleria d'arte. Lui è geniale: l'arredamento di casa sua è un'estensione della sua vena artistica. Ha costruito tutto da sé, un'atmosfera in edizione limitata. Tutti i soldi del pianeta e i migliori designer del Mondo non potrebbero mai ricrearla esattamente come mi appare. Accende delle luci soffuse arancioni,cammino estasiata dentro il suo salotto, lui mi guarda come guarderebbe il personaggio preferito dei suoi libri che vaga dentro al suo quadro preferito. Quando si siede sul divano, prendo posto accanto a lui.

Mentre fa si che nell'aria si sparga un piacevole sottofondo musicale, versa il sopramenzionato whiskey ghiacciato.E rimango a guardare mentre prende il mio cuore, ne squaglia un pezzetto, lo amalgama con le dita alla sua essenza e crea una mista di atmosfera a cui da fuoco, riempiendola di foschia.

Inizia a fumare e io inizio ad avere l'effetto Fiordaliso: i miei occhi che si sono già riempiti di lui incominciano a vedere tutto bello. Ogni cosa. L'ombra che ondeggia sul tavolino in vetro, il suo indice che ogni tanto fa scattare mentre mi parla, i suoni, i colori e lui, accidenti! Lui è una poesia vivente. Ha un tono di voce così calmo ma sicuro, e poi mi sfiora, questa volta mi sfiora delicatamente. E io lascio che le nostre energie inneschino l'esplosione del secolo, perché è così che deve andare. Ho trovato l'uomo della mia vita e devo avere una piccola conferma prima che sia troppo tardi, perché se così fosse, sono certa che riuscirei a raddrizzare la mia vita e a dargli un vero senso. E quel senso è rinchiuso nei suoi stessi occhi, perché Fiordaliso capta i miei pensieri, lo capisco da come mi guarda: è impaziente di dimostrarmi quanto siano fondate le nostre sensazioni. Parliamo di molte cose, la notte scorre più veloce di quanto dovrebbe, ma ad un certo punto scende il silenzio; quel silenzio che ti suggerisce le parole giuste.

" Questa volta non te ne andrai, vero?" chiede per verificare la sua supposizione.

" Questa volta no. Non prima di aver capito ciò che mi interessa sapere!” rispondo coraggiosamente.

Non è affatto una risposta da me, io sono una vera frana quando si tratta dei miei sentimenti.

Si alza dal divano e mi porge la mano per farmi alzare, mi ritrovo davanti a lui e i nostri nasi si sfiorano. Sto in apnea.

" Tieniti forte " mi sussurra.

Tenue il movimento propulsore che fa ritrovare le sue labbra in rotta di collisione con le mie, forte la sensazione di paura per quel fatale magnetismo.

Stringo forte la sua vita, degna di esser chiamata con tale appellativo e mi bacia così lentamente da farmi esplodere il cuore.

Mentre finalmente lo assaporo al di fuori dei miei sogni, mi concentro sulle palpitazioni frenetiche del mio cuore e lascio che si arrabbi, lascio che crei un maremoto tra le mie venature. Entrambi ci amalgamiamo in una morsa agitata con quiete, ci respiriamo appassionatamente aggrovigliati fin sopra i capelli nell'inconsueto desiderio di annientarci, di farci più male che possiamo, di divorarci l'animo affinché nessun altro possa mai più degustarlo. E quel male ce lo infliggiamo per bene! I nostri corpi sempre stati come tasselli fuori posto, finalmente trovano l'incastro giusto. Sembrano fatti per entrare l'uno nel corpo dell'altro.

Un equilibrio talmente consolidato da render precaria qualsiasi forma di dubbio.

La terra incomincia a tremare, il vento a soffiare, il cielo a tuonare, la pioggia a cantare, la nebbia a calare, ed è tutto così bello, molto intenso. E' come perdere la percezione dell'uniformità, è come dimenticarsi del mondo intero.

Prende l'aria dalla mia bocca e la trasforma in gemito e so che può sembrare normale, ma giuro che non lo è.

Non dura molto, ci consumiamo nel giro di pochi minuti senza percepire alcun senso di sazietà. In quel momento nasce in noi, un'eccessiva sensazione di avida cupidigia.

Si crea un’agglomerazione di cellule fuse, forgiate dalla condivisione del più alto stato di connessione sinaptica. Ricominciamo a scoparci amorevolmente sempre più incazzati all'idea di essere fatti l'uno per l'altra e io, seguo l'istinto nel silenzio di una mente che ormai, non ha più tormenti da porgere. Fino a quella sera, il sesso era stato un bisogno fisico, privo di poesia, meccanico, quasi schematico e approssimativo, non in quel caso!

In quel caso si ferma spesso per percepirsi al mio interno.

in quel caso, fronte a fronte, ci ricacciamo il fiatone in gola a vicenda, mentre nei suoi occhi leggo una scongiura supplichevole:

" Ti prego, smettila di essere così esuberante!"

In quel caso, la poesia si fa movimento, nonostante la carta da parati ingiallita e la luce troppo soffusa. E io che l'ho fatto sotto cieli stellati, di fianco a querce rigogliose, sulla battigia di spiagge vulcaniche, sotto il sole di maggio su campi di papavero, capisco in quel momento che gli scenari tentavano di compensare un'intensità assenteista e che la poesia non si innesca, ha una sua fonte propria che riuscirebbe a trasformar il peggior luogo nel migliore. Sarebbe stato bellissimo anche se ci fossimo uniti sul sedile posteriore di una vecchia automobile di terza mano. Per tutti e due, è stata la prima volta giusta, quella che non tutti hanno la fortuna di vivere, ma che ognuno avrebbe il diritto di assaporare, perché quando due anime affini entrano in contatto così, attraverso la concretezza dei loro involucri, accade qualcosa di magico: l'interscambio di fluidi biologici, fa scorrere il sangue al contrario e permette al cervello di ricalibrare le priorità rendendo possibile, l'impossibile.

E tutto diventa straordinariamente semplice, persino vivere.

E tutto diventa talmente giusto e chiaro, che i dubbi indignati, decidono di scappare via, per sempre.

«Non posso lasciarti andare.» gli dico.

«Non dovresti.» mi suggerisce.

«Non lo farò» giuro mentre mi rivesto per andare a stravolgere la mia vita.

Ed è questo che decido di fare, di averlo nella mia vita, ma non per molto, giusto il tempo di un'intera esistenza se è ciò che vorrà. Esco di casa sua con le idee chiare e felici, senza angoscia, vivere l’intensità che riusciamo a creare è la scelta giusta da prendere, sono ancora in tempo, ho fatto bene a fare l’amore con lui 'sta notte!”

E allora tu, appoggi la pagina di diario sulla scrivania del capo e inizi a sogghignare.

Te la ridi quando ricordi che Fiordaliso è morto e che lei avrà radicato nella mente un ricordo artificiale, ignara che quello stesso ricordo è stata la causa della morte del suo amato.

Te la ridi pensando che lei è convinta di aver vissuto quella bellissima notte e che in realtà l’ha massacrato dentro una squallida suite d’albergo.

“Povero Fiordaliso” commenti fra te e te.

E allora pensi che in fondo è un racconto bizzarro, sai di aver letto di peggio, ringrazi il capo della Gilda e ritorni seduto esattamente dov’eri prima di entrare nella storia e i tuoi occhi leggono che la scrittrice ti ha lasciato un promemoria in fondo alla pagina scritto direttamente per te.

Curioso lo leggi a mente:

La porta per il regno invisibile è nascosta tra l'ovvietà e l'imprevedibilità.

In quel regno potrai barattare un ricordo brutto in cambio di uno bello, trasformando la sofferenza più acuta in felicità più estrema.

Ma tutto ciò sarà possibile soltanto se troverai la porta d'accesso, per cui, buona fortuna amico.

Fine.

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