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Una storia di Antonio96

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L'unione fa la forza

Una giornata indimenticabile

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Pubblicato il 21 dicembre 2017 in Altro

Tags: aggregazione calcio collaborazione squadra unione

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26/01/2013

Una data memorabile. La giornata inizia presto, prestissimo, appuntamento ore 04:45 fuori l’autostrada di Torre del Greco, città in cui sono nato e cresciuto. Come sempre tutti puntuali, eravamo un gruppo di persone estremamente serie e rispettose, il tempo di sistemare i borsoni e gli zaini all’interno del pullman e si parte destinazione Molo Beverello. Arrivati al porto, imbocchiamo velocemente la strada che porta al traghetto che in un’ora e mezza ci avrebbe portati ad Ischia, dove avremo dovuto affrontare la capolista del nostro girone, del campionato regionale a cui eravamo iscritti. Gli avversari erano la primavera della squadra “Ischia Isolaverde” militante in Serie D, che proprio quell’anno salì in C, nel mondo dei professionisti. La loro squadra era formata da ragazzi selezionati, comprati, che si allenavano tutti i giorni, anche in palestra, noi invece eravamo una semplice scuola calcio, rigorosa, serie e pretenziosa, ma pur sempre una scuola calcio. Proprio prima di iniziare questo campionato abbiamo impiegato un po' di tempo a formare la rosa di 19/20 giocatori, limite per potersi iscrivere ai campionati regionali. Dopo un via vai di persone, di amici che cercavano di convincere altri amici, che a loro volta cercavano di convincere altri amici, la “Virtus Vesuvio” era al completo e il 1 Settembre eravamo tutti li pronti ad iniziare questa esperienza, consapevoli del fatto che eravamo nettamente inferiori a determinate squadre, ma anche del fatto che eravamo dei ragazzi super motivati e decisi a lottare partita dopo partita per portare a casa la vittoria. Il nostro obiettivo dichiarato era quello di raggiungere i play-off e quindi di finire tra le prime due del nostro complicato girone, formato da ben tre squadre di serie D e altre scuole calcio comunque competitive. Eravamo arrivati alla partita di cui vi racconterò a breve, da terzi in classifica, sapevamo che la seconda forza del campionato aveva perso e i primi, appunto i nostri avversari, distavano 2 punti, il che significava che una nostra vittoria sarebbe valsa doppio, cioè una vittoria contro una squadra fortissima e nello stesso tempo il primo posto. Ritorniamo al momento in cui saliamo sul traghetto, siamo tutti assonnati, ma comunque concentrati, durante il viaggio cerchiamo di distrarci, tra giocate a carte e chiacchiere fra di noi e con il gruppetto di tifosi che ci segue ogni partita, persino ad Ischia. Arrivati a destinazione, sono più o meno le 9 e la partita ha inizio alle ore 12, decidiamo quindi di mangiare i panini portati da casa, di riposare qualche minuto in una zona colma di panchine e poi raggiungere con calma il campo. Durante il percorso che ci porta al campo, raggiunto rigorosamente e letteralmente a piedi, iniziamo a caricarci, cercando di incoraggiarci a vicenda, ci volevamo bene e credevamo fermamente che la nostra forza di volontà e il nostro spirito di unione e condivisione avrebbe fruttato parecchie soddisfazioni. Raggiunto il campo, posiamo i borsoni nello spogliatoio assegnatoci e decidiamo di dare un’occhiata al manto erboso, sistemandoci in una delle due panchine. Ed è qui, che il nostro capitano, inizia di sua spontanea volontà un discorso da brividi, che con mia sincerità non scriverò, perché tengo molto a quel momento e condividerlo con tutti estirperebbe quell’unicità che accompagna ancora oggi la mia vita. L’importante è che sappiate che quel discorso ci caricò come mai in vita nostra, sembravamo dei leoni pronti a mangiare, ovviamente sportivamente parlando, la propria preda. Mentre rientriamo negli spogliatoi succede la seconda cosa incredibile della giornata, mentre mi incammino con gli altri, trovo un pezzo di stoffa con sopra scritto “vittoria” lo faccio vedere solo a 2/3 componenti della squadra e lo ripongo nella tasca del mio giubbino, convinto che sia un buon segno del destino. Rientrati nello spogliatoio iniziamo ad indossare le divise della squadra, mentre il mister proclama gli 11 che partivano titolari e dirama gli ultimi suggerimenti tecnici e comportamentali. Entrati in campo, dopo il riscaldamento, ci stringiamo, come da tradizione tutti in cerchio, più uniti e compatti che mai e urliamo a tutto fiato il nostro grido di battaglia.

. Un attimo dopo l’arbitro fischia l’inizio della partita, loro partono subito forte, iniziano con i loro schemi e mettono molta pressione alla nostra difesa, di cui io faccio parte come laterale sinistro. Passa comunque il primo tempo e siamo sullo 0-0 nessuna grande occasione per entrambe le squadre, con gli ischitani comunque in pieno controllo della partita. La ripresa vede suonare la stessa canzone, loro attaccano a più non posso, noi per quanto possibile, cerchiamo in tutti i modi di difenderci, perché come un mio grande mister mi e ci ha insegnato “le partite che non si possono vincere non si devono perdere”. Resistiamo fino allo stremo delle nostre forze e arrivati quasi alla fine, l’arbitro alza la mano e indica che da quel momento iniziano gli ultimi 3 minuti della partita, siamo sollevati sappiamo che avremmo dovuto combattere solo altri tre minuti per portare a casa un pareggio, comunque importantissimo. Ed è nell’ultimo di questi tre minuti che succede la terza cosa incredibile della giornata ,gli avversari battono un calcio d’angolo con una squadra protratta esclusivamente all’attacco, io la prendo di testa e la butto sui piedi del nostro centrocampista che scaltramente lancia lungo il nostro attaccante, l’unico rimasto in avanti. Quest’ultimo come un forsennato prende palla, corre verso la porta e dopo essere arrivato a tu per tu con il portiere, con una calma olimpica, sferra un destro che si insacca nell’angolino destro della rete. Per un secondo non crediamo a quanto successo, siamo sorpresi, increduli, ma l’arbitro fischia la fine e dopo poco, realizziamo quello che eravamo stati in grado di compiere e tutti, proprio tutti, dal mister, ai dirigenti, ai giocatori che non erano entrati neanche un minuto, a quelli che erano usciti a gara in corso, corriamo verso il nostro goleador e insieme ci scambiamo enormi abbracci e affettuosi “schiaffetti”. Avevamo vinto in casa della più forte, eravamo finalmente primi in classifica, ma quel giorno, più che aver imparato il senso della vittoria e di raggiungimento di un obiettivo sportivo, avevamo capito quanto lo spirito di gruppo, l’esserci sempre per qualcuno supportandolo dall’inizio alla fine del percorso, il non mollare mai sono più forti di qualsiasi cosa o persona al mondo.

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