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Viaggiare

Pubblicato il 03 dicembre 2016

- Alla fine sei arrivato.

- Non potevo mancare... maestro.

- Siediti pure.

L'uomo si siede a terra, fra la neve.

L'allievo è giovane, non più di trent'anni e indossa un completo pesante e imbottito.

Il maestro che ha dinanzi è un uomo molto anziano e vestito solo di vecchi panni all'apparenza fin troppo leggeri.

- Maestro come mai siamo qui?

- Viaggiare... - sibila l'anziano, chiudendo gli occhi e lasciandosi avvolgere dalla gelida brezza montana.

- U-uh?

- Cosa significa “viaggiare”?

La domanda dell'uomo viene rinforzata dall'eco e l'allievo si ritrova in silenzio a pensare.

- Spostarsi da un posto all'altro... - azzarda.

- No.

- Scoprire nuovi posti?

- No.

- Imparare qualcosa di nuovo?

- No.

- Maestro... mi arrendo.

L'anziano si avvicina all'allievo, scuotendo debolmente il capo.

Il vento intensifica la sua forza e iniziano a intravedersi alcuni fiocchi di neve.

- Viaggiare è vivere.

- Più o meno ho detto qualcosa di simile... no?

- Viaggiare è morire.

- Non è una contraddizione? - chiede l'allievo, confuso.

- La vita riflette la morte.

- Non ne sono così certo...

- Viaggiare è vivere e morire.

- Morire nel senso che mentre viaggio potrebbe succedermi qualcosa di spiacevole?

- Viaggiare è costruire. Ogni passo, ogni luogo, ogni volto... crea un evento. Una catena di eventi creano il percorso che chiamiamo vita. Un percorso che termina con la morte.

- Maestro... non per criticare il suo profondissimo pensiero ma già siamo soli in cima a una montagna non propriamente sicura... ma se inizia col parlare di certe cose...

- L'uomo che intravedi di sfuggita sull'autobus potrebbe calpestarti un piede mentre prova a uscire dal mezzo. Quel semplice gesto può far nascere qualcosa d'importante fra di voi.

- La ringrazio ma non ci tengo, ecco.

- La donna seduta al suo fianco nel treno potrebbe trascorrere il suo ultimo giorno di vita insieme a lei.

- Maestro sta diventando pesante...

- Il bambino che vedi correre lungo la piazza... potrebbe diventare il miglior amico di tuo figlio.

- Non ho bambini...

- La ragazza che trovi fuori all'università potrebbe diventare tua moglie.

- Maestro mi sono appena lasciato non è carino mettere il dito nella piaga in questo modo.

- Ora vai. - mormora l'anziano, indicando il fondo della montagna, un fondo che non è neanche visibile a occhio nudo.

- Do-dove? - balbetta l'allievo, alzandosi e dando giusto una sbirciata al profondo burrone.

- Vai.

- Con tutto il rispetto... ma non mi sembra il caso di dover andare lì... son salito da poco!

- Viaggia, vivi, muori.

- Ancora... maestro non è che sta vivendo un momento di forte depressione? Posso aiutarla in qualche modo?

- Vai! - urla il maestro e regala un brutale spintone all'allievo che, colto alla sprovvista, perde l'equilibrio, cadendo rovinosamente lungo il precipizio.

Le urla del giovane straziano l'aria fin quando non riapre gli occhi.

Sudato, spaesato e con gli occhi sgranati, l'allievo fissa il maestro che ha dinanzi.

- Stavi dormendo...

- Do-dove sono? - chiede il giovane, massaggiandosi la fronte.

- All'università... ma temo che vorresti essere altrove, magari a letto. Mi raccomando, vieni con questa energie a fare l'esame. Ti aspetto.

- I... io mi scuso... - le scuse non servono a niente, il professore è ormai lontano e l'allievo è seduto lì, da solo, dietro un banco universitario.

Confuso e ancora spaesato, raccoglie le sue cose nella borsa a tracolla e abbandona l'edificio.

Nell'uscire, i suoi occhi si soffermano su una ragazza che è ferma davanti all'università.

Non l'ha mai vista ma non è sorpreso di vederla lì.

Ripensandoci, il maestro si sbaglia... viaggiare è sognare.

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