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Una storia di _MartaGasparon

Lettera alla mia città

Pubblicato il 29 aprile 2018 in Altro

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Venezia si è svegliata con la nebbia stamattina. I suoni sembrano più ovattati del solito, come se inghiottiti da questa massa grigia informe che avvolge tutto ciò che incontra sul suo passaggio: palazzi, calli, campi, monumenti e canali.

È una città che fa la “timida”, oggi, la mia Venezia. Si nasconde agli occhi dei turisti curiosi che la girano col naso all’insù, senza sapere bene da che parte andare. Macchina fotografica al collo, cartina alla mano e sguardo perso nel vuoto: sono sempre di più e le cifre raccolte – lo confesso – un po’ mi fanno paura. Più di 25 milioni l’anno, contro i 54mila veneziani doc che resistono, a dispetto delle aspettative, a dispetto di chi se n’è già andato in terraferma senza fare più ritorno, a dispetto di chi li considera una rarità da non salvaguardare.

A volte mi chiedo se io la ami davvero, la mia città, se io sia disposta ad accettare tutto ciò che non va piuttosto di non tradirla. Ultimamente è un rapporto un po’ complicato quello fra me e Venezia, un rapporto che potrebbe somigliare ad una coppia di amanti che vivono nel ricordo di quanto sia stato bello, un tempo, il loro amore. Ma adesso non si comprendono più, non si ascoltano, non si guardano negli occhi e vivono (o sarebbe meglio dire sopravvivono) nella speranza che qualcosa riesca a smuovere quella situazione di stallo che non fa altro che raffreddare il loro rapporto.

Ecco, Venezia per me ora è come quel qualcuno che ho amato con tutta me stessa ma che ora, dopo tanto tempo, non riconosco più.

Ci cammino in fretta, senza nemmeno più la voglia di rallentare il passo per godermi ciò che mi circonda: lo scintillio dell’acqua dei canali illuminati dal sole, i possenti palazzi che raccontano, in religioso silenzio, la storia di un passato glorioso, i campi dove è sempre più raro sentire il vociare dei bambini che giocano e si rincorrono fra loro.

Le solite facce amiche, i negozi che hanno fatto parte della mia infanzia non ci sono più. E non perché siano stati inghiottiti in un giorno di nebbia come tanti. La realtà è ben più triste, amara, difficile da accettare. Gli affitti si alzano inesorabilmente e le persone sono costrette ad arrendersi: è la dura legge alla quale non ci si può che inginocchiare, pur controvoglia.

Penso al negozio di giocattoli dalle parti di Rialto, meta prediletta – da bambina – nei pomeriggi a spasso con mamma e papà. Penso alla profumeria in strada nuova dove ho comprato, ai tempi delle medie, i miei primi trucchi. Penso all’alimentari sotto casa e al negozio di fumetti dove mi sentivo catapultata in un altro mondo, fra quelle storie immaginarie stampate sulla carta. Di tutto questo, non esiste più nulla. E di esempi ne potrei tirar fuori ancora a decine.

In compenso non mancano dei buoni – si fa per dire – rimpiazzi: bar, pizzerie, ristoranti, cicchetterie, alberghi e b&b volti a soddisfare le esigenze di quei 25 milioni di turisti “mordi e fuggi” a cui, a giudicare da come stanno andando le cose, ultimamente la mia città sta dando la precedenza.

E poi chi sarebbe la traditrice?

No, mia cara Venezia, non ce l’ho con te. È la dura (ma ahimè vera) legge del profitto, della convenienza. Io non ho nulla da offrirti, se non il mio amore incondizionato. Ed è poca cosa, lo so, in confronto a quegli stranieri provenienti da tutto il mondo pronti a sborsare le loro fortune per comprarti pezzo dopo pezzo.

Mi chiedo che cosa resterà di te un giorno non troppo lontano. I ricordi belli saranno sempre più sbiaditi e al loro posto il cuore sarà capace di conservare soltanto tanta rabbia e tristezza per un qualcosa che non c’è e non ci sarà più.

Non saranno certo i tornelli “conta persone” a fermare il degrado che ti sta sgretolando, che ti sta portando via da me giorno dopo giorno, inesorabilmente.

Non sei più mia da tempo, ormai, ed è bene che me ne faccia una ragione.

Eppure, anche se non riesco più a guardarti con quella stessa ammirazione, con quello stesso luccichio negli occhi di una volta, il mio legame con te non svanirà. In fondo l’amore vero è questo, no? Nonostante tutto, insieme per sempre.

Mia cara Venezia, questa mattina ti sei svegliata con la nebbia: tutto è offuscato e persino i turisti sembrano meno numerosi, ma solo perché la visibilità è limitata. Non mi illudo.

Forse oggi vuoi fare la “timida”, la “preziosa” o, più probabilmente, vuoi nascondere ai miei occhi ciò che non posso più accettare di te, di quello che sei diventata.

Almeno così, la sofferenza mi sarà un po’ più dolce, un po’ più lieve.

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