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Una storia di LuigiMaiello

Armi chimiche e narrazione della guerra

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Pubblicato il 14 aprile 2018 in Giornalismo

Tags: assad guerra narrazione siria trump

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Ogni narrazione ha bisogno di un incidente scatenante, di qualcosa che sia il presupposto e dia il via alle azioni successive dei personaggi coinvolti. Un punto di svolta, per lo più inatteso (e non piacevole), che interrompe il corso regolare di un’azione.

Gli interventi militari degli ultimi anni e la loro narrazione (l’aspetto che mi interessa), hanno spesso utilizzato come incidente scatenante (e quindi anche come giustificazione) l’uso o il possesso di armi chimiche da parti dei personaggi avversari: l’utilizzo nel caso di Assad in Siria; il possesso (mai verificato) da parte del regime di Saddam Hussein in Iraq.

Non è mia intenzione prendere una posizione interventista o pacifista, piuttosto voglio far riflettere sul fatto che in Siria sono morte fino ad oggi circa 500000 persone, e meno dell’1% è ascrivibile all’uso di armi chimiche.

Le armi chimiche però, dal punto di vista narrativo, hanno molto più valore delle migliaia di morti precedenti, perché introducono l’aspetto della tragedia e del crimine contro l’umanità; smuovono le coscienze, un po’ come la bimba del cappotto rosso di Schindler's List.

Migliaia di morti sono un numero, mentre la morte di una bambina diventa il manifesto dell’orrore che fa decidere a Schindler di non restare più passivo di fronte alla tragedia che si consuma davanti ai suoi occhi.

La narrazione “interventista”, con l'espediente narrativo delle armi chimiche, assume così una connotazione tragica, che le dà maggiore forza, e quindi può trovare anche maggiore consenso.

Storytelling e pensiero narrativo

Il pensiero narrativo è uno dei due registri attraverso cui si articolano i nostri processi di pensiero. Mentre il pensiero scientifico si fonda su ragionamenti di tipo razionale, tutto quanto riguarda le relazioni tra persone, la cultura e, più in generale, la dimensione sociale dell'esperienza, è organizzato ed espresso in forma narrativa.

Proprio in quanto forma privilegiata di un certo registro del pensiero umano, le storie hanno un potere straordinario su di noi. La conoscenza del mondo infatti passa attraverso i racconti che le diverse agenzie sociali, politiche e stampa - media, fanno del reale.

Le storie del giorno dopo.

Il giorno dopo l’attacco militare congiunto di Usa, Francia e Gran Bretagna sulla Siria, ci troviamo di fronte a due racconti completamente diversi.

Chi ha attaccato (Trump, Macron e May) ci dice che la missione è pienamente riuscita e tutti gli obiettivi sono stati colpiti; chi è stato attaccato (Assad) afferma che solo il 30% dei missili è andato a segno, mettendo in evidenza anche l'obsolescenza dei missili americani e di come sia stato facile fermarli prima che arrivassero a bersaglio.

Il presidente siriano Assad, inoltre, posta su Twitter un video in cui appare tranquillo e impassibile. Nel video, Assad entra nel palazzo presidenziale a Damasco con in mano la 24 ore, in una giornata apparentemente uguale a tutte le altre.

Chi avrà ragione? O forse è meglio chiedersi: quale dei tanti racconti possibili sarà il più convincente?

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