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Una storia di RosannaRobiglio

Incubi senza fine

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Pubblicato il 24 febbraio 2018 in Storie d’amore

Tags: racconto

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In un paesino sperduto nelle campagne piemontesi, dove tutti sanno tutto di tutti, dopo le elementari, Lidia, figlia unica di contadini impegnati tutti i giorni nei campi, decise di affrontare le scuole superiori sperando in un futuro che le permettesse di trovare un lavoro che non fosse quello da contadina.

Aveva già dodici anni Lidia e si sentiva grande e pronta a spiccare il volo verso un nuovo mondo.

Tutte le mattine, per frequentare le scuole medie, si sobbarcava in treno circa quaranta minuti di tempo che le permetteva di solcare nuovi scenari e ripassare le lezioni, un viaggio che la conduceva in pieno centro urbano colmo di sorprese, ma anche di tentazioni.

Quella cittadina la conosceva davvero poco, solo qualche sporadica visita in compagnia dei genitori per visitare la grande fiera annuale, ma soprattutto per la festa del santo patrono ed ora, raggiungerla da sola, le metteva brio, ma anche un pizzico di timore.

Per la prima volta si ritrovò in un istituto scolastico gestito da severe suore e le lezioni erano molto diverse da quelle delle elementari dove gli alunni erano seguiti da una unica insegnate, severa si, ma comprensiva e sempre pronta ad aiutare chi era in difficoltà.

A quei tempi i ripetenti erano tanti e la scuola era considerata da molti quasi una sorta di parcheggio da utilizzare quando nelle aziende agricole di famiglia c’era meno lavoro da svolgere. Per lei invece, figlia unica di genitori un po’ avanti con gli anni, la sorte era stata molto più benevola e questo la inorgogliva.

Per non tradire la loro fiducia però Lidia faceva del suo meglio, studiava con ottimi risultati e l’unico svago che si concedeva, erano gli amici incontrati lungo il percorso.

Gli anni procedevano tranquilli fino alla licenza di scuola media, un titolo di studio allora, ancora molto importante, quasi come l’attuale liceo e col diploma arrivarono anche i suoi quattordici anni, età in cui si sentiva grande davvero.

Sul treno aveva conosciuto un ragazzo che lavorava già come apprendista meccanico e tutti i giorni si facevano compagnia lungo quel percorso.

Era proprio in occasione della festa del santo patrono della città che Lidia decise di concedersi un po’ di svago e in quell’occasione, Sandro la invitò a trascorrere con lui quella lieta giornata.

A Lidia sembrò di toccare il cielo con un dito e in quella domenica trascorsa fra musica e balli, il suo cuore si trovò automaticamente incatenato al suo meccanico, un ragazzo che le sembrava già uomo e che le aveva fatto da cavaliere per tutto il giorno dimostrando di saperla proteggere e guidare.

I due, un po’ di nascosto dai genitori, presero ad incontrarsi ogni fine settimana e tutto filava a meraviglia fino a quando Lidia fece una amara scoperta, capì di essere incinta e quando confessò a Sandro il suo dubbio, lui innervosito, sparì dalla circolazione.

A Lidia, cadde il mondo addosso. Spaventata e impreparata ad un simile avvenimento, non ebbe il coraggio di confidare il suo dramma a nessuno, e meno che mai ai genitori credenti praticanti, perché oltre ad infliggerli un grande dolore, non riusciva a pensare come avrebbero reagito a quella notizia.

Intanto il tempo scorreva impietoso e con quel poco coraggio che le era rimasto, pensò di rivolgersi a don Nando, il parroco del paese, un uomo di mezza età, dall’aspetto un po’ burbero, ma che godeva di molta stima fra tutti gli abitanti per aver aiutato parecchie famiglie in difficoltà e forse avrebbe potuto aiutare anche lei.

Di fronte al sacerdote, la sua bocca rimase quasi muta, non le riusciva di trovare le parole adatte per confessare il suo problema. Avrebbe voluto raccontare tutto in un fiato quanto le pesava sull’animo, invece la sua lingua si incespicava in un girotondo senza fine.

Don Nando capì subito cosa stava succedendo e, dopo aver ingoiato l’amaro boccone, tentando di tranquillizzarla, studiava la soluzione più adatta per evitare che quello scandalo non si disperdesse per tutto il paese.

Anche i suoi genitori, informati del fatto, rimasero senza parole, ma poi insieme, la soluzione più idonea a quel caso, la trovarono.

Nel salernitano viveva una zia, sorella della mamma, ma molto più giovane e senza figli. Lidia con la scusa di doverla assistere, si trasferì laggiù e partorì a Salerno una bellissima bimba chiamata Serena, perché serena era stata quella soluzione.

La sua bambina venne adottata con grande gioia dagli zii che per molti anni avevano sognato di avere un figlio che non era mai arrivato e ora ringraziavano il Signore per avergli dato quella grande opportunità.

Più il tempo passava, mamma e figlia che si vedevano pochissimo, vivevano come cugine, ma il destino che purtroppo riserva anche amare sorprese, stavolta si accanì sulla mamma di Lidia che si ammalò gravemente e poco dopo dovette abbandonare la sua piccola famiglia portando con se il segreto di essere nonna e anche zia di colei che risultava essere la figlia di sua sorella.

Lidia intanto, raggiunta la maggiore età, si impiegò come commessa proprio nella città in cui aveva subito la delusione più amara della sua vita.

Un giorno sul lavoro conobbe un ragazzo serio, di buoni principi, grande lavoratore come si diceva un tempo e quella semplice amicizia, ben presto sfociò in matrimonio.

Il tempo che passa veloce, portò a Lidia una bella sorpresa e presto si ritrovò mamma per la seconda volta.

Anche stavolta nacque una bimba e, pur tenendo per se il suo amaro segreto, Lidia, come gratitudine per quanto aveva fatto per lei, decise di chiamarla Giulia, come la mamma adottiva di Serena.

Intanto Serena cresceva felice e, ormai grandicella, frequentava già le scuole medie.

Memore delle sue esperienze negative, Lidia avrebbe voluto averla vicina per poterla guidare come farebbe ogni mamma, ma gli zii, prevedendo qualche pericolo che avrebbe potuto minare la serenità della loro famiglia, diradarono tutti i rapporti esistiti sino ad allora.

A Serena non serviva altro, lei una mamma ce l’aveva già.

Restando sempre in secondo piano, pensava spesso alla sua ormai ragazza con tanto amore e apprensione e nel suo cuore quella ferita non si rimarginava mai.

Avrebbe voluto invitarla per le vacanze estive a casa sua, con la cuginetta sorella, ma la zia, non si fidava e per maggior sicurezza vennero eliminati, con la famiglia del nord come veniva definita quella di Lidia, persino i già scarsi contatti telefonici.

Anche il papà di Lidia, gravemente ammalato, se ne andò portando con se il suo segreto, mentre Lidia rosa dai tormenti, stava sempre peggio. Aveva però Giulia che di quella triste storia di colpe non ne aveva, e quindi sentiva il dovere di dare il massimo di se, almeno per lei.

Un bel giorno nel negozio di ricambi per auto dove Lidia lavorava, si presentò un signore a cui servivano alcuni pezzi per la sua Alfa Romeo e quando lo vide, mancò poco che non svenisse. Era il padre di Serena che, pentito del suo passato, voleva sapere come si era risolta quella gravidanza.

Ripresasi un po’ da quell’improvviso choc, avrebbe voluto fulminarlo, ma ebbe solo il coraggio di dirle che si era ammalata ed aveva perso il bambino che portava in grembo.

Sandro se ne andò poco convinto, ma lei, dopo avergli chiesto di non farsi più vedere da quelle parti, era persino contenta di essere riuscita, con tanto autocontrollo, a scaraventarlo, almeno col pensiero, molto lontano da lei. Lidia però che non riusciva quasi più a trattenere quel penoso segreto, sperando di alleggerire un po’ quel mattone che la stava opprimendo, era stata spesso tentata di svelarlo allo figlia che ormai grande e molto giudiziosa, forse avrebbe compreso, ma non ne ebbe mai il coraggio.

Del resto anche il marito era all’oscuro del suo passato e se lo avesse scoperto, si sarebbero potute minare le basi di quella che sembrava una solida famiglia.

Intanto Giulia, dopo aver vinto il primo concorso della sua vita, immessa in ruolo come insegnante, incominciò a lavorare nella scuola elementare alla periferia della città e un giorno, preoccupata, raccontò alla madre che un suo alunno si era sentito male a scuola. Gli erano venute le convulsioni e dopo aver avvisato i genitori dell’accaduto, lo aveva accompagnato all'ospedale con l’ambulanza. Quella sera decise di chiamarli per rassicurarsi sulla salute del piccolo e in quei frangenti Lidia capì che Giulia parlava proprio con Sandro, il padre di Francesco, ma anche il padre di Serena.

Ancora una volta ringraziò il cielo di essere riuscita a nascondere la sua tortura, perché scoprì che Giulia era a conoscenza del fatto che Sandro e sua madre, in gioventù, erano stati molto amici.

Passarono gli anni e quando tutto sembrava accantonato, un giorno alla sua porta apparve proprio Serena. Lidia rimase a bocca spalancata senza avere nemmeno la forza di spifferare una sola parola, ma lei l’abbracciò con tutte le sue forze e allora, lontano da occhi indiscreti, riuscirono a chiarire quel tumultuoso passato.

La zia Giulia, in un momento di crisi, poco prima di morire, le raccontò tutto, voleva che la ragazza conoscesse quali erano le sue vere origini.

Serena, che aveva sempre sentito una forte attrazione per Lidia, capì molte cose. Capì anche perché si interessasse tanto a lei fino a costringere la mamma adottiva a troncare i rapporti con quei parenti per paura di perderla.

In fin dei conti Serena era grata a tutti perché era stata molto amata ed ora voleva conoscere anche la sua sorellina.

La cosa non fu semplice da spiegare, ma Giulia, con il suo sensibile animo, capì perfettamente e fu ben felice di aver ritrovato una sorella che fino ad allora non sapeva di avere.

Anche Paolo, il marito che aveva sempre amato moltissimo Lidia, si dimostrò comprensivo e capace di capire le non facili sofferenze passate dalla moglie in tutti quei lunghi anni. In fondo Lidia era stata una brava moglie e una perfetta madre e senza di lei la vita non avrebbe avuto senso.

Anche lui da giovane ne aveva combinate parecchie, anche lui aveva i suoi scheletri custoditi nell’armadio e mai confessati, ma da quando era diventato responsabile di una famiglia tutta sua, cambiò completamente stile di vita e questo lo doveva soprattutto a Lidia.

Finalmente quel che era rimasto di due famiglie, si stava compattando. Riuniti tutti i cocci si sono trasformati in una vera opera d’arte fatta di comprensione, amore e umanità e tutti felici e d’accordo, riservarono il primo posto d’onore, proprio a Serena.

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