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Una storia di Antopicci

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Il giovane principe

Pubblicato il 05 novembre 2017

PROLOGO

"Prego, accomodati.” La volpe esordì così appena entrai nello studio, indicandomi con la zampa una poltrona reclinabile. Prima di sedermi, l’osservai per qualche frazione di secondo. Aveva degli occhietti vispi, di quelli che scrutano dentro, dietro un paio di occhialetti minuti. Un pelo ancora rosso, nonostante si fosse un po’ sbiadito nel corso del tempo. Senza dire nulla mi sedetti, inclinando la poltroncina messa a disposizione per la seduta. Era posta in modo da dare le spalle alla volpe, che intanto si accomodò sulla sua sedia situata dietro di me. Guardai la parete tinta in verde di fronte. “Non sei certo un tipo loquace. Beh, potresti iniziare dicendomi cosa ti ha spinto a venire qui”.

Già, cosa mi ha spinto? Tante cose.

Mi presi ancora un po’di tempo. Prima di iniziare a parlare riordinai i pensieri, sospirai alleggerendomi da tutti i pesi.

“Vi siete mai sentiti fuori luogo ovunque?”

VOTO DI COMANDO

“C’è stato un momento preciso nella mia vita, in cui ho capito di sentirmi così. Ed è stata quando sono diventato grande. Ma questa sensazione c’è sempre stata. Si nascondeva e mi seguiva come un ombra, solo che ero troppo piccolo per comprenderla appieno. E’ qualcosa che appartiene al mondo dei grandi.” “Com’è il mondo dei grandi?”. Rimuginai un po’.

“E’ un mondo in cui spesso il vero valore viene perso di vista, accecato dal volere. I grandi vogliono, pretendono, comandano. Credono così d’insegnarci qualcosa, ma non ci arricchiscono, anzi, c’impoveriscono. C’insegnano ad essere come loro. Ed iniziano subito a contaminarci con la loro visione, con le loro idee, dandoci dei voti. Che siano scritti o verbali, a scuola o in qualsiasi luogo, pubblico o privato che sia.

Tutti gli uomini, così come tutti i bambini sono diversi tra loro. Solo che i bambini non fanno caso a ciò, qualcosa li accomuna: l’ingenuità e la fantasia. I voti, attaccano queste doti, creando dei veri e propri vuoti, delle distorsioni. Non puoi dare una valutazione ad un bambino, finirà indentificandosi in questa. Ad esempio un - Ottimo! -, per quanto positiva, farà credere al bambino di stare andando bene, che i compiti se fatti così, lo ripagheranno, distogliendolo in questo modo, dalle sue fantasie, in quanto non conformi a ciò che la scuola ti sta preparando, il vivere conforme alla società. Invece un – Non sufficiente! – dirà implicitamente di essere inadatto, inferiore agli altri, magari rendendolo duro e pieno di risentimento.

Il voto è un comando, e il comando rende schiavi. I bambini devono essere liberi. Bisognerebbe sforzarsi di trovare un nuovo metodo di valutazione.”

NARCISISTI STRAPPA NARCISI

“Trovo molto buffo di come le persone taciturne, abbiano in realtà così tanto da dire! Ne ho incontrati altri simili a te. In ogni caso, immagino che tu abbia altro da dire su questo mondo dei grandi, giusto?”.

“In effetti stavo giusto pensando a come i grandi, ma soprattutto gli adolescenti, si vogliano far notare, farebbero di tutto. Proprio gran parte degli adolescenti, infatti, sembrano fare dello stile, dell’esteriorità la propria ragione di vita. Anche io trovo piacere nel vestirmi, lo ammetto, ma come vi ho detto sono anch’io grande, e in quanto tale, tendo inconsciamente ad apprezzare di più le persone che hanno una bella apparenza. Questo è sbagliato. Così facendo non teniamo conto del reale splendore di una persona. Ma la cosa ancora più orrenda e di come questo ideale di bellezza tenda man mano ad oggettivarsi maggiormente. Finiremo oltre che con il diventare grandi, a diventare tutti uguali: stessi vestiti, stessa acconciatura, stessi tatuaggi, stessa dieta, stessa, alla fine dei conti, bruttezza. Questa società narcisista finirà con il far appassire quel fiore che ognuno di noi ha dentro. Non posso fare altro di chiedermi perché accade ciò. Il mondo dovrebbe essere bello per il suo essere vario”.

SOGNI NEL VINO

“Hai pienamente ragione, ma vedi, da come mi parli sento che è come se non avessi più fiducia nel mondo. Penso che ci siano ancora tante cose belle, e che queste vadano protette. Il fatto che tu sia venuto qui mi fa supporre che conservi ancora da qualche parte dentro te della speranza. Ti chiedo di attingere a questa, perché solamente con questa puoi sentire il buono intorno, e impegnarti per farlo tuo condividendolo.”

Guardai impassibile la parete verde solo per un momento. Le sue parole m’innervosirono. Il bello, il buono. I soliti discorsi, sentiti infinite volte in televisione, radio. I soliti banali discorsi di come tutto si aggiusta e del vissero felici e contenti. Queste persone si dimenticano il brutto e il cattivo. Sono quelle persone che ti parlano per filastrocche ma che non guardano un cazzo, o meglio, solo quello che vogliono vedere. Sono come quelle comunità di recupero per tossici dipendenti che pensano di fare del bene, ma non si accorgono dello spacciatore infiltrato che vende droga di nascosto a persone in completa astinenza. Idioti. Pensano che il solo fatto di sentirsi persone buone rendi il mondo un posto migliore. Ad un certo punto la testa incominciò a sovraccaricarsi di pensieri. Esplosi. “VOI LA FATE TROPPO FACILE! PER VOI LA VITA E’ TUTTA ROSA E FIORI! MA NON E’ ASSOLUTAMENTE COSI’. AVETE LE VOSTRE DANNATE CONVINZIONI MA NON VALGONO NIENTE. AVETE LA VOSTRA TARGHETTA APPESA QUI SOPRA CHE MOSTRA CHE SIETE PSICOTERAPEUTA MA NON CONTA NULLA! SPERANZA!? MA CON QUALE CORAGGIO MI PARLATE DI QUESTO? VOI CHE STATE AL SICURO NEL VOSTRO STUDIO, CON UN LAVORO, UNA CASA, MAGARI ANCHE UNA FAMIGLIA? LA VERITA’ E’ CHE QUALCUNO CI E’ MORTO DI SPERANZA. MA VOI VEDETE TUTTE QUELLE PERSONE CHE CHIEDONO L’ELEMOSINA? QUELLE PERSONE COSIDETTE INVISIBILI? LA VERITA’ E’ CHE NESSUNO LE VUOLE VEDERE, MA TUTTI SI SCORDANO CHE SONO STATI COME NOI, CHE SONO COME NOI! CHE HANNO AVUTO, E MAGARI HANNO ANCORA I LORO SOGNI. MA COME LI REALIZZANO? CON QUELLO CHE RACIMOLANO A MALAPENA POSSONO MANGIARE, FIGURARSI REALIZZARSI. MEGLIO AFFOGARE I PROPRI SOGNI E I PROPRI RICORDI IN UN CARTONE DI TAVERNELLO!

TEORIA E PRATICA

Cadde il silenzio. Stavo ansimando. Sentivo il calore percorrermi tutto il viso. Era da tempo che non mi arrabbiavo, anzi, potrei giurare di non essermi mai arrabbiato così. Ma al contrario di come mi aspettassi, la volpe rimase calma. Non potevo vederla, ma potevo percepire Il suo respiro, che a dispetto del mio, rimase regolare. In quell’intervallo di tempo rimanemmo entrambi in silenzio. Non so quanto ne passò esattamente, ma sentivo una strana inquietudine dilaniarmi dentro. Il silenzio alle volte uccide.

“Non hai da dire nulla?”. Sentii un leggero movimento, probabilmente un suo cambio di posizione. “Ragazzo mio”, la sua voce non sembrava minimamente turbata. “La vita è difficile per tutti, che ti credi? E’ il modo ad approcciarsi ad essa che cambia. Vedi, uno dei tuoi problemi e che complichi tutto. Quella che tu chiami banalità altro non è che semplicità, e quest’ultima è la chiave di tutto. I grandi sono maestri della complicazione, vogliono tutto più facile ma per farlo si complicano la vita e quando le cose si fanno davvero complicate, alcune di loro mollano, perché vogliono scorciatoie, ma queste, caro mio, non esistono affatto. Io credo che se uno abbia veramente un sogno, scusami la banalità, debba lavorarci duramente, ma soprattutto debba crederci. Ciò che semplifica la nostra esistenza, paradossalmente, è il sacrificio. Un bravo pianista per farti perfettamente un componimento di Debussy, si dovrà allenare tante ore al giorno, per mesi, se non anni. Idem per un calciatore o per un cuoco. Lo stesso vale per la vita. Bisogna allenarsi alla vita”.

Fece una breve pausa, come per assicurarsi che metabolizzassi il contenuto del messaggio, poi riprese. “Un’ altra cosa che trovo sia inutile, sono quei discorsoni, gonfi, grandi, magari anche elaborati, ma che poi si riducono al nulla. Questi sono superflui per il sereno vivere quotidiano. Il più delle volte generano polemiche inutili, in quanto ambigui e controversi. Parla in maniera limpida, ma soprattutto non parlare a vanvera. Non giudicare mai gli altri senza sapere le loro storie.”

Mi sentii un perfetto adulto idiota. L’universo mi era caduto addosso. Non potetti fare altro che piangere.

Piansi come un bambino.

Mi sentii toccare leggermente da delle zampette paffute, mi voltai di scatto con gli occhi gonfi. La volpe mi stava sorridendo. “E soprattutto, viaggia”. Sorrisi anche io.

LA RICCHEZZA DI UNA PERSONA

Ci salutammo. Lo ringraziai e mi scusai per le mie parole. Non se ne curò minimamente. Prima di andare mi disse.

“L’essenziale è invisibile agli occhi, il sostanziale è l’invisibile che diventa realtà”. Lo fissai nella mente. Non so se l’avrei più rivisto. Decisi però di seguire il suo consiglio. Avevo dei soldi da parte, quanto bastavano per andare in Africa, in particolare volevo vedere il deserto del Sahara. Vedevo questo viaggio come qualcosa di mistico, come se volessi scoprire qualcosa di me. Per fare ciò dovevo allontanarmi il più possibile dalla civiltà. Era la meta perfetta. Durante il mio itinerario incontrai diverse persone. Tutte volevano scappare, volevano andare in Europa. Tutte volevano fuggire dalla miseria e dalla povertà. Volevano guadagnare soldi da mandare ai loro familiari. Soldi. La vita si riduce sempre a questo, purtroppo. Mi chiedevano “Tu cosa cerchi?”. Niente, così rispondevo, ed era vero. Io non cercavo, aspettavo di essere trovato.

In effetti alla fine da qualcuno venni trovato. Mi trovavo ormai da qualche giorno tra le dune del Sahara. Ero completamente estasiato dalla magia di quel posto. Durante il giorno era dura, il caldo era atroce, e il posto desolato. Era uno strazio, un luogo in cui la sopportazione umana è sottoposta al limite. Ma appena il sole tramontava, il deserto diveniva un vero e proprio spettacolo. La sabbia si accendeva d’arancio, creando un paesaggio indescrivibile. Come se Van Gogh si fosse cimentato a dipingere deserti. Poi la notte! Tante sensazioni ti assalivano! Paura, stupore, gioia, tristezza. Era come avere un oceano sotto, uno sopra e uno dentro. Alzavi lo sguardo e guardavi le stelle! Nessuna luce artificiale, potevi vederle tutte ad occhio nudo, e ne erano tantissime! Mi facevano sentire meno solo. La loro luce, insieme a quella della luna, mi davano il coraggio necessario per continuare quella folle avventura.

Mi addormentavo contandole.

Come stavo dicendo, un giorno venni trovato da qualcuno. Per il caldo e la scarsità d’acqua ad un certo punto svenni. Fui uno stolto. Sottovalutai la natura, non bisogna farlo mai! Sarei morto se non fosse passata quasi per caso una carovana Tuareg. Mi presero e mi portarono al loro accampamento collocato nei pressi di un oasi. Quando rinvenni mi accorsi di non essere l’unico ad esser stato salvato, ci stava anche un americano. Una donna incominciò a farci delle domande in inglese. Una donna si, nelle comunità Tuareg comandano loro.

Generatrici di vita in mezzo alla morte. Loro sono le regine del deserto.

Avvolta da un velo per ripararsi dal caldo, ma con il volto scoperto. Aveva occhi neri come la pece. Con autorità e fermezza ci disse “Vi abbiamo salvato la vita, siete in debito nei nostri confronti, cosa ci offrite?”. L’americano si affrettò a rispondere mostrando un portafoglio bello pieno. “Soldi, tanti soldi! Ci potreste annegare dentro!”. La donna sorrise leggermente, e si voltò verso di me. Mi afrettai a rispondere “Io non ho soldi, non ho niente di valore, però posso rendermi utile lavorando e cercando, per quanto mi è possibile, di aiutarvi”. Dopo averci ascoltato, solennemente rispose. “I soldi nel deserto non servono a nulla. Sono carta straccia. Tutto l'oro del mondo, qui, vale meno di un bicchiere d'acqua. Due braccia possono essere molto più utili.” Finalmente un posto dove la ricchezza di una persona non si basi sul denaro.

ON-OFF

Rimasi nella comunità Tuareg per un certo periodo. Imparai molto da loro, ma pochissimo di loro. Sono uomini e donne misteriosi. Il poco che posso dirvi è che si dedicavano molto al commercio, ma solo dei beni essenziali alla loro sopravvivenza, in quanto, giustamente, nel deserto i “Fashion blogger” muoiono. Solamente le loro tende erano decorate in modo incantevole. Coloratissime, cucite con le più curiose fantasie.

Nonostante il loro essere schivi, sono persone estremamente romantiche, follemente passionali. Credo che questo sia dovuto dall’assurdità del posto in cui vivono. Donne e uomini scrivono poesie che si dedicano privatamente a vicenda, ma che alle volte leggono anche in pubblico. Ne vanno molto fieri.

Una notte ad un falò, un uomo dal volto interamente nascosto, ne recitò una che mi rimase impressa. Faceva più o meno così:

“Siamo come oceano e deserto.

Opposti ma simil allo stesso tempo

In tempesta ci facciam avvicinare a stento

Desolazione, ma gioia per chi ci guarda dentro”

Rifletto su questa poesia. Mi fa venire subito in mente lo Ying e lo Yang. Gli opposti. Tutto il mondo ruota intorno a questo concetto. Tra i due estremi bisogna trovare l’equilibrio. Carica positiva e carica negativa creano un attrazione che si stabilizza. Come il giorno e la notte che regolano la nostra vita. La luce si accende e si spegne. Ci svegliamo ci addormentiamo, amiamo e odiamo.

Mi rendo conto della mia necessità di trovare un baricentro che mi permetta di non cadere, che in effetti stavo cercando da una vita. E’ stato ciò che ha fatto iniziare il mio viaggio. Dalle sedute con la volpe, fino a questo momento. Sarà ciò che lo farà concludere.

E’ notte fonda, nessuna luna, solo le stelle. Prendo una torcia. L’istinto mi dice di uscire dall’accampamento. Seguo una meta imprecisata. Cammino, poi corro. L’irrazionalità ha preso il sopravvento. E’ quello di cui ho bisogno.Continuo senza mai voltarmi dietro. Ad un certo punto inciampo su qualcosa e cado faccia a terra.

Un onda mi bagna il maglioncino.

C’è il mare nel deserto.

Mi alzo e mi scrollo la sabbia di dosso. Osservo l’enorme e desolata distesa a 360 gradi. Da una parte una distesa d'acqua, dall’altra di sabbia. Rimango per un attimo senza fiato. Ad un certo punto mi ricordo di essere inciampato su qualcosa. Punto la torcia nel punto esatto in cui ciò è avvenuto.

Una rosa del deserto. Ho trovato il mio cuore.

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