scrivi

Una storia di LuigiMaiello

7

Intertwine Consiglia pt.69: “L’ambiente è la vera emergenza”

Il documentario Punto di non ritorno di Leonardo Di Caprio, legato all’enciclica “Laudato si'” di papa Francesco e ai  Sigur Rós.

Pubblicato il 10 novembre 2016

“Eppure il vento soffia ancora

Spruzza l'acqua alle navi sulla prora

E sussurra canzoni tra le foglie

E bacia i fiori, li bacia e non li coglie”

Eppure soffia - Pierangelo Bertoli

L’ambiente è la vera emergenza del nuovo millennio, ma allo stesso tempo è la risorsa più preziosa che abbiamo.

In quest’articolo diremo cose che la maggior parte delle persone già conosce, ma è bene ribadirle, perché se è vero che ogni giorno ci sono notizie negative e allarmanti che riguardano il clima e l’ambiente, è anche vero che la maggior parte di esse passa quasi nell’indifferenza.

Il motivo è semplice, tutto ciò che è causato dall’inquinamento non viene percepito come qualcosa di immediato.

In realtà la situazione è critica, se non tragica, e in questo scenario l’uomo ha la maggior parte delle responsabilità.

Negli ultimi due secoli, a partire dalla rivoluzione industriale, il livello di anidride carbonica nell’aria è sempre aumentato, con picchi esponenziali negli ultimi cinquant’anni.

Dall’ambiente deriva la salute di tutti noi, non solo a livello internazionale, dove i problemi maggiori vengono dall’inquinamento industriale, dalla deforestazione e dall’allevamento intensivo, ma anche a livello locale, con territori che sono martoriati dai rifiuti tossici e dagli sversamenti illegali.

In quest’articolo noterete (ma già lo sapete) che i problemi ambientali portano a nuovi e grossi problemi sociali e a farne le spese sono sempre le fasce più deboli della popolazione, quelle che vivono in determinati territori e che hanno anche una minore possibilità economica per curarsi.

Allo stesso tempo, non è andato tutto perduto: un miglioramento è possibile, ma è necessario un cambiamento radicale nello stile di vita delle persone.

Ora però Intertwine Consiglia pt.69: “L’ambiente è la vera emergenza” inizia con Punto di non ritorno – Before the Flood, il documentario di Leonardo Di Caprio sul riscaldamento globale e sui suoi effetti sulla Terra.

Leonardo Di Caprio è ambasciatore Onu contro i cambiamenti climatici e ha impiegato tre anni per realizzare questo atteso documentario in collaborazione con National Geographic.

Un documentario in cui, oltre a video e immagini eccezionali, ci sono interviste a scienziati, capi di stato, imprenditori e personaggi politici: dall’ormai ex presidente degli Stati Uniti Barack Obama al CEO di Tesla Elon Musk, fino a Papa Francesco.

Punto di non ritorno inizia con un dipinto dell'olandese Hieronymus Bosch che si intitola Il Trittico del giardino delle delizie, un quadro che era presente nella casa di Di Caprio da piccolo e che rappresenta tre momenti della storia della Terra e dell'Umanità.

Il primo è l'età dell'oro: la Terra appare un paradiso popolato da poche persone in perfetta armonia con la Natura. Il secondo è l'età dell'abbondanza: la Terra è sovrappopolata da una Umanità felice che perde il controllo della situazione e riduce animali di ogni tipo a bestie da soma. La terza è l'età della catastrofe con palazzi in fiamme e uomini e donne sottomessi da animali con sembianze di mostri che li torturano.

Inizia con questa metafora sullo stato della Terra, il viaggio di Di Caprio che ci porta dai ghiacciai della Groenlandia fino alle foreste in fiamme di Sumatra, attraverso immagini bellissime ma anche tragiche.

Vediamo una distesa verde: è una foresta, ma gli alberi sono stati tagliati; poi vediamo una distesa di sabbia, ma è bituminosa e serve per estrarre petrolio; poi abbiamo un immenso ghiacciaio, composto però da un ghiaccio non più solido e blu come un tempo: il ghiaccio ora è celeste e morbido come un gelato, tanto tenero che nel 2040 sarà possibile la navigazione interna del Polo Nord.

In questo documentario, diretto da Fisher Stevens, ci viene spiegato che gran parte dell’economia mondiale si basa sullo sfruttamento dei combustibili fossili: carbone, petrolio e gas naturale.

Il petrolio è destinato per lo più al settore dei trasporti, mentre carbone e gas sono impiegati per l’elettricità.

Sono cose che già sappiamo, ma è giusto ribadirle.

“L’oceano non è né repubblicano, né democratico, ma sa alzarsi benissimo”.

Ci sono anche molte interviste a politici: il primo è Al Gore, poi Obama, ma anche Nicholas Gregory Mankiw, che insegna economia alla università di Harvard ed è sostenitore della Carbon Tax (tassazione del carbonio).

Secondo Mankiv sarebbe utile (e necessario) stabilire un’imposta su ogni attività che immetta biossido di carbonio nell’atmosfera, perché le tasse innalzano i prezzi dei prodotti e ne scoraggiano i consumi. La Carobn Tax, secondo lui, è necessaria perché:

I cambiamenti climatici comportano una serie di costi per tutta l’umanità, ma far emergere un sentimento di responsabilità sociale è estremamente difficile: le persone hanno mille altri problemi che sentono come più urgenti e non pensano all’ambiente ogni volta che compiono una scelta come accendere o meno l’auto. La Carbon Tax invece risolverebbe il problema a monte.

Proprio in questi giorni, la Carbon Tax è diventata legge in Canada.

Nel documentario trovano spazio anche le teorie negazioniste del riscaldamento globale, tutte riconducibili a lobby petrolifere che hanno interessi a far passare un certo tipo di messaggio.

Per gli esponenti del negazionismo, il surriscaldamento non è causato dall’inquinamento, bensì dal sole, ma in altri casi si giunge anche ad affermare che non esiste alcun surriscaldamento globale.

Il documentario ci porta anche all’interno delle riprese di The Revenant, il film che ha portato Di Caprio all’Oscar, ma non sempre le cose vanno per il meglio. In Canada, ad esempio, dovettero fermare e spostare le riprese per la mancanza di neve.

Dalla visione di Punto di non ritorno emerge la necessità di capire che le nostre scelte d’acquisto (e di consumo) possono avere delle conseguenze importanti anche in luoghi del pianeta molto distanti

Il documentario di Leonardo Di Caprio ci porta ancor più dentro un problema che è ormai è globale e di cui l’uomo è il primo responsabile, perché, come dice Al Gore:

“Il nostro obiettivo dovrebbe essere quello di lasciare il pianeta migliore di quello che abbiamo ereditato, ma finora non ci stiamo riuscendo”.

Potete trovare il documentario integrale su National Geographic, oppure guardarlo direttamente qui:

Nella scorsa puntata di Intertwine Consiglia abbiamo parlato del papa, quello protagonista sul piccolo schermo nella serie “The Young Pope" di Paolo Sorrentino, questa volta invece nella nostra rubrica ospitiamo il papa “in carne e ossa”, perché per continuare quest’articolo abbiamo scelto “Laudato si'”, la seconda enciclica di papa Francesco scritta nel suo terzo anno di pontificato.

L'argomento principale dell’enciclica, che nel titolo riprende il “Laudato si'” ripetuto spesso da san Francesco nel Cantico delle creature, è il rispetto dell'ambiente, o forse è meglio dire:

“la cura della casa comune”.

I toni di questa enciclica non sono per nulla teneri verso l’uomo:

“Mai abbiamo maltrattato e offeso la nostra casa comune come negli ultimi due secoli”.

Dall’enciclica emerge un’urgenza di cambiamento che, secondo il papa, è da ricollegare a una rivoluzione culturale, alla necessità di nuovi stili di vita, di nuovi modelli di produzione e consumo, ma anche all’abbattimento delle consolidate strutture di potere che reggono la società.

È un testo rivoluzionario in cui troviamo ovviamente la componente cristiana, ma c’è un richiamo forte all’umanità e a coloro che detengono il potere, perché i problemi ambientali vengono indissolubilmente legati a quelli sociali.

Nel mondo, gli 85 personaggi più ricchi accumulano la ricchezza di tre miliardi e mezzo di poveri, e allo stesso tempo il deterioramento dell’ambiente e quello della società colpiscono in modo speciale i più deboli del pianeta:

“Gli effetti più gravi di tutte le aggressioni ambientali li subisce la gente più povera”.

È un’enciclica pastorale, non scientifica, ma i temi vengono trattati in modo approfondito:

“Il riscaldamento causato dall’enorme consumo di alcuni Paesi ricchi ha ripercussioni nei luoghi più poveri della terra, specialmente in Africa, dove l’aumento della temperatura unito alla siccità ha effetti disastrosi sul rendimento delle coltivazioni”.

Non è ben visto il sistema capitalistico che sfrutta quei territori fin quando può, salvo poi abbandonarli lasciando interi villaggi senza lavoro.

A causare danni è l’uomo, ma ora spetta a lui (a noi) provare a trovare una soluzione:

“Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società”

Nell’enciclica sono tanti i temi trattati: si parla di rifiuti industriali, di cultura dello scarto e della necessità di un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti e anche per le generazioni future, e che richiede di limitare al massimo l'uso delle risorse non rinnovabili, moderare il consumo, massimizzare l'efficienza dello sfruttamento, riutilizzare e riciclare.

Secondo il papa, e non poteva essere altrimenti, tutte le creature sono interdipendenti per volontà di Dio:

“Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l’aquila e il passero: le innumerevoli diversità e disuguaglianze stanno a significare che nessuna creatura basta a se stessa, che esse esistono solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente, al servizio le une delle altre”

Al di là del ricondurre o meno tutto alla volontà di Dio (su cui possiamo o meno essere d’accordo), è questa la giusta metafora per ricordare che sul nostro pianeta ogni essere vivente ha un ruolo, che gli deriva dall’evoluzione e che si inserisce in un meccanismo che si è consolidato nei secoli.

Photo by Daniele Moretti. https://www.instagram.com/danieleneiposti/

Per Bergoglio "non ci servirà a nulla descrivere tutti i sintomi del degrado ambientale se non riconosciamo la radice umana della crisi ecologica".

L’enciclica è in definitiva un attacco al capitalismo e al suo modello di sviluppo, che, secondo il papa, sottrae e consuma le risorse del pianeta, ma sottrae anche tempo all’uomo portandolo così all’alienazione, all’allentamento dei legami interpersonali e alla mercificazione dei beni, dei servizi, dei rapporti e della cultura.

La spinta che ci offre l’enciclica è quella di recuperare alcune dimensioni perdute della nostra vita, iniziando dall'amore per la terra, la nostra casa comune.

Chiudiamo con un disco a cui affidiamo anche il compito di rimetterci in armonia con tutto ciò che ci circonda: ecco a voi i Sigur Rós con ( ).

È un disco bellissimo, il secondo di questi quattro ragazzi islandesi, che definire impenetrabile e misterioso è poco, così come indecifrabile è l’Islanda, terra di paesaggi maestosi e glaciali, con l’oceano, le montagne, i geyser e la natura incontaminata.

La musica dei Sigur Rós ci cattura e quasi ci trasporta in quei luoghi meravigliosi intrisi di spiritualità.

Tutto il disco è essenziale, a partire dal titolo stesso ( ) e a fare chiarezza non ci aiuta neanche il booklet che non offre praticamente nessuna informazione sulle tracce, anche’esse senza titoli.

La terza traccia del disco è forse la più bella, con un bellissimo e crescente giro di piano, ma sono tutti i belli i pezzi di questo disco. Belli e lunghi, la durata infatti va da un minimo di 6 minuti a un massimo di 13, come se questi ragazzi volessero dirci che la natura ha i suoi tempi, ed è con calma che va gustata e apprezzata.

Non bisogna avere fretta, ma il tempo ci mette sempre più ansia,

ed è ormai un parametro fondamentale per decidere se fare o meno una cosa.

Se cercate un ascolto fugace e distratto, questo non è un disco che fa per voi, perché per apprezzarlo al massimo c’è bisogno di un momento in cui la musica è totalizzante.

Ma allo stesso tempo ( ) non è così “complesso” come sembra, anzi forse è semplice, perché fatto di composizioni che per certi versi appaiono ingenue, accessibili e scorrevoli, che riesci a seguirne il lineare andamento senza particolari difficoltà.

Ci risiamo ( ) è un disco misterioso, o più semplicemente è un album da non decodificare: bisogna solo lasciarsi andare e trasportare in questa musica, immergersi in quest'opera senza opporre resistenza, come faresti in uno spazio bianco tra due parentesi, il cui senso non è stabilito in partenza.

Ora invece vi diamo un'informazione di servizio che farà piacere a molti: Planet Earth, la serie documentario che esplora il nostro pianeta, a dieci anni dalla messa in onda della prima stagione (ora disponibile su Netflix), è tornata con nuovi episodi che sono stati finalmente lanciati su BBC One a partire dal 6 novembre.

Torniamo ai tristi dati sull’ambiente e sul clima.

Il 2016 si avvia a battere una serie di primati del caldo, con una fusione dei ghiacciai della penisola antartica sempre più veloce, che rischia di scatenare un effetto domino che potrebbe alzare il livello del mare di oltre 3 metri. Inoltre la siccità sta mettendo in ginocchio anche le zone più ricche del pianeta come la California.

D’altra parte sembra che qualcosa stia già cambiando in positivo: gli investimenti sulle fonti rinnovabili hanno superato quelli sui combustibili fossili con Cina e Stati Uniti stanno seguendo l’Europa sulla via dell’abbattimento dei gas serra, inoltre nel 2014 e nel 2015 le emissioni di CO2 hanno interrotto la crescita iniziando a stabilizzarsi.

Nel frattempo il 4 novembre è entrato in vigore l'Accordo di Parigi , ratificato nel corso della Conferenza di Parigi del dicembre 2015, in cui 195 paesi hanno adottato il primo accordo universale e giuridicamente vincolante sul clima mondiale.

L’accordo definisce un piano d’azione globale per mantenere l'aumento medio della temperatura mondiale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali come obiettivo a lungo termine.

I cambiamenti maggiori si stanno avendo nel settore dei trasporti, con le vendite delle auto elettrica che sono impennate in Cina (circa 430 mila nel 2016), mentre Norvegia e Olanda hanno avviato il percorso legislativo per mettere fuori gioco le auto a combustibili fossili dal 2025. E anche il Consiglio federale tedesco ha approvato una mozione a favore del divieto di circolazione, a partire dal 2030, per le macchine non a zero emissioni.

Forse non abbiamo più tutto questo tempo.

Ora più che mai c'è bisogno di risposte rapide e concrete: oltre un miliardo di persone vive in condizioni di povertà estrema, senza accesso all’acqua pulita e all’elettricità.

Inoltre, i cambiamenti climatici incidono anche sul numero sempre crescente di rifugiati climatici colpiti da fame, povertà, malattie e conflitti.

Le conseguenze del cambiamento climatico non sono più così lontane.

Noi siamo i responsabili di tutto questo e la guerra è con noi stessi.

Noi siamo il nostro nemico e abbiamo solo noi stessi come alleato.

Inizia a far sentire la tua voce attraverso le tue storie. Iscriviti, è gratis.

Nessuno ha ancora commentato, sii tu il primo!

!
La tua sessione è scaduta! Effettua di nuovo il login e spunta Ricordati di me per rimanere sempre connesso e non perdere i tuoi progressi!
Ottimo!

Controlla la tua email per reimpostare la tua password!

×

Ops, c'è stato un errore. Riprova più tardi.

×

Sicuro che sia questa l'email?

×

Email non valida

×