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Una storia di GregorioVolpi

Ciò che non finisce mai

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Pubblicato il 28 febbraio 2018 in Altro

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Lorenzo e Marco erano amici da quando venivano portati a spasso sul passeggino dalle nonne, nel parco vicino alla chiesa. Si guardavano e si sorridevano a vicenda, come se la loro grande amicizia fosse stata già un ricordo, anziché un qualcosa dell’imminente futuro. Iniziarono a divertirsi insieme nei giochi delle suore della scuola materna e nei pomeriggi trascorsi nel giardino ombreggiato di Rita, la nonna di Lorenzo, la quale preparava ai due bambini sempre delle merende squisite. Crebbero e maturarono con la loro stessa amicizia che li legava profondamente e che gli aveva insegnato come rispettare loro stessi e le persone con cui venivano a contatto con l’avanzare dell’età.

Marco, sin dalle elementari, era il classico maschietto desiderato da tutte le ragazzine della sua classe; per la festa della donna faceva comprare a sua mamma tanti piccoli mazzetti di mimosa che lasciava sopra i banchi delle sue compagne, e, per San Valentino, regalava ad ognuna un Bacio Perugina. Lorenzo, invece, veniva preso in giro dai suoi amici per la sua corporatura bassa e tarchiata, ma a lui non interessava perché i manicaretti della nonna erano meglio di qualsiasi ragazzina della sua età. Tuttavia, questo essere incredibilmente diversi non riuscì a rompere il legame che li teneva stretti.

Dopo i tre anni di scuola media, entrambi decisero di iscriversi al liceo, Lorenzo ad indirizzo classico, Marco scientifico. Durante l’intervallo trascorrevano del tempo insieme; Lorenzo usciva dalla classe da solo, come al solito, e Marco assieme ai suoi nuovi compagni che cercava, invano, di far essere cordiali e gentili con il suo migliore amico. Una mattina, addirittura, lo picchiarono nei bagni e Lorenzo si rifiutò di denunciare il fatto alla preside. Con il tempo Marco cambiò e persino lui iniziò a trascurare il suo migliore amico, lasciandolo in disparte e motteggiandolo assieme ai suoi amici per la sua corporatura che non era affatto snella; tuttavia, il bene che gli voleva Lorenzo era rimasto tale a quello di quando erano bambini, di quando facevano merenda assieme e si rubavano a vicenda le sorprese che trovavano all’interno dei pacchetti di patatine. Marco aveva tutto ciò che un ragazzo della sua età poteva desiderare; era bello e conosciuto da tutti quelli della sua scuola, aveva un suo gruppo di amici, i quali lo ammiravano profondamente, e una ragazza mozzafiato pazza di lui. Tuttavia, stava correndo così forte nel cammino della sua vita, da non rendersi conto di quello che perdeva per strada. Sfruttava Lorenzo solamente per farsi fare le versioni di latino, unica materia a cui non andava granché, mentre, se l’amico lo pregava di dargli una mano con matematica, lo snobbava perché quelle materie erano fatte per gente sveglia, non per gli inetti come lui. La sua presunta perfezione, la sua completezza e sicurezza di sé lo avevano reso malvagio e prepotente. Una volta presa la patente, tornando a casa da scuola, faceva salire in macchina i suoi nuovi amici, lasciando tornare a piedi Lorenzo che ormai trascorreva le sue giornate da solo. Un giorno, mentre stava guidando, Marco sorpassò un’auto davanti a lui, non essendosi accorto che dall’altra corsia stava arrivando un camion che lo travolse.

Buio totale.

Si ritrovò in un luogo oscuro, appena illuminato da una candela, tenuta in mano da un essere macabro e demoniaco, pieno di cicatrici e sfregi sul viso e sulle mani. Esso si presentò, dicendo di essere il Diavolo, e accarezzò il viso di Marco con le unghie lunghe e sporche, sogghignando in maniera grottesca. Compiacendosi con lui per la sua condotta, gli disse che, siccome era stato così crudele con il suo migliore amico, voleva offrirgli la possibilità di tornare in vita, ma a una condizione. Doveva uccidere Lorenzo e portare il suo cuore al Diavolo come prova. Marco non ci pensò due volte e, ritenendo che non importasse niente a nessuno di quel ragazzo emarginato, brutto e grasso, accettò. Mentre una sera Lorenzo stava salendo le scale del suo condominio, di ritorno dalla biblioteca, Marco lo assalì da dietro, pugnalandolo con un coltello e strappandogli il cuore. Gocciolava e pulsava. Miseria se pulsava. Forse una pulsazione più vera della sua, ma Marco non si fece prendere dalla compassione. Soddisfatto di sé e pensando che tra poco sarebbe tornato definitivamente in vita, corse giù per le scale, ma, arrivato al penultimo scalino, inciampò e, cadendo, il cuore gli scivolò dalle mani e rotolò per terra, sporcando il pavimento di sangue. Marco si alzò e, quando andò per riprenderlo, dall’organo uscì una voce. <<Ti sei fatto male, amico mio?>>. Era la voce di Lorenzo.

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