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Una storia di AlessiaScipioni

Questa storia è presente nel magazine Alieno da Brivido

Ora ti sistemo Sig.Tarducci & la mano del destino

Capitolo 2

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Pubblicato il 30 marzo 2018 in Altro

Tags: Alieno Brivido FanFiction Fibra Gu

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La notte afosa e calda di agosto stava lentamente lasciando il posto al mattino afoso, Chiara aveva chiuso gli occhi a malapena, un po' per il caldo e un po' perchè doveva ancora abituarsi alla nuova dimora.

Si portò con delicatezza verso la finestra intenta a vedere l'alba che prendeva vita e con la speranza di prendere un po' di aria fresca sulla pelle che bruciava dal caldo.

Era intenta a guardare il cielo quando il rumore di una finestra la portò ad abbassare lo sguardo in direzione del suono.

"Eccolo, il cafone, ha caldo anche lui".

L'uomo dell'appartamento di fronte in effetti aveva spalancato la finestra, Chiara riusciva a vedere alla perfezione quella camera disordinata e per certi versi strana. Lui, il cafone senza nome, era sdraiato sul letto, ancora a dorso nudo e con i jeans addosso. Chiara si fermò ad osservarlo per un attimo.

"Però è carino il tizio". Pensò Chiara mentre gli occhi perlustravano ogni angolo dell'individuo.

Non aveva un fisico impeccabile ma il volto, anche se visto da lontano, era quasi perfetto, inoltre Chiara era curiosa di capire che cavolo di tatuaggi avesse, erano tanti e cosi da lontano erano appena percettibili.

Lo vide afferrare un quaderno che aveva sul comodino e afferrare una penna da dentro al cassetto, alzò le gambe per appoggiarvi il quaderno e incominciò a scrivere.

"Scrive? A quest'ora? Oh signore mio sembra adulto per il diario della giornata!".

Cosa mai poteva scrivere un uomo alle 5 del mattino? Un uomo adulto per giunta almeno secondo i sensi della vista: a Chiara era saltato lampante che avesse più di trent'anni solo nel guardarlo. La curiosità si impadronì di lei. A una certa gli saltò in mente che un uomo cosi affascinante a prima vista fosse solo, come mai? Seppur non aveva frequentato grandi giri di amicizie per via dello studio, sapeva bene che tipi del genere non passavano inosservati eppure quell'uomo per due volte lo aveva visto solo.

"Ah andiamo Chiara non sono affari che ti riguardano".

L'uomo girò lo sguardo verso la finestra e incrociò lo sguardo di Chiara, si alzò di scatto e Chiara fu presa dal panico.

"Ho aperto la finestra per il caldo e non per permetterti di farti gli affari miei - intonò l'uomo usando un tono di difensiva - quindi perchè non guardi altrove?". Cosi dicendo abbassò di scatto le persiane fino in fondo.

"Ma tu guarda questo! - intonò Chiara ad alta voce - guarda che avevo caldo anch'io per questo ero in finestra, ma chi ti credi di essere eh? E visto che ci siamo quando senti la musica signorino fallo a un volume decente che non tutti sono interessati allo schifo che senti".

Stava per andare in cucina quando sentì la risposta di lui provenire da dietro le persiane.

"Durante l'orario di non riposo io ascolto la musica che mi pare e come mi pare se non ti sta bene, o cambi casa o ti compri i tappi per le orecchie ragazzina".

Ragazzina? Chiara montò su tutte le furie.

"Adesso ti faccio vedere io quanto sono ragazzina!".

Si voltò di scatto e aprì la porta di casa, aveva tutte le intenzioni di dirgliene quattro faccia a faccia, scese le scale con l'ira nelle vene e attraversò la strada. Il portone del palazzo di fronte era aperto, salì al terzo piano e arrivata davanti alla porta suonò al campanello.

Lui da dietro la porta:

"Chi è?".

"Sono la ragazzina, apri grande uomo". Rispose secca Chiara.

Lui rispose ma senza aprire la porta.

"Torna a casa e lasciami in pace".

"Senti ... - con la coda dell'occhio osservò il nome sul campanello "Fabrizio Tarducci" - Signor Tarducci o come cavolo ti chiami, l'educazione viene prima di tutto, manco mi conosci e mi offendi, ragazzina dillo a qualcun altro visto che tu ascolti la musica da adolescente".

Chiara era in attesa di una risposta che non arrivava.

"Ehi mi hai sentito?". Ma niente dall'appartamento non arrivava nessun rumore o voce. Rassegnata tornò in casa.

"Andiamo bene sono venuta qui per studiare in pace e mi capita un cafone ignorante che si crede sto cavolo come vicino".

***

Cosimo si aggirava nel negozio alla ricerca di qualche felpa nuova, aveva già comprato un paio di scarpe zarre da ginnastica e qualche boxer. Non trovando nulla che lo soddisfacesse si recò alla cassa e pagò quel poco che aveva preso.

Uscendo dal negozio gli cadde il sacchetto contenente i boxer, si chinò per raccoglierlo quando una mano femminile si impossessò della busta.

Cosimo notò, nell'essere ancora chinato verso il basso, un paio di stivaletti rosso fuoco con tacchi vertiginosi; salì leggermente con lo sguardo e le pupille captarono dei jeans insaccati dentro lo stivale; continuò a salire, accennando a rialzarsi, la vista si posò su una felpa enorme contornata da fiori appariscenti; nel rimettersi in posizione eretta, si ritrovò il volto dell'invasata a poca distanza dal suo petto.

"Sì, ci incontriamo di nuovo, come se la mano del destino si fosse posata su di noi senza via di scampo, come quando Orlando Bloom apprese da Tia Dalma il correre del suo fato".

Eh ci incontriamo di nuovo...vorrei sapere chi ti toglie la camicia di forza la mattina! Pensò Cosimo.

"Ciao". Le rispose prendendo il sacchetto dalle sue mani. "E grazie".

Accennò a voltarsi per dirigersi verso la macchina quando la mano di Ginevra lo fermò:

"Aspetta, non puoi negare che c'è un filo conduttore che lega i nostri destini, come nella puntata seicentoventisette di Beautiful, quando Ridge sposa Taylor pur sapendo che il suo destino è Brooke".

L'unico filo conduttore che vorrei vedere adesso è quello che mi permetterebbe di legarti a un palo per poi chiamare un TSO d'urgenza! Cosimo la guardò un po' stranito, ma cosciente del fatto che non avesse tutte le rotelle a posto, decise di restare calmo.

"Senti, vado di corsa eh, devo andare a lavorare. Ti ringrazio per il sacchetto, ma devo proprio scappare". Sentì la morsa di Ginevra allentarsi e quindi sgattagliolò via prima di ritrovarsela di nuovo addosso.

Ginevra gli urlò alle spalle:

"Ti vedo di nuovo allontanarti da me come se fossi Jack Sparrow che osserva la sua Perla Nera prendere il largo senza di lui...e aspetterò il tuo ritorno, con gli occhi puntati sull'orizzonte, come se fossi Elizabeth Swann che attende di scorgere l'Olandese Volante".

Guè, senza voltarsi, gli fece un saluto con una mano, pensando: fosse bella come Elizabeth forse un pensierino ce lo farei, ma è pazza e non ha niente per cui correre il rischio di ritrovarsi a letto con la protagonista di Attrazione fatale...l'unico sollievo sarebbe quello di poterla uccidere alla fine del film! E poi finiscila Cosimo, stai pensando come il seme della sua follia!

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