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Una storia di aniretac

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La carestia al giorno d'oggi

morire di fame nel XX e XI secolo

Pubblicato il 06 aprile 2017

''Al giorno d'oggi chi incontra la morte a causa di epidemie? Chi la morte prematura senza essersi prima dovuto curare? Chi soffre la fame? Pochissime persone.''

Questo è il pensiero che accomuna gran parte delle persone poco informate, abitanti nei ''Paesi del Benessere''. Tuttavia e, aggiungo, purtroppo, non è affatto così. Superata la Grande Guerra, molti Paesi si sono a poco a poco risollevati dalla carestia, hanno ricostruito le città, gli ospedali, sono nate associazioni per preservare la pace, la salute, il Mondo in generale, ma sono altrettanti i Paesi che si sono risollevati parzialmente e quelli che invece sono scesi lentamente nel degrado più totale.

1943-1944, carestia in Bengala, India.

Gli analisti britannici imputano alla siccità il crollo della produzione agricola che portò alle carestie, ma questa è una mera menzogna. I britannici, impegnati nelle guerre in Europa (e altrove) e nell’impresa coloniale in Africa, esportarono grano dall’India per sostenere le proprie operazioni militari, causando così la penuria di cibo in India. Gli abitanti che si trovarono a vivere nelle zone colpite delle carestie vagavano senza meta, ridotti a scheletri ricoperti di pelle, e morivano a milioni. Un'altra ipotetica causa è un genocidio voluto dai britannici: per convenienza sarebbe opportuno che la popolazione mondiale rimanesse sotto i 2miliardi di abitanti.

“Odio gli indiani”, disse a Leopold Amery, Segretario di Stato per l’India, “sono un popolo bestiale con una religione bestiale […] Si moltiplicano come conigli”. A una richiesta urgente di cibo per l’India, rispose: “Se davvero il cibo è così scarso, per quale ragione Gandhi non è ancora morto?”

1945, carestia in Vietnam.

Molte furono le cause della catastrofe. La principale furono gli effetti della seconda guerra mondiale nell'Indocina francese. Gli interessi di Francia, Giappone e Stati Uniti d'America nel paese ebbero un effetto negativo sulle attività economiche dei vietnamiti. Cambiamenti militari ed economici fecero sì che la parte settentrionale del paese, storicamente appena in grado di auto-sostentarsi, cadesse preda della carestia. Anche le cause naturali, come le alluvioni, ebbero un ruolo importante.

1958-1962, La Grande carestia Cinese.

Durante questo periodo, morirono di decessi innaturali 36 milioni di persone e ci furono numerosissime nascite in meno, senza che vi fossero condizioni ambientali e climatiche sfavorevoli. Infatti le cause effettive furono il centralismo basato sull’economia pianificata e un sistema totalitario dove andavano a sommarsi sia le caratteristiche della tradizionale monarchia cinese sia il dispotismo staliniano, che per motivi economici ha fatto di tutto per provocare un calo demografico. Quale via è più semplice di un vero e proprio genocidio?

1968-1972 Siccità del Sahel in Africa.

Uccise un milione di persone e ne colpì oltre 50 milioni.

In origine si credeva che la siccità fosse stata causata dall'eccessivo sfruttamento umano delle risorse naturali della regione, con il sovrasfruttamento, la deforestazione e una generale cattiva gestione del suolo. Alla fine degli anni novanta i modelli climatici elaborati suggerirono che la siccità non fosse stata causata dall'uomo, bensì da cambiamenti climatici su larga scala.

Tuttavia, negli anni 2000, dopo la scoperta dell'oscuramento globale, nuovi modelli hanno suggerito che la siccità sia stata causata dall'inquinamento atmosferico dell'Europa e del Nord America.

1973, Carestia etiope.

L'incapacità del governo di gestire la crisi provocò la caduta dal potere dell'imperatore Haile Selassie e della giunta Derg. La siccità e l'instabilità politica contribuirono alla gravità della carestia, che si stima abbia ucciso più di un milione di persone.

Seguirono, sempre in Etiopia, altre due carestie: una nel 1985, la seconda nel 2015.

1974, carestia in Bangladesh.

la disponibilità di cibo era al suo massimo livello. Quindi, nello spiegare la carestia, non si deve guardare tanto alla disponibilità globale di cibo, quanto ai cambiamenti economici e politici che privano particolari gruppi della loro capacità di acquistare il cibo. Una politica economica sbagliata o la latitanza dello Stato dinanzi a fenomeni che possono condurre ad una situazione di fame assai diffusa (come disoccupazione di massa, sproporzionato aumento del prezzo del cibo rispetto ai salari, o una forte caduta del prezzo dei prodotti artigianali). I popoli pagano sempre con durissime sofferenze.

1997, carestia Corea del Nord

«quando la distribuzione di cibo cominciò a essere irregolare e le razioni scarse». Erano gli inizi di una delle più grandi tragedie della storia, una carestia che si portò via soprattutto tra il 1995 e il 1999 circa tre milioni di vite e causata dalla scellerata politica autarchica comunista, unita a un periodo di gravi inondazioni e alla dissoluzione dell’Unione Sovietica, che aveva sempre aiutato economicamente la Corea del Nord. «Tra il 1996 e il 1997 morirono tantissime persone, non c’era niente da mangiare e le famiglie abbandonavano i loro figli per strada. Mi è rimasto impresso un ricordo: durante un inverno freddissimo, la gente non aveva niente con cui riscaldarsi e assaliva la stazione ferroviaria per dormirci dentro. Le autorità chiusero i portoni e non fecero entrare tutti. Non so dire quante persone morirono congelate» Racconta Hea Woo.

1998 Carestia nel Sudan.

Causata dalla guerra e dalla siccità. Le piogge erano praticamente inesistenti, mentre la desertificazione avanzava, strappando sempre più terre coltivabili a popolazioni già gravemente vessate dalla scarsità di cibo.

1998 Carestia nello Zimbabwe.

Una catastrofe alimentare che ha portato alla morte 250'000 abitanti per malnutrizione, combinata ai danni provocati dalla violenta guerra civile.

Purtroppo questo genere di carestie sono una tematica ancora attuale e le cause sono le stesse, le guerre, lo sfruttamento da parte dei paesi economicamente più evoluti, i governi totalitari e la fame.

Ad esempio, gli esperti di tutto in mondo prevedono che il fenomeno climatico che chiamiamo el Nino - che ha provocato lunghi periodi senza precipitazioni, causando tassi di inquinamento atmosferico altissimi in tante città - metterà a rischio di fame decine di milioni di persone nel continente africano. La lista dei paesi a rischio è impressionante: Malawi, Zimbabwe, Etiopia, Sud Sudan, Somalia, Sudan hanno i più grandi numeri di bocche da sfamare, ma l‘agricoltura è in ginocchio anche in Nigeria, in Ciad, nella Repubblica Centroafricana e addirittura nel ricco Sud Africa, ma la lista prosegue ancora con Kenya, Uganda, Congo e Gabon.

Morire di inedia, morire di fame, è una cosa terribile ed inaccettabile. L’età delle persone non conta; la fame è indiscriminata quando si mette a mietere. Morire di fame non è come perire in un incidente o perdere la vita per una sfortunata malattia. Morire di fame comporta un lento ed incomprensibile declino del corpo e della mente, riducendo le persone ad un inguardabile ammasso di pelle ed ossa animato da due grandi occhi che paiono meravigliati ma invece sono semplicemente stupidi dal dolore e dalla totale assenza di uno dei pochi beni primari dai quali dipendiamo. E’ una cosa terribile e orribile e mentre periodicamente il mondo intero si ripromette “mai più”, ciclicamente il mondo intero si risveglia e reagisce soltanto quando in troppi sono già caduti nel baratro. Sapere che una cosa accadrà non è sufficiente per spronare l’uomo all’azione: prima di indignarsi deve vedere i morti.

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