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Una storia di P3PP4R10

Questa storia è presente nel magazine ROCKET MAN

Il cuore non è una lavanderia automatica

Città di bronzo e lacrime d'argento (Terza Parte)

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Pubblicato il 06 agosto 2018 in Storie d’amore

Tags: callcenter cittdivetro fatalismo lavoroprecario romanticismo

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“Viviamo nascosti ma siamo noi che muoviamo i fili: non vogliamo essere protagonisti, ma inevitabilmente lo siamo più di chiunque altro perché noi abbiamo visto qualcosa che i più non hanno visto. Noi figli della luna, noi operatori del call center.” (Alejandro Escovedo)



Demetrio e Margherita lavorano nello stesso call center outbound, che ha già cambiato commessa per la terza volta nel giro di un anno. I due hanno davvero poco in comune, ma nonostante questo è nata un'amicizia speciale, fatta di complicità e leggerezza. Un mix micidiale che potrebbe detonare in un'imprevedibile storia d'amore, nella migliore tradizione delle relazioni nate sul posto di lavoro. Malgrado tutto questo, la vita scorre inesorabilmente durante il turno 16:30-21:00.


Terza parte


“Demè ce l’hai i cavi per far partire la macchina? C’ho la batteria scarica, maledizione!” Fuori un’umidità atroce, Demetrio i cavi non li tiene ma aiuta lo stesso Michele, il suo collega a far partire la sua Peugeot: spingendo. E’ egocentrico come un gatto scappato dal condominio, però è uno di cuore, e nonostante il peso della sua malavita, riesce ancora di tanto in tanto ad indignarsi davanti alle storture della vita.


Crede nell’equilibrio, lui. E nel Karma: ogni azione ti porta in una differente direzione, fai del bene e riceverai bene, ma se fai del male, beh ti ritrovi a lavorare in un call center, no? Il purgatorio contemporaneo dove la generazione degli anni zero sta espiando le colpe dei padri. Ha detto proprio così quel sociologo in tv, ieri sera. Cosa avrà mai voluto dire? Demetrio questo non lo sa.


"Io so solo che c’è confusione nell’aria e il talento viene scambiato per presunzione, o peggio per accidia. Batte lo stesso il suo cuore, gira come se fosse la centrifuga di una lavatrice; sotto giri romba il motore diesel e fende la nebbia e la monotonia di una placida serata mediterranea."


“Io sono la voce, io sono presente, non so per quanto riuscirò a raccontare il mio tempo e a restare neutrale in questa battaglia che ci vede mercenari di chimere e di sogni irraggiungibili.” dice lui.


Demetrio però ha trovato il suo habitat, ci sono persone che stima e che apprezza in quel piccolo call center. Certo non è come lavorare per Endemol o per Pubblitalia, e a volte la frustrazione si fa sentire e anche lo stress, adesso poi sono mesi che non si ferma. Non si ferma mai. Ma gli sta bene così.


Si fosse fermato non avrebbe conosciuto Margherita, la Ragazza Cigno che davvero riesce a capirlo e a stimolarlo. E di cui Demetrio, anche se non vuole ammetterlo nemmeno a se stesso è leggermente invaghito. Margherita è dolce e bella. Di una bellezza atipica. Selvaggia e autentica, direbbe il poeta.


Per fortuna esiste ancora la bellezza, e il post-moderno non può farci nulla! Potrà tentare di nasconderla, in un call center, magari, tentare il gioco delle tre carte, ma quelli sono trucchetti da dilettanti. A quelli come noi resta poco, ma qualche certezza riusciamo a conservarla, e se anche non riusciamo a vincere, possiamo ancora scendere in campo e disputare il nostro match. Palla al centro, e il fiato non ci manca, nemmeno il sogno!


E se piangi ti si arrugginiscono le guance, dicono. Non dorme mai la ruggine, non ce la fanno i forti a resistere, conta solo ciò che senti, qui e adesso. Perciò mostrami le tue cicatrici e ti mostrerò il mio dolore.


Demetrio è distratto, ripensa a quando la settimana precedente il ccrm è andato in tilt: quello era il momento giusto per dire qualcosa, per far capire a Margherita cosa prova. Ci sono momenti, in cui è come se ci fosse una mistica unione, ed è lì che può nascere davvero qualcosa. Un gioco di sguardi, un momento che sembra durare per l'eternità. Poi tutti riprende veloce, i monitor, le chiamate in arrivo, tutto torna alla normalità.


C'è un treno a grande distanza che si muove attraverso la pioggia, lacrime sulle lettere che scrivo. C'è una donna che vorrei poter toccare e mi manca veramente tanto, ma lei è alla deriva come un satellite. C'è una luce al neon in fiamme. In questa foschia fumosa. C'è una bambina tra le braccia di una donna in collera ed una ballerina con i capelli dorati sul palco. Porta indietro l'orologio e volta la pagina indietro di un libro che nessuno può scrivere, nemmeno tu! Dove sei stanotte? C'è un leone sulla strada, c'è un demone sfuggito, ci sono un milione di facce da ricordare, c'è un panorama rapito mentre la bellezza si nasconde nei call center, a volte. Ho combattuto con il mio gemello, quel nemico dentro di me, fino a quando entrambi siamo caduti sfiniti. Pare che debba accadere qualcosa, ma la mia Musa è sparita in un parcheggio con un amante occasionale.


Angeli caduti in una danza rituale corrono per le strade di periferia. Una luce al neon disturba la mia malinconia e la voce di un Poeta si leva oltre la sfera del dolore. Ma questo è solo un sogno di novembre, oppure è davvero questa vita? E il cuore non è una lavanderia automatica, purtroppo!


"Forse il calore che avevo perso con le persone esisteva ancora. Forse il colore di questa giornata deriva da questo. Quei giorni sfuggenti sono ormai lontani e alle mie spalle, ma osservare le tracce che ho lasciato mi aiuta a motivare il debole che oggi sono. Terrò tutto nelle profondità della mia mente fino a quando attraverserò le stagioni. Era una spenta e malinconica mattina, eppure mi aveva immerso nella luce dei giorni migliori.”

(Jiaoshou Yi Xiaoxing)

Il cuore non è una lavanderia automatica - Città di bronzo e lacrime d'argento (Terza parte)
Il cuore non è una lavanderia automatica - Città di bronzo e lacrime d'argento (Terza parte)

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