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Una storia di Luigimai

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Una serata "mostruosa" per il suo compleanno

Il protagonista compie 30 anni la notte di Halloween, finora ha sempre trascorso compleanni "normali", cosa gli succederà oggi?

Pubblicato il 30 ottobre 2014

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Spense il computer con un gesto automatico: aveva lavorato abbastanza anche quel pomeriggio scrivendo righe e righe di codice e il capo poteva essere soddisfatto. Mario era un uomo dall'aspetto piacevole: capelli castani ribelli che formavano delle morbide onde, gli incorniciavano il volto dai tratti ben marcati, due grandi occhi castani gli conferivano un aspetto ingenuo e una bocca sottile che spesso si declinava in espressioni serie, si fondeva perfettamente coi suoi lineamenti. La sua corporatura era ben proporzionata anche se tendente ad essere esile. Tuttavia non riusciva a spiccare: sembrava grigio ed ordinario rispetto agli altri uomini, troppo impegnato a passare la vita a programmare e sviluppare software piuttosto che intrattenere rapporti sociali. In effetti non aveva molte amicizie: si trattava più che altro di colleghi e di appassionati di informatica, e poi c'era Thomas, il suo amico d'infanzia che invece era un tipetto esuberante e sempre pronto a cacciarsi in nuove avventure.

Fu proprio Thomas ad attenderlo fuori l'ufficio:"Ehi Mario, salta in auto, oggi compi trent'anni! E' un gran giorno per te ed è pure la notte di Halloween, dobbiamo festeggiare! Conosco un localino niente male!"

Mario era riluttante, non amava molto la vita notturna, tuttavia dopo aver collezionato qualche storia finita male, sentiva nuovamente il bisogno di conoscere qualche nuova ragazza e pensò che in fin dei conti una serata diversa dalle altre non gli sarebbe dispiaciuta.

Aprì la portiera e salì nell'auto, notando che Thomas era già vestito per la festa: indossava una tunica nera su cui spiccavano delle candide ossa.

"Guarda dietro al sedile, ho portato un costume anche per te!"

Mario si voltò e vide una scatola da cui fuoriusciva un costume da zombie.

La serata poteva iniziare!

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Thomas parcheggiò l'auto in un vicolo vicino al centro e con voce eccitata si rivolse a Mario: "Sbrigati a cambiarti d'abito: in questo locale il dress code impone di vestirsi in maschera! Sarà pieno di ragazze gotiche strette in corsetti succinti e di diavolette peccaminose!Prevedo gran divertimento stasera!"

Mario cercò di placare l'entusiasmo di Thomas, che, a causa della sua esuberanza, in passato aveva avuto modo di discutere animatamente con qualche fidanzato arrabbiato o con qualche ragazza infastidita dalle troppe attenzioni. In quelle occasioni a Mario toccava il compito ingrato di calmare le acque, così, grazie alle sue doti diplomatiche e all'innata calma, riusciva sempre a salvare la situazione.

Questa volta però non aveva voglia di bruciare la serata a causa delle bravate dell'amico, quindi pensò tra sé che non si sarebbe intromesso per tirargli via le castagne dal fuoco.

Percorsero due isolati a piedi, addentrandosi in un rione sconosciuto a Mario, e poi svoltarono l'angolo.

Il "Bohemian" era un locale dal gusto retrò: un sipario rosso scarlatto dagli ampi drappeggi celava l'entrata, sulla quale svettava l'insegna al neon. Due uomini nerboruti vestiti interamente di nero, come becchini, controllavano gli ingressi e tenevano a bada la fila di giovani che attendeva il proprio turno per entrare. Thomas e Mario si aggiunsero alla coda, aspettando pazientemente il proprio momento.

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Il becchino di destra lanciò un'occhiata ai due, ma non trovando niente da obiettare, fece cenno di entrare.

I loro occhi impiegarono qualche minuto per abituarsi completamente alla penombra in cui era immerso il locale, illuminato soltando da dei candelabri appesi alle pareti. Sul palco un gruppo gothic metal suonava una musica triste, accompagnando la bella cantante, dalla voce così intensa da penetrare dritta nell'animo. Mario rimase ipnotizzato da quelle noti struggenti e dovette constatare che il posto non gli dispiaceva affatto.

Thomas, in uno stato di esaltazione, lanciava occhiate alle ragazze presenti in sala, concentrandosi particolarmente su una brunetta dagli occhi profondi e il vestito scollato. La ragazza ricambiò gli sguardi, struzzicando la fantasia di Thomas che decise di lanciarsi in un abbordaggio, lasciando Mario da solo.

Così Mario si sedette su un divanetto di velluto rosso e, con occhi curiosi, si mise a scrutare i presenti in sala. Era così intento ad osservare una coppia con abiti ottocenteschi da non accorgersi che nel frattempo una ragazza si era seduta accanto a lui.

Girandosi, scattò per lo spavento, ma subito sul volto la paura si trasformò in stupore: "Aurora?Sei davvero Aurora?"

"Mario! Ma allora ti ricordi di me! Sono davvero contenta di averti rivisto!", rispose, aprendosi in un sorriso. Mario ricordò quando si erano frequentati anni fa, ai tempi delle superiori: all'epoca era una graziosa ragazza dai capelli rossi e gli occhi verdi, timida e dolce. Il tempo l'aveva trasformata, rendendola bella come un cigno, con quel viso delicato incorniciato da boccoli rossi. I suoi occhi, protetti da lunghe ciglia, avevano il colore del lago, e incrociandone lo sguardo, Mario temette di potersi smarrire. Tuttavia qualcosa era cambiato in lei: la timidezza aveva lasciato posto ad una certa malizia, dovuta alla consapevolezza della propria bellezza e alla sicurezza di sé. Indossava una gonna di pizzo, esageratamente corta, che lasciava scoperta gran parte delle lunghe gambe e un corsetto rosso aperto sulla schiena in modo da lasciar spuntare un tatuaggio.

Iniziarono a parlare come se si fossero conosciuti da sempre: Mario raccontò del proprio lavoro e della monotonia della propria vita, totalmente diversa dalla frenesia artistica in cui era immersa Aurora, che era riuscita a diventare una pittrice piuttosto affermata. Lei gli raccontò di viaggi e continui spostamenti, di vernissages e feste eleganti. Mario la osservava rapito, lasciando viaggiare l'immaginazione.

Ad un tratto Aurora esordì: "Ricordi noi due da ragazzi? Di quanto eravamo innamorati? Mi ricordo come se fosse ieri: era il tuo compleanno, il 31 ottobre, esattamente come questa sera, e noi eravamo a passeggiare nei giardini, faceva molto freddo così mi stringesti a te per riscaldarmi.

E fu così che ci baciammo per la prima volta. Provavo un sentimento così forte per te; il cuore mi si era spezzato quando dovetti partire per seguire mio padre, che aveva cambiato lavoro, costringendoci a trasferire in un'altra città. Ho davvero pianto tanto e non ho mai avuto modo di chiederti scusa, perciò lo faccio ora."

Sam rimase stupito da queste parole, non si sarebbe mai aspettato un discorso così intimo, né che ricordasse la data del suo compleanno dopo così tanto tempo, e arrossendo, farfugliò: "Non preoccuparti, non devi chiedermi scusa!"

"Mario, credi nel destino?Non penso sia un caso, di esserci reincontrati proprio la notte di Halloween."

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Aurora si alzò e, prendendo per mano Mario, gli promise di portarlo in un posto speciale, che solo lei e pochi altri conoscevano: doveva dirgli qualcosa di importante.

Mario la seguì fuori dal locale; il vento gli punzecchiò le guance: faceva davvero freddo e la luna sembrava sparita dietro un velo di nuvole scure.

La segui lungo stradine strette, scalinate e vicoli, finchè giunsero davanti ad una casa fatiscente.

Aurora estrasse dalla borsetta una chiave arrugginita, con la quale aprì la porta, facendo cenno di seguirla.

Poi si chinò e, frugando sul pavimento, individuò la maniglia di una botola, che sollevò con un rapido gesto.

Dei ripidi scalini li portarono in una cripta, illuminata da ceri d'incenso. Non erano soli: due giovani ed una ragazza li stavano aspettando.

"Aurora, finalmente!" esclamò la ragazza dai lunghi capelli neri, venendole incontro.

"E così questo sarebbe il famoso Mario?Un tipo davvero interessante" aggiunse poi, con sguardo ammiccante.

Il ragazzo dai capelli castani lo squadrò da capo a piedi, commentando soltanto con un "Sono d'accordo".

Il ragazzo biondo, più cordiale, si rivolse a Mario, spiegandogli come Aurora non lo avesse dimenticato, organizzando tutto questo solo per lui. No, non era stato il caso a recapitare a Thomas il volantino della festa al locale: tutto era premeditato per portare Mario in quella cripta.

Mario, interdetto e spaventato, senza accorgersene si ritrovò a tremare, sebbene cercasse di trovare una spiegazione razionale a quel che stava accadendo. Notò che quei volti terribilmente pallidi erano tutti rivolti verso di lui, in attesa di un suo movimento.

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Fu Aurora a rompere il silenzio: "Quando ci lasciammo, non fu solo perchè dovevo trasferirmi: il motivo reale era un altro. Non potevo rivelartelo, non avresti capito, così ho atteso con pazienza per anni ed ora il momento è arrivato. Li vedi questi? Non fanno parte del costume!" disse, indicando due candidi ed affilati canini.

La paura invase Mario, forte come un pugno sullo stomaco. Crollarono le certezze, spazzando via la sua innata razionalità: non era possibile, non riusciva a crederci, eppure stava accadendo davanti ai suoi occhi.

Il ragazzo dai capelli castani, intuendo l'incredulità di Mario, gli fornì subito una dimostrazione pratica: senza mai staccargli lo sguardo di dosso, si avvicinò alla ragazza dai capelli neri e le morse il collo. Durò qualche secondo, ma a Mario sembrò di scivolare nel terrore per l'eternità. Vide il sangue gocciolare dalle labbra carnose del ragazzo e la ragazza sorridere compiaciuta.

Gli occhi sbarrati, il panico.

I pensieri si mescolarono all'angoscia, confondendo i contorni della stanza: stava per svenire.

Ma Aurora lo afferrò per la mano e gli sussurrò dolcemente: "Non devi temere: nessuno farà niente, se non lo vorrai. Però, se lo desideri, potrai raggiungermi nella mia notte senza fine, lasciando alle spalle il tuo passato, la noia e la monotonia, per divenire mio compagno per l'eternità. Se mi sceglierai, torna qui domani sera, ti aspetterò."

Stringendo la gelida mano sul braccio di Mario, lo portò fuori da lì, e, senza aggiunger altro, svanì con la stessa rapidità con cui era apparsa.

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Giunse presto l'alba e Mario si trovò a vagare senza meta per le vie di quella città che aveva sempre creduto di conoscere bene, ma di cui in realtà non sapeva nulla.

Persone, odori, colori: le strade pulsavano di vita. Ma come sarebbe stato osservare quelle stesse persone con gli occhi delle tenebre? Cosa si provava a svegliarsi al tramonto, senza mai più abbracciare la luce?

Mario sentiva di essere attratto da Aurora: non riusciva a credere che lei lo avesse osservato dall'ombra per tutti questi anni, e in un un certo senso, seppur inquietante, lo trovava anche un gesto estremamente romantico. Era forse lei l'amore che attendeva?

Era questa l'opportunità insperata di cambiare il corso della propria vita?

Passò la giornata a formulare domande nella propria mente, talmente concentrato nei propri pensieri che, senza accorgersene, si ritrovò nuovamente davanti alla vecchia capanna: forse valeva la pena conoscere le risposte.

La porta era socchiusa; non appena entrò, l'oscurità lo avvolse.

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