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Una storia di TurelCaccese

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CRIATURE: We Have Assumed Control (3/9)

3/9: By The Numbers

Pubblicato il 05 giugno 2017

(2000)

Sette. Erano ormai sette minuti che risuonava nella camera da letto una canzone Nu Metal impostata come sveglia sul cellulare di Otis. Il Display illuminava la copertina dell’album:

Una struttura molecolare, il nome della band sillabato come in una tavola periodica, il corpo e la pelle di un neonato e nell’ angolo destro, l’immancabile etichetta “Parental Advisory Explicit Lyrics”. Ancora nessuno aveva premuto il pulsante di spegnimento. Anzi, proprio mentre le corde a vuoto distorte accordate in Re accompagnavano le grida del cantante, Otis stava vivendo all’interno della sua mente uno strano sogno. Qualsiasi cosa stesse sognando Otis in quel momento, sembrava alquanto importante perché non riusciva in nessun modo a prendere coscienza con la realtà. Ogni tentativo di controllo sulla propria coscienza risultava vano. Quando finalmente Otis aprì gli occhi, uscendo dal turbine della propria immaginazione, la sveglia aveva ricominciato la canzone da capo per la quinta volta. Otis, con gli occhi sfuocati, allungò una mano alla ricerca del telefono appoggiato sul comodino ma non lo trovò. Cerco di avvicinare la mano all’altoparlante. Il telefono vibrando era caduto a terra, stranamente illeso. Oto provò a mettere a fuoco. Ci mise circa 4,78 secondi per focalizzare l’ora sul display e ci mise circa 0,23 secondi per formulare la frase di senso compiuto “Oh cazzo!”. Difatti, erano le 7 del mattino, ben 2 ore di ritardo rispetto a quanto aveva programmato di svegliarsi per raggiungere con un minimo di anticipo il paesino di San Cupo.

Otis si diede una sciacquata veloce, provò anche a lavarsi i denti e pettinarsi cercando di ottimizzare i tempi ma si ritrovò semplicemente con i capelli pieni di dentifricio.

Prima che la situazione gli sfuggisse di mano, si fermò, chiuse gli occhi, trattenne il respiro ed iniziò a contare mentre il sogno che fino a quel momento era così vivido, sparì del tutto, senza lasciargli neppure un barlume di ricordo. Agitato dalla presa di coscienza, sapeva che la rabbia avrebbe potuto prendere il sopravvento da un momento all’altro, facendo sfumare ogni suo possibile tentativo di fare le cose in maniera corretta. Si fermò per un istante e cominciò:

“Uno”, inalò dal naso, soffiò dalla bocca.

“Due”, inalò dal naso, soffiò dalla bocca.

“Tre”, inalò dal naso con più energia. soffiò dalla bocca. Gli balenò un pensiero nella testa per pochi istanti ma cercò di non concentrarsi sulla sagoma sfocata che stava prendendo forma nella sua testa.

“Quattro”, inalò dalla bocca, soffiò dalla bocca.

“Cinque”, inalò dal naso, soffiò dalla bocca.

Otis aprì gli occhi e senza guardarsi troppo intorno, si diresse verso la cucina. Prevedendo che qualcosa sarebbe potuto andare storto, la sera prima aveva appoggiato sul tavolo tutto l’equipaggiamento di cui avrebbe avuto bisogno al suo risveglio. L’equipaggiamento era composto dai seguenti oggetti:

N. 3 chiavi:

- chiave della porta d’ingresso;

- chiave della Marbella 1998 Sprint in dotazione da quasi 20 anni e che più di una volta lo aveva lasciato "appiedi" in passato, ereditata da un vecchio zio che aveva optato per una panda color giallo ottimista;

(1998)

- chiave della vecchia sala prove dove Ottone Otis Sinici continuava ad andare spesso e volentieri da solo, dato che i vecchi membri della sua band avevano intrapreso strade che poco avevano a che vedere con la musica. Quel luogo era l’unico posto in cui riusciva a distaccarsi da ogni possibile connessione online e dal resto del mondo in generale.

N. 4 accendini:

Era tipico di Otis chiedere un accendino per poi metterselo in tasca involontariamente. Il suo record è stato di 9 accendini nell’estate 2013, durante il concerto dei Fuzz Orchestra alla festa della Birra di Ceppaloni.

N. 1 zaino:

Contenente il computer portatile con annesso caricabatterie e diversi quaderni, oltre che a del materiale stampato la sera precedente, prevalentemente pdf di articoli giornalistici, una piccola rassegna stampa di quello che era accaduto nelle ultime 24 ore. Materiale stampato per precauzione. Nel 2017 nessun dispositivo a batterie con una connessione internet sarebbe stato in grado di reggere più di cinque ore di autonomia. Soprattutto a San Cupo, uno dei paesi del sud Italia con la minor copertura di rete della provincia. Meglio stamparsele le cose importanti.

N. 1 marsupio attrezzato:

All’interno l’immancabile taccuino con penna, un paio di pacchi di fazzoletti di carta, un paio di chiavette usb con formattazione FAT32, il Kit del fumatore accanito spilorcio composto da tabacco, cartine e filtrini.

Quella mattina non c’era tempo per preparare il caffè. Otis si diresse direttamente sulla strada, alla ricerca della sua macchina. A distrarlo però, un insolito movimento all’interno delle strade. Sembrava quasi la giornata del mercato settimanale, tanto era il traffico che riversava sulla via. Otis ebbe un brutto presentimento. Aprì il portabagagli e ci appoggiò lo zaino con computer e materiale stampato. Il portabagagli di Otis, data la poca affidabilità dell’autovettura, conteneva sempre un mini kit di sopravvivenza alquanto grezzo, costituito da:

- una tenda montabile che poteva contenere un massimo di due persone;

- un sacco a pelo, delle bottigliette d’acqua (ormai poco potabili);

- un ombrello marrone;

- un paio di giubbotti di scorta.

Mise in moto la macchina, parcheggiata in via Chiassetto Stiscia, zona Trappeto (termine di origine salentina che stava a significare Frantoio sotterraneo, dato che il borgo in questione, un secolo prima era popolato da agricoltori e produttori d'olive) del comune di Loggia San Felice a 28,7 Km da San Cupo ai Monti e fece qualche manovra per uscire da una fila di auto parcheggiate, manovra che gli capitava di fare solo il 15 Maggio, festa patronale e anniversario della fondazione della piccola chiesa situata a 200 metri da casa sua. Otis uscì dalla piazza e imboccò una stradina secondaria di campagna con cui poteva risparmiare all’incirca 8 Chimoletri (tenendo però in considerazione che la velocità dell’autovettura non avrebbe superato i 50 Km/h data la strada impervia e franosa).

Trenta Chilometri sembravano facilmente raggiungibili in una mezz'oretta, ma non quel giorno. Quel giorno le impercorribili curve e i tragitti sterrati che collegavano San Cupo al resto del mondo, si ritrovarono ad ospitare centinaia di autovetture che, confuse da navigatori satellitari in difficoltà, si riversavano una sull’altra in una sorprendente e destabilizzante coda. A risentirne maggiormente erano quelle persone che per lavoro, passavano su quelle strade deserte tutti i giorni, chi per raggiungere il proprio cantiere, chi per arrivare alla fabbrica dei raccordi meccanici del paese vicino, chi invece per offrire riparazioni idrauliche. Quella mattina fu il caos per tutti e quando Otis se ne rese conto, a distanza di una dozzina di Chilometri dall’arrivo a San Cupo, ormai era nel bel mezzo della coda, bloccato, senza possibilità di tornare indietro, con l’unica scelta di proseguire avanti a passo d’uomo fino all’arrivo in paese.

Otis ebbe un attimo di esitazione, dopodiché, in maniera del tutto automatica, per evitare che una raffica di imprecazioni si unissero all’ afonico accompagnamento musicale che i clacson stavano regalando in quelle strade di campagna, prese a caso una delle penne USB e la infilò nello stereo. Fino a quel momento Otis aveva cercato di raccogliere notizie dalla radio ma per circa un ora di tragitto, nessun indizio, nessun sospetto, una montagna di supposizioni basate sugli abitanti del luogo, ancora nessuna dichiarazione ufficiale dal maresciallo Parodi o dal commissionario del nord che seguiva il caso, i pochi giornalisti che erano riusciti a portare il microfono alla bocca del commissario o del sindaco non ne avevano ricavato nulla. Ma ora, con la presa di coscienza sull’impossibilità di giungere a destinazione, Otis decise d’impulso di passare dall’informazione radiofonica alla musica. Dopo aver inserito la penna USB, iniziò di nuovo a contare. Contare i numeri sembrava il miglior modo per rimanere calmi e il suono dello stereo avrebbe aiutato a gestire meglio la situazione in mezzo al disordine e all’agitazione che sovrastavano ovunque lungo il percorso.

Mentre lo stereo visualizzava la scritta “Loading...” Otis chiuse gli occhi, si fermò per un istante e cominciò:

“Uno”, inalò dal naso, soffiò dalla bocca.

“Due”, inalò dal naso, soffiò dalla bocca. Gli balenò un pensiero nella testa per pochi istanti ma cercò di non concentrarsi sulla sagoma sfocata che stava prendendo forma nella sua testa.

“Tre”, inalò dal naso, soffiò dalla bocca. Partì una canzone in shuffle dallo stereo.

“Quattr--”, aprì gli occhi riconoscendo la canzone. Lo schermo dello stereo visualizzava “Waiting” dei Porcupine Tree. Quel qualcosa nella sua testa prese forma in un lampo.

(1996)

Waiting to be born again,

Wanting the saddest kind of pain,

Waiting for the day when I will crawl away,

Nothing is what I feel,

Waiting for the drugs to make it real,

Waiting for the day when I will crawl away,

Waiting to be disciplined,

Aching for your nails across my skin,

Waiting for the day when I will crawl away...

(1996)

Aspettando di rinascere,

Volendo il dolore più intenso,

Aspettando il giorno in cui stricierò via,

Non sento nulla,

Aspettando le droghe che lo rendano reale,

Aspettando il giorno in cui striscerò via,

Aspettando di essere disciplinato,

Dolorante per via delle tue unghie sulla mia pelle,

Aspettando il giorno in cui striscerò via,...

(Steven Wilson)

Otis perse la lucidità. Durante quegli istanti impetuosi, aprì lo sportello dell’auto ormai bloccata nel traffico e uscì fuori dall’autovettura con un balzo. Si diresse entrambe le mani alla testa. Strinse i denti. provò a respirare dalla bocca ma un rantolo gli attraversò la gola e lo portò a tossire. Otis si piegò su sé stesso mentre si portava una mano alla bocca per coprire qualsiasi tipologia di liquido corporeo che stava fuoriuscendo da essa. Non riuscì più a mettere a fuoco le cose. Si stropicciò gli occhi più volte mentre tutto ad un tratto i ricordi del suo sogno ritornarono a galla da qualche zona remota del suo subconscio. Ad evocarli era stata proprio quella canzone. Provò a mettere a fuoco. Ci mise circa 4,78 secondi per focalizzare di nuovo la strada e ci mise circa 0,23 secondi nel notare una persona che correva verso la sua direzione. Con il sole negli occhi Otis riconobbe solo il vestiario dell’uomo. Si trattava di un ordinaria tenuta sportiva da corsa domenicale ma il sole non gli permetteva di focalizzare l’attenzione sui connotati del volto. Il corridore si avvicinò con passo svelto verso Otis rallentando passo dopo passo fino a fermarsi ad una mezza dozzina di metri. Quando si fermò, l’uomo si chinò per riprendere fiato e solo quando la sua sagoma si spostò dal sole Otis riuscì ad intravedere dei lunghi capelli mantenuti da una fascia intorno alla testa, una lunga barba folta e un paio di occhiali da sole. Otis guardò il misterioso sportivo meravigliato, ma dopo aver identificato quel volto a lui noto, esclamò:

“Michè!”

Michele fece cenno con la mano dell’impossibilità di rispondere almeno fin quando l’ossigeno non fosse ritornato al cervello permettendogli di formulare una frase di senso compiuto. Sette secondi. Sette. Poi finalmente Michele rialzò lo sguardo e con una faccia insolita e minacciosa disse con tono serio:

“Torno da San Cupo Otì...”

Otis realizzò da quale direzione Michele fosse sbucato, si trattava di un sentiero interno, nessuna strada batuta. Michele era solito conoscere un sacco di vie interne data la sua passione per la corsa. Il fatto che fosse andato a piedi e tornato era più che plausibile perché con il percorso interno, che includeva anche delle piccole arrampicate, si poteva risparmiare metà del tragitto rispetto alla strada asfaltata. Trepidante d’emozione Oto Sinici, riuscì solo a spalancare gli occhi e chiedere:

“...E quindi? Dimmi!”

Michele scosse la testa in segno di disapprovazione e si avvicino di un metro. Otis non aveva mai visto la faccia del suo amico in quel modo, sembrava quasi il volto di un uomo che aveva incontrato il diavolo in persona. Michele lo guardò negli occhi mentre continuava, più lentamente adesso, a riprendere fiato, si avvicinò alla macchina e aprì il bagagliaio mentre Otis lo guardava immobile a due passi da lui. Infilò le mani nel vano dell’auto e tirò fuori la tenda di Otis. Prese poi la borsa che conteneva la tenda e passò ad Otis il suo zaino. Otino, confuso, afferrò lo zaino ma non ebbe il tempo di chiedere il motivo di questo gesto. Il corridore si avviò di nuovo verso la zona boscosa da cui era comparso, girato di spalle, in direzione del sentiero fitto di alberi, rami ed erba.

“Otì, se vuoi sapere cosa diavolo sta succedendo, seguimi. E alla svelta!

Disegni: Roberto Guerinoni (Uomini e Lama)

Foto: Marcello Rubino

Album: Signify and Waiting, Porcupine Tree - Art by John Blackford

L'intro di basso nella sigla è tratta dalla canzone Over the Electric Grapevine dei Primus

WE HAVE ASSUMED CONTROL

i. Attention to All Planets of the Solar Federation...

ii. #SanCupo

iii. By The Numbers

iv. コモレビ / アスパラゴ

v. ontwaken

vi. OBEY

vii. Vermillioncore

viii. Ignis Fatuus

ix. Mêlée Island

Cos' è CRIATURE?

Criature è un progetto di scrittura creativa ideato da Flavio Ignelzi e Antonio Furno a cui tutti possono partecipare. Questa che state leggendo è la storia di Andrea Turel Caccese ma potete leggere le altre storie (e avere maggiori info su come partecipare) a questo link.

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