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Una storia di Jelena

Questa storia è presente nel magazine Pillole del giorno prima

Anna e il tempo

E' mercoledì, appuntamento con Anna

Pubblicato il 07 febbraio 2018 in Altro

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Il tempo mi ha sempre creato numerosi problemi, il suo scorrere si poggia come un velo su un'abat-jour, affievolendo tutte le luci della mia vita, una patina che appanna gli occhi che spesso tengo aderenti al terreno, forse per paura di perdermi o per paura di cadere in un sottosopra in cui passato e futuro si fondono, in cui ogni cognizione viene dissolta. Io e il tempo non siamo mai andati d'accordo, a quattro anni già sapevo leggere l'orologio, prezioso amuleto che tutt'ora tengo ben saldo al polso. Tic-tac. Suono trascurabile quando la ruota gira senza intoppi, quando le ore hanno i colori pastello della tranquillità, ma quando si incontrano i sentieri sterrati, quando a questi si aggiungono i tratti scoscesi quel ticchetio si trasforma in una tortura spacca timpani. Mi sono sempre chiesta chi ha determinato la sequenza delle cose, chi ne ha deciso l'intermittenza, e non mi riferisco al giorno e alla notte, per quello dovrei rivolgermi ai piani alti e credo di non averne la facoltà per il momento, piuttosto mi domando cosa ci porti ad indugiare su alcune decisioni e ad affrettarci su altre.

Sono un'etichettatrice seriale, attacco date di scadenza ad ogni cosa: sentimenti, amicizie, lavori e progetti, e poi per una giusta legge del contrappasso dimentico lo yogurt in frigo per mesi interi. Qualche anno fa ho intravisto il mio primo capello bianco, ne ho riso con le amiche, ma una volta a casa riguardandomi allo specchio ho visto comparire anche per me una data di scadenza. L'ho vista sulla fronte, tra quelle rughe d'espressione che stanno diventando via via più decise, tra la stanchezza che non riesco a recuperare, tra i weekend di folli a che rimando, tra gli amici che diminuiscono e lasciano il posto ai famosi pochi ma buoni. Il tempo è relativo, questo è vero, è poco per una mamma che ha un bambino malato, è troppo per chi soffre una perdita incolmabile, è perso quando un sentimento si scontra con un muro di indifferenza. E' un regalo che qualcuno ha deciso di farci, è un contratto a tempo determinato che dovremmo sfruttare e spremere fino all'ultima goccia, eppure io ne ho sempre avuto il terrore. Ho perso delle persone, ho investito giorni a rincorrere chi fuggiva da me, ho aspettato che qualcosa cambiasse, ho un bagaglio di ricordi che inizia a pesare e che non so svuotare perchè tutto mi sembra prezioso e superfluo al tempo stesso. Avanti veloce mi rende nervosa, mentre potrei tranquillamente vivere in un rewind perenne, ripercorrere strade già battute, conoscerne a memoria ogni passo già percorso. Ma tutto si evolve, inesorabilmente, con o senza le nostre paure, con o senza di noi.

Una cosa che ho imparato però è che, come nella moda, tutto torna, ogni cosa sale su una cabina della ruota panoramica, fa un bel giro e torna con lo stesso abito con cui è salita.

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