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Una storia di CuorDiPolvere

Questa storia è presente nel magazine LeFou

La malattia

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Pubblicato il 10 marzo 2018 in Fantasy

Tags: Steampunk

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Soffrivo, scoprii, di una rarissima e grave malattia. Del nome vollero risparmiarmi, dicevano, aveva il sapore di quelle parole che si fraintendono facilmente. Ne parlo così perché ne soffro ancora.

M’invitarono, dopo gran consiglio, a prendere di penna il morbo: con zelo mi diedi alla ricerca, giacché il rifiutare m’era impossibile a cagione della mia disgrazia.

Questo malanno per me senza nome mi fece terremoto, e presero ad aprirsi in me certi occhi che prima erano chiusi.

Nelle fiamme dei camini, nei falò, nelle candele e nelle braci vedevo un colore ch’era come il sangue, ed era rosso e viola mischiato insieme. La visione di questo mi fece immaginare un mondo intero.

Amai la sera che mi pareva il tramonto il momento migliore fra tutti: quel cremisi lì acceso alle finestre, le urla delle macchine e degli uomini, del vento e del mare nelle grandi distanze.

Mi chiesero quale fosse il posto migliore in assoluto. Pensai al mio scrittoio, quello di quercia, ma poi mi parve di vedere una specie di torre tutta storta, con travi e chiodi; e i marchingegni a vapore giravano, il tempo si fermava e tornavo nuovamente infante, insieme agli amici di una vita, a vederci vivere e morire.

Risposi che quello era il posto migliore, ma che non c’era, l’avevo costruito con l’immaginazione, ci vivevo dentro come un corpo, perché la mia casa è il fuoco che mi brucia in petto.

I lampioni mi si trasformano in torce accese da trampolieri erranti, le vie mi paiono antiche di cent’anni e abbandonate, eppur non mi dispiacque.

La chiamai Febbre del Vapore, perché pensavo che quelle cose meccaniche che mi pareva di vedere dappertutto, fossero in qualche maniera alimentate con quel vapore lì, che vedevo uscire dai posti più disparati.

Non ero l’unico caso, mi dissero, e vollero presentarci. Ma loro non sapevano che noi c’eravamo conosciuti anni prima, sopr’a un Faro. Accendemmo un grosso falò, là sopra, e nacque la nostra amicizia.

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