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Una storia di Domenica

Amleto

Chi sa, capirà

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Pubblicato il 24 maggio 2018 in Spiritualità

Tags: amletotrenofischioShakespearebasta

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La pazzia...

Bhe, cari signori e signore, la pazzia non è altro che la libertà di esprimere il proprio disagio.

Se fossi pazza non dovrei reprimere tutto questo, intendiamoci, questo che c'è qui, qui nella mia testa, (o nel mio stomaco?).

Se fossi considerata pazza non dovrei nascondermi, sarei giustificata per tutto ciò che faccio.

Urlare, rompere cose, sbattere porte, picchiare forte qualcuno, tirare i capelli a qualcun altro.. O altra.

Se fossi considerata pazza,o meglio, se mi facessi considerare pazza, potrei fare tutto questo liberamente.

I miei gesti sarebbero giudicati come gesti senza senso. E sarei anche "compiatita" .. ma che poi esiste davvero il verbo "compiatire"? Io sapevo si dicesse "compatire" senza una "i" di troppo.

Bhe vabbè, da me si dice così per dire che convenzionalmente la gente decide di provare pena per qualcuno e giustificarlo per le brutte (o penose) azioni che fa a seguito di quello che credono essere un trauma, perché crede di capire il dolore che sente.

Crede di capire la lacerazione dell'anima subita che ha portato alla pazzia.

Ma loro no, non sono pazzi.

Loro non urlano, non rompono cose, non sbattono porte, non picchiano i loro simili.

E nemmeno io lo faccio.. No, nemmeno io.

Eppure...

Eppure io urlo ogni volta che mi sento fragile e arrabbiata, solo che dalla mia bocca non esce nulla, da fuori sono muta, con gli occhi spenti.

Eppure io rompo le mie ossa ogni volta che mi impongo di restare immobile quando qualcuno mi attacca.

Le porte le sbatto, sì, ma in faccia a me stessa ogni volta che mi viene la pazza idea di liberarmi da tutto ciò, l'idea di andare via, l'idea di piantare tutto in asso per respirare un po' d'aria fresca al mare, o l'idea di uccidere chi mi sta soffocando.

L'idea di farla finita.

Mi sbatto le porte in faccia, perché le sbatto in faccia a quelle me che hanno questi desideri: non posso permettere loro di lasciare aperte quelle porte.

Strano eh? C'è più di una me dentro di me. Chi l'avrebbe mai detto?!

E vi dirò di più, a volte queste diverse me iniziano a litigare tra loro arrivando addirittura quasi ad uccidersi, ma non vi preoccupate, non glielo permetto.

Arrivo giusto in tempo per fermarle e metterle in punizione, come mia madre faceva quando mi schiaffeggiava forte sulle guance quando io bimba mi arrogavo l'ardire di oppormi a qualche giusta frase dei grandi.

Che esseri misteriosi i grandi.

La piccola me alla fine smise di parlare, smise di farsi domande, o meglio, di porle apertamente, a farsele se le faceva, e infine smise di esporre il suo essere in contraddizione col mondo dei grandi.

Se lo teneva per se.

Non avrebbe potuto fare cosa più sbagliata.

Perché poi alla fine ha ricacciato tutto dopo qualche anno, straripando dopo anni di diluvi.

Ha rotto la diga.

Certe volte mi mordo i polsi, per soffocare il pianto.

Certe volte mi metto le mani nei capelli e involontariamente inizio a tirarli, per strappare via tutti i brutti pensieri che certe volte mi vengono.

Certe volte mi chiedo il perché.

Certe altre mi chiedo il come.

Altre ancora mi chiedo fin dove arriverò così.

E se fossi pazza davvero?

No, impossibile, finché terrò tutto per me come fanno tutti quanti non lo sono per davvero.

Che poi sarebbe un per davvero per gli altri.

Beato Amleto che è riuscito ad oltrepassare questo limite di consapevolezza e restare comunque in equilibrio.

C'è da uscirne pazzi, dico sul serio.

No, però, no, non sono pazza.

Però, intanto... Intanto, il treno ha fischiato.

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