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Una storia di Intertwine

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Intervista a Dario Greco: migliore autore di gennaio.

Pubblicato il 27 febbraio 2017

"Mi piace pensare a come l'uomo abbia trovato la strada per le stelle e per il suo futuro di essere senziente, anche attraverso la creatività, il raccontare e raccontarsi storie"

Da qualche mese su Intertwine sono state introdotte le classifiche e, come promesso, l’autore con maggiore seguito viene intervistato, per permetterci di conoscerlo meglio.

Ad ottobre è stato il turno di Emanuele Visciglio, a novembre “la palla” è passata a Simone Paparazzo, mentre a dicembre è toccato a Pasquale Aversano (in arte Skull) parlarci di lui.

Il “primo miglior autore” del 2017 è stato Dario Greco, un autore un po’ fuori dalle righe, come quest’intervista che sta per iniziare.

Dario Greco

:: Ciao Dario, prima di tutto complimenti per il titolo di “autore del mese”. Le tue storie non sono mai banali, a partire dai titoli, ma qual è quella a cui sei più legato?

Senza doverci pensare il primo che scrissi per Intertwine, Listen to the Autumn – Ascoltare l'autunno. È quello di cui vado più fiero e sono soddisfatto anche del risultato finale. Mi piace molto Van Morrison, come musicista, e credo di avergli reso un omaggio davvero sentito. Poi sicuramente non è stato difficile per me scrivere quel testo, dato che il tema scelto era davvero nelle mie corde, e non intendo solo a livello musicale. L'autunno ormai da qualche tempo è la mia stagione preferita dell'anno. Quella che più mi rappresenta ed è fonte di ispirazione per quello che faccio, non solo in termini di scrittura creativa. Anche emotivamente, spiritualmente...

:: Scrivi tanto, sia per passione che per lavoro. Ma di sicuro fai anche altro nella tua vita. Raccontaci il Dario Greco che non è online.

La mia giornata tipo? Durante la settimana passo molto tempo online, almeno durante le ore d'ufficio. La sera spesso esco e dato che Cosenza è una città che offre molto, pur non essendo molto grande, mi divido tra le mie passioni principali, che sono il cinema e la musica. Abbiamo qui una scena piuttosto ricca e varia, musicalmente. Ci sono alcuni locali che fanno musica dal vivo da diversi anni e con una certa fortuna. Anche il circuito alternativo dei teatri funziona molto bene. Grazie a organizzatori e promoter capaci di sfruttare al meglio un humus culturale sempre più ricco. In questi anni è cresciuto sempre più un movimento artistico e di laboratori dove convivono le principali discipline, tra cui teatro, produzione video, scrittura creativa e naturalmente la musica dal vivo. Sicuramente conoscerete Brunori Sas, che è ormai il nostro orgoglio cittadino. La mia vita offline si divide tra tutto questo, con un occhio di riguardo ad amici, famiglia, (sono due volte zio) e al territorio a cui sono legato nel profondo.

Dario Greco con l'attore Ninni Bruschetta.

:: Nei tuoi articoli e post sui social network ci sono tanti riferimenti al cinema, da questo si capisce come sia una tua grande passione. Ma se dovessi scegliere la scena di un film di cui vorresti essere protagonista, quale sarebbe? E perché?

In teoria sarebbe difficile rispondere a una domanda del genere… diciamo che mi vedrei bene nei panni di qualche scoppiato tipo John Goodman ne Il Grande Lebowski, oppure in una scena di un film di Tarantino tipo Le iene, dove faccio una discussione sui pezzi di Madonna periodo Papa don't preach. Però grazie al mio amico Leo che mi ha voluto come attore nel suo corto Underpants (ancora inedito) ho potuto realizzare una citazione a Paura e delirio a Las Vegas, e precisamente alla parte del Dottor Gonzo, interpretata da Benicio del Toro. Ora la sparo grossa. La scena finale e definitiva è quella dei Blues Brothers quando John Belushi si giustifica dicendo che non è stata colpa sua se non è potuto andare al suo matrimonio, quella sarebbe perfetta. In più penso mi rappresenterebbe alla perfezione.

"Appartengo a un'antica di stirpe di folli, visionari e romantici."

:: Passiamo al lato pratico della scrittura. Da cosa trai ispirazione per le tue storie? E qual è il momento della giornata in cui preferisci scrivere?

Scrivo quando posso e come posso, come affermo nella presentazione del mio profilo Intertwine. In genere appena finisco di lavorare, se ho ancora energia e voglia, mi dedico per qualche minuto alla scrittura. Ultimamente sono tornato al mio vecchio amore. Scrivere a mano. Che come direbbe Burroughs nel Pasto nudo, non è considerato professionale. Ecco, mi piace questo aspetto, che fa di me un vero grafomane e uno scrittore-scribacchino amatoriale. L'ispirazione, quando arriva e se arriva è intrisa appieno nel mio quotidiano. Appartengo a un'antica di stirpe di folli, visionari e romantici. Un po' come tanti miei conterranei. Noi calabresi siamo fatti così. Con uno sguardo perso sul mare e uno ben piantato nella terra.

:: Hai un genere e uno scrittore preferito? Ultimo libro letto?

Sì, vado matto per la fantascienza d’autore: Dick, Gibson, Vonnegut, cose del genere. L’ultimo romanzo che ho letto è stato "Joyland" di Stephen King. Davvero splendido! Le cosa più recenti invece sono state l’autobiografia di Bruce Springsteen, Born To Run, e Il regno della parola di Tom Wolfe. Il libro di Springsteen mi ha un po’ deluso, l’ho trovato macchinoso, lenta ed eccessivamente prolisso. E meno male che è nato per correre! Scherzo, eh!

Dario Greco mentre legge (o fa finta di leggere).

"Ciò che conta maggiormente è il realismo. Scrivere e raccontare quello che vediamo, tocchiamo, siamo. Credo sia questo il compito di un bravo scrittore."

:: Nella tua ultima storia su Intertwine (“La tavola pitagorica della natura”) ad un certo punto si legge “La felicità è un bambino che sale su un letto disfatto in un pomeriggio pigro e appiccicoso. La felicità è nuda come l’amore che lui non sa più nascondere”. È una definizione di felicità data legata a un momento specifico o secondo te si può generalizzare?

Ho tratto ispirazione da una scena reale a cui ho avuto la fortuna di assistere. Ero a casa di amici, come ospite. Faceva un gran caldo, e la scena è esattamente così come la descrivo. Ho pensato fosse una bella metafora da utilizzare per un brano di quel tipo. La trovo efficace e al contempo piuttosto veritiera. Sai, per me è molto più importante questo, la verità, l'impronta di quello che fluisce. Sono un grande appassionato di Kerouac e in generale della beat generation. Ciò che conta maggiormente è il realismo. Scrivere e raccontare quello che vediamo, tocchiamo, siamo. Credo sia questo il compito di un bravo scrittore. Poi, naturalmente uno ci prova e non sempre ci riesce. Ma è un discorso molto complesso, presumo.

:: Sei un autore che si muove molto nell’ambito digitale. Cosa apprezzi maggiormente di Intertwine? E come pensi ti sia servita finora (e ti servirà) la nostra piattaforma per la tua carriera da autore/scrittore?

Ci sono diverse cose che apprezzo di Intertwine. Per questo motivo, quando posso, scrivo e pubblico per la vostra piattaforma. Mi piace come è stata concepita e ideata e come la gestite in ottica di social-digitale. Credo non sia facile, oggi, realizzare un prodotto del genere. Il livello di interazione e di intreccio tra le varie parti, lo trovo affascinante e al contempo stimolante. La scrittura condivisa, il raccontare e raccontarsi insieme agli altri. Credo sia una bella sfida, che vale la pena di tentare. Scriviamo anche per gli altri e con gli altri. È importante, penso. Non ho ancora ragionato in termini di carriera. Pur scrivendo da molti anni, mi sono deciso a pubblicare tardi. Non mi considero un vero autore/scrittore, perché non penso di possedere le qualità né le capacità per vivere facendo questo. Come web writer, invece, che è la mia professione, poter utilizzare questa piattaforma è stato davvero molto coinvolgente. Mi piace avere un confronto immediato, di quello che faccio. Il web offre grandi potenzialità a chi oggi si mette in gioco. Ed è quello che faccio, principalmente. E poi far parte di Intertwine è un ritorno alle origini, perché in pratica con To Be Pop, Pè Provocà e Noigiovani.it è quello che avevo già tentato, con risultati alterni.

:: Un motivo per cui le persone dovrebbero raccontare una storia?

Mi piace pensare a come l'uomo abbia trovato la strada per le stelle e per il suo futuro di essere senziente anche attraverso la creatività e il raccontare e raccontarsi storie. Penso agli uomini delle caverne, che dopo una durissima giornata di lavoro, trovavano il tempo di raccontare storie, di accrescere il proprio sapere. Siamo ancora dentro quel tipo di caverna forse, ed è solo quando ci apriamo agli altri, raccontando una storia che riusciamo ad essere veramente completi, come individui e come esseri pensanti, si spera. Mi piace pensare che l'umanità possa compiere ancora passi avanti, viaggiare, scoprire nuovi mondi e realtà diverse da quella presente. Sono un positivista, se mi passi il termine improprio. Penso si possa guardare verso avanti con speranza e prospettiva di un futuro migliore. Il tutto non è altro che una storia più grande e intensa, da raccontare.

Oh, ma poi comunque con queste domande ho fatto un po’ la figura dell’autore serio, mi fai dire anche qualche “ciotia”* delle mie, ora? Qualcosa in stile “quel pazzo di Dario Greco”, intendo. Vabbè, sarà per la prossima volta. Un saluto a tutti e a presto, su Intertwine!

* il "cioto" è uno che si crede intelligente ma non lo è, un misto tra pazzia e stupidità. Utilizzato dai più giovani, il termine assume significato e valore positivo, inteso come divertimento.

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