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Una storia di Cosimo

Binary Life

Primo Episodio

Pubblicato il 23 dicembre 2017 in Thriller/Noir

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Binary Life

“Nell'aria echeggiava Gimme Shelter dei Rolling Stones, mentre passeggiavo sorseggiando la mia diciottesima birra della giornata. Pensavo a quanto oramai siamo fottuti in questo mondo, una tempesta di distruzione umana, gente che va, gente che viene. Io sono sempre stato fra le seconde. Guardando l'autodistruzione del genere umano, cercare uno scopo nella vita si stava proponendo una sfida davvero difficile, ma cosa avrei potuto fare se non accettare la suddetta sfida? Così mi sedetti su una panchina ad osservare il mondo, ci vedevo doppio. Credevo stesse finendo tutto. Per prima cosa, mi guardai in giro, poi guardai la mia birra e poi vidi il cielo che si fece tutto scuro.”

Al mio risveglio, notai cinque persone che mi osservavano. Probabilmente ad alcuni facevo tenerezza, ad altri semplicemente schifo. Ma c'era una; una possibile una dottoressa, mi chiedeva quante dita mi stesse facendo vedere, se mi sentivo bene e una serie di domande del genere. Mi diede una mano ad alzarmi, e mi portò al bar dietro l'angolo offrendomi una tazza di caffè ed una bottiglia d'acqua. Pensai “Quanto altruismo in questa donna, mora e con una maglietta turchina.” Mentre lei portava le bevande, analizzavo l'ambiente circostante, una studentessa in preda a dei probabili esami, una coppietta felice, un signore che chiedeva più di quanto potesse permettersi e vari ragazzi che guardavano la partita alla televisione. Pensai “Questo bar lo conosco, ci venivo tempo fa.” Intanto lei si sedette al tavolo e mi portò ciò che avrebbe dovuto salvarmi. Mi scolai tutta la bottiglietta d'acqua pensando se stessi di nuovo facendo uno dei miei soliti sogni ad occhi aperti. Siamo onesti, quante volte capita di essere salvato dalla fata turchina? Posando, ormai la bottiglia vuota, chiesi “il solito” alla barista allungando semplicemente l'indice verso l'alto, lei capì, mi conosceva abbastanza bene. Ricordo tanto tempo fa avevamo stabilito che ogni qual volta che io alzavo l'indice verso l'alto, sarebbe piovuto dinanzi a me un bicchiere o un bicchierino di whisky, in base all'approvazione della ragazza con cui ero seduto. Un bicchiere stava a dire, bevici su prima di prendere qualche decisione affrettata. Invece un bicchierino era l'approvazione bevi in fretta e vatti a divertire.

“Allora, come ti chiami?” mi chiese lei, la mia fata turchina.

“Credo, Cosmo. Tu invece come ti chiami? Oh mia salvatrice.” Fu fantastica la sua reazione, quando si nascose dietro al suo sorriso molto lusinghiero.

“Jennifer.” mi rispose.

“Allora Jennifer, ti capita spesso di trarre in salvo persone come me?”

“Beh, sto facendo un corso di primo soccorso, sei stata la mia prima occasione di provare sul campo. Comunque, lo sai vero che stai annegando nel tuo vizio? Ero seduta dall'altra parte della strada e ti vedevo barcollante. Devo ammettere che eri divertente, ma facevi anche un po' tenerezza, poi appena ti ho visto crollare a terra da quella panchina, ho avuto la sensazione che questa cosa che fai, non è proprio occasionale.” Nel frattempo che lei parlava, mi portarono il mio shottino di whisky, infine la mia amica barista aveva approvato ed io condividevo con lei.

“Stavo annegando? Non ricordo della respirazione bocca a bocca?!” Ero parecchio intontito, ma questo non mi giustificava il fatto che avevo appena iniziato una poderosa figura da autolesionista in pensione. Ovviamente a lei non andava a genio e nel mentre che stava raccogliendo le sue cose per andarsene, ebbi un momento di lucidità, erano anni che non me ne capitava uno.

Dissi: “Aspetta.” presi il bicchierino e lo regalai ad un signore pretenzioso che cercava di scroccare la sua ultima dose giornaliera,

“Sai, credo che tu mi abbia davvero salvato la vita e vorrei poter ricambiare.”

“Non è necessario, se davvero vuoi ricambiare il favore, smetti di bere, ma è per te stesso, io ho fatto solo il mio lavoro. Ci si vede Cosmo.” e se ne andò senza voltarsi. In quel momento ero ammaliato e frustrato allo stesso tempo, così ripresi il mio bicchierino e me lo scolai tutto d'un fiato. “HEY!” disse il signore, “IL MIO SHOTTINO!” lo guardai un attimo e pensai che quella sarebbe potuto essere la mia destinazione se non avessi preso la mia vita per le palle e ci avessi dato una bella scossa. Pagai e lasciai una mancia generosa, dicendole di servigli un altro shottino al signore. Uscii prendendo una caramella alla menta nel cestino sul bancone per nascondere l'odore di alcol e raggiunsi Jennifer.

“Aspetta Jennifer.” le dissi, attirando la sua attenzione, “Un invito a cena... una cena sobria ovviamente. Domani alle otto ci troviamo davanti a questo bar.” incrociando unghia, dita e peli pubici speravo in una risposta affermativa. Ci fu un momento di silenzio, lei ci stava pensando, quindi probabilmente c'era anche una lontana possibilità di riuscirci. Lei prese fiato, sorrise e mi disse: “Va bene, ma non un goccio di alcol, altrimenti me ne vado subito.” Sorridendo le dissi: “Assolutamente!” E ci salutammo. Strano come la vita alle volte, per quanto ti metta alle strette, ti tenga sempre una mano pronta a disposizione per rimetterti in sesto. Così decisi di cogliere l'occasione e di non bere troppo per tutta la giornata. Mi misi a camminare per la città riprendendomi dal dopo sbornia proponendo il mio classico sorriso da ebete sul viso per aver appena conquistato un appuntamento.

Tornai a casa e mi misi a guardare il soffitto fin quando m'addormentai. Si fece notte e venni svegliato dalla suoneria del mio telefono. “Pronto?!”

“Cosmok!! che fai disgraziato?” erano i miei amici.

“Mi sono appena svegliato.”

“Sta sera facciamo festa?” Io dovevo ancora capire dove ero, ma comunque risposi di si. Mi misi una maglietta e le scarpe ed incontrai i miei amici e facemmo il tragitto in treno. Andammo a Torino, in un locale dove davano spesso e volentieri musica anni novanta. Luke, portò un po' di birre, Bobby preparò due bottiglioni di plastica con della vodka lemon e prima di entrare le finimmo tutte per goderci la serata. Musica, luci e donne, un tris perfetto per proporre una serata all'insegna del degenero puro. A fine serata, perché il resto non me lo ricordo, mi trovai su un marciapiede con una splendida ragazza al mio fianco.

“Sai, ho proprio bisogno di un amico.” mi disse lei.

“Quanto ti capisco!” risposi completamente intontito dall'alcol. Poi lei continuò a parlare, “Perché prima c'era un ragazzo che mi chiedeva di fare delle cose a tre con i suoi amici, che schifo dico io!” “Si.” risposi sarcasticamente, “Assolutamente vero! Non c'è più decenza in questo mondo.” dissi senza ricordare il filo del discorso.

“Ma sai, se non avesse messo in mezzo quella storia, magari ci sarei anche stata, ma ha rovinato tutto dicendo quella frase. Come ti chiami?” la guardai e capii che mi aveva appena chiesto come mi chiamavo, e dopo aver elaborato cosa mi aveva chiesto le risposi, “Cosmo. Piacere!”

“Sabrina... Cosmo, ti vedo tanto come un amico. Intendo solo un amico, nulla di sessuale. Sono appena uscita da una storia con il mio ex... e... ho bisogno di una persona che mi stia vicino.”

“Già vero, anche io mi sono lasciato da poco. E accetto la tua amicizia, non ti conosco, ma mi piaci. Ovviamente, nulla di sessuale, eh”

“Si.”

“Già.” In quel momento, lei guardò a sinistra, io a destra ed una frazione dopo, ci ritrovammo a limonare duramente sulla strada come se non ci fosse un domani. Mentre da lontano sentimmo entrambi i nostri nomi chiamati dai rispettivi amici, che anche loro si erano appena incontrati.

Le coincidenze della vita.

Andammo verso di loro tenendoci a vicenda per non finire a terra come due sacchi di patate. In sottofondo sentivo gli altri parlare fa di loro, mentre le nostre lingue s'attorcigliavano creando uno sfogo di passione. Arrivammo alla loro macchina e la sua amica disse a Sabrina, “Allora, noi andremmo pure a casa, tu hai scelto lui?” Lei mi guardò e disse di si. E mi trovai seduto sul sedile un istante dopo. Arrivati a casa sua, facemmo una rampa di scale, lei davanti a me ed io dietro aggrappato alle sue tasche. Aperto il portone, neanche tempo di dire, “che bella casa”, non che me ne importasse, ci ritrovammo svestirci. La toccavo mentre lei si stringeva a me. Le tolsi la maglietta soppesando la merce che mi propose davanti ai miei occhi, le tolsi i pantaloni tracciando una linea sulla sua coscia e mentre anche lei faceva lo stesso, indugiai fra le sue gambe sentendo il suo ardente calore. Saltammo da una stanza all'altra, rotolando dal divano, sul parquet arrivando alla camera da letto dove consumammo il nostro poderoso amplesso.

Dopo ci fumammo una sigaretta per poi adagiarsi e dormire un po', almeno io.

Ad un certo punto cominciai a sentirmi toccare e un poderoso risucchio mi diede il via per ricominciare di nuovo, sta volta con lei sopra. Al termine della seconda fornicazione, si coricò sopra di me rimanendo ancora l'uno dentro l'altra facendomi addirittura i complimenti e poi mi pose una domanda.

Mi chiese “Quanti anni hai Cosmo?”

“Sicura di volerlo sapere?”

“Si, certo!” disse con indecisione.

“Ne ho ventitre.”

“COSA!? No non è vero!” esclamò alzandosi.

“Cioè. Abbiamo dieci anni di differenza!? Cazzo, hai quasi l'età di mia figlia.” disse mentre andò a lavarsela. “Scommetto che ora mi darai della pedofila?”

“Come potrei? In fondo ho superato la maggiore età.” lei si mise a ridere e tornò nel letto con me. “Scommetto che ora andrai dai tuoi amici a vantartene.”

“Non sono quel genere di persona.”

“Ma no. Fallo! È giusto.”

“Beh se la metti così, allora lo aggiungerò al mio curriculum.” lei si mise di nuovo a ridere. Ho sempre amato quando le donne sorridono genuinamente, mi fanno stare bene.

Ci fu un momento di silenzio, lei si accese una sigarette, nel mentre che io me ne stavo girando una, e si mise in posa da pensatrice, da incredula della mia tenera età.

“Mi lasceresti poi il numero?” mi chiese.

“Certamente.” le risposi.

“Sai come ti salverò in rubrica?”

“Come?” chiesi io.

“Piccolo grande amico di letto”

“Caspita che onore!” risposi lusingato. Ritornammo a letto, ma si fece una certa ora, ed io mi dovevo vedere con Jennifer, “Che stronzo pensereste, ma voi cosa avreste fatto?”, così nel mentre che lei dormiva, scrissi su una cartina per il tabacco, il mio numero con su scritto, “Se hai voglia di sentire un ventitrenne dentro di te, ecco il mio numero.” e me ne andai facendo meno rumore possibile. Presi il treno e tornai a casa, riuscii a dormire qualche ora e poco prima dell'appuntamento con Jennifer mi feci bello e m'indirizzai verso al bar del nostro primo incontro. Arrivai li davanti, ma lei non si faceva ancora vedere. La tentazione di bere qualcosa era forte, forse aveva ragione, stavo affogando nei mio vizio senza che me ne accorgessi. Passarono ancora venti minuti, ed io ero lì pronto per mio bicchiere, quando finalmente, una sinuosa figura femminile catturò la mia attenzione. Era lei. “Buona sera mia salvatrice, come hai fatto a diventare così bella?” “Cos'è? Hai bevuto di nuovo che mi vedi bella?”

“No, è il contrario, finalmente riesco a vederti perfettamente.” Lei sorrise.

“Andiamo a mangiare?” aggiunsi.

“Si!” rispose lei. Tempo di attraversare il quartiere, ci trovammo davanti ad un ristorante giapponese. La cameriera. “Siete in due?”

“No, siamo venuti in dodici ma li abbiamo lasciati fuori.” risposi.

“Come?” mi rispose lei incredula.

“Si, siamo in due.” e ci accompagnò al tavolo e cominciammo a sfogliare il menù. Ordinammo una barchetta con diciotto pezzi di sushi, del riso e della carne al vapore; e naturalmente da bere due acque naturali. L'attesa cominciò, così iniziò la conversazione. Iniziò lei.

“Allora, perché bevi così tanto?”

“A dire la verità è così tanto che bevo che non me lo ricordo.”

“Te li sei bruciati tutti i neuroni, eh!?”

“Ho tenuto solo quelli necessari.”

“E dimmi un po', fai uso di altre sostanze?”

“Naturalmente.” risposi. Lei cominciò a stringere i denti. “La mia sostanza preferita è un piatto di tagliatelle al ragù.” Jennifer rimase un po' basita, ma si mise a ridere. “Tu invece sei immacolata, o qualcosa in comune c'è?”

“Beh, in realtà...” la interruppe la luce del locale che improvvisamente cominciò a lampeggiare richiamando l'attenzione di tutti i presenti.

Poi ripresi a parlare, “In realtà ogni tanto fumo un po' d'erba.” improvvisamente scoppiò una lampadina. “Cazz.... ah no niente, è solo una lampadina.” dissi.

“E così sei una fattonc..” Tutte le lampadine cominciarono a saltare una dietro l'altra.

“Che strano.” commentai. Tempo di finire di parlare rimanemmo tutti quanti al buio. In quel momento bisbigliai nel suo orecchio, “Che ne dici, un po' abbiamo mangiato...” la presi per mano e con l'altra un piatto ancora colmo e la portai fuori senza pagare.

“Fermati!” esclamò lei. “Non si può!”

“Beh, il ristorante è pericoloso, diciamo che siamo pari con il locale.” Lei scosse la testa e accettò la mangiata e fuga. Cosmo la portò in macchina, si sedettero e finirono di mangiare.

“Si è fatta una certa ora.” disse lei.

“Ma sono le dieci...”

“Si, ma... devo tornare presto.”

“D'accordo.” L'accompagnai sotto casa. Ricordavo di essere già stato qui una volta. “Bene allora, io abito qui.” disse lei cercando le chiavi. Le presi una mano. “No, è ancora un po' troppo presto.” disse lei riprendendosela.

“Hai ragione.” dissi alzando lo sguardo, “Infondo è solo il primo appuntamento.”

“Esatto. Ma ci rivedremo.”

“Spero di nuovo con questi occhi.” cercavo di fare leva sul mio adoperato nel rimanere sobrio. Lei chinò la testa alle spalle, io le accarezzai il viso delicatamente e ci baciammo come solo nei film sdolcinati si vede. Ma ad un certo punto... Sabrina, arrivò prepotentemente, “Cosmo! Che cazzo fai con mia figlia?” I nostri occhi si sbarrarono dell'improvvisa entrata di sua madre. Jennifer esclamò terrorizzata “MAMMA!” Io confuso ed imbarazzato “Sabrina?” Jennifer capì che conoscevo sua madre e mi disse, “Cosmo?” ma quelle combinazione di lettere che rappresentava il mio nome, esprimeva la fatidica domanda “Che cazzo hai fatto!?” Mi trovai con le spalle al muro mentre Sabrina con animo tirannico, mi si lanciò contro con furia e determinazione, ma Jennifer con la sua benevolenza si mise in mezzo lasciandomi dire la classica frase. “Non è come sembra, ti posso spiegare.” Jennifer allora intervenne, “Forse, ci devi spiegare.”

“Ovviamente, vi devo spiegare.”

“Ti sei scopata anche mia figlia, brutto stronzo?” Jennifer interdetta, “Anche? Perché ti sei scopata mia madre?” disse mettendosi in posizione d'attacco anche lei. Le urla della famiglia in questione risvegliò il vicinato, tanto che uscì uno dal balcone e disse, “Vi sembra l'ora di fare casino? Andate a dormire o chiamo la polizia!” Era tutto così incredibile, ma sopratutto quanto il detto, tale madre, tale figlia era coerente con la situazione, tanto che entrambi dissero “Tu sta zitto. Tu parla.” Ed ecco il momento della verità. Messo al muro da due donne, “Si, ok, è successo una volta, ma tempo fa.” “È successo ieri....” Nel mentre che la discussione proseguiva a gran voce, di lì passò il vecchio pretenzioso del bar con una bottiglia in mano. Camminando a destra e sinistra vede i lampeggianti arrivare e si nasconde dietro ad un cassonetto. L'agente con autorità disse “Cosa sta succedendo qui?” Nel mentre che Sabrina a tutto volume gli spiega con toni colmi di collera la storia, avvenne un fatto strano, si spensero tutti i lampioni, scoppiò la bottiglia al vecchio ed io ricevetti uno schiaffo da farmi girare letteralmente la testa. Da quell'istante ci fu silenzio, rigirai la testa e vidi Sabrina che tornava a casa ed entrare senza neanche riconoscermi. Rimasi spiazzato. “Che fine ha fatto Jennifer? Neanche la pattuglia non c'è più...” tutto era cambiato.

Fine Primo Episodio

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