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Una storia di Jelena

Questa storia è presente nel magazine Pillole del giorno prima

E' tutta questione di cambi d'abito

Pubblicato il 23 gennaio 2018 in Altro

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Spesso mi chiedo come mi vengano in mente certe idee, certi parallelismi assurdi, perciò perdonatemi fin d’ora se tutto questo vi sembrerà il blaterare di una pazza.

Sono Anna, faccio l’impiegata in un ufficio di poco conto, ma il conto, quello bancario, me lo riempie ogni mese perciò tanto vale menzionare ciò che mi permette di sopravvivere. Tutti i giorni indosso abiti diversi, restano aderenti al mio corpo e ne prendono la forma senza mai modificarlo o modificarsi, perfettamente in armonia con i miei movimenti seguono in modo naturale ogni mio sussulto, sbadiglio, tremolio o salto. Ma quando la sera infilo la chiave nella serratura li sento scivolare via velocemente, quella loro fedele aderenza alla mia pelle viene meno, invadono lo spazio del mio monolocale, ne alterano l’ordine e gli accostamenti cromatici senza nemmeno accorgersene, ogni mia emozione è in quegli abiti ed ognuno di loro ne connota una.

Gioia è il tailleur giallo che metto nelle prime giornate di Maggio, è lo stesso vestito he indossavo quando Silvia, mia amica di sempre, mi ha annunciato che si sarebbe sposata. Leggerezza è la camicia bianca con cui ho siglato il mio primo contratto di lavoro, anche se forse dovrei dare più importanza alla lenzuola su cui ho dormito la notte seguente, la prima di sonno ristoratore dopo mesi di insonnia e preoccupazioni. Ansia è un maglione verde bottiglia, con un collo troppo stretto e una lana pungente e fredda, potrei rabbrividire anche indossandolo davanti ad un caminetto acceso. Non ricordo in quali particolari occasioni mi ha accompagnato, so solo che nell’armadio, inconsapevolmente, gli dedico sempre un posto in prima fila. Tristezza è un lungo cappotto grigio, mi ci avvolgo dentro quando il mio umore è più plumbeo del cielo di novembre, ne ho tormentato i bottoni il giorno del funerale di un mio caro amico, avrei voluto sparirci dentro, diventare una minuscola fibra di quel soprabito, ricucire i contorni di una vita che era finita senza una spiegazione, scaldare le spalle di una famiglia che avrebbe portato per sempre un peso troppo grande. Una borsa rossa è Rabbia, la stessa borsa che vorrei tirare in testa a chi è prepotente per natura, a chi non ha rispetto per niente e nessuno, a chi trova scorciatoie meschine ed anche ai ciclisti che la domenica occupano la metà della corsia, ma questo è un mondo a parte.

Me ne sto ancora sulla soglia con le chiavi tra le mani, gioia, leggerezza, tristezza e rabbia si sono dileguate senza troppe cerimonie, ne restano ancora due. Attaccata alla gonna, in un timido azzurro pastello, c’è Empatia, non mi lascia mai, c’era quando un caro cliente del mio ufficio era da poco rimasto vedovo, c’era quando ho dovuto consolare lacrime, quando ho dovuto lasciare spazio ai sogli altrui, quando ho alleviato il peso di errori insanabili. Non si allontana mai, non c’è strada che attraversiamo separatamente, non c’è decisione chi io prenda senza che lei la influenzi, a volte è un capo scomodo e ingombrante, non lascia il tempo ad un po’ di quello che molti chiamano sano egoismo, ma è comunque ciò che preferisco indossare ogni giorno, senza mai dimenticarmene. Ciò di cui invece vorrei disfarmi è quest’ultima cosa che sembra non volermi lasciare mai: è una cinta che stringe i fianchi, troppo stretta, non mi lascia respirare e per una strana azione riflessa i respiri mancati diventano singhiozzi che diventano lacrime. Mi hanno detto che è ciò che fa il dolore, ti toglie il fiato e annebbia la vista con lacrime grandi come goccioloni di pioggia estiva. L’ho sentito stringere quando ho perso l’uomo che credo di amare, quando se ne è andato perché io ero la migliore ma lui aveva trovato una migliore di me. Mi sono sentita compressa e incapace di allentare la morsa quando la consapevolezza delle mie mancanze ha bussato alla mia porta, quando mi sono resa conto che la mia paura d’amare veniva scambiata per freddezza, quando la mia discrezione è stata valutata come indifferenza. Ho perso l’amore della mia vita per paura, per orgoglio, per pura e cruda stupidità, e fa male, lascia lividi ed escoriazioni, non bada a peso, taglia o altezza, prima o poi come un serpente lambisce i fianchi di chiunque e poi stringe fino a disintegrarne quasi le ossa.

Ognuno di noi ogni giorno esce con vestiti nuovi e vecchi, sentendosi più o meno a proprio agio, mostrando e nascondendo a seconda del proprio umore, io sono sempre Anna, sia con il tailleur giallo sia con il maglione verde bottiglia, forse non ve l’ho ancora detto, il mio ufficio lavora per una modesta casa di moda, ne vediamo di tutti i colori! Ciò che ho imparato è che i nostri migliori e peggiori accessori ce li portiamo dentro, che le emozioni traspaiono con o senza il nostro consenso, che una cintura troppo stretta un giorno impareremo ad allentarla.

Infondo che cos’è la vita se non un continuo cambio d’abito?

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